<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>Docs | Stefano Cecere</title><link>https://stefanocecere.com/c/docs/</link><atom:link href="https://stefanocecere.com/c/docs/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description>Docs</description><generator>Hugo Blox Builder (https://hugoblox.com)</generator><language>it</language><lastBuildDate>Wed, 01 May 2024 00:00:00 +0000</lastBuildDate><image><url>https://stefanocecere.com/media/icon_hu99fd93e9d0016cd84f525f58a0223c71_354199_512x512_fill_lanczos_center_3.png</url><title>Docs</title><link>https://stefanocecere.com/c/docs/</link></image><item><title>Domande sulla mia candidatura</title><link>https://stefanocecere.com/post/m5s-domande/</link><pubDate>Wed, 01 May 2024 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/m5s-domande/</guid><description>&lt;h2 id="stefano-cecere">Stefano Cecere?&lt;/h2>
&lt;p>
&lt;figure >
&lt;div class="d-flex justify-content-center">
&lt;div class="w-100" >&lt;img src="../../../assets/media/stefano/stefano-cecere.jpg" alt="" loading="lazy" data-zoomable />&lt;/div>
&lt;/div>&lt;/figure>
&lt;/p>
&lt;p>Valuta la mia esperienza trentennale su
&lt;a href="https://cecere.xyz" target="_blank">https://cecere.xyz&lt;/a>
&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>Sono consulente per l&amp;rsquo;Innovazione Tecnologica applicata alla società e alla formazione&lt;/li>
&lt;li>Sviluppo videogiochi educativi e per l&amp;rsquo;impatto sociale positivo&lt;/li>
&lt;li>Sono attivista per l&amp;rsquo;Umanesimo e la Nonviolenza attiva dal 1996&lt;/li>
&lt;li>Lavoro da 30 anni con i computer e le nuove tecnologie digitali&lt;/li>
&lt;li>Laureando in Scienze della Formazione e Filosofia della Scienza&lt;/li>
&lt;li>Ambasciatore dell&amp;rsquo;OpenSource e dell&amp;rsquo;Intelligenza Collettiva&lt;/li>
&lt;li>Nato a Monza, a Firenze dal 2008, due Figli&lt;/li>
&lt;li>Musicista professionista con centinaia di concerti in tutta Europa&lt;/li>
&lt;li>Esperto di comunicazione generativa, coivolgimento e organizzazione di comunità&lt;/li>
&lt;li>Organizzo laboratori ludico/creativi (STEAM) per ragazzi&lt;/li>
&lt;li>Considero il Gioco una delle attività più potenti di esperienza e formazione&lt;/li>
&lt;li>Da quand avevo 16 anni ho lavorato da operaio, da professionista, da dipendente, da imprenditore in dozzine di realtà importanti&lt;/li>
&lt;li>Considero la Politica come un Servizio necessario per il meglio comune&lt;/li>
&lt;li>Forse meglio aggiungerlo: &lt;strong>parlo molto bene inglese&lt;/strong> (e spagnolo e altri linguaggi), sono incensurato, da sempre in regola con le tasse, non uso droghe, non ho bisogno di un nuovo &amp;ldquo;lavoro&amp;rdquo; né di fama.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="raccontaci-di-te">Raccontaci di te&lt;/h2>
&lt;p>Partiamo dalla base: &lt;strong>mi occupo di attivismo politico e culturale dal 1996&lt;/strong>, non sono un improvvisato sulla via di Beppe Grillo, rimando altrove a curiosare su
&lt;a href="https://cecere.xyz/about/attivista/" target="_blank">cosa ho fatto in 30 anni&lt;/a>
, e penso che &lt;strong>arriva il momento in cui bisogna seriamente mettersi a disposizione dell&amp;rsquo;insieme prendendosi delle responsabilità&lt;/strong>. Perchè è troppo facile stare fuori, magari a fare cose bellissime, e vivere o criticando o aspettandosi che siano sempre gli altri a fare quello che ritieni il meglio.&lt;/p>
&lt;p>Se poi una cosa come la Politica ti appassiona e la ritieni importante è frustrante vedere come tutti i giorni venga bistrattata, corrotta, ridotta a banali sgambetti di potere da parte di persone che sembrano non avere cuore, cervello, cultura, senso di realtà, visioni, senso di servizio.&lt;/p>
&lt;p>Devo aggiungere che negli ultimi 30 anni ho fatto molte altre cose, non solo attivismo politico, che a ben vedere è solo una piccola parte, una declinazione di &amp;ldquo;espressione nel mondo&amp;rdquo; di quello che uno sente dentro.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Ho lavorato tanto e studiato ancora di più&lt;/strong>. I miei interessi sono sempre stati molto ampi e variegati, rientrando nel mondo dei &amp;ldquo;multipotenziali&amp;rdquo; ovvero tra quelle persone che conoscono l&amp;rsquo;arte e il gusto di &lt;strong>imparare ad imparare&lt;/strong> facilmente e grazie alla grande curiosità e capacità di concentrazione riescono bene in qualsiasi cosa vogliano applicarsi, che sia la musica o la matematica, l&amp;rsquo;ingegneria o l&amp;rsquo;insegnamento. Chi è un po&amp;rsquo; nerd/hacker sa di cosa parlo.&lt;/p>
&lt;p>Multipotenzialità a parte, sono cresciuto in una &lt;strong>società che ti voleva incasellare in un punto fisso&lt;/strong>: tu sei ingegnere e quello fai, tu farai l&amp;rsquo;operaio, tu il parrucchiere, tu il manager, tu niente. Per non parlare delle posizioni &amp;ldquo;politiche&amp;rdquo; tu sei di destra e io di sinistra, tu sei cattolico e io ateo, tu europeo io africano, tu capitalista egoista io altruista volontario etc.&lt;/p>
&lt;p>La realtà è che noi non siamo dei punti fissi, statici, che nasciamo e dobbiamo morire lì dove il caso o la società ci hanno messo. Non siamo neanche degli esseri monodimensionali come i punti.&lt;br>
Sarebbe più bello considerarci come &lt;strong>esseri multidimensionali&lt;/strong> e ci spostiamo all&amp;rsquo;interno di uno spazio, più o meno ampio, che definisce la profondità della nostra vita.&lt;/p>
&lt;p>Non solo ci possiamo muovere e cambiare nel mondo esterno, ma soprattutto possiamo e dobbiamo farlo nel nostro mondo interno, dove le dimensioni sono i nostri valori e &lt;strong>la dinamica del movimento è il senso della nostra vita&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>Ad esempio io posso essere un amante della musica, scoprire che mi piace più comporre musica che ascoltarla, ma avere a cuore il pianeta e ritenere più importante l&amp;rsquo;equilibrio delle relazioni rispetto allo sbilanciamento delle risorse.&lt;br>
Posso amare i giochi e ritenerli lo strumento più importante per fare esperienza, vorrei che tutti i bambini del mondo (ma anche gli gli adulti) possano fare esperienze che li faccia imparare ad essere più sicuri in se stessi, ho un profondo senso di fede negli altri che mi dà l&amp;rsquo;energia per promuovere questa idea.&lt;br>
Sono un operaio che ha lavorato decenni in catene sempre pià automatizzate e so cosa vuol dire fare la stessa cosa tutti i giorni per tutta la vita e vedere il surplus del mio lavoro andare ad arricchire altri. Non so bene quando le Intelligenze Artificiali mi sostituiranno ma so che lo faranno. Mi rilassa dipingere e rappresento il mio disagio in disegni che nessuno guarderà mai.&lt;br>
Un programmatore di videogiochi può interessarsi alle esperienze religiose e magari facendo un viaggio in autostop per il mondo capire qualcosa di psicologia e sociologia che i &amp;ldquo;professionisti&amp;rdquo; statici nei loro studi non hanno capito, ne farà un videogioco che cercherà di riprodurre quei temi.&lt;br>
Un musicista che gira il mondo può andare a cena a casa di una persona conosciuta a caso durante il proprio concerto e scoprire quanto è profondo e vario il mondo e scriverlo sul suo blog.&lt;/p>
&lt;p>E il bello è che uno può continuare ad esplorare le proprie dimensioni interne, esprimendosi poi nel mondo esterno come meglio potrà. E accenno solo che &lt;strong>quello che uno fa nel mondo esterno andrà a ripercuotersi nel mondo interno, in una interazione continua.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Non siamo punti statici, ma dinamici in spazi da esplorare.&lt;br>
&lt;strong>Siamo le esperienze che abbiamo fatto, i libri che abbiamo letto, le persone che abbiamo conosciuto.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>OK, non ci ho capito niente e quindi?&lt;br>
E quindi ad un certo punto uno può avere accumulato tanta di quella energia ed esperienza, ed avere consapevolezza di quello che ha dentro, ad esempio un forte senso di giustizia sociale e volontà di migliorare il mondo, e &lt;strong>vorrebbe agire di conseguenza&lt;/strong>. Cosa fare?&lt;/p>
&lt;p>Se la &lt;strong>Politica&lt;/strong> è l&amp;rsquo;arte e la scienza delle regole di convivenza e di organizzazione delle società, di trovare soluzioni win-win, ovvero che sappiano portare vantaggi a tutti, di guardare avanti i problemi dell&amp;rsquo;insieme e affrontarli con tutti i mezzi a disposizione, superando gli individualismi egotici, lì bisogna agire.&lt;/p>
&lt;p>Se la politica è vista e vissuta come un ambito di Potere fine a se stesso, che retroalimenta le proprie posizioni dominanti e sgomita per mantenerle, se chi la anima non ha visioni a futuro, non ha esperienze di mondo reale, non ha conoscenze di tecnologia, di sociologia, di game design, forse è il caso di provare a migliorarla.&lt;/p>
&lt;p>Perché è vero il detto che chi fa sbaglia, chi non fa critica. A volte neanche questo, arrivando ad disinteressarci totalmente dell&amp;rsquo;insieme e preoccupandoci solo del nostro individuale quotidiano.&lt;/p>
&lt;p>Noi &lt;strong>abbiamo la fortuna di vivere in democrazia e tutti abbiamo la possibilità e la libertà proporci ed esprimerci, di provare ad interagire.&lt;/strong>&lt;br>
Non è facile, lo sappiamo che la fatica e le difficoltà spesso frenano anche i più forti, ma qualcuno potrebbe sentire che questa è diventata una &amp;ldquo;necessità&amp;rdquo; esistenziale, per se stesso e per gli altri.&lt;/p>
&lt;p>Un saggio diceva &amp;ldquo;&lt;strong>lo scoramento dei valenti e dei coraggiosi rallenta il cammino della Storia&lt;/strong>&amp;rdquo;.&lt;br>
Ed io, senza modestia, mi considero sia valente che coraggioso.&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-hai-fatto-per-il-m5s">Cosa hai fatto per il M5S?&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>creato il sito
&lt;a href="https://2050x.org" target="_blank">2050x.org&lt;/a>
con centinaia di materiali e guide per gli attivisti&lt;/li>
&lt;li>promosso e creato tutti i canali Telegram &amp;ldquo;ufficiali&amp;rdquo; per i coordinatori provinciali&lt;/li>
&lt;li>promosso e creato la newsletter del M5S:
&lt;a href="https://m5sinforma.substack.com/" target="_blank">https://m5sinforma.substack.com&lt;/a>
&lt;/li>
&lt;li>curo quotidianamente il canale Telegram di rassegna stampa e l&amp;rsquo;ecosistema:
&lt;a href="https://linktr.ee/m5sinforma" target="_blank">https://linktr.ee/m5sinforma&lt;/a>
&lt;/li>
&lt;li>creato il
&lt;a href="https://discord.gg/9YWqd5y9KG" target="_blank">server Discord&lt;/a>
per il Movimento toscano&lt;/li>
&lt;li>promosso dozzine di iniziative e flash mob per la pace&lt;/li>
&lt;li>creato materiali informativi per tutte le attività e riunioni&lt;/li>
&lt;li>collaborato all&amp;rsquo;organizzazione delle riunioni provinciali&lt;/li>
&lt;li>creato mailing list e canali per agevolare la formazione del GT&lt;/li>
&lt;li>iniziato a fare censimento e contatti ufficiali di tutte le realtà M5S toscane da dare in mano ai coordinatori provinciali (vedi
&lt;a href="https://2050x.org/m5s/territori/" target="_blank">https://2050x.org/m5s/territori/&lt;/a>
)&lt;/li>
&lt;li>ho parlato a diversi livelli su come migliorare la comunicazione, l&amp;rsquo;organizzazione delle comunità e favorire la formazione di base degli attivisti&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="movimento-5-stelle">Movimento 5 Stelle&lt;/h2>
&lt;p>Non voglio qui ripetere da quanto seguo il progetto politico nato da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, cosa ho fatto né ripetere tutti gli errori che ho visto in questi 18 anni. Dico solo che &lt;strong>non mi sono lasciato scoraggiare dagli errori di percorso&lt;/strong>, e che &lt;strong>l&amp;rsquo;ultima nuova fase, con Giuseppe Conte e il nuovo Statuto e Carta del Valori, mi piace moltissimo&lt;/strong>. La ciliegina l&amp;rsquo;ha messa l&amp;rsquo;&lt;strong>intransigenza sul doppio mandato&lt;/strong> e la volontà di spiegare la &lt;strong>Politica come una Gerarchia di Servizio&lt;/strong>, e non di Potere.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Chi si mette ora nel M5S dovrebbe farlo con spirito di servizio per la collettività.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Forse non è quel movimento politico radicale che anelavo vent&amp;rsquo;anni fa, ma sappiamo che i giovani sono sempre molto più radicali e idealisti. Ma nei fatti &lt;strong>le idee fondamentali con cui si sta muovendo il M5S sono davvero radicali&lt;/strong>:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>il preoccuparsi innanzitutto degli ultimi&lt;/li>
&lt;li>il mettere i beni comuni e l&amp;rsquo;ambiente davanti al profitto dei grandi gruppi di capitale&lt;/li>
&lt;li>il guardare il mondo per quello che è: &lt;strong>multipolare&lt;/strong> e in &lt;strong>cambiamento&lt;/strong>, e ribadire sì le storiche alleanze atlantiche, ma che non siano una mera sudditanza imperialista&lt;/li>
&lt;li>il Reddito di Cittadinanza, con tutti i problemi ed errori della prima attivazione, è una necessità in visione di un&amp;rsquo;ampia riorganizzazione della società e del lavoro nei prossimi anni.&lt;/li>
&lt;li>il non transigere con l&amp;rsquo;evasione fiscale o con i compromessi con le organizzazioni più o meno criminali parastatali.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>E in questo il M5S è tra i pochi ad avere le &amp;ldquo;mani libere&amp;rdquo;, non ha storia e quindi commistioni precedenti. Non deve tenersi buoni gli elettori evasori o le lobbies. Non ha neanche la presunzione di sentirsi moralmente migliore degli altri, o ancora peggio di considerare il &amp;ldquo;popolo ignorante&amp;rdquo; come mero bacino elettorale da manipolare e sfruttare promettendo dentiere, fritture o spaventando con l&amp;rsquo;uomo nero.&lt;/p>
&lt;p>Anzi, e qui arrivo al mio entusiasmo, &lt;strong>nel M5S si vuole che ogni cittadino diventi attivo&lt;/strong>, che studi, si preoccupi della propria vita e di quella dell&amp;rsquo;insieme.&lt;br>
&lt;strong>La formazione culturale e politica è alla base di una buona democrazia&lt;/strong>, e se mi adopero ad informare e formare i miei concittadini, avremo una democrazia migliore.&lt;br>
Giusto un accenno ai notevoli recenti incontri pubblici e gratuiti di formazione politica.&lt;/p>
&lt;p>Ovviamente lo scontro è che con chi detiene i mezzi di comunicazione di massa, che oltre a manipolare l&amp;rsquo;informazione a vantaggio dei propri editori, sono concausa dell&amp;rsquo;abbassamento e disinteresse culturale.&lt;/p>
&lt;p>Però vediamo nuovi fenomeni nel mondo dei social media. Nuovi divulgatori di storia, scienza, politica che stanno avendo sempre più seguito.&lt;br>
La voglia di migliorarsi c&amp;rsquo;è. Il desiderio di cultura anche.&lt;/p>
&lt;h2 id="attuale-progetto-politico">&amp;ldquo;Attuale&amp;rdquo; progetto politico&lt;/h2>
&lt;p>Ci ho pensato bene prima di scrivere che il M5S è il miglior progetto politico &amp;ldquo;&lt;em>attuale&lt;/em>&amp;rdquo;.&lt;br>
Ed è una questione di fondo, collegata la tema del &amp;ldquo;movimento&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Tutto cambia, volenti e nolenti, intenzionalmente o per incidente.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Ho militato per 15 anni nel Movimento Umanista e abbiamo visto molti cambiamenti interni ed esterni. I valori sono sempre quelli, solidi come i supersolidi, ma le situazioni e &lt;strong>la gente cambia&lt;/strong>.&lt;br>
Stessa cosa con il Movimento 5 Stelle: è evidente che si è evoluto molto e non è più quello del 2009, del 2013, del 2018.&lt;br>
Ma aggiungo una cosa: se fosse rimasto Di Maio e i suoi prescelti, con tutte le aberrazioni che hanno portato, io oggi sarei molto lontano dal M5S.&lt;br>
Forse starei a raccogliere le firme per un nuovo attore politico.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>I progetti sociali li fanno i valori e le persone.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>E non nascondo che prima del nuovo Statuto del 2022, i valori erano così vaghi che di fatto si sono avvicinate persone di ogni tipo, spesso senza valori.&lt;/p>
&lt;p>Ora i valori e i principi ci sono e sono molto buoni. Le persone attualmente in gioco mi piacciono molto e &lt;strong>sono felice di collaborare e fare squadra con loro.&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Le cose potrebbero cambiare in futuro? Certamente. Se non si sapranno prevedere e prevenire i disastri il M5S potrebbe diventare un partito di potere e di correnti alla ricerca di auto-salvezza.&lt;br>
Per questo &lt;strong>la regola del Doppio Mandato è fondamentale&lt;/strong>. E la disponibilità di chi ha già fatto esperienza ad affiancare e collaborare è segno di un vero progetto di &amp;ldquo;missione&amp;rdquo; al servizio della collettività.&lt;/p>
&lt;h2 id="chi-sono-gli-attivisti">Chi sono gli attivisti?&lt;/h2>
&lt;p>
&lt;figure >
&lt;div class="d-flex justify-content-center">
&lt;div class="w-100" >&lt;img src="attivisti.jpg" alt="attivisti" loading="lazy" data-zoomable />&lt;/div>
&lt;/div>&lt;/figure>
&lt;/p>
&lt;p>Dal verbo &lt;em>attivare&lt;/em>, dal latino &lt;em>activus&lt;/em>, da &lt;em>actus&lt;/em>, participio passato di agire.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Sinomimi&lt;/strong> di attivo: energico, operoso, dinamico, efficiente, produttivo, industrioso, laborioso, alacre, vivace, pronto, spedito, efficace, risoluto, funzionante, acceso, inserito.&lt;/p>
&lt;p>Gli attivisti sono coloro che compiono azioni, che dopo un sentimento nel petto e un&amp;rsquo;idea nella mente, &lt;strong>agiscono nel mondo&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;attivismo più interessante avviene quando c&amp;rsquo;è sinergia, quando si agisce insieme, in sintonia e collaborazione.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Ma come ci si mette d&amp;rsquo;accordo?&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>Innanzitutto ci deve essere un&amp;rsquo;&lt;strong>idea&lt;/strong> e un &lt;strong>sentimento condiviso&lt;/strong>.&lt;br>
Poi concordare un obiettivo a lungo termine, il &amp;ldquo;progetto&amp;rdquo; o la visione finale, e per arrivarci bisogna identificare il sentiero da perseguire, fatto di tanti passi che saranno i micro-obiettivi a breve termine.&lt;/p>
&lt;h2 id="perchè-dici-che-solo-da-eletto-potresti-migliorare-il-movimento">Perchè dici che solo da eletto potresti migliorare il Movimento?&lt;/h2>
&lt;p>Sono sempre stato un attivista &amp;ldquo;semplice&amp;rdquo; e tutte le mie idee e attività, seppure apprezzate, non sono mai entrate in modo sistematico nel Movimento.&lt;br>
Ad esempio l&amp;rsquo;organizzazione di una piattaforma di forum condivia dai Gruppi Territoriali, o dei protocolli per essere più efficaci in chat e nell&amp;rsquo;organizzazione delle attività, il flusso dell&amp;rsquo;informazione da tutti verso tutti.&lt;/p>
&lt;p>Per come siamo organizzati ora, in questa fase di passaggio da Movimento a Partito, si sente la mancanza di organizzazione. Non biasimo nessuno&amp;hellip; sono tutti molto impegnati nelle varie attività politiche. Ma avendo io passione ed esperienza in questi temi, da eletto sono sicuro che avrò più potere di persuasione.&lt;/p>
&lt;h2 id="sei-immune-al-fascino-del-potere-non-è-che-poi-ci-tradisci">Sei immune al fascino del potere? Non è che poi ci tradisci?&lt;/h2>
&lt;p>Anche io sono preoccupato di chi usa il Movimento, abbiamo avuto esempi di spicco, anche chi diceva di volersi tatuare il logo dei 5S per poi andarsene, quindi cosa posso portare per essere credibile?&lt;/p>
&lt;p>semplicemente il mio passato e il mio presente&lt;/p>
&lt;p>mi sono sempre battuto per il 99% prima ancora che ci fosse il Movimento o i Meetup, organizzavo manifestazioni, attività, giornali, concerti&amp;hellip; ma anche adesso mi batto per il Movimento, ma anche per la Casa del Popolo del mio paese, sviluppo videogiochi per insegnare la lingua a chi è dovuto scappare dalle guerre, sono entrato nel Movimento perché il mio DNA era già del Movimento&lt;/p>
&lt;p>Ne avevo scritto
&lt;a href="https://cecere.xyz/post/coraggio-virus-del-potere/" target="_blank">qui&lt;/a>
&lt;/p>
&lt;h2 id="di-chi-ti-fidi">Di chi ti fidi?&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>Di chi si impegna per l&amp;rsquo;insieme anche quando non c&amp;rsquo;è un ritorno personale diretto.&lt;/li>
&lt;li>Di chi fa le foto delle attività per documentare e condividere, pur sapendo che non comparirà mai nelle foto (io, sempre, ad esempio).&lt;/li>
&lt;li>Di chi ascolta tutti e poi fa una bella sintesi.&lt;/li>
&lt;li>Di chi ha dimostrato nei fatti, non solo in parole o in un curriculum, di impegnarsi per la società che sogna.&lt;/li>
&lt;li>Di chi lavora su se stesso per migliorarsi e studia tutti i giorni.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="cosa-hai-fatto-per-il-movimento">Cosa hai fatto per il Movimento?&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>Sono quello che prima delle manifestazioni crea e stampa i volantini o procura le bandiere.&lt;/li>
&lt;li>E prima ancora crea tutti i canali Telegram o mailing list a cui potersi inscrivere per iniziare a partecipare.&lt;/li>
&lt;li>O che dà consigli su come organizzarsi
&lt;a href="https://2050x.org/scuola/manuale-attivista/guide/diffusione-e-crescita" target="_blank">vedi qui&lt;/a>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;blockquote>
&lt;p>diciamo sono quello che agevola e aiuta la partecipazione e l&amp;rsquo;auto-formazione.. per essere più efficaci nell&amp;rsquo;attivismo&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;h2 id="abbiamo-bisogno-di-pacifisti-cosa-hai-fatto-per-la-pace">Abbiamo bisogno di pacifisti, cosa hai fatto per la pace?&lt;/h2>
&lt;p>Più che pacifisti (in teoria sono tutti &amp;ldquo;per la pace&amp;rdquo;) c&amp;rsquo;è bisogno di &lt;strong>nonviolenza attiva come metodologia&lt;/strong>. Abbiamo Costituzioni che proibiscono l&amp;rsquo;uso delle armi per la risoluzione dei conflitti e possiamo illustrare quanto &amp;ldquo;violenza genera violenza&amp;rdquo;. Abbiamo ora visto (lo sapevamo già.. ma ora è ufficiale) quanto le trattative di pace Ucraina/Russia fossero sul tavolo appena iniziato il conflitto, ma fu sabotato da entità politiche esterne (USAn GB e anche Europa). Queste cose vanno denunciate senza timore di perdere la poltrona.&lt;br>
Per questo motivo come 5S dobbiamo essere in tanti.. non basta un singolo.&lt;br>
Cosa ho fatto per la Pace? sono cresciuto politicamente con gli amici che andavano nel Kosovo durante i bombardamenti NATO.. e dal 2001 non so quante dozzine di manifestazioni, attività, giornali, concerti (ero musicista professionista) ho organizzato. Per non parlare della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza che mi impegnò un anno (dal 2009 al 2010) tra preparazione e produzione. Sono andato anche a Roma da Fiorello mentre registrava per sensibilizzarlo sullo scudo stellare in costruzione nel 2007 in Repubblica Ceca (
&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZOf2zKqOC-Y" target="_blank">vedi&lt;/a>
), o banchini per il disarmo atomico quando non sapevamo ancora di avere le bombe in casa&lt;br>
Praticamente si tratta di sensibilizzare, mobilitare, non votare i politici sostenuti dall&amp;rsquo;apparato industriale miliatare, banca etica, economia solidale, cultura della nonviolenza.. studio&amp;hellip;&lt;br>
e infine cercare sempre di trovare la violenza dentro di se (perché ce l&amp;rsquo;abbiamo tutti) e capire da dove arriva e cercare di risolverla.&lt;/p>
&lt;h2 id="reddito-di-base-universale">Reddito di base universale&lt;/h2>
&lt;blockquote>
&lt;p>se verrai eletto, cosa (e se) hai intenzione di fare per promuovere il reddito di base universale? Come riuscire, secondo te, se lo reputi una soluzione valida, a metterlo in pratica al più presto in Italia visto le sempre maggiori diseguaglianze sociali che aumentano incontrollate e la totale carenza di possibilità di lavoro dignitoso&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Come Movimento Umanista parlavamo già di UBI (Universal Basic Income) già dagli anni &amp;lsquo;90, capendo dove andava il mondo (evoluzione tecnologica e concentrazione di potere). Ma sono state l&amp;rsquo;Industria 4.0 (automazione e robotica) e la crisi mondiale del 2008 e mettere in agenda seriamente la cosa, promossa paradossalmente dai grandi capi d&amp;rsquo;azienda tecnologiche. Le A.I. contemporanee stanno dando il colpo di grazie e rendendo la faccenda davvero urgente.&lt;br>
&lt;strong>DA FARE&lt;/strong>: innanzitutto comunicazione a tutti i livelli facendo capire la gravità della situazione e l&amp;rsquo;accelerazione degli eventi. Tessere grandi relazioni con tutti gli stakeholders europeei (politici, media, personalità, industria) sensibili. Dare massima visibilità ai tanti esperimenti dove si sta attuando.&lt;br>
Ma tutto questo necessita una operazione sistemica con lo spostamento delle risorse dalla speculazione finanziaria e industriale non necessaria (vedi apparato militare - industriale), e una promozione del welfare statale e di una nuova filosofia di vita. Rendere di moda uno stili di vita sobrio senza inseguire gli impossibili e distruttivi modelli di vita delle grandi star e delle super potenze dominatrici.&lt;/p>
&lt;h2 id="israele--palestina">Israele / Palestina&lt;/h2>
&lt;blockquote>
&lt;p>Tutti parlano di soluzione a due stati per il conflitto in terra santa, ma solo pochissimi stati della UE riconoscono ufficialmente lo stato Palestinese. Te voteresti una risoluzione che impone a tutti gli stati UE di riconoscere ufficialmente la Palestina?&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Assolutamente si, e il M5S è in questa linea. E se avesse dubbi lavorerei perché si convinca che sia una priorità. Spagna e Irlanda si stanno muovendo. Città del Vaticano da tempo.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Sei favorevole a sanzioni e blocchi di invii/commerci di armi con Israele almeno fino alla fine della rappresaglia in atto in Palestina?&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Assolutamente. Sebbene la questione sia complessa e storica, non cadiamo nella retorica di chi iniziò per primo, ma vediamo la realtà attuale: violenza genera violenza. Ogni bambino ucciso genera 2 nuovi terroristi. Il governo israeliano si sta muovendo fuori da ogni logica, buon senso e risoluzioni internazionali .&lt;/p>
&lt;h2 id="armi-in-ucraina">Armi in Ucraina&lt;/h2>
&lt;blockquote>
&lt;p>Sei a favore dell&amp;rsquo;immediato blocco di invio di armi verso l&amp;rsquo;Ucraina ed alla promozione da parte dell&amp;rsquo;Ue di una vera conferenza di pace, con la presenza di entrambe le parti in guerra, per mettere fine al conflitto con un accordo?&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Assolumente. Sopratutto ora che è ufficiale che USA/GB e EU boicottarono e fecero fallire i negoziati di pace che Russia e Ucraina stavano stabilendo già un mese dopo l&amp;rsquo;attacco di febbraio 2022.&lt;/p>
&lt;h2 id="privatizzazioni--liberalizzazioni">Privatizzazioni / Liberalizzazioni&lt;/h2>
&lt;blockquote>
&lt;p>Le privatizzazioni/Liberalizzazioni che sono alla base delle politiche UE, ma si stanno rivelando sempre più un fallimento, soprattutto per il peggioramento del livello di qualità della vita dei cittadini e dei lavoratori coinvolti nei processi di privatizzazioni. Cosa faresti riguardo le ventilate ipotesi di privatizzazioni di ulteriori quote statali di Aziende cardine del ns sistema economico ( Poste, Enel ecc) solo per fare cassa? E cosa proponi per invertire la rotta sulle privatizzazioni?&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Chi è attivo e attento alla politica internazionale e italiana ha visto le privatizzazioni iniziare con l&amp;rsquo;ingresso nell&amp;rsquo;euro.. già dal Panfilo del 1992 (Draghi era lì a firmare) e con l&amp;rsquo;avvallo e promozione sopratutto del fu PdS / centro sinistra, si attuarono privatizzazioni di apparati statali e di servizi che dovevano rimanere pubblici. L&amp;rsquo;Italia è sempre stata la gallina dalle uova d&amp;rsquo;oro in quanto tra le detentrici del più alto risparmio privato mondiale. Oggi che non possediamo più neanche una rete telefonica ci rendiamo conto perché siamo il fanalino di coda.. facendo fatica anche solo a cablare in alta velocità il territorio.&lt;br>
Sono per la libera impresa e la buona concorrenza, ma il servizi di base devono rimanere in mano pubblica, senza politiche di &amp;ldquo;travaso&amp;rdquo; promosse anche da un semi-intenzionale lasciar degradare il pubblico.&lt;br>
Ora che le piccole entità nazionali hanno sempre meno potere, di fronte ai colossi USA, GB e BRICS, e di fronte alle nuove Tech Companies che sono più potenti di interi stati, &lt;strong>è oltemodo necessaria una collaborazione a livello continentale&lt;/strong>.&lt;/p></description></item><item><title>Movimento 5 Stelle - Principi e Valori</title><link>https://stefanocecere.com/post/m5s-principi-valori/</link><pubDate>Fri, 11 Mar 2022 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/m5s-principi-valori/</guid><description>&lt;p>La seguente Carta dei Principi e dei Valori costituisce parte integrante dello Statuto (che potete scaricare
&lt;a href="https://www.movimento5stelle.eu/wp-content/uploads/2022/04/STATUTO-M5S-in-vigore-dal-11-marzo-2022.pdf" target="_blank">qui&lt;/a>
)&lt;/p>
&lt;h2 id="a-le-cinque-stelle">a) LE CINQUE STELLE&lt;/h2>
&lt;p>Le cinque stelle che costellano il nostro orizzonte e orientano la nostra azione sono i beni comuni, l’ecologia integrale, la giustizia sociale, l’innovazione tecnologica e l’economia eco-sociale di mercato. Queste stelle costituiscono i punti cardine dell’azione politica del Movimento 5 Stelle. Sono le priorità programmatiche dell’impegno civico e istituzionale dei suoi rappresentanti. La costellazione dei valori della Carta dei principi ha l’obiettivo di costruire un futuro migliore, realizzare una società più equa e solidale, che consenta il pieno sviluppo della personalità di ognuno e garantisca migliori opportunità di vita a tutti:&lt;/p>
&lt;h3 id="1-beni-comuni">1. Beni comuni&lt;/h3>
&lt;p>La valorizzazione della categoria dei beni comuni si ascrive fortemente alla necessità di assumere la persona umana come centro dell’azione dello Stato. I beni comuni rendono infatti possibile l’esercizio dei diritti fondamentali e il libero sviluppo della persona. Essi costituiscono una particolare tipologia di beni pubblici su cui nessuno può vantare pretese esclusive. Appartengono a tutti e a nessuno, il loro godimento è diffuso e la loro gestione richiama processi partecipativi e inclusivi delle comunità. L’acqua, l’aria, le foreste, i ghiacciai, i tratti di costa che sono riserva ambientale, la fauna e la flora, i beni culturali: sono beni che devono essere difesi e custoditi anche a beneficio delle generazioni future. C’è poi una nuova tipologia di bene comune che può essere identificata nella conoscenza, bene per sua natura globale e presupposto per la crescita della persona e per la sua piena partecipazione, in condizioni di eguaglianza, alla vita politica, economica e sociale del Paese. A tutti deve essere garantito il diritto alla conoscenza, garantendo la libertà di espressione e il diritto a essere informati, anche attraverso l’accesso libero e gratuito alla rete.&lt;/p>
&lt;h3 id="2-ecologia-integrale">2. Ecologia integrale&lt;/h3>
&lt;p>È impensabile risolvere problemi quali l’inquinamento, il degrado ambientale, la dissipazione delle risorse naturali per mezzo di specifici, circoscritti interventi. Occorre rivoluzionare il nostro modo di pensare e privilegiare un nuovo modello di sviluppo che offra adeguate risposte ai bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare, a loro volta, i propri bisogni. Occorre superare i tradizionali modelli di sviluppo costruiti esclusivamente sugli indici di crescita della produzione, e affidarsi a un modello di sviluppo aperto a una nozione ampia e incisiva di prosperità, che garantisca condizioni effettive di benessere equo e sostenibile a tutti i membri della comunità, che contrasti gli sconvolgimenti climatici, che preservi la biodiversità e le risorse naturali, che sia imperniato su programmi e strategie di protezione degli ecosistemi e di promozione di una più elevata qualità dell’ambiente e quindi della comunità nel suo insieme.&lt;/p>
&lt;h3 id="3-giustizia-sociale">3. Giustizia sociale&lt;/h3>
&lt;p>La buona politica agisce per combattere e annullare le tante diseguaglianze: economiche e sociali, di genere, intergenerazionali, territoriali. La politica deve promuovere le condizioni perché tutti possano partecipare, a pieno titolo, alla vita politica, sociale, economica, culturale della comunità, deve contrastare tutte le varie forme di ingiustizia e deve rimuovere gli ostacoli che impediscono a ciascuno di beneficiare di opportunità di vita migliori. In particolare, la politica deve elaborare progetti e interventi diretti a migliorare le condizioni di vita dei giovani e a favorire il loro pieno inserimento nel mondo del lavoro. La politica deve promuovere le iniziative utili a favorire i percorsi di autodeterminazione delle donne, agevolando il cambiamento delle relazioni di potere tra i generi sia nell’ambito delle relazioni interpersonali, sia nell’ambito della dimensione collettiva. la politica deve tendere alla coesione territoriale, in modo da garantire anche ai cittadini appartenenti a comunità territoriali svantaggiate, le medesime opportunità sociali, culturali ed economiche. La politica deve garantire il rispetto della dignità, dell’autonomia individuale e della libertà e indipendenza delle persone con disabilità, promuovendo la loro piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società.&lt;br>
Il grado di civiltà di una comunità si misura anche dall’attenzione che riserva ai propri membri più vulnerabili, più emarginati, più anziani.&lt;/p>
&lt;h3 id="4-innovazione-tecnologica">4. Innovazione tecnologica&lt;/h3>
&lt;p>Il progresso scientifico e l’innovazione tecnologica, frutti dell’intelligenza e della creatività umana, sottraggono spazio all’incertezza e consentono di migliorare le condizioni di vita delle persone. Ma non possiamo rimanere indifferenti alle sottese logiche di dominio e di potere economico. Bisogna realizzare le condizioni affinché la ricerca scientifica si caratterizzi quale impresa intrinsecamente democratica, affidata a metodi, procedure, esperimenti riproducibili ovunque da parte di chiunque. Il progresso scientifico e l’innovazione tecnologica devono svilupparsi “a misura d’uomo”, assicurando condizioni di vita più sicure, più confortevoli, più sostenibili. Essi devono contribuire alla riduzione delle diseguaglianze, offrendo anche alle persone più fragili ed emarginate opportunità di vita migliori.&lt;/p>
&lt;h3 id="5-economia-eco-sociale-di-mercato">5. Economia eco-sociale di mercato&lt;/h3>
&lt;p>Il modello di sviluppo capitalistico affidato alla piena libertà del mercato non è in grado di garantire equità sociale, assicurando agli imprenditori di poter competere tra loro in condizioni di pari opportunità e ai consumatori di potere operare scelte pienamente libere e consapevoli. E’ determinante, pertanto, la funzione regolatrice dei pubblici poteri, volta a impedire la concentrazione dei poteri economici e a garantire la protezione dell’ambiente. In questa prospettiva, promuoviamo un uso consapevole delle risorse e cicli produttivi sostenibili, orientati alla riduzione dell’impiego delle risorse, delle emissioni nocive e del degrado. E’ inoltre fondamentale garantire la possibilità per i “consumatori” di assumere il ruolo di “consumautori”.&lt;/p>
&lt;h2 id="b-il-rispetto-della-persona">b) IL RISPETTO DELLA PERSONA&lt;/h2>
&lt;p>La politica deve muovere dal riconoscimento della dignità di ogni essere umano e dal rispetto dei suoi diritti e libertà fondamentali e deve avere quale obiettivo la promozione delle condizioni che ne consentano il pieno sviluppo della personalità. L’essere umano non va assunto nella sua astratta esemplarità, ma va considerato nella concretezza della sua esistenza e nella consapevolezza della sua unicità e singolarità. La dignità dell’essere umano e la tutela effettiva dei suoi diritti e libertà fondamentali devono essere preservate in ogni contesto. Le libertà individuali sono un caposaldo di uno Stato laico. E dunque, tra i diritti e le libertà fondamentali, va ricompreso il pieno diritto ad amare e ad essere amati, nel rispetto delle identità sessuali e di genere. Ogni forma di discriminazione va combattuta, valorizzando un approccio culturale basato sul rispetto dell&amp;rsquo;”altro”.&lt;/p>
&lt;h2 id="c-pace">c) PACE&lt;/h2>
&lt;p>Espressamente richiamata nella nostra Carta costituzionale, la pace è un principio assoluto che, colto nella sua originaria carica semantica, sottende una specifica prospettiva sul mondo e sulle relazioni tra persone e popoli. È il prisma con il quale leggere il tempo presente, la visione in grado di alimentare i sogni e le aspirazioni di intere generazioni, soprattutto delle generazioni più giovani. Ispirandoci a questo fondamentale canone, in coerenza con i tradizionali pilastri della nostra politica estera, a partire dall&amp;rsquo;appartenenza all&amp;rsquo;Unione europea, crediamo fermamente nel multilateralismo come strumento più efficace per affrontare l’attuale contesto internazionale e, in questa prospettiva, restiamo aperti al dialogo con gli altri attori di rilievo globale. Per naturale vocazione geografica e storica, dobbiamo impegnarci, in una prospettiva di pace, per la stabilizzazione e lo sviluppo del Mediterraneo, affinché torni ad essere luogo privilegiato per lo scambio dei beni e per la condivisione e l’integrazione delle culture dei popoli che vi si affacciano.&lt;/p>
&lt;h2 id="d-democrazia">d) DEMOCRAZIA&lt;/h2>
&lt;p>Il rapporto tra cittadini e i propri rappresentanti deve essere costantemente alimentato. È alla base del buon funzionamento della nostra società. In questa prospettiva si inseriscono interventi diretti a migliorare la qualità del sistema rappresentativo, ma anche a rafforzare gli istituti di democrazia partecipativa, attraverso i quali i cittadini sono direttamente coinvolti nell’assunzione delle decisioni di interesse collettivo.&lt;/p>
&lt;h2 id="e-politica-come-servizio">e) POLITICA COME SERVIZIO&lt;/h2>
&lt;p>La politica è l’attività privilegiata di governo della complessità, chiamata a farsi carico del destino di una intera comunità. Essa deve muovere dalla valutazione complessiva di tutti gli interessi in gioco e deve esprimere visioni prospettiche, con l’obiettivo di migliorare la società e, in particolare, le condizioni di vita delle persone, evitando di perseguire utilità o vantaggi particolari a beneficio esclusivo di singoli gruppi o persone.&lt;/p>
&lt;h2 id="f-etica-pubblica">f) ETICA PUBBLICA&lt;/h2>
&lt;p>I cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche, ai sensi dell’art. 54 della Costituzione italiana, sono chiamati a svolgerle con “disciplina e onore”. La norma richiama l’impegno di tutti coloro ai quali sono affidati incarichi di rilievo pubblico a rispettare non solo le regole formali, ma ad alimentare anche l’ethos pubblico, coltivando le virtù della correttezza e del senso di responsabilità. Questo impegno evoca lo spazio proprio della “responsabilità politica”, che va tenuta distinta dalla responsabilità giuridica, in particolare penale.&lt;/p>
&lt;h2 id="g-rispetto-della-legalità">g) RISPETTO DELLA LEGALITÀ&lt;/h2>
&lt;p>Il rispetto della legge e delle regole giuridiche è condizione indispensabile per assicurare una pacifica convivenza e un più ordinato svolgimento della vita sociale. Lottare contro le organizzazioni criminali e contro la corruzione significa combattere le rendite parassitarie di chi indebitamente drena le risorse della intera collettività, significa difendere i diritti di tutti i cittadini onesti e contrastare lo svantaggio competitivo che subiscono le imprese e, più in generale, gli operatori economici che agiscono nella legalità rispetto a quelli che operano nel malaffare.&lt;/p>
&lt;h2 id="htrasparenza-e-semplificazione">h)TRASPARENZA E SEMPLIFICAZIONE&lt;/h2>
&lt;p>La trasparenza è un principio fondamentale che migliora il funzionamento dei sistemi democratici. La trasparenza impone a tutti coloro che assumono incarichi di rilievo pubblico il dovere di rendere conto del proprio operato ai cittadini, un principio che integra quello di legalità e alimenta la condivisione dell’ethos pubblico. Il principio di semplificazione impone invece alla pubblica amministrazione di snellire e abbreviare i procedimenti, in modo da offrire un rapporto chiaro e paritario ai cittadini e alle imprese. I principi di trasparenza e di semplificazione contribuiscono a migliorare la qualità dell’azione della pubblica amministrazione, a responsabilizzare i pubblici poteri nell’esercizio delle proprie prerogative, a elevare il grado di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.&lt;/p>
&lt;h2 id="i-cittadinanza-attiva">i) CITTADINANZA ATTIVA&lt;/h2>
&lt;p>La politica non si pratica soltanto nelle sedi delle istituzioni e delle formazioni politiche, ma ovunque i cittadini si ritrovino per esercitare consapevolmente i propri diritti e si confrontino per elaborare proposte e assumere decisioni riguardanti la vita collettiva della comunità di appartenenza. In questa prospettiva diventa essenziale sollecitare e sostenere le iniziative di cittadinanza attiva, vale a dire le pratiche di “attivismo civico” mirate a rendere effettivi i diritti esistenti o a promuovere il riconoscimento di nuovi diritti, favorendo l’inclusione sociale di tutti i cittadini.&lt;/p>
&lt;h2 id="j-il-diritto-alla-salute">j) IL DIRITTO ALLA SALUTE&lt;/h2>
&lt;p>La salute è il bene primario della persona, riconosciuto dalla Costituzione come fondamentale, presupposto per il godimento di tutti gli altri diritti. La salute non è solo assenza di malattie, né può essere ascritta solo al benessere fisico, ma ricomprende il benessere psicologico e sociale. Il ruolo del Servizio sanitario nazionale è un pilastro fondamentale nella cura e nella prevenzione delle malattie, così come lo è quello di una sanità pubblica di qualità, il cui accesso universale va garantito a ogni persona.&lt;/p>
&lt;h2 id="k-il-diritto-allistruzione-e-alla-cultura">k) IL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE E ALLA CULTURA&lt;/h2>
&lt;p>Tutti devono poter accedere ad adeguati percorsi pubblici di istruzione e di formazione di qualità, in modo da promuovere la piena consapevolezza di sé e poter contribuire al processo di democratizzazione dell’intera società. La cultura deve essere resa accessibile a tutti, in quanto patrimonio di conoscenze e strumento di dialogo e di riconoscimento delle diversità. Tutti hanno diritto a una formazione culturale aperta, partecipata, pienamente fruibile, inclusiva, che valorizzi le inclinazioni e le professionalità di ognuno affinché tutto il nostro patrimonio culturale, materiale e immateriale, rappresenti, sia per il singolo e sia per l’intera comunità, un efficace strumento di lettura e di interpretazione del presente e anche una bussola nelle sfide future.&lt;/p>
&lt;h2 id="l-il-diritto-al-lavoro">l) IL DIRITTO AL LAVORO&lt;/h2>
&lt;p>Occorre dare attuazione ai principi della Costituzione italiana che riconoscono il diritto al lavoro e il diritto a una retribuzione giusta e adeguata. Occorre garantire la qualità dell’occupazione e promuovere le condizioni affinché tutti possano vivere nella dignità del proprio lavoro, in un ambiente sicuro e stimolante, che favorisca lo sviluppo della propria personalità e una piena promozione professionale e sociale. Il lavoro deve essere compatibile con il tempo libero e gli spazi di vita personale.&lt;/p>
&lt;h2 id="m-imprese-responsabili">m) IMPRESE RESPONSABILI&lt;/h2>
&lt;p>L’attività di impresa contribuisce al progresso economico di una comunità, offrendo prospettive occupazionali e di miglioramento della qualità della vita dei cittadini attraverso i beni prodotti o i servizi erogati. La finalità lucrativa è caratteristica dell’impresa e la remunerazione dell’iniziativa economica è fondamentale perché aiuta a distinguere l’attività di impresa dalle iniziative filantropiche o di solidarietà. Ma un’impresa è anche comunità di donne e di uomini che lavorano insieme, che interloquisce, a sua volta, con comunità più ampie: è assolutamente indispensabile che un’impresa si premuri delle conseguenze delle proprie attività sul piano dell’impatto ambientale, dei diritti e del benessere dei lavoratori.&lt;/p>
&lt;h2 id="n-principio-di-sussidiarietà">n) PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ&lt;/h2>
&lt;p>I bisogni dei cittadini possono essere efficacemente e legittimamente soddisfatti anche in virtù delle iniziative degli enti territoriali più prossimi (autonomia verticale) o delle iniziative degli stessi cittadini, con particolare riguardo alle attività del terzo settore (autonomia orizzontale).&lt;/p>
&lt;h2 id="o-cura-delle-parole">o) CURA DELLE PAROLE&lt;/h2>
&lt;p>La cura delle parole, l’attenzione per il linguaggio adoperato sono importanti anche al fine di migliorare i legami di integrazione e di rafforzare la coesione sociale. Le espressioni verbali aggressive devono essere considerate al pari di comportamenti violenti. La facilità di comunicare consentita dalle tecnologie digitali e alcune dinamiche innescate dal sistema dell’informazione non devono indurre a dichiarazioni irriflesse o alla superficialità di pensiero. Il dialogo profondo, il confronto rispettoso delle opinioni altrui contribuiscono ad arricchire la propria esperienza personale e l’esperienza culturale delle comunità di rispettiva appartenenza.&lt;/p></description></item><item><title>Umanizzare la terra</title><link>https://stefanocecere.com/post/umanizzare-la-terra/</link><pubDate>Mon, 17 Oct 2005 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/umanizzare-la-terra/</guid><description>&lt;h1 id="umanizzare-la-terra">Umanizzare la terra&lt;/h1>
&lt;h2 id="lo-sguardo-interno">Lo sguardo interno&lt;/h2>
&lt;h3 id="i-lo-sguardo-interno">I. LO SGUARDO INTERNO&lt;/h3>
&lt;p>​1. Qui si racconta come il non-senso della vita si trasformi in senso e pienezza.&lt;/p>
&lt;p>​2. Qui c&amp;rsquo;è allegria, amore per il corpo, per la natura, per l&amp;rsquo;umanità e per lo spirito.&lt;/p>
&lt;p>​3. Qui si rinnegano i sacrifici, il senso di colpa e le minacce dell&amp;rsquo;oltretomba.&lt;/p>
&lt;p>​4. Qui ciò che è terreno non si oppone a ciò che è eterno.&lt;/p>
&lt;p>​5. Qui si parla della rivelazione interiore a cui giunge chi medita in umile e attenta ricerca.&lt;/p>
&lt;h3 id="ii-disposizione-per-comprendere">II. DISPOSIZIONE PER COMPRENDERE&lt;/h3>
&lt;p>​1. So come ti senti perché posso sperimentare il tuo stato, ma tu non sai come si sperimenta ciò che dico. Di conseguenza, se ti parlo disinteressatamente di ciò che rende felice e libero l&amp;rsquo;essere umano, vale la pena che tu faccia il tentativo di comprendere.&lt;/p>
&lt;p>​2. Non pensare che potrai comprendere discutendo con me. Se credi che polemizzando il tuo pensiero si chiarisca, puoi farlo, ma non è la strada da percorrere in questo caso.&lt;/p>
&lt;p>​3. Se mi domandi qual è l&amp;rsquo;atteggiamento più adatto a comprendere, ti risponderò che è quello di meditare in profondità e senza fretta su ciò che qui ti spiego.&lt;/p>
&lt;p>​4. Se replichi che hai cose più urgenti di cui occuparti, risponderò che non farò nulla per oppormi, essendo tuo desiderio dormire o morire.&lt;/p>
&lt;p>​5. Non dire neppure che il mio modo di presentare le cose ti risulta sgradevole, perché non dici lo stesso della buccia quando il frutto ti piace.&lt;/p>
&lt;p>​6. Espongo nel modo che mi sembra conveniente, non in quello che desidererebbero coloro che aspirano a cose lontane dalla verità interiore.&lt;/p>
&lt;h3 id="iii-il-non-senso">III. IL NON-SENSO&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Scoprii, nel corso di molti giorni, questo grande paradosso: coloro che portavano il fallimento nel cuore poterono cogliere la vittoria finale; coloro che si sentivano trionfatori, si fermarono lungo il cammino come vegetali dalla vita opaca e scialba. Nel corso di molti giorni, io arrivai alla luce dalle tenebre più oscure, guidato non dall&amp;rsquo;insegnamento, ma dalla meditazione.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Così mi dissi il primo giorno:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. Non c&amp;rsquo;è senso nella vita se tutto finisce con la morte.&lt;/p>
&lt;p>​2. Ogni giustificazione che diamo alle azioni, siano esse disprezzabili o eccellenti, è sempre un nuovo sogno che lascia il vuoto davanti a sé.&lt;/p>
&lt;p>​3. Dio è qualcosa di non certo.&lt;/p>
&lt;p>​4. La fede è mutevole quanto la ragione e il sogno.&lt;/p>
&lt;p>​5. &amp;ldquo;Ciò che si deve fare&amp;rdquo; può essere totalmente messo in discussione e niente sostiene definitivamente le spiegazioni date.&lt;/p>
&lt;p>​6. &amp;ldquo;La responsabilità&amp;rdquo; di chi si impegna per qualcosa non è maggiore di quella di chi non si impegna affatto.&lt;/p>
&lt;p>​7. Mi muovo secondo i miei interessi, e ciò non mi rende un codardo, ma neanche un eroe.&lt;/p>
&lt;p>​8. &amp;ldquo;I miei interessi&amp;rdquo; non giustificano né squalificano nulla.&lt;/p>
&lt;p>​9. &amp;ldquo;Le mie ragioni&amp;rdquo; non sono migliori né peggiori delle ragioni altrui.&lt;/p>
&lt;p>​10. La crudeltà mi fa orrore, ma non per questo è in se stessa migliore o peggiore della bontà.&lt;/p>
&lt;p>​11. Ciò che viene detto oggi, da me o da qualcun altro, non è valido domani.&lt;/p>
&lt;p>​12. Morire non è meglio di vivere o di non essere nato, ma non è neppure peggio.&lt;/p>
&lt;p>​13. Scoprii, non per mezzo dell&amp;rsquo;insegnamento, ma attraverso l&amp;rsquo;esperienza e la meditazione, che non c&amp;rsquo;è senso nella vita se tutto finisce con la morte.&lt;/p>
&lt;h3 id="iv-la-dipendenza">IV. LA DIPENDENZA&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Il secondo giorno:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. Tutto ciò che faccio, sento e penso non dipende da me.&lt;/p>
&lt;p>​2. Sono variabile e dipendo dall&amp;rsquo;azione dell&amp;rsquo;ambiente. Quando voglio cambiare l&amp;rsquo;ambiente o il mio &amp;ldquo;io&amp;rdquo;, è l&amp;rsquo;ambiente a cambiarmi. Allora cerco la città o la natura, la redenzione sociale o una nuova lotta che giustifichi la mia esistenza&amp;hellip; In ognuno di questi casi, l&amp;rsquo;ambiente mi porta a scegliere un atteggiamento diverso. Così i miei interessi e l&amp;rsquo;ambiente mi lasciano a questo punto.&lt;/p>
&lt;p>​3. Dico allora che non ha importanza che cosa o chi decida. In tali occasioni dico che debbo vivere perché mi trovo nella situazione di vivere. Dico tutto questo, ma non c&amp;rsquo;è nulla che lo giustifichi. Posso decidermi, vacillare o rimanere fermo. In ogni modo, una cosa è migliore dell&amp;rsquo;altra solo provvisoriamente, ma in definitiva non c&amp;rsquo;è cosa &amp;ldquo;migliore&amp;rdquo; o &amp;ldquo;peggiore&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>​4. Se qualcuno mi dice che chi non mangia muore, gli risponderò che è proprio così e che l&amp;rsquo;essere umano è costretto a nutrirsi perché vi è spinto dal pungolo della necessità, ma non aggiungerò a questo che la lotta per mangiare giustifica la sua esistenza. Non dirò neppure che ciò sia male. Dirò, semplicemente, che si tratta di un fatto necessario alla sussistenza individuale e collettiva, ma privo di senso nel momento in cui si perde l&amp;rsquo;ultima battaglia.&lt;/p>
&lt;p>​5. Dirò inoltre che sono solidale con la lotta del povero, dello sfruttato e del perseguitato. Dirò che mi sento &amp;ldquo;realizzato&amp;rdquo; in questa identificazione, ma comprenderò che con questo non posso giustificare nulla.&lt;/p>
&lt;h3 id="v-sospetto-del-senso">V. SOSPETTO DEL SENSO&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Il terzo giorno:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. A volte ho anticipato fatti che poi sono accaduti.&lt;/p>
&lt;p>​2. A volte ho captato un pensiero lontano.&lt;/p>
&lt;p>​3. A volte ho descritto luoghi che non avevo mai visitato.&lt;/p>
&lt;p>​4. A volte ho raccontato con esattezza ciò che era avvenuto in mia assenza.&lt;/p>
&lt;p>​5. A volte mi ha colto un&amp;rsquo;allegria immensa.&lt;/p>
&lt;p>​6. A volte mi ha invaso una comprensione totale.&lt;/p>
&lt;p>​7. A volte mi ha estasiato una comunione perfetta con tutto.&lt;/p>
&lt;p>​8. A volte ho infranto i miei sogni e ho visto la realtà in modo nuovo.&lt;/p>
&lt;p>​9. A volte ho riconosciuto come già visto qualcosa che vedevo per la prima volta.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>&amp;hellip;E tutto ciò mi ha dato da pensare. Mi rendo perfettamente conto che senza queste esperienze non sarei potuto uscire dal non-senso.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="vi-sogno-e-risveglio">VI. SOGNO E RISVEGLIO&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Il quarto giorno:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. Non posso considerare reale ciò che vedo nei miei sogni né ciò che vedo in dormiveglia e neppure ciò che vedo da sveglio fantasticando.&lt;/p>
&lt;p>​2. Posso considerare reale ciò che vedo da sveglio e senza fantasticare. Non sto parlando di ciò che i miei sensi colgono, ma delle attività della mia mente che si riferiscono ai &amp;ldquo;dati&amp;rdquo; pensati. Infatti, i dati ingenui e dubbiosi vengono forniti dai sensi esterni, da quelli interni e anche dalla memoria. La mia mente sa tutto questo quando è sveglia e lo crede quando è addormentata. Di rado percepisco il reale in modo nuovo e allora capisco che ciò che vedo di solito assomiglia al sogno o al dormiveglia.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>C&amp;rsquo;è un modo reale di essere sveglio: è quello che mi ha condotto a meditare profondamente su quanto detto fin qui ed è inoltre quello che mi ha aperto la porta per scoprire il senso di tutto ciò che esiste.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="vii-presenza-della-forza">VII. PRESENZA DELLA FORZA&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Il quinto giorno:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. Quando ero realmente sveglio andavo ascendendo di comprensione in comprensione.&lt;/p>
&lt;p>​2. Quando ero realmente sveglio e mi mancava il vigore per continuare l&amp;rsquo;ascesa, potevo ricavare la Forza da me stesso. Essa era in tutto il mio corpo. Tutta l&amp;rsquo;energia stava persino nelle più piccole cellule del mio corpo. Questa energia circolava ed era più veloce ed intensa del sangue.&lt;/p>
&lt;p>​3. Scoprii che l&amp;rsquo;energia si concentrava nei punti del mio corpo che erano in azione e che veniva meno quando in essi non c&amp;rsquo;era più azione.&lt;/p>
&lt;p>​4. Durante le malattie l&amp;rsquo;energia veniva a mancare nei punti affetti oppure si accumulava proprio in essi. Ma se riuscivo a ristabilirne la circolazione normale, molte malattie tendevano a regredire.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Alcuni popoli conoscevano queste cose ed erano in grado di ristabilire la circolazione dell&amp;rsquo;energia con varie pratiche a noi oggi sconosciute.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Alcuni popoli sapevano queste cose ed erano in grado di comunicare quell&amp;rsquo;energia agli altri; si producevano così &amp;ldquo;illuminazioni&amp;rdquo; e perfino &amp;ldquo;miracoli&amp;rdquo; fisici.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="viii-controllo-della-forza">VIII. CONTROLLO DELLA FORZA&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Il sesto giorno:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. C&amp;rsquo;è un modo di dirigere e di concentrare la Forza che circola nel corpo.&lt;/p>
&lt;p>​2. Nel corpo esistono dei punti di controllo. Da essi dipende ciò che noi conosciamo come movimento, emozione e idea. Quando l&amp;rsquo;energia agisce su tali punti appaiono le manifestazioni motorie, emotive ed intellettuali.&lt;/p>
&lt;p>​3. Il sonno profondo, il dormiveglia o lo stato di veglia sorgono a seconda che l&amp;rsquo;energia agisca più internamente o più superficialmente nel corpo&amp;hellip; Certo, le aureole che circondano il corpo o il capo dei santi (i grandi svegli) nei dipinti religiosi fanno riferimento ad un fenomeno che si basa sulla capacità dell&amp;rsquo;energia di manifestarsi più esternamente in certe occasioni.&lt;/p>
&lt;p>​4. C&amp;rsquo;è un punto di controllo del vero essere sveglio ed esiste un modo di portare la Forza fino a esso.&lt;/p>
&lt;p>​5. Quando l&amp;rsquo;energia viene portata in quel punto, il movimento di tutti gli altri punti di controllo subisce un’alterazione.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Comprendendo questo e lanciando la Forza fino a quel punto superiore, tutto il mio corpo sentì l&amp;rsquo;impatto di un&amp;rsquo;enorme energia; essa colpì fortemente la mia coscienza, e io ascesi di comprensione in comprensione. Ma osservai anche che se perdevo il controllo dell&amp;rsquo;energia potevo scendere fin nelle zone più profonde della mente. Ricordai allora le leggende sui &amp;ldquo;cieli&amp;rdquo; e sugli &amp;ldquo;inferni&amp;rdquo; e vidi la linea divisoria tra i due stati mentali.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="ix-manifestazioni-dellenergia">IX. MANIFESTAZIONI DELL&amp;rsquo;ENERGIA&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Il settimo giorno:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. Questa energia in movimento poteva &amp;ldquo;rendersi indipendente&amp;rdquo; dal corpo pur mantenendo la sua unità.&lt;/p>
&lt;p>​2. Questa energia unita era una specie di &amp;ldquo;doppio corpo&amp;rdquo;, che corrispondeva alla rappresentazione cenestesica del corpo all&amp;rsquo;interno dello spazio di rappresentazione. Le scienze che trattavano i fenomeni mentali non davano notizie adeguate sull&amp;rsquo;esistenza di questo spazio e neppure sulle rappresentazioni corrispondenti alle sensazioni interne del corpo.&lt;/p>
&lt;p>​3. L&amp;rsquo;energia sdoppiata (cioè immaginata &amp;ldquo;al di fuori&amp;rdquo; del corpo o &amp;ldquo;separata&amp;rdquo; dalla sua base materiale) poteva, a seconda dell&amp;rsquo;unità interna di chi operava, o dissolversi in quanto immagine o essere rappresentata correttamente.&lt;/p>
&lt;p>​4. Ho potuto verificare che &amp;ldquo;l&amp;rsquo;esteriorizzazione&amp;rdquo; di questa energia, che rappresentava il proprio corpo &amp;ldquo;al di fuori&amp;rdquo; dal corpo, poteva aver luogo già nei livelli più bassi della mente. In questi casi, si trattava di una risposta intesa a salvaguardare l’unità primaria della vita minacciata da un qualche pericolo. Pertanto, nella trance dei medium, il cui livello di coscienza era basso e la cui unità interna era in pericolo, si aveva a che fare con risposte involontarie che i medium, però, attribuivano ad altre entità non rendendosi conto di averle provocate essi stessi.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>I &amp;ldquo;fantasmi&amp;rdquo; o gli &amp;ldquo;spiriti&amp;rdquo; di cui parlavano alcuni popoli o alcuni indovini non erano altro che i &amp;ldquo;doppi&amp;rdquo; (le rappresentazioni) delle persone che si sentivano possedute. Poiché il loro stato mentale era oscurato (in trance) per aver perso il controllo della Forza, tali persone si sentivano manovrate da strani esseri, che a volte producevano fenomeni straordinari. Senza dubbio, molti &amp;ldquo;indemoniati&amp;rdquo; subirono questi effetti. Decisivo era allora il controllo della Forza.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Ciò mutava completamente sia la mia concezione della vita comune che quella della vita successiva alla morte. Grazie a questi pensieri e a queste esperienze ho via via perso fede nella morte e da allora non credo più in essa, come non credo nel non-senso della vita.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="x-evidenza-del-senso">X. EVIDENZA DEL SENSO&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>L&amp;rsquo;ottavo giorno:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. La reale importanza della vita da sveglio si fece chiara in me.&lt;/p>
&lt;p>​2. La reale importanza di distruggere le contraddizioni interne mi convinse.&lt;/p>
&lt;p>​3. La reale importanza di controllare la Forza, per conseguire unità e continuità, mi colmò allegramente di senso.&lt;/p>
&lt;h3 id="xi-il-centro-luminoso">XI. IL CENTRO LUMINOSO&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Il nono giorno:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. Nella Forza c&amp;rsquo;era la &amp;ldquo;luce&amp;rdquo;, che proveniva da un &amp;ldquo;centro&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>​2. Nel dissolvimento dell&amp;rsquo;energia c&amp;rsquo;era un allontanamento dal centro, mentre all&amp;rsquo;unificazione e all&amp;rsquo;evoluzione dell&amp;rsquo;energia corrispondeva il funzionamento del centro luminoso.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Non mi meravigliai di trovare tra i popoli antichi la devozione al dio Sole e vidi che, se alcuni di essi adoravano l&amp;rsquo;astro perché dava vita alla loro terra e alla natura, altri riconoscevano in quel corpo maestoso il simbolo di una realtà più grande.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Altri si spinsero ancora più lontano e ricevettero da quel centro innumerevoli doni, che a volte &amp;ldquo;discesero&amp;rdquo; come lingue di fuoco sugli ispirati, a volte come sfere luminose, a volte come rovi ardenti che si presentavano dinanzi al timoroso credente.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="xii-le-scoperte">XII. LE SCOPERTE&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Il decimo giorno:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Poche ma importanti sono state le mie scoperte, che così riassumo:&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. La Forza circola nel corpo involontariamente, ma può essere diretta mediante uno sforzo cosciente. Realizzare un cambiamento intenzionale del livello di coscienza dà all&amp;rsquo;essere umano un importante segnale di liberazione dalle condizioni &amp;ldquo;naturali&amp;rdquo; che sembrano imporsi alla coscienza.&lt;/p>
&lt;p>​2. Nel corpo esistono punti di controllo delle diverse attività che esso svolge.&lt;/p>
&lt;p>​3. Il vero stato di veglia è diverso dagli altri livelli di coscienza.&lt;/p>
&lt;p>​4. È possibile condurre la Forza al punto di reale risveglio (si intende per &amp;ldquo;Forza&amp;rdquo; l&amp;rsquo;energia mentale che accompagna determinate immagini, e per &amp;ldquo;punto&amp;rdquo; il &amp;ldquo;luogo&amp;rdquo; dello spazio di rappresentazione in cui si colloca un’immagine).&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Queste conclusioni mi hanno condotto a riconoscere nelle preghiere dei popoli antichi il germe di una grande verità che si è oscurata nei riti e nelle pratiche esteriori. Quei popoli non riuscirono a sviluppare il lavoro interno che, se realizzato alla perfezione, mette l&amp;rsquo;uomo in contatto con la sua fonte luminosa. Infine, mi sono reso conto che le mie &amp;ldquo;scoperte&amp;rdquo; non erano tali, ma che erano dovute alla rivelazione interiore a cui giungono tutti coloro che, senza contraddizioni, cercano la luce nel proprio cuore.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="xiii-i-principi">XIII. I PRINCIPI&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Diverso è l&amp;rsquo;atteggiamento nei confronti della vita e delle cose quando la rivelazione interna colpisce come il fulmine.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Seguendo i passi lentamente, meditando su quanto è stato detto e su quanto c&amp;rsquo;è ancora da dire, puoi trasformare il non-senso in senso. Non è indifferente ciò che fai della tua vita. La tua vita, sottomessa a leggi, si trova esposta a possibilità che puoi scegliere. Non ti parlo di libertà. Ti parlo di liberazione, di movimento, di processo. Non ti parlo di libertà come di qualcosa di quieto, ma di liberarsi passo a passo, come si libera del cammino che ha dovuto percorrere colui che si avvicina alla sua città. Allora, &amp;ldquo;ciò che si deve fare&amp;rdquo; non dipende da una morale lontana, incomprensibile e convenzionale, ma da leggi: leggi di vita, di luce, di evoluzione.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Ecco allora ciò che chiamo &amp;ldquo;Principi&amp;rdquo;, che possono essere d’aiuto nella ricerca dell&amp;rsquo;unità interiore.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. Andare contro l&amp;rsquo;evoluzione delle cose è andare contro se stessi.&lt;/p>
&lt;p>​2. Quando forzi qualcosa per raggiungere un fine, produci il contrario.&lt;/p>
&lt;p>​3. Non opporti ad una grande forza. Retrocedi finché non si indebolisca; allora, avanza con risolutezza.&lt;/p>
&lt;p>​4. Le cose stanno bene quando vanno insieme, non quando vanno separate.&lt;/p>
&lt;p>​5. Se per te stanno bene il giorno e la notte, l&amp;rsquo;estate e l&amp;rsquo;inverno, hai superato le contraddizioni.&lt;/p>
&lt;p>​6. Se persegui il piacere, ti incateni alla sofferenza. Ma se non danneggi la tua salute, godi senza inibizioni quando si presenta l&amp;rsquo;opportunità.&lt;/p>
&lt;p>​7. Se persegui un fine, ti incateni. Se tutto ciò che fai, lo fai come un fine in se stesso, ti liberi.&lt;/p>
&lt;p>​8. Farai sparire i tuoi conflitti quando li avrai compresi nella loro radice ultima, non quando li vorrai risolvere.&lt;/p>
&lt;p>​9. Quando danneggi gli altri, ti incateni. Ma se non danneggi nessuno puoi fare quello che vuoi con libertà.&lt;/p>
&lt;p>​10. Quando tratti gli altri come vuoi essere trattato, ti liberi.&lt;/p>
&lt;p>​11. Non importa da che parte ti abbiano messo gli eventi, ciò che importa è che tu comprenda di non aver scelto nessuna parte.&lt;/p>
&lt;p>​12. Gli atti contraddittori e quelli unitivi si accumulano in te. Se ripeti i tuoi atti di unità interna, niente ti potrà fermare.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Sarai come una forza della Natura, che non incontra resistenza al suo passaggio. Impara a distinguere tra ciò che è difficoltà, problema, inconveniente, e ciò che è contraddizione. Se i primi ti muovono o ti stimolano, quest&amp;rsquo;ultima ti immobilizza come dentro un circolo chiuso.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Quando incontri una grande forza, allegria e bontà nel tuo cuore, e quando ti senti libero e senza contraddizioni, ringrazia immediatamente dentro di te. Se ti succede il contrario, chiedi con fede, e il ringraziamento che hai accumulato tornerà amplificato e trasformato in beneficio.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="xiv-la-guida-del-cammino-interno">XIV. La guida del cammino interno&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Se hai compreso ciò che ho spiegato fin qui, puoi sperimentare la manifestazione della Forza mediante un semplice lavoro. Collocarsi in una posizione mentale più o meno corretta (come se si trattasse di predisporsi ad un&amp;rsquo;attività tecnica) non è lo stesso che assumere un tono ed un&amp;rsquo;apertura emotiva simili a quelli ispirati dalla poesia. È per questo che il linguaggio usato per trasmettere tali verità tende a favorire quest’ultimo atteggiamento, che pone più facilmente in presenza della percezione interna e non di un&amp;rsquo;idea sulla &amp;ldquo;percezione interna&amp;rdquo;.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Ora segui con attenzione ciò che ti spiegherò, perché si tratta del paesaggio interiore che puoi incontrare lavorando con la Forza e delle direzioni che puoi imprimere ai tuoi movimenti mentali.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>&amp;ldquo;Per il cammino interno puoi andare oscurato o luminoso. Fai attenzione alle due vie che si aprono davanti a te.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Se lasci che il tuo essere si lanci verso regioni oscure, il tuo corpo vince la battaglia e domina. Allora spunteranno sensazioni ed apparenze di spiriti, di forze, di ricordi. Per quella via si discende sempre più. Là si trovano l&amp;rsquo;Odio, la Vendetta, l&amp;rsquo;Estraneità, il Possesso, la Gelosia e il Desiderio di Rimanere. Se discendi ancora di più, ti invaderanno la Frustrazione, il Risentimento e tutti i sogni e i desideri che hanno provocato rovina e morte all&amp;rsquo;umanità.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Se spingi il tuo essere in direzione luminosa, troverai resistenza e fatica ad ogni passo. Questa fatica nell&amp;rsquo;ascesa ha dei colpevoli. La tua vita pesa, i tuoi ricordi pesano, le tue azioni precedenti impediscono l&amp;rsquo;ascesa. Questa scalata è difficile a causa del tuo corpo, che tende a dominare.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Nei passi dell&amp;rsquo;ascesa si trovano regioni strane, dai colori puri e dai suoni sconosciuti.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Non sfuggire la purificazione che agisce come il fuoco e terrorizza con i suoi fantasmi.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Rifiuta lo spavento e lo scoramento.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Rifiuta il desiderio di fuggire verso regioni basse e oscure.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Rifiuta l&amp;rsquo;attaccamento ai ricordi.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Rimani in libertà interiore, indifferente alla suggestione del paesaggio e risoluto nell&amp;rsquo;ascesa.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>La luce pura splende chiara sulle cime delle alte catene montuose e le acque dai mille colori scendono tra melodie non riconoscibili verso altopiani e prati cristallini.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Non temere la pressione della luce che ti allontana dal suo centro sempre più fortemente. Assorbila come se fosse un liquido o un vento, perché certamente in essa c&amp;rsquo;è la vita.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Quando nella grande catena montuosa troverai la città nascosta, dovrai conoscerne l’entrata. Ma questo lo saprai nel momento in cui la tua vita sarà trasformata. Le sue enormi mura sono scritte in figure, sono scritte in colori, sono &amp;ldquo;sentite&amp;rdquo;. In questa città si custodisce ciò cheè stato fatto e ciò che c&amp;rsquo;è da fare&amp;hellip; Ma al tuo occhio interno è opaco il trasparente. Sì, i muri ti sono impenetrabili!&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Prendi la Forza dalla città nascosta. Ritorna al mondo della vita densa, con la fronte e le mani luminose.&amp;rdquo;&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="xv-lesperienza-di-pace-e-il-passaggio-della-forza">XV. L&amp;rsquo;ESPERIENZA DI PACE E IL PASSAGGIO DELLA FORZA&lt;/h3>
&lt;p>​1. Rilassa completamente il corpo e acquieta la mente. Quindi immagina una sfera trasparente e luminosa che scenda verso di te e si fermi nel tuo cuore. Riconoscerai il momento in cui la sfera cessa di manifestarsi come un&amp;rsquo;immagine per trasformarsi in una sensazione all&amp;rsquo;interno del petto.&lt;/p>
&lt;p>​2. Osserva come la sensazione della sfera si espanda lentamente dal tuo cuore verso l&amp;rsquo;esterno del corpo, mentre la tua respirazione si fa più ampia e profonda. Quando la sensazione arriva ai limiti del corpo, puoi fermare l&amp;rsquo;operazione e immedesimarti nell&amp;rsquo;esperienza di pace interiore. Puoi rimanere così il tempo che riterrai opportuno. Quindi fa retrocedere l&amp;rsquo;espansione precedente (arrivando, come all&amp;rsquo;inizio, al cuore), per separarti dalla tua sfera e concludere l&amp;rsquo;esercizio calmo e riconfortato. Questo lavoro si chiama &amp;ldquo;esperienza di pace&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>​3. Ma se invece vuoi sperimentare il passaggio della Forza, devi aumentare l&amp;rsquo;espansione anziché farla retrocedere, lasciando che le tue emozioni e tutto il tuo essere la seguano. Non cercare di fare attenzione alla respirazione. Lascia che essa agisca da sé, mentre tu continui l&amp;rsquo;espansione al di fuori del corpo.&lt;/p>
&lt;p>​4. Devo ripeterti che in tali momenti la tua attenzione deve trovarsi nella sensazione della sfera che si espande. Se non ci riesci, è meglio che ti fermi e provi di nuovo in un&amp;rsquo;altra occasione. Anche se non provocherai il passaggio, potrai comunque sperimentare una sensazione di pace davvero interessante.&lt;/p>
&lt;p>​5. Ma se sei andato oltre, incomincerai a sperimentare il passaggio. Dalle tue mani e da altre zone del corpo ti giungeranno sensazioni con un tono diverso da quello abituale. Poi percepirai ondulazioni sempre più forti e subito dopo sorgeranno con vigore immagini ed emozioni. Lascia allora che il passaggio avvenga&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;p>​6. Ricevendo la Forza percepirai la luce o strani suoni, a seconda del modo di rappresentazione che ti è abituale. In ogni caso, sarà importante sperimentare l&amp;rsquo;ampliamento della coscienza: uno dei suoi indicatori dovrà essere una maggiore lucidità e capacità di comprendere quello che accade.&lt;/p>
&lt;p>​7. Quando lo vorrai, potrai porre termine a questo singolare stato (se già prima non si è stemperato semplicemente per il trascorrere del tempo) immaginando o sentendo che la sfera si contrae e poi esce da te nello stesso modo in cui era arrivata al momento di iniziare l&amp;rsquo;esperienza.&lt;/p>
&lt;p>​8. È importante comprendere che molti stati alterati di coscienza sono stati e sono ottenuti quasi sempre mettendo in azione meccanismi simili a quelli descritti. Rivestendoli però di strani rituali o magari potenziandoli mediante pratiche basate sullo sfinimento fisico, la motricità sfrenata, la ripetizione o le posture, che in ogni caso alterano la respirazione e distorcono la sensazione generale dell&amp;rsquo;intracorpo. Devi porre in questo campo l&amp;rsquo;ipnosi, la medianità e anche l&amp;rsquo;azione di droghe che, pur agendo per altra via, producono alterazioni simili. Sicuramente, tutti i casi menzionati sono caratterizzati dalla mancanza di controllo e di conoscenza di quanto accade. Non fidarti di queste manifestazioni e considerale come semplici &amp;ldquo;trances&amp;rdquo;, attraverso le quali sono passati gli ignoranti, gli sperimentatori, e perfino i &amp;ldquo;santi&amp;rdquo;, come raccontano le leggende.&lt;/p>
&lt;p>​9. Ma potresti non essere riuscito a provocare il passaggio pur avendo osservato quanto è stato raccomandato, Questo non può diventare una fonte di preoccupazione; sarà piuttosto un segnale della tua mancanza di &amp;ldquo;scioltezza&amp;rdquo; interna, il che potrebbe riflettere molta tensione, problemi riguardo alla dinamica delle immagini, insomma frammentazione del comportamento emotivo&amp;hellip; Cosa che, del resto, è presente nella vita quotidiana.&lt;/p>
&lt;h3 id="xvi-proiezione-della-forza">XVI. PROIEZIONE DELLA FORZA&lt;/h3>
&lt;p>​1. Se hai sperimentato il passaggio della Forza potrai renderti conto di come alcuni popoli, basandosi su fenomeni simili a questo ma senza averne una vera comprensione, abbiano elaborato culti e riti che si sono andati moltiplicando senza posa. Mediante esperienze di questo tipo molti hanno sentito il corpo &amp;ldquo;sdoppiato&amp;rdquo;. L&amp;rsquo;esperienza della Forza ha dato loro la sensazione di poter proiettare questa energia fuori di sé.&lt;/p>
&lt;p>​2. La Forza è stata &amp;ldquo;proiettata&amp;rdquo; su altre persone e anche su oggetti particolarmente &amp;ldquo;adatti&amp;rdquo; a riceverla e a conservarla. Credo che non ti risulti difficile comprendere la funzione svolta da certi sacramenti in varie religioni, e il significato dei luoghi sacri e dei sacerdoti, presumibilmente &amp;ldquo;caricati&amp;rdquo; con la Forza. Quando alcuni oggetti sono stati adorati con fede nei templi e circondati di cerimonie e riti, sicuramente &amp;ldquo;hanno restituito&amp;rdquo; ai credenti l&amp;rsquo;energia accumulata grazie alla ripetizione delle preghiere. Il fatto che quasi sempre queste cose siano state spiegate in modo esteriore, rifacendosi alla cultura, al luogo, alla storia e alle tradizioni, limita la conoscenza del fenomeno umano, quando invece l’esperienza interna rappresenta un dato essenziale per intendere tutto questo.&lt;/p>
&lt;p>​3. Torneremo a occuparci più avanti del &amp;ldquo;proiettare&amp;rdquo;, &amp;ldquo;caricare&amp;rdquo; e &amp;ldquo;restituire&amp;rdquo; la Forza. Però ti dico fin d&amp;rsquo;ora che lo stesso meccanismo continua a operare anche in società desacralizzate, dove i leader e gli uomini di prestigio sono circondati da una rappresentazione speciale per coloro che li guardano e che vorrebbero arrivare a &amp;ldquo;toccarli&amp;rdquo; o a impossessarsi di un frammento dei loro vestiti o delle loro cose.&lt;/p>
&lt;p>​4. Infatti, ogni rappresentazione di ciò che è &amp;ldquo;alto&amp;rdquo;, partendo dall&amp;rsquo;occhio, va in una direzione al di sopra della normale linea dello sguardo. E &amp;ldquo;alte&amp;rdquo; sono le personalità che &amp;ldquo;possiedono&amp;rdquo; la bontà, la saggezza e la forza. E &amp;ldquo;in alto&amp;rdquo; stanno le gerarchie, i poteri, le bandiere e lo Stato. E noi, comuni mortali, dobbiamo “salire” ad ogni costo su per la scala sociale per avvicinarci al potere. Stiamo davvero male, ancora in balia di questi meccanismi che corrispondono alla rappresentazione interna, con la nostra testa &amp;ldquo;in alto&amp;rdquo; e i piedi piantati per terra. Stiamo davvero male se crediamo in cose come queste (e ci crediamo perché hanno una loro &amp;ldquo;realtà&amp;rdquo; nella rappresentazione interna). Stiamo davvero male se il nostro sguardo esterno è, senza che ce ne rendiamo conto, la proiezione di quello interno.&lt;/p>
&lt;h3 id="xvii-perdita-e-repressione-della-forza">XVII. PERDITA E REPRESSIONE DELLA FORZA&lt;/h3>
&lt;p>​1. Le maggiori scariche di energia sono provocate da atti incontrollati. Questi sono: l&amp;rsquo;immaginazione senza freni, la curiosità senza controllo, la loquacità senza misura, la sessualità eccessiva e la percezione esagerata (guardare, udire, gustare ecc. smodatamente e senza scopo). Ma devi anche riconoscere che molti agiscono in questo modo per scaricare tensioni che altrimenti risulterebbero dolorose. Se consideri ciò e vedi la funzione che queste scariche compiono, ti troverai d&amp;rsquo;accordo con me sul fatto che non è ragionevole reprimerle ma che è meglio ordinarle.&lt;/p>
&lt;p>​2. Riguardo alla sessualità, devi intendere correttamente questo: tale funzione non deve essere repressa, perché così si creano effetti mortificanti e contraddizione interna. La sessualità deve dirigersi verso l’atto sessuale e in esso concludersi, e non conviene affatto che continui a influenzare l&amp;rsquo;immaginazione o a cercare un nuovo oggetto di possesso in modo ossessivo.&lt;/p>
&lt;p>​3. Il controllo del sesso da parte di una determinata &amp;ldquo;morale&amp;rdquo; sociale o religiosa è servito a disegni che non avevano niente a che vedere con l&amp;rsquo;evoluzione, ma piuttosto con il suo contrario.&lt;/p>
&lt;p>​4. La Forza (l&amp;rsquo;energia della rappresentazione della sensazione dell&amp;rsquo;intracorpo), ha preso una via crepuscolare nelle società represse, dove si sono andati moltiplicando gli &amp;ldquo;indemoniati&amp;rdquo;, gli &amp;ldquo;stregoni&amp;rdquo;, i sacrileghi ed i criminali di ogni tipo, che godevano della sofferenza e della distruzione della vita e della bellezza. In alcune tribù e in alcune civiltà i criminali si trovavano tanto tra coloro che giustiziavano che tra i giustiziati. In altri casi si è perseguitato tutto ciò che era scienza e progresso, perché si opponeva all&amp;rsquo;irrazionale, al crepuscolare e al represso.&lt;/p>
&lt;p>​5. In alcuni popoli primitivi e anche in altri considerati &amp;ldquo;di civiltà avanzata&amp;rdquo;, esiste ancora la repressione del sesso. È evidente che il segno distruttivo è grande in entrambi, anche se nei due casi l&amp;rsquo;origine di questa situazione è diversa.&lt;/p>
&lt;p>​6. Se mi chiedi ulteriori spiegazioni, ti dirò che in realtà il sesso è santo, ed è il centro dal quale scaturisce la vita ed ogni creatività. Ma quando il suo funzionamento non è risolto, è da esso che sorge ogni impulso di distruzione.&lt;/p>
&lt;p>​7. Non credere mai alle menzogne degli avvelenatori della vita quando si riferiscono al sesso come a qualcosa di spregevole. Al contrario in esso esiste bellezza, e non a caso è in rapporto con i migliori sentimenti dell&amp;rsquo;amore.&lt;/p>
&lt;p>​8. Consideralo come una grande meraviglia da trattare con cura e delicatezza, e non trasformarlo in fonte di contraddizione o in un disintegratore dell&amp;rsquo;energia vitale.&lt;/p>
&lt;h3 id="xviii-azione-e-reazione-della-forza">XVIII. AZIONE E REAZIONE DELLA FORZA&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Prima ti ho spiegato: &amp;ldquo;Quando incontri una grande forza, allegria e bontà nel tuo cuore, e quando ti senti libero e senza contraddizioni, ringrazia immediatamente dentro di te&amp;rdquo;.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. &amp;ldquo;Ringraziare&amp;rdquo; significa concentrare gli stati d&amp;rsquo;animo positivi associati ad un’immagine, ad una rappresentazione. Questo collegamento consente, nei momenti negativi, di far sorgere lo stato positivo evocando l’immagine che l&amp;rsquo;aveva precedentemente accompagnato. Potendo, poi, essere potenziata per ripetizione, questa &amp;ldquo;carica&amp;rdquo; mentale risulterà capace di scacciare le emozioni negative imposte da determinate circostanze.&lt;/p>
&lt;p>​2. Perciò, quello che hai chiesto tornerà da dentro di te amplificato in beneficio, a patto però che abbia accumulato in te numerosi stati positivi. E non è forse il caso di ripetere che questo meccanismo è servito (in modo confuso) per &amp;ldquo;caricare all’esterno&amp;rdquo; oggetti e persone, o anche entità interne proiettate all’esterno, nella convinzione che esaudissero preghiere e richieste.&lt;/p>
&lt;h3 id="xix-gli-stati-interni">XIX. GLI STATI INTERNI&lt;/h3>
&lt;p>&lt;em>Devi ora acquistare sufficiente percezione degli stati interni in cui puoi venirti a trovare durante la tua vita ed in particolare durante il tuo lavoro evolutivo. Non ho altro modo di descriverli che utilizzando delle immagini (in questo caso, allegorie). A mio parere, esse hanno ilpregio di concentrare &amp;ldquo;visivamente&amp;rdquo; stati d&amp;rsquo;animo complessi. D&amp;rsquo;altra parte, il modo singolare di presentare tali stati collegandoli in catena, come se fossero differenti momenti di uno stesso processo, introduce una variante nelle descrizioni, sempre frammentarie, a cui ci hanno abituato coloro che si sono occupati di queste cose.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>​1. Il primo stato, nel quale prevale il non-senso (quello di cui abbiamo parlato all&amp;rsquo;inizio), è definito stato di &amp;ldquo;vitalità diffusa&amp;rdquo;. Tutto viene diretto dalle necessità fisiche, che spesso però sono confuse con desideri e immagini contraddittori. Lì c&amp;rsquo;è oscurità nelle motivazioni e nelle azioni. Si rimane in quello stato vegetando, persi tra forme variabili. Da quel punto si può evolvere soltanto attraverso due vie: la via della morte o quella della mutazione.&lt;/p>
&lt;p>​2. La via della morte ti mette in presenza di un paesaggio caotico e oscuro. Gli antichi conoscevano questo passaggio e lo avevano quasi sempre posto &amp;ldquo;sotto terra&amp;rdquo; o nelle profondità abissali. Alcuni hanno visitato questo regno, per poi &amp;ldquo;resuscitare&amp;rdquo; in livelli luminosi. Cogli bene questo punto: &amp;ldquo;sotto&amp;rdquo; la morte esiste la vitalità diffusa. Perché la mente umana potrebbe associare la disintegrazione che avviene alla morte con fenomeni di trasformazione ad essa successivi; oppure associare il movimento diffuso con lo stato precedente alla nascita. Se la tua direzione è di ascesa, la &amp;ldquo;morte&amp;rdquo; significa una rottura con la tua tappa precedente. Per la via della morte si ascende verso un altro stato.&lt;/p>
&lt;p>​3. Arrivati a esso si trova il rifugio della regressione. Da lì partono due cammini: quello del pentimento e quello che prima è servito per l&amp;rsquo;ascesa, cioè il cammino della morte. Se prendi il primo è perché la tua decisione tende a rompere con la tua vita passata. Se torni indietro per il cammino della morte, ricadi negli abissi con la sensazione di trovarti in un circolo chiuso.&lt;/p>
&lt;p>​4. Bene, ti ho detto che c&amp;rsquo;era un altro sentiero per sfuggire alla vitalità abissale, quello della mutazione. Se scegli quella via è perché vuoi emergere dal tuo penoso stato senza essere disposto ad abbandonare alcuni dei suoi apparenti benefici. È dunque un falso cammino, conosciuto come &amp;ldquo;cammino della mano torta&amp;rdquo;. Molti mostri sono usciti dalle profondità di quel tortuoso cunicolo. Essi hanno voluto prendere d&amp;rsquo;assalto il cielo senza abbandonare gli inferni, e pertanto hanno proiettato nel mondo medio infinita contraddizione.&lt;/p>
&lt;p>​5. Suppongo che, ascendendo dal regno della morte, e attraverso il tuo cosciente pentimento, tu sia già arrivato alla dimora della tendenza. Due sottili cornici sostengono la tua dimora: la conservazione e la frustrazione. La conservazione è falsa e instabile. Camminando su di essa ti illudi con l&amp;rsquo;idea di permanenza, mentre in realtà discendi velocemente. Se prendi il cammino della frustrazione, la tua salita è penosa, ma è anche l&amp;rsquo;unica non-falsa.&lt;/p>
&lt;p>​6. Di fallimento in fallimento, puoi arrivare al prossimo riposo, che si chiama &amp;ldquo;dimora della deviazione&amp;rdquo;. Attento alle due vie che ora hai davanti: o prendi il cammino della risoluzione, che ti porta alla generazione, o prendi quello del risentimento, che ti fa discendere un&amp;rsquo;altra volta verso la regressione. Lì ti trovi davanti al dilemma: o ti decidi per il labirinto della vita cosciente (e lo fai con risoluzione), o torni risentito alla tua vita precedente. Sono numerosi coloro che, non essendo riusciti a superarsi, hanno troncato qui le loro possibilità.&lt;/p>
&lt;p>​7. Ma tu che sei asceso con risoluzione ti trovi ora nella dimora conosciuta come &amp;ldquo;generazione&amp;rdquo;. Lì hai tre porte: una si chiama &amp;ldquo;Caduta&amp;rdquo;, l&amp;rsquo;altra si chiama &amp;ldquo;Tentativo&amp;rdquo; e la terza &amp;ldquo;Degradazione&amp;rdquo;. La caduta ti porta direttamente alle profondità, e soltanto un incidente esterno potrebbe spingerti versa di essa. È difficile che tu scelga questa porta. Quella della degradazione invece ti conduce indirettamente agli abissi, facendoti ripercorrere i cammini in una sorta di turbolenta spirale, nella quale riconsidererai di continuo tutto ciò che hai perso e tutto ciò che hai sacrificato: questo esame di coscienza, che porta alla Degradazione, è certamente un falso esame, nel quale sottovaluti e rendi sproporzionate alcune delle cose che paragoni. Confronti lo sforzo dell&amp;rsquo;ascesa con i &amp;ldquo;benefici&amp;rdquo; che hai abbandonato. Ma se guardi più da vicino, vedrai che non hai abbandonato nulla per quel motivo: i motivi sono stati altri. Pertanto la Degradazione inizia con la falsificazione dei motivi che, a quanto sembra, erano estranei all&amp;rsquo;ascesa. Io chiedo ora: da che cosa è tradita la mente? Forse dai falsi motivi dell&amp;rsquo;entusiasmo iniziale? Forse dalla difficoltà dell&amp;rsquo;impresa? Forse dai falsi ricordi di sacrifici che non ci sono stati o che sono stati causati da altri motivi? Io ti dico e ti chiedo ora: la tua casa è bruciata da tempo, per questo hai deciso di iniziare l&amp;rsquo;ascesa; ma ora pensi che essa sia bruciata a causa della tua ascesa? Hai dato per caso uno sguardo a quello che è successo alle case vicine?&amp;hellip; Non c&amp;rsquo;è dubbio che tu debba scegliere la porta di mezzo.&lt;/p>
&lt;p>​8. Sali per la scalinata del tentativo ed arriverai ad una cupola instabile. Da lì, spostati per un cammino stretto e sinuoso che conoscerai come la &amp;ldquo;volubilità&amp;rdquo;, fino ad arrivare a uno spazio ampio e vuoto come una piattaforma, che porta il nome di &amp;ldquo;spazio-aperto-dell&amp;rsquo;energia&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>​9. In quello spazio ti puoi spaventare per il paesaggio deserto e immenso e per il terrificante silenzio di quella notte trasfigurata da enormi stelle immobili. Lì, esattamente sopra la tua testa, vedrai inchiodata nel firmamento l&amp;rsquo;insinuante forma della Luna Nera… una strana luna in eclissi che si oppone esattamente al sole. Lì devi aspettare l&amp;rsquo;alba, paziente e con fede, perché se ti manterrai calmo niente di male ti potrà accadere.&lt;/p>
&lt;p>​10. Potrebbe succedere che in quella situazione tu voglia tentare un’uscita immediata. Se questo accadesse, potresti avviarti a tentoni verso qualsiasi luogo, pur di non aspettare, prudentemente, il giorno. Devi ricordare che lì, nell&amp;rsquo;oscurità, ogni movimento è falso e si chiama genericamente &amp;ldquo;improvvisazione&amp;rdquo;. Se, dimenticando ciò che ti dico, tu cominciassi a improvvisare delle mosse per tuo conto, sii certo che sarai trascinato da un turbine tra sentieri e dimore, fino al fondo più oscuro della dissoluzione.&lt;/p>
&lt;p>​11. Com&amp;rsquo;è difficile comprendere che gli stati interni sono incatenati gli uni agli altri! Se vedessi quale logica inflessibile ha la coscienza, avvertiresti che, nella situazione descritta, chi improvvisa alla cieca fatalmente incomincia a degradare e a degradarsi; poi sorgono in lui i sentimenti di frustrazione, ed egli cade nel risentimento e nella morte; quindi sopraggiunge l&amp;rsquo;oblio di quello che un giorno era arrivato a percepire.&lt;/p>
&lt;p>​12. Se nella spianata riesci ad arrivare al giorno, sorgerà di fronte ai tuoi occhi il sole raggiante, che ti rivelerà per la prima volta la realtà. Allora vedrai che in tutto l&amp;rsquo;esistente vive un Piano.&lt;/p>
&lt;p>​13. È difficile che tu cada da lì, a meno che decida volontariamente di scendere verso regioni più oscure per portare la luce alle tenebre.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Non giova andare oltre su questi temi perché essi, senza esperienza, ingannano e trasferiscono al campo dell&amp;rsquo;immaginario ciò che è realizzabile. Che quanto detto fin qui possa servire! Se quel che ho spiegato non ti fosse utile, che cosa potresti obiettare se in ogni modo niente ha fondamento né ragione per lo scetticismo, prossimo all&amp;rsquo;immagine di uno specchio, al suono di un&amp;rsquo;eco, all&amp;rsquo;ombra di un&amp;rsquo;ombra?&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="xx-la-realta-interiore">XX. LA REALTA&amp;rsquo; INTERIORE&lt;/h3>
&lt;p>​1. Rifletti bene sulle mie considerazioni. In esse dovrai vedere soltanto fenomeni allegorici e paesaggi del mondo esterno. Tuttavia esse contengono anche descrizioni reali del mondo mentale.&lt;/p>
&lt;p>​2. Non devi neppure credere che i &amp;ldquo;luoghi&amp;rdquo; per i quali passi lungo il tuo cammino abbiano esistenza in sé. Una tale confusione ha spesso oscurato profondi insegnamenti, tanto che ancora oggi si crede che cieli, inferni, angeli, demoni, mostri, castelli incantati, città remote e altre cose simili siano una realtà visibile per gli &amp;ldquo;illuminati&amp;rdquo;. Lo stesso pregiudizio, ma con l&amp;rsquo;interpretazione opposta, ha fatto presa sugli scettici senza sapienza, che hanno considerato queste cose illusioni o allucinazioni di menti in delirio.&lt;/p>
&lt;p>​3. Devi comprendere, e te lo ripeto ancora, che si tratta di veri stati mentali, anche se simbolizzati da oggetti propri del mondo esterno.&lt;/p>
&lt;p>​4. Tieni conto di quanto è stato detto e impara a scoprire la verità al di là delle allegorie, che in certi casi fanno deviare la mente, ma che in altri traducono realtà impossibili da cogliere senza rappresentazione.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Quando si è parlato delle città degli dei a cui vollero giungere numerosi eroi di diversi popoli; quando si è parlato di paradisi in cui dei e uomini convivevano nell’originale natura trasfigurata; quando si è parlato di cadute e di diluvi, è stata detta una grande verità interiore.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Poi i redentori hanno portato la Parola e sono arrivati a noi in doppia natura per ristabilire quella tanto rimpianta unità perduta. Anche allora è stata detta una grande verità interiore.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Tuttavia, quando è stato detto tutto questo e lo si è posto fuori dalla mente, si è errato o si ha mentito.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>All’inversa, il mondo esterno, confuso con lo sguardo interno, obbliga questo a percorrere nuovi cammini.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Così, oggi vola verso le stelle l&amp;rsquo;eroe di quest&amp;rsquo;età. Vola attraverso regioni prima ignorate. Vola verso l&amp;rsquo;esterno del suo mondo e, senza saperlo, è spinto verso il centro interno e luminoso.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h2 id="il-paesaggio-interno">IL PAESAGGIO INTERNO&lt;/h2>
&lt;h3 id="i-la-domanda">I. LA DOMANDA&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Ecco la mia domanda: con il trascorrere della vita, cresce in te la felicità o la sofferenza? Non chiedermi di definire queste parole. Rispondi in base a ciò che senti&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Per quanto saggio e potente tu possa essere, rifiuterò il tuo esempio se la felicità e la libertà non crescono in te ed in coloro che ti circondano.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Accetta invece la mia proposta: prendi come modello ciò che nasce e non ciò che cammina verso la morte. Salta al di là della tua sofferenza ed allora non crescerà l’abisso, ma la vita che è in te.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non c’è passione né idea né atto umano che possa ignorare l’abisso. Parliamo allora dell’unica cosa che meriti di essere trattata: l’abisso e ciò che l’oltrepassa.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="ii-la-realta">II. LA REALTA’&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Che cosa vuoi tu? Se dici che la cosa più importante è l’amore o la sicurezza, allora parli di stati d’animo, di qualcosa che non vedi.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se dici che la cosa più importante è il denaro, il potere, il riconoscimento sociale, la causa giusta, Dio o l’eternità, allora parli di qualcosa che vedi o che immagini.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Saremo d’accordo quando dirai: “Voglio la causa giusta, perché rifiuto la sofferenza!”; “&amp;hellip; Voglio questo perché mi dà tranquillità e non quest’altro perché mi sconcerta e mi fa violenza”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non sarà, allora, che ogni aspirazione, ogni intenzione, ogni affermazione ed ogni negazione ha per centro il tuo stato d’animo? Potresti replicare che un numero non cambia valore per il fatto di essere tristi od allegri e che il sole rimarrebbe il sole anche se l’essere umano non esistesse.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Io ti dirò che il valore di uno stesso numero è diverso a seconda che tu debba dare o ricevere e che il sole occupa più spazio negli esseri umani che nei cieli.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>La luce scintillante di un fuscello acceso o di una stella danza per il tuo occhio. Così, non c’è luce senza occhio e, se altro fosse l’occhio, diverso effetto avrebbe quello scintillio di luce.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Allora, che il tuo cuore affermi: “Amo questa luce scintillante che vedo!” ma che non dica mai: “Né il sole né il fuscello né la stella hanno alcun legame con me”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Di quale realtà parli al pesce ed al rettile, al grande animale, al piccolo insetto, all’uccello, al bambino, al vecchio, a colui che dorme ed a colui che veglia, freddo o febbricitante, sui suoi calcoli o sulla sua paura?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Dico che l’eco del reale mormora o rimbomba a seconda dell’udito che lo percepisce; che se altro fosse l’udito, altro canto avrebbe ciò che tu chiami “realtà”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Allora, che il tuo cuore affermi: “Amo la realtà che costruisco!”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="iii-il-paesaggio-esterno">III. IL PAESAGGIO ESTERNO&lt;/h3>
&lt;p>Guarda quella coppia, come cammina lentamente. Mentre lui le cinge la vita, lei reclina dolcemente il capo sulla spalla amica. Ed avanzano nell’autunno dalle foglie che volteggiano crepitanti&amp;hellip; tra sfumature di giallo, di rosso, di viola. Giovani e belli, eppure avanzano verso la sera dalla nebbia grigio piombo. Una pioggia leggera e fredda e giochi per bambini, senza bambini, in giardini deserti.&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>In alcuni questa scena riaccende una leggera e, forse, tenera nostalgia. In altri suscita sogni. In altri ancora, promesse che si compiranno nei giorni radiosi a venire. Ed è così che, di fronte allo stesso mare, alcuni provano angoscia mentre altri si sentono riconfortati. E mille hanno un brivido contemplando le vette coperte di ghiaccio mentre altri mille guardano con ammirazione quegli stessi cristalli scolpiti su scala gigantesca. Gli uni depressi, gli altri esaltati, di fronte allo stesso paesaggio.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se uno stesso paesaggio è diverso per due persone, dove sta la differenza?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Questo vale sia per ciò che si vede sia per ciò che si ascolta. Prendi ad esempio la parola “futuro”. Alcuni rabbrividiscono mentre altri rimangono indifferenti ed altri ancora sacrificherebbero il proprio “oggi” per essa.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Prendi ad esempio la musica. Prendi ad esempio le parole che hanno un significato sociale o religioso.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>A volte accade che un paesaggio sia rifiutato, a volte che sia accettato dalle moltitudini e dai popoli. Ma un tale rifiuto od una tale accettazione sono nel paesaggio o nel seno delle moltitudini e dei popoli?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Tra il sospetto e la speranza, la tua vita si orienta verso paesaggi che corrispondono a cose che sono già in te.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Tutto questo mondo che non hai scelto ma che ti è stato dato affinché tu lo umanizzi, è il paesaggio che più cresce al crescere della vita. Allora, il tuo cuore non dica mai: “Né l’autunno né il mare né i monti coperti di ghiaccio hanno alcun legame con me”, ma affermi invece: “Amo la realtà che costruisco!”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="iv-il-paesaggio-umano">IV. IL PAESAGGIO UMANO&lt;/h3>
&lt;p>Se una stella lontana è legata a te, che debbo pensare di un paesaggio vivente, dove i cervi corrono tra gli alberi annosi, dove gli animali più selvaggi leccano dolcemente i loro piccoli? Che debbo pensare del paesaggio umano, dove convivono opulenza e miseria, dove alcuni bambini ridono mentre altri non trovano la forza per esprimere il loro pianto?&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Perché se dici: “Abbiamo raggiunto altri pianeti”, devi anche dire: “Abbiamo massacrato e schiavizzato popoli interi, abbiamo riempito le carceri di gente che chiedeva libertà, abbiamo mentito dall’alba al tramonto&amp;hellip; abbiamo falsificato il nostro pensiero, il nostro sentimento, la nostra azione. Abbiamo attentato alla vita ad ogni nostro passo perché abbiamo creato sofferenza”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>In questo paesaggio umano conosco il mio cammino. Ma se proveniamo da direzioni opposte, cosa accadrà quando ci incontreremo? Rifiuto qualunque fazione che proclami un ideale più alto della vita e qualunque causa che, per imporsi, generi sofferenza. Perciò, prima di accusarmi di non far parte di alcuna fazione, esamina le tue mani: che tu non vi scopra il sangue che macchia i complici. Se credi che sia un atto di coraggio impegnarti a favore di qualcuna di esse, che dirai di colui che tutte le fazioni assassine accusano di non impegnarsi? Voglio una causa degna del paesaggio umano, una causa che si impegni a vincere il dolore e la sofferenza.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Nego ogni diritto di accusare a coloro che appartengono ad una fazione nella cui storia, vicina o lontana, figuri la soppressione della vita.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Nego ogni diritto di sospettare a coloro che nascondono i loro volti sospetti.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Nego ogni diritto ad ostacolare i nuovi cammini che l’essere umano ha bisogno di percorrere: lo nego anche quando si ricorre, come massimo argomento a favore, alle impellenti necessità del momento attuale.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Neppure quanto di peggio c’è nel criminale mi è estraneo. E se lo riconosco nel paesaggio, lo riconosco anche in me. E’ per questo che voglio superare in me e in ogni essere umano ciò che lotta per sopprimere la vita. Voglio superare l’abisso!&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Ogni mondo a cui aspiri, ogni giustizia che invochi, ogni amore che cerchi, ogni essere umano che vorresti seguire o distruggere sta anche dentro di te. Se qualche cosa si modifica dentro di te, essa modificherà il tuo orientamento nel paesaggio in cui vivi. Allora, se hai bisogno di qualche cosa di nuovo, per trovarla dovrai superare il vecchio che domina dentro di te.&lt;br>
Ma come lo farai?&lt;br>
Comincia a renderti conto di questo: anche se ti sposti in un luogo diverso, porti sempre con te il tuo paesaggio interno.&lt;/p>
&lt;h3 id="v-il-paesaggio-interno">V. IL PAESAGGIO INTERNO&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Tu cerchi ciò che credi che ti farà felice. Ma ciò che tu credi non corrisponde a ciò che l’altro cerca. Potrebbe accadere che tu e l’altro desideriate ardentemente cose opposte e che, per questo, arriviate a credere che la felicità dell’uno si opponga alla felicità dell’altro. Ma potrebbe anche accadere che desideriate la stessa cosa e che, essendo questa unica od insufficiente, per altra via arriviate ancora a credere che la felicità dell’uno si opponga alla felicità dell’altro.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Sembra, dunque, che si possa disputare tanto per uno stesso oggetto quanto per oggetti tra loro opposti. Strana logica, quella delle credenze, capace di suscitare uno stesso comportamento di fronte a due oggetti che sono l’uno il contrario dell’altro!&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Deve stare nel cuore di ciò che credi la chiave di ciò che fai. Tanto potente è il fascino di ciò che credi che tu ne affermi la realtà anche se essa esiste solo nella tua testa.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ma torniamo al punto: tu cerchi ciò che credi che ti farà felice. Però, ciò che credi delle cose non sta in esse, ma nel tuo paesaggio interno. Quando tu ed io guardiamo un fiore, possiamo essere d’accordo su molte cose. Ma quando tu dici che quel fiore ti darà la felicità suprema, mi rendi difficile ogni comprensione, perché non parli più del fiore, ma di ciò che credi che esso produrrà in te. Parli di un paesaggio interno che forse non coincide con il mio. Basterà che tu faccia un altro passo ancora, ed ecco che cercherai di impormi il tuo paesaggio. Valuta bene le conseguenze che possono derivare da questo fatto.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E’ chiaro che il tuo paesaggio interno non è solo ciò che credi delle cose, ma anche ciò che ricordi, senti ed immagini di te stesso, degli altri, dei fatti, dei valori e del mondo in generale. Forse è questo che dobbiamo comprendere: paesaggio esterno è ciò che percepiamo delle cose; paesaggio interno è ciò che filtriamo di esse con il setaccio del nostro mondo interno. Questi due paesaggi sono una cosa sola e costituiscono la nostra indivisibile visione della realtà.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="vi-centro-e-riflesso">VI. CENTRO E RIFLESSO&lt;/h3>
&lt;p>“Paesaggio esterno è ciò che percepiamo delle cose; paesaggio interno è ciò che filtriamo di esse con il setaccio del nostro mondo interno. Questi paesaggi sono una cosa sola e costituiscono la nostra indivisibile visione della realtà”. E prenderemo direzioni diverse a seconda della visione che abbiamo della realtà.&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Ma è chiaro che la tua visione si modifica mentre avanzi.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non può esserci alcun apprendimento, per quanto piccolo, se ti limiti alla contemplazione. Apprendi perché agisci in qualche modo su ciò che contempli: e quanto più agisci tanto più apprendi, perché la tua visione si modifica mentre avanzi.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Che cosa hai imparato del mondo? Hai imparato ciò che hai fatto. Che cosa vuoi dal mondo? Dipende da ciò che ti è successo. Che cosa non vuoi dal mondo? Dipende da ciò che ti è accaduto.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ascoltami, cavaliere che vai a cavallo del tempo: puoi arrivare al tuo paesaggio più profondo per tre diversi sentieri. E cosa vi troverai? Mettiti al centro del tuo paesaggio interno e vedrai che qualunque direzione moltiplica quel centro.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Circondato da una muraglia triangolare di specchi, il tuo paesaggio si riflette all’infinito in infinite sfumature. E lì ogni movimento si trasforma e si ricompone sempre di nuovo in accordo al modo in cui dirigi la tua visione lungo il cammino di immagini che hai scelto. Puoi arrivare a vedere davanti a te le tue proprie spalle e, muovendo una mano a destra, puoi vederla rispondere a sinistra.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se ambisci a qualche cosa nello specchio del futuro, vedrai che essa corre in direzione opposta nello specchio dell’oggi od in quello del passato.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Cavaliere che vai a cavallo del tempo, che cos’è il tuo corpo se non il tempo stesso?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="vii-dolore-sofferenza-e-senso-della-vita">VII. DOLORE, SOFFERENZA E SENSO DELLA VITA&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>La fame, la sete, la malattia ed ogni danno fatto al corpo, sono il dolore. Il timore, la frustrazione, la disperazione ed ogni danno fatto alla mente, sono la sofferenza. Il dolore fisico retrocede con il progredire della scienza e della società. La sofferenza mentale retrocede con l’avanzare della fede nella vita, vale a dire a misura che la vita acquista un senso.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se per caso ti immagini come una meteora fugace che ha perso il proprio splendore toccando questa terra, accetterai il dolore e la sofferenza come la natura stessa delle cose. Ma se credi di essere stato lanciato nel mondo per compiere la missione di umanizzarlo, ringrazierai coloro che ti hanno preceduto e che hanno costruito laboriosamente il tuo gradino perché tu possa continuare l’ascesa.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Creatore di mille nomi, costruttore di significati, trasformatore del mondo&amp;hellip; i tuoi padri ed i padri dei tuoi padri continuano in te. Non sei una meteora che cade ma una freccia luminosa che vola verso i cieli. Sei il senso del mondo; quando chiarifichi il tuo senso, illumini la Terra. Quando perdi il tuo senso, la Terra si oscura e l’abisso si apre.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ti dirò qual è il senso della tua vita qui: umanizzare la Terra! Che cosa significa umanizzare la Terra? Significa vincere il dolore e la sofferenza, imparare senza limiti, amare la realtà che costruisci.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non posso chiederti di andare oltre; ma non deve sembrarti irriverente questa mia affermazione: “Ama la realtà che costruisci e neanche la morte fermerà il tuo volo!”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non compirai la tua missione se non userai le tue forze per vincere il dolore e la sofferenza in coloro che ti circondano. E se riuscirai a far sì che essi, a loro volta, intraprendano il compito di umanizzare il mondo, il loro destino si aprirà e per loro inizierà una vita nuova.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="viii-il-cavaliere-e-la-sua-ombra">VIII. IL CAVALIERE E LA SUA OMBRA&lt;/h3>
&lt;p>Quando il sole imporporò il cammino, l’ombra si allungò tra pietre e dure sterpaglie. E il cavaliere cominciò a rallentare l’andatura fino a che si fermò vicino a un fuoco giovane. E un vecchio, che accarezzava le fiamme con le mani, salutò il cavaliere. Questi scese di sella e parlarono. Poi il cavaliere continuò per la sua strada.&lt;br>
Quando l’ombra cadde sotto gli zoccoli del cavallo, il cavaliere si fermò un istante e scambiò alcune parole con un uomo che lo aveva chiamato dal ciglio della strada.&lt;br>
Quando l’ombra si allungò alle spalle del cavaliere, questi non rallentò più il passo. E un giovane che voleva fermarlo riuscì solo a gridargli: “Stai andando nella direzione opposta!”.&lt;br>
Ma la notte fece smontare di sella il cavaliere; ed egli, solo, vide l’ombra nella sua anima. Allora, sospirando tra sé e le stelle, disse:&lt;br>
“In uno stesso giorno, un vecchio mi ha parlato della solitudine, della malattia e della morte; un uomo, di come sono le cose e della realtà della vita. Infine, un giovane, che neanche è riuscito a parlarmi, ha cercato, gridando, di deviare la mia strada verso una direzione sconosciuta.”&lt;br>
Il vecchio aveva paura di perdere le sue cose e la sua vita; l’uomo, paura di non riuscire a cogliere ciò che credeva fossero le sue cose e la sua vita; ed il giovane, paura di non poter fuggire dalle sue cose e dalla sua vita.&lt;br>
Strani incontri questi, in cui il vecchio soffre per il suo breve futuro e si rifugia nel suo lungo passato. L’uomo soffre per la sua situazione presente e cerca riparo in ciò che è accaduto ed in ciò che accadrà, a seconda che guardi davanti a sé od alle proprie spalle. Ed il giovane soffre perché il suo breve passato lo tallona e si rifugia in un lungo futuro.&lt;br>
Tuttavia, riconosco in quei tre volti il mio volto e mi sembra di comprendere che ogni essere umano, qualunque sia la sua età, può passare da un tempo all’altro e vedere in ognuno di essi fantasmi che non esistono. O forse esiste oggi l’offesa che ho patito nella mia gioventù? Forse esiste oggi la mia vecchiaia? E’ forse reale il pericolo che in questa oscurità si annidi già la mia morte?&lt;br>
Ogni sofferenza s’insinua attraverso il ricordo, l’immaginazione od attraverso ciò che viene percepito. Ma è anche grazie a queste tre vie che esistono il pensiero, il sentimento e l’azione dell’essere umano. Allora, è vero che queste tre vie sono necessarie, ma è anche vero che esse diventano canali di distruzione quando la sofferenza le contamina.&lt;br>
Ma la sofferenza non sarà forse il segnale che la vita ci invia quando la sua corrente si inverte?&lt;br>
La vita può essere invertita da qualcosa (che non conosco ) che si fa nella vita stessa.&lt;br>
Ma se è così, quel vecchio, quell’uomo e quel giovane qualcosa hanno fatto nella loro vita perché essa si invertisse.&lt;br>
Allora il cavaliere, che meditava nell’oscurità della notte, si addormentò. Addormentandosi, sognò e nel suo sogno il paesaggio si illuminò.&lt;br>
Si trovava al centro di uno spazio triangolare chiuso da muri di specchi. Gli specchi riflettevano la sua immagine, moltiplicandola. Se sceglieva una direzione, si vedeva vecchio, se ne prendeva un’altra, il suo volto era d’uomo o di ragazzo&amp;hellip;&lt;br>
Ma egli si sentiva un bambino, al centro di se stesso.&lt;br>
Allora tutto cominciò a oscurarsi e quando non poté riconoscere altro che la nera oscurità, il cavaliere si svegliò.&lt;br>
Aprì gli occhi e vide la luce del sole. Poi montò a cavallo e, vedendo che l’ombra si allungava, disse tra sé: “E’ la contraddizione ciò che inverte la vita e genera sofferenza&amp;hellip; Il sole cala affinché il giorno si trasformi in notte. Ma come sarà il giorno, dipenderà da ciò che io ne farò.”&lt;/p>
&lt;h3 id="ix-contraddizione-e-unita">IX. CONTRADDIZIONE E UNITA’&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>La contraddizione inverte la vita. E’ proprio l’inversione della corrente crescente della vita a essere sperimentata come sofferenza. Per questo la sofferenza è il segnale che avverte della necessità di cambiare la direzione delle forze che si oppongono alla crescita della vita.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Colui che per le continue frustrazioni è fermo nel cammino, è fermo solo in apparenza perché in realtà torna indietro. E sempre di nuovo i fallimenti passati chiudono il suo futuro. Chi si sente frustrato vede il proprio futuro come ripetizione del passato, pur sentendo allo stesso tempo la necessità di staccarsi da esso.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Chi affronta il futuro in preda al risentimento, che cosa non farà pur di vendicare il suo passato, pur di prendersi la rivincita?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E nella frustrazione e nel risentimento si fa violenza al futuro per farlo curvare e spingerlo ad un ritorno pieno di sofferenza.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>A volte i saggi hanno raccomandato l’amore come scudo protettivo contro gli assalti della sofferenza&amp;hellip; Ma la parola “amore”, ingannevole parola, significa per te una rivincita sul passato oppure un’avventura limpida, originale e sconosciuta, lanciata verso l’avvenire?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ho visto in che modo grottesco un atteggiamento solenne cerchi di nascondere ciò che è ridicolo e di quale grigiore una vuota serietà ricopra chi è dotato di scarso talento. Allo stesso modo, ho riconosciuto in molti amori l’auto-affermazione che sa di vendetta.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Che idea hai dei saggi? Non è forse vero che te li immagini come esseri solenni, dai gesti lenti&amp;hellip; che hanno sofferto enormemente e che dall’alto di una posizione acquisita con tale merito, ti rivolgono discorsi invitanti dove è spesso ripetuta la parola “amore”?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>In ogni vero saggio, io ho visto un bambino che gioca nel mondo delle idee e delle cose, che crea generose e brillanti bolle di sapone che egli stesso fa scoppiare. Negli occhi scintillanti di tutti i veri saggi, ho visto “danzare verso il futuro i piedi leggeri dell’allegria”. Ma davvero poche volte ho ascoltato dalle loro bocche la parola “amore”&amp;hellip; perché un vero saggio non giura mai invano.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non credere di purificare il tuo passato segnato dalla sofferenza con la vendetta e tantomeno con la parola “amore” usata come formula onnipotente o come esca per una nuova trappola.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Amerai veramente quando costruirai con gli occhi puntati verso il futuro. E quando ricorderai un tuo grande amore, dovrai accompagnare quel ricordo solo con una dolce e silenziosa nostalgia, ringraziando dentro di te per l’insegnamento che dal passato è giunto fino al tuo presente.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Perciò non ti libererai della tua sofferenza passata falsando o svilendo il futuro. Ci riuscirai solo se cambierai la direzione delle forze che provocano contraddizione in te.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Credo che saprai distinguere tra difficoltà (sia benvenuta, poiché puoi saltare al di là di essa) e contraddizione (solitario labirinto senza via di uscita).&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ogni azione contraddittoria che tu abbia compiuto in una qualunque circostanza della tua vita, possiede un inequivocabile sapore di violenza interna e di tradimento verso se stessi. E non importa per quali motivi tu ti sia trovato nella condizione di compierla; importa, invece, il modo in cui hai organizzato la tua realtà, il tuo paesaggio in quel preciso istante. Allora qualcosa si è rotto dentro di te ed ha cambiato la direzione della tua vita. E in più ti ha predisposto a subire una nuova frattura. Infatti, le azioni contraddittorie fanno sì che tu tenda a ripeterle; lo stesso vale per le azioni unitive, che cercano sempre di riapparire.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Con le azioni quotidiane si superano difficoltà, si raggiungono piccoli obiettivi o si incorre in piccoli fallimenti. Sono atti gradevoli o sgradevoli che accompagnano la vita quotidiana come le impalcature accompagnano una grande costruzione. Le impalcature non sono la costruzione ma sono necessarie per realizzarla. E non importa di quale materiale siano fatte, l’importante è che siano adeguate allo scopo.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Quanto alla costruzione in sé, sappi che dove poni materiale difettoso, moltiplichi il difetto, e che dove lo poni solido, proietti solidità nel futuro.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Le azioni contraddittorie e quelle unitive sono in stretto rapporto con quanto c’è di essenziale nella costruzione della tua vita. Quando ti trovi di fronte a esse, non devi sbagliarti, perché se lo fai, comprometti il tuo futuro ed inverti la corrente della tua vita&amp;hellip; e poi come potrai liberarti della sofferenza?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ma in questo momento le tue azioni contraddittorie sono già numerose. Se tutto è falso fin dalle fondamenta, che ti resta da fare? Forse smontare tutta la tua vita per ricominciarla daccapo? Permettimi di dirti che non credo che tutta la tua costruzione sia falsa. Perciò abbandona idee tanto drastiche che possono causarti mali ancora più grandi di quelli che oggi patisci.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Una nuova vita non si basa sul distruggere i “peccati” commessi, quanto piuttosto sul riconoscerli; in questo modo, risulterà chiaro per l’avvenire che tali errori non sono affatto convenienti.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Una vita comincia quando le azioni unitive, moltiplicandosi, riescono ad equilibrare, con il loro effetto positivo, un rapporto di forze prima avverso e quindi a ribaltarlo a loro favore.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Deve esserti molto chiaro questo: tu non sei in guerra con te stesso. Comincerai a trattarti come tratteresti un amico con cui hai bisogno di riconciliarti perché la vita stessa e l’ignoranza ti hanno allontanato da lui.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Per riconciliarti dovrai prendere una prima decisione: quella di comprendere le contraddizioni del tuo passato. Poi una nuova decisione, quella di voler vincere con tutto il cuore tali contraddizioni. Infine, la decisione di costruire la tua vita con azioni unitive, rifiutando i materiali che tanti danni hanno attirato sul tuo capo.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Conviene in effetti che tu chiarisca quali sono, nel tuo passato e nella tua situazione presente, le azioni contraddittorie che veramente ti imprigionano. Ciò che ti permetterà di riconoscerle è la sofferenza accompagnata da violenza interna e da un sentimento di tradimento verso se stessi. Le azioni contraddittorie, infatti, inviano segnali precisi.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non sto dicendo che devi mortificarti con dettagliati racconti del tuo passato e della tua vita presente. Ti raccomando semplicemente di considerare tutto ciò che ha cambiato la tua rotta, spingendoti in una direzione sfortunata e che ancora ti tiene legato con forza. Non ingannarti ancora una volta dicendoti che si tratta di “problemi superati”. Non è superato né adeguatamente compreso ciò che non è affiancato da una nuova forza che ne compensi e ne vinca l’influenza.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Tutti questi suggerimenti avranno valore solo se sarai disposto a creare un nuovo paesaggio nel tuo mondo interno. Ma nulla potrai fare per te se penserai solo a te stesso. Se vuoi avanzare, dovrai in qualche momento riconoscere che la tua missione è quella di umanizzare il mondo che ti circonda.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se vuoi costruire una vita nuova, libera da contraddizioni, e superare gradualmente la sofferenza, devi tener conto di due falsi argomenti: con il primo si sostiene che bisogna risolvere i problemi personali prima di dare inizio ad una qualunque attività costruttiva nel mondo; con il secondo si afferma la necessità di un completo oblìo di se stessi in favore dell’ “impegno nel mondo”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se vuoi crescere, dovrai aiutare a crescere coloro che ti circondano. E ciò che sto affermando, che tu sia d’accordo o meno con me, non ammette alternative.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="x-lazione-valida">X. L’AZIONE VALIDA&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Qualunque inversione della corrente crescente della vita viene sperimentata come sofferenza. Quindi la contraddizione non è la sola fonte di danno per la mente. Ma mentre numerose forme di sofferenza possono essere superate per la forza stessa delle circostanze, la contraddizione continua a tessere la sua oscura rete di ombre.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Chi non ha sofferto per la perdita di affetti, di immagini, di oggetti? Chi non ha avuto paura, chi non si è disperato, chi non ha provato compassione e chi non si è ribellato, pieno di rabbia, contro gli uomini, la natura e gli avvenimenti fatali e non voluti? Eppure, ciò che si temeva nell’oscurità è sfumato con il giorno e molto di ciò che si è perso è stato dimenticato. Ma quell’intimo tradimento verso se stessi continua a vivere nel passato ed avvelena il futuro.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Quanto c’è di essenziale nella vita umana viene costruito con materiali di unità o di contraddizione. Qui sta la memoria più profonda dell’essere umano, la memoria che proietta l’esistenza al di là di ogni apparente limite o che, al contrario, la disintegra proprio sulla soglia. Che ogni essere umano possa, nel momento finale di revisione della sua vita, ricordare la sua unità interna!&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E qual è il sapore dell’azione unitiva? Lo riconoscerai da una profonda pace, accompagnata da una dolce allegria, che ti pone in accordo con te stesso. Una tale azione ha come segno la verità più integra perché in essa si unificano in stretta amicizia il pensiero, il sentimento ed il fare nel mondo. Indubitabile azione valida che vorremmo ripetere mille volte se vivessimo mille vite!&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ogni fenomeno che fa diminuire la sofferenza altrui viene sperimentato da chi lo produce come un’azione valida, come un’azione unitiva.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Due tendenze stanno ai limiti del fare: lì, l’abisso che cresce nella contraddizione e, al di sopra, il volo che permette di superarlo grazie all’azione valida.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>La corda della vita, allentandosi e tendendosi, cerca la sua propria modulazione fino a quando fa risuonare la nota a cui aspira. Devono esistere una nota, un accordo ed una particolare tecnica che permettano di far sorgere e poi di moltiplicare la vibrazione in modo appropriato.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>La morale dei popoli ha balbettato fintanto che l’uomo non ha potuto ergersi sul suo paesaggio. E la morale ha indicato il “sì” e il “no” dell’azione, rivendicando il “bene” e perseguitando il “male”. Continuerà il bene a essere bene in questo paesaggio tanto diverso? Se un immutabile Dio lo afferma, sia! Però, se Dio è scomparso per molti, a chi spetta ormai il diritto di giudicare? Perché la legge cambia con l’opinione dei tempi.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Questo è il punto: i principi di azione valida grazie ai quali ogni essere umano potrà vivere in unità interna, saranno delle immagini fisse a cui bisognerà ubbidire oppure saranno in rapporto con ciò che si sperimenta rispettivamente quando vengono rifiutati e quando vengono seguiti?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non discuteremo qui la natura dei principi di azione valida. In ogni modo, terremo conto della necessità della loro esistenza.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xi-proiezione-del-paesaggio-interno">XI. PROIEZIONE DEL PAESAGGIO INTERNO&lt;/h3>
&lt;p>Abbiamo parlato del paesaggio, della sofferenza, della contraddizione e delle azioni che danno unità alla corrente della vita. Si potrebbe credere che tutto questo rimanga chiuso all’interno dell’essere umano o che, nel migliore dei casi, si manifesti all’esterno come azione individuale priva di grandi conseguenze. Ma in realtà accade il contrario.&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Ogni contraddizione inverte la vita e compromette il futuro tanto di chi la patisce quanto di chi è in contatto con il portatore di una tale sventura. Ogni contraddizione personale contamina il paesaggio umano più vicino come un’invisibile malattia che si rivela soltanto attraverso i suoi effetti.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Nei tempi antichi la colpa delle sventure che colpivano una terra veniva gettata sui demoni o sugli stregoni. Ma in seguito, il progresso della scienza è risultato più utile, sia per gli accusati che per gli accusatori, di millenni di inutile diatriba. E tu, a quale delle due fazioni avresti aderito? Ma sia che ti fossi schierato dalla parte dei puri che da quella dei reprobi, avresti gettato nella mischia solo la tua stupidità.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ancora oggi, quando cerchi i colpevoli delle tue disgrazie, aggiungi un ulteriore anello alla lunga catena della superstizione. Allora, rifletti prima di puntare il dito, perché forse è stato un incidente oppure la proiezione all’esterno delle tue contraddizioni a provocare certi risultati da te non voluti.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Che i tuoi figli prendano una direzione opposta a quella che tu desideri dipende più da te che dal tuo vicino, e certamente più da te che da un terremoto che si è verificato in un’altra parte del pianeta.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Quindi, se la tua influenza arriva a tutto un popolo, metti molta cura nel superare le tue contraddizioni per non avvelenare con esse l’aria che tutti respirano. Tu sarai responsabile di te stesso e di coloro che riunisci intorno a te.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Per tutto questo, se la tua missione consiste nell’umanizzare la Terra, fortifica le tue mani di nobile lavoratore.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xii-compensazione-riflesso-e-futuro">XII. COMPENSAZIONE, RIFLESSO E FUTURO&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Forse la vita è solo azione e reazione? La fame sogna la sazietà, l’oppresso la libertà; il dolore cerca il piacere e il piacere si annoia di se stesso.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se la vita è solo una continua ricerca di sicurezza per chi teme il futuro o di affermazione di sé per chi è disorientato od anelito di vendetta per chi ha patito la frustrazione&amp;hellip; di quale libertà, di quale responsabilità, di quale impegno si potrà fare una bandiera?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E se la vita è solo lo specchio che riflette un paesaggio, come potrà cambiare ciò che riflette?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Tra la fredda meccanica dei pendoli ed i fantasmi di un’ottica di soli specchi, che cosa puoi affermare tu senza negare, o senza tornare indietro o senza ricorrere ad una ripetizione aritmetica?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se dici sì a ciò che cerca se stesso, a ciò che ha per natura il trasformarsi, a ciò che non trova sazietà in se stesso e che è essenzialmente aperto al futuro, allora ami la realtà che costruisci. Questa è allora la tua vita: la realtà che costruisci!&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E ci sarà azione e reazione ed anche riflesso e incidente; ma se avrai aperto il tuo futuro, niente potrà fermarti.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Che attraverso la tua bocca la vita parli così: “Non esiste niente che possa fermarmi!”&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Inutile e malvagia è la profezia che annuncia l’ecatombe del mondo. Io affermo che l’essere umano non solo continuerà a vivere, ma anche che crescerà senza limiti. E dico inoltre che chi nega la vita desidera rubare ogni speranza, palpitante cuore dell’agire umano.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Che in futuro, nei momenti più oscuri, la tua allegria ti faccia ricordare questa frase: “La vita cerca la crescita, non la compensazione del nulla!”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xiii-i-sensi-provvisori">XIII. I “SENSI” PROVVISORI&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Quando, spinto dal pendolo della compensazione, cerco un senso che giustifichi la mia esistenza, mi muovo verso ciò di cui ho bisogno o di cui credo di aver bisogno. Posso raggiungere o no ciò che cerco, ma in ogni caso, che ne sarà del senso che mi sono dato (inteso come movimento in una certa direzione)?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>I “sensi” provvisori, pur essendo necessari allo sviluppo delle attività umane, non possono mai dare fondamento all’esistenza. In effetti, il successo potrà anche arridermi in un determinato momento, ma che mi succederà nel caso in cui la situazione cambiasse per un incidente qualunque?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se non si vuole ridurre l’esistenza all’annullamento od alla frustrazione, sarà necessario scoprire un senso che neppure la morte (se questo fosse l’incidente) possa annullare o frustrare.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non potrai giustificare l’esistenza se ad essa porrai come fine l’assurdo della morte. Finora tu ed io siamo stati compagni di lotta. Né tu né io abbiamo voluto piegarci dinanzi ad alcun dio. Vorrei poterti ricordare sempre così. Allora perché mi abbandoni quando non accetto l’inesorabilità della morte? Una volta abbiamo detto: “Neppure gli dèi sono al di sopra della vita!” Allora come mai adesso ti inginocchi davanti alla negazione della vita? Tu puoi fare quello che vuoi ma io non abbasserò la testa dinanzi a nessun idolo, anche quando la fede nella ragione sembrerà “giustificarlo”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se la ragione sta al servizio della vita, che serva a farci saltare al di là della morte. Che la ragione elabori allora un senso esente da ogni frustrazione, da ogni incidente, da ogni annullamento.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Al mio fianco non vorrò chi è spinto dalla paura a proiettare una trascendenza, ma chi alza la testa per ribellarsi contro la fatalità della morte.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Per questo amo i santi che non hanno paura ma che amano veramente ed amo quanti vincono il dolore e la sofferenza, giorno per giorno, con la scienza e la ragione. Ed in verità non vedo differenza tra il santo e colui che anima la vita con la sua scienza. Quali esempi sono migliori di questi, quali guide superiori a queste?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Un senso che non sia solo provvisorio non accetterà la morte come fine della vita, ma affermerà la trascendenza come massima disubbidienza all’apparente Destino. E colui che afferma che le sue azioni mettono in moto una serie di avvenimenti che continuano negli altri ha fra le mani parte del filo dell’eternità.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xiv-la-fede">XIV. LA FEDE&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Ogni volta che ascolto la parola “fede”, dentro di me sorge un sospetto.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ogni volta che qualcuno ne parla, mi domando quale sia l’utilità della “fede”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ho visto la differenza che esiste tra la fede ingenua (che chiamiamo anche “credulità”) e la fede violenta ed ingiustificata che genera il fanatismo. Nessuna delle due è accettabile, perché la prima apre la porta agli incidenti mentre l’altra vuole imporre con la forza il suo paesaggio febbricitante.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ma qualcosa d’importante dovrà pur esserci in questa forza tremenda, capace di dare impulso alle cause migliori. Che la fede sia una credenza che abbia per fondamento l’utilità per la vita!&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se qualcuno afferma che la fede e la scienza si oppongono, replicherò che sono disposto ad accettare la scienza fintanto che essa non si opponga alla vita.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Nulla impedisce che la fede e la scienza, se hanno la stessa direzione, contribuiscano entrambe al progresso, apportando l’una l’entusiasmo e l’altra lo sforzo metodico.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E colui che desidera umanizzare, che aiuti a innalzare gli animi, indicando le possibilità future. Serve forse alla vita la sconfitta a priori dello scettico? Senza la fede, la scienza stessa avrebbe forse potuto svilupparsi?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ecco un tipo di fede che va contro la vita: la fede che fa dire: “La scienza distruggerà il nostro mondo”. Quanto è meglio, invece, aver fede nella possibilità di umanizzare la scienza e lavorare, giorno dopo giorno, per far prevalere la direzione positiva che le fu impressa all’origine.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se una fede è capace di aprire il futuro e di dar senso alla vita, imprimendole una direzione che dalla sofferenza e dalla contraddizione la porta al compimento di azioni valide, allora la sua utilità risulta evidente.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Tale fede, così come la fede in se stessi, negli altri e nel mondo che ci circonda, è utile alla vita.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Quando dici: “La fede è utile”, sicuramente urterai qualche orecchio particolarmente sensibile. Ma questo non deve preoccuparti, perché nonostante suoni uno strumento diverso dal tuo, quel fine musico dovrà riconoscere che la fede è utile anche a lui, se solo si esamina un po’.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se riesci ad avere fede in te stesso e nella parte migliore di coloro che ti circondano, fede nel nostro mondo ed in una vita sempre aperta al futuro, tutti i problemi che fino ad oggi ti sono parsi invincibili si ridimensioneranno.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xv-dare-e-ricevere">XV. DARE E RICEVERE&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Vediamo quale rapporto stabilisci con il tuo paesaggio esterno. Forse ti succede di considerare gli oggetti, le persone, i valori, gli affetti, come cose che sono state messe davanti a te perché tu le scelga e le divori per soddisfare i tuoi particolari appetiti. E’ probabile che una tale visione centripeta del mondo riveli una contrazione che va dal pensiero fino ai muscoli.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se è così, di sicuro apprezzerai molto tutto ciò che si riferisce a te: sia i piaceri che le sofferenze. Allora, sarà molto difficile che tu voglia superare i tuoi problemi intimi, poiché in essi riconosci un tono che in ogni caso è tuo. Dal pensiero fino ai muscoli, tutto in te è stato educato a contrarre, a non lasciare andare. Di conseguenza, anche quando agisci con generosità, il calcolo motiva il tuo comportamento apparentemente disinteressato.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Tutto entra. Niente esce. Quindi tutto in te si intossica, dal pensiero fino ai muscoli.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E intossichi quanti ti circondano. Come potrai allora rimproverare loro l’“ingratitudine” che mostrano verso di te?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se parliamo di “dare” e di “aiuto”, tu penserai subito a ciò che gli altri ti possono dare od a come possono aiutarti. Ma il migliore aiuto che potrebbero darti consiste nell’insegnarti a rilassare la tua contrazione.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Dico che il tuo egoismo non è un peccato ma il tuo fondamentale errore di calcolo, perché hai ingenuamente creduto che ricevere sia più che dare.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ricorda i momenti migliori della tua vita e comprenderai che sono stati sempre accompagnati da un dare disinteressato. Questa sola riflessione dovrebbe essere sufficiente a farti cambiare la direzione della tua esistenza&amp;hellip; Ma non sarà sufficiente.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Spero di parlare per un altro e non per te, poiché tu di sicuro avrai compreso frasi come “umanizzare la Terra”, “aprire il futuro”, “vincere la sofferenza nel mondo che ci circonda” ed altre ancora che hanno per fondamento la capacità di dare.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>“Amare la realtà che si costruisce” non vuol dire porre come chiave del mondo la soluzione dei propri problemi.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Terminiamo questo punto: vuoi superare la tua contraddizione profonda? Se è così, compi azioni valide. Ed esse saranno veramente tali quando darai aiuto a coloro che ti circondano.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xvi-i-modelli-di-vita">XVI. I MODELLI DI VITA&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Nel tuo paesaggio interno c’è una donna o un uomo ideale che hai sempre cercato nel paesaggio esterno attraverso tante relazioni ma senza mai poterla o poterlo trovare. E’ come se due pietre focaie non si incontrassero mai, salvo che nel breve momento in cui divampa la fiamma dell’amore totale.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ciascuno a suo modo lancia la propria vita nel paesaggio esterno per raggiungere i suoi modelli occulti.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ma il paesaggio esterno finisce per imporre le sue leggi e così, dopo qualche tempo, quello che era stato il sogno più ambito diventa un’immagine che suscita solo vergogna od appena un ricordo sbiadito. Esistono, però, modelli profondi, che non cambiano mai e che dormono nella parte più interna della specie umana in attesa del loro momento. Questi modelli sono la traduzione degli impulsi che il corpo trasmette allo spazio di rappresentazione.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non discuteremo qui dell’origine e della consistenza di tali modelli né parleremo del mondo complesso di cui fanno parte. Dovremo semplicemente prendere atto della loro esistenza e rilevare che hanno la funzione di compensare necessità e aspirazioni, le quali, a loro volta, motivano le attività nel paesaggio esterno.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ciascuna cultura e ciascun popolo dà una specifica risposta al paesaggio esterno, risposta che è sempre filtrata, però, dai modelli interni che il corpo e la storia sono andati via via definendo.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E’ saggio colui che conosce i propri modelli profondi, ma è ancora più saggio colui che riesce a porli al servizio delle cause migliori.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xvii-la-guida-interna">XVII. LA GUIDA INTERNA&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Chi suscita in te tanta ammirazione da farti desiderare di essere come lui?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ti porrò la domanda con maggiore delicatezza: chi rappresenta per te un esempio tanto valido da farti desiderare di possedere alcune delle sue particolari virtù?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ti è mai accaduto, nell’afflizione o nella confusione, di fare appello al ricordo di qualcuno - non importa se davvero esistente o no - la cui immagine è accorsa al tuo richiamo per confortarti?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Sto parlando di modelli speciali, che potremmo chiamare “guide” interne, che a volte sono identificabili con persone del mondo esterno.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>I modelli che desideravi seguire fin da bambino sono cambiati solo per quanto riguarda la cappa più esterna del tuo sentire quotidiano.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ho visto come i bambini giocano e parlano con i loro compagni immaginari e con le loro guide. Ho anche visto persone di tutte le età mettersi in contatto con esse per mezzo di preghiere sincere e devote.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Quanto più forti sono state le invocazioni, da tanto più lontano le guide sono accorse, portando con sé il migliore consiglio. Da questo ho compreso che le guide più profonde sono anche le più potenti. Ma solamente una grande necessità può svegliarle dal loro letargo millenario.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Un tale modello “possiede” tre attributi importanti: forza, saggezza e bontà.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se vuoi conoscere meglio te stesso, osserva quali caratteristiche hanno gli uomini o le donne che ammiri. E bada bene che le qualità che più apprezzi in loro entrano nella configurazione delle tue guide interne. Considera che, pur se il tuo punto di riferimento iniziale ha finito per scomparire col passare del tempo, dentro di te ne è rimasta un’ “impronta” che continuerà a motivare le tue azioni nel paesaggio esterno.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E se vuoi sapere come le culture interagiscono tra loro, studia, oltre ai modi di produzione degli oggetti, anche i modi di diffusione dei modelli.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Quindi è importante che tu rivolga la tua attenzione alle migliori qualità delle altre persone, perché così proietterai nel mondo il modello, che grazie a questo, hai potuto configurare dentro di te.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xviii-il-cambiamento">XVIII. IL CAMBIAMENTO&lt;/h3>
&lt;p>Guardiamo indietro per un istante.&lt;br>
Abbiamo considerato l’essere umano legato al mondo da un rapporto attivo e strettissimo. Abbiamo detto che le sue azioni si manifestano nel paesaggio esterno in accordo al modo in cui il suo paesaggio interno si è configurato. Le azioni umane sono di vario tipo; ma ciò che definisce una vita sono le attività contraddittorie e quelle unitive. Abbiamo anche detto che la contraddizione inverte la vita, generando sofferenza che finisce per contaminare il mondo. Le azioni unitive aprono il futuro, facendo diminuire la sofferenza in chi le compie e nel mondo.&lt;br>
“Umanizzare la Terra” è lo stesso che “dare” attraverso azioni unitive. Se invece l’obiettivo sta nel ricevere, non può che trattarsi di un senso provvisorio, il cui destino è portare alla contraddizione.&lt;br>
Esiste una grande energia che può essere messa al servizio della vita: è la fede. Nel paesaggio interno si muovono anche altre forze che motivano le attività nel paesaggio esterno: si tratta dei “modelli”.&lt;/p>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>In definitiva, la domanda è questa: vuoi superare l’abisso?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Forse lo vuoi. Ma come riuscirai a dare una nuova direzione alla tua vita se la valanga sta già precipitando e trascinando con sé tutto ciò che incontra?&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Qualunque sia la tua decisione, ti resta da sapere su quali mezzi e su quali energie puoi contare per metterla in pratica.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Sebbene questa decisione dipenda molto da te, vorrei dirti che cambiare la direzione della tua vita è un obiettivo che non puoi raggiungere solo grazie al lavoro interno; è necessario agire con decisione nel mondo modificando i comportamenti.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Unisci a te, in questo compito, l’ambiente più vicino, cioè quello che ha un’influenza diretta su di te e sul quale tu direttamente influisci. E come riuscirci? Non c’è altro mezzo che questo: risvegliare la fede nella possibilità di trasformare la vita che si è invertita.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Questo è il punto in cui ti lascio. Se ti disponi a modificare la tua vita, trasformerai il mondo e non trionferà l’abisso ma ciò che l’oltrepassa.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h2 id="il-paesaggio-umano">IL PAESAGGIO UMANO&lt;/h2>
&lt;h3 id="i-i-paesaggi-e-gli-sguardi">I. I PAESAGGI E GLI SGUARDI&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Parliamo di paesaggi e di sguardi, riprendendo quanto detto in un altro passo: “paesaggio esterno è ciò che percepiamo delle cose; paesaggio interno è ciò che filtriamo di esse con il setaccio del nostro mondo interno. Questi due paesaggi sono una cosa sola e costituiscono la nostra indivisibile visione della realtà.”&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Già nella percezione degli oggetti esterni uno sguardo ingenuo può portare a confondere “ciò che si vede” con la realtà. Ci sarà anche chi andrà oltre e crederà di ricordare la “realtà” tale e quale si è data. E non mancherà un terzo che confonderà le sue illusioni o allucinazioni, o le immagini dei suoi sogni con oggetti materiali che in realtà sono stati percepiti e trasformati in stati di coscienza diversi.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Il fatto che gli oggetti precedentemente percepiti appaiano deformati nei ricordi e nei sogni non sembra creare difficoltà alla gente ragionevole. Ma che gli oggetti percepiti siano sempre coperti dal manto multicolore di altre percezioni simultanee e di ricordi che operano in quello stesso momento; che percepire sia un modo globale di stare fra le cose, un tono emotivo ed uno stato generale del corpo&amp;hellip; quest’idea confonde le semplici certezze della vita quotidiana, del fare con le cose e fra le cose.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Lo sguardo ingenuo coglie il mondo “esterno” con il proprio dolore o la propria allegria. Guardo non solo con l’occhio ma anche con il cuore, con il dolce ricordo, con il sospetto che mi dà vergogna, con il calcolo freddo, con il paragone segreto. Guardo attraverso allegorie, segni e simboli che non vedo quando guardo ma che agiscono sul guardare, proprio come non vedo l’occhio né l’azione dell’occhio quando guardo.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Per questo, per la complessità del percepire, quando parlo di realtà esterna o interna preferisco usare il termine “paesaggio” al posto del termine “oggetto”. E con ciò dò per inteso che menziono blocchi, strutture e non un oggetto nella sua individualità isolata ed astratta. Mi interessa anche sottolineare che ai paesaggi corrispondono atti del percepire ai quali dò il nome di “sguardi” (invadendo, forse illegittimamente, numerosi campi che non riguardano la visualizzazione). Gli “sguardi” sono azioni complesse e attive, che organizzano “paesaggi”, e non semplici e passive azioni di ricezione dell’informazione esterna (dati che giungono ai sensi esterni) od atti di ricezione dell’informazione interna (sensazioni del corpo, ricordi, appercezioni). E’ superfluo dire che in questa mutua implicazione di “sguardi” e “paesaggi”, le distinzioni fra l’interno e l’esterno si creano in base alla direzione dell’intenzionalità della coscienza e non secondo gli schemi ingenui che si insegnano nelle scuole.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se si è inteso quanto detto fin qui, sarà facile comprendere che quando parlo di “paesaggio umano” sto pensando ad un tipo di paesaggio esterno costituito sia da persone che da fatti ed intenzioni umane plasmate in oggetti, nel quale l’essere umano come tale può occasionalmente non essere presente.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>Conviene inoltre distinguere fra mondo interno e “paesaggio interno”, fra natura e “paesaggio esterno”, fra società e “paesaggio umano”, mettendo bene in chiaro che quando si dice “paesaggio” si sta sempre includendo chi guarda; situazione, questa, ben differente da quella in cui il mondo interno (o psicologico), la natura o la società appaiono ingenuamente esistenti in sé, esclusi da ogni interpretazione.&lt;/p>
&lt;h3 id="ii-lumano-e-lo-sguardo-esterno">II. L’UMANO E LO SGUARDO ESTERNO&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Nulla di sostanziale ci dice l’affermazione: “l’uomo si costituisce in un ambiente”, o l’altra: “l’uomo si costituisce grazie all’ambiente” (che è quello naturale per alcuni, quello sociale per altri e le due cose insieme per altri ancora). L’inconsistenza di simili affermazioni diventa ancora più grave se l’enfasi viene posta sul termine di collegamento “si costituisce” mentre si dà per scontata la comprensione dei termini “uomo” ed “ambiente” nel senso che si considera “ambiente” ciò che circonda o meglio sommerge l’essere umano, e “uomo” ciò che sta dentro tale “ambiente” o ne è sommerso. Anche così, come all’inizio, rimaniamo all’interno di un circolo di vacuità. Ciononostante non ci sfugge che, pur se i due termini messi in rapporto indicano entità separate, è presente l’intenzione di superare una tale separazione con un collegamento truccato, con la parola “si costituisce”, che ha implicazioni di genesi, cioè di spiegazione di un qualcosa a partire dalla situazione di origine.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Tutto ciò non avrebbe alcun interesse se non ci si presentasse come il paradigma di tante asserzioni diverse che, per millenni, hanno sempre presentato un’immagine dell’essere umano visto dal lato delle cose e non visto dallo sguardo che guarda le cose. Perché dire “l’uomo è un animale sociale”, o dire “l’uomo è fatto a somiglianza di Dio”, presuppone che la società o Dio siano coloro che guardano l’uomo, mentre la società e Dio si concepiscono, si negano o si accettano solamente a partire dallo sguardo umano.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>E così, in un mondo in cui sin dall’antichità si è instaurato uno sguardo inumano, hanno finito per instaurarsi comportamenti ed istituzioni che hanno annullato l’umano. Su questa strada, quando nel campo dell’osservazione della natura è sorta la domanda su quale fosse la natura dell’uomo, la risposta che è stata data non ha fatto differenza tra l’uomo e gli altri oggetti naturali.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Anche le correnti di pensiero che hanno presentato l’essere umano come un soggetto sottoposto a continue trasformazioni hanno pensato l’umano attraverso uno sguardo esterno, collocandosi sempre, pur se da posizioni diverse, nel campo del naturalismo storico.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>L’idea di “natura umana” è quella che implicitamente ha corrisposto allo sguardo esterno sull’umano. Ma se sappiamo che l’uomo è un essere storico che trasforma la propria natura attraverso l’attività sociale, il concetto di “natura umana” appare subordinato al fare, all’esistere e sottomesso alle trasformazioni e alle rivelazioni che tale esistere determina. In questo senso, le potenzialità del corpo, inteso come protesi dell’intenzione, trovano il loro campo di sviluppo nell’opera di umanizzazione del mondo. Ed il mondo non può più essere visto come semplice esteriorità, ma come “paesaggio” naturale od umano, sottoposto a trasformazioni umane reali o possibili. E’ in questo fare che l’uomo trasforma se stesso.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="iii-il-corpo-umano-come-oggetto-dellintenzione">III. IL CORPO UMANO COME OGGETTO DELL’INTENZIONE&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Il corpo, in quanto oggetto naturale, è soggetto a trasformazioni naturali ed è ovviamente suscettibile anche di trasformazioni dovute all’intenzione umana e questo tanto nelle sue espressioni più esterne che nel suo funzionamento intimo. Inteso come protesi dell’intenzione, il corpo acquista il suo significato più rilevante. Tuttavia, tra il controllo immediato (senza intermediazioni) del proprio corpo e l’adeguamento di questo ad altre necessità e disegni si inserisce un processo sociale che non dipende dall’individuo singolo ma che include altri individui.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Mentre la mia intenzionalità ha la proprietà della mia struttura psicofisica, gli oggetti esterni mi appaiono estranei alla mia proprietà immediata e risultano governabili solo in forma mediata (per azione del mio corpo). Un tipo particolare di oggetto, poi, è il corpo dell’altro, che intuisco come proprietà di un’intenzione altrui. E questo rapporto di estraneità mi colloca nella situazione di “essere visto da fuori”, di essere visto a partire dall’intenzione di un altro. Per questo la visione che ho dell’estraneo è un’interpretazione, un “paesaggio” che si estenderà a qualunque oggetto che porti il marchio dell’intenzione umana, e questo vale sia quando la persona che l’ha prodotto o manipolato appartiene al presente sia quando appartiene al passato. Nel “paesaggio umano” mi è possibile annullare l’intenzione di altri che finisco per considerare protesi del mio corpo; per far questo devo “svuotarli” della loro soggettività totalmente o, per lo meno, in quelle regioni del pensare, del sentire o dell’agire che desidero controllare immediatamente. Tale oggettivazione necessariamente mi disumanizza, per cui finisco per giustificare una tale situazione attribuendola a una Forza più grande di me che non controllo (la “Passione”, “Dio”, la “Causa”, la “Disuguaglianza naturale”, il “Destino”, la “Società” ecc.).&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="iv-memoria-e-paesaggio-umano">IV. MEMORIA E PAESAGGIO UMANO&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Posto di fronte ad un paesaggio sconosciuto, faccio appello alla memoria; così scopro che è il “riconoscimento” della sua assenza in me a farmi capire che si tratta di qualcosa di nuovo. Altrettanto mi succede in un paesaggio umano il cui linguaggio, i cui modi di vestire e le cui usanze sociali contrastano fortemente con il paesaggio nel quale i miei ricordi si sono formati. Ma in una società in cui il cambiamento è lento, il mio paesaggio precedente tende a imporsi sulle novità, che finisco per percepire come “irrilevanti”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se invece vivo in una società caratterizzata da rapide trasformazioni, tendo a dare poco valore al cambiamento od a considerarlo come una “deviazione”, senza capire che la perdita interna che sperimento è la perdita del paesaggio sociale in cui la mia memoria si è configurata.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Questo mi fa comprendere come una generazione, allorché accede al potere, tenda a plasmare all’esterno miti, teorie, desideri e valori propri di un paesaggio che oggi non esiste più ma che continua a vivere ed ad operare come ricordo sociale, in quanto si tratta del paesaggio in cui quell’insieme si è formato. E tale paesaggio era stato assimilato come paesaggio umano dai figli e come “irrilevanza” o “deviazione” dai loro genitori. E per quanto le generazioni lottino fra loro, quella che conquista il potere esercita sempre un’azione di ritardo in quanto impone il proprio paesaggio di formazione ad un paesaggio umano ormai modificato o che essa stessa ha contribuito a modificare. Pertanto, qualunque trasformazione messa in atto da un nuovo insieme umano risulta sempre affetta da un ritardo che affonda le sue radici nell’epoca di formazione di tale insieme. Ed è con questo ritardo che si scontra il nuovo insieme che si sta formando.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;p>&lt;em>Quando parlavo dell’accesso al “potere” da parte di una generazione, intendevo riferirmi – ed immagino che questo sia risultato chiaro - alle diverse espressioni di tale potere: politiche, sociali, culturali e così via.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;h3 id="v-la-distanza-che-il-paesaggio-umano-impone">V. LA DISTANZA CHE IL PAESAGGIO UMANO IMPONE&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Ogni generazione possiede una sua astuzia, per cui non esiterà ad appellarsi al rinnovamento più sofisticato se tale espediente le permetterà di accrescere il proprio potere. Ma questo crea innumerevoli difficoltà: infatti, la trasformazione a cui una determinata generazione ha dato impulso spinge verso il futuro una società che già nella dinamica dell’oggi risulta in contraddizione con il paesaggio sociale interno che tale generazione desiderava mantenere. Per questo dico che “ciascuna generazione possiede una sua astuzia”, ma anche una sua trappola.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Con quale paesaggio umano si scontra il desiderio ingiustificato di possesso? Innanzi tutto con un paesaggio umano percepito, che è diverso dal paesaggio ricordato. Ma oltre a questo, con un paesaggio umano che non corrisponde al tono affettivo, al clima emotivo generale con cui si ricordano persone, edifici, strade, uffici, istituzioni. E questo “allontanamento” od “estraneità” mostra chiaramente che ogni paesaggio percepito costituisce una realtà globale diversa da quella ricordata, anche quando si tratta di qualcosa di quotidiano o di familiare. E’ per questo che i desideri, magari accarezzati per tanto tempo, di possedere un oggetto (una cosa, una persona, una situazione), producono frustrazione una volta realizzati. E questa è la distanza che la dinamica del paesaggio umano impone ad ogni ricordo, individuale o collettivo, di uno o di molti o di tutta una generazione che, per il fatto di coesistere all’interno di uno stesso spazio sociale, è pervasa, nel fondo, da un tono emotivo comune! Quanto difficile diventa accordarsi su un oggetto se a prenderlo in esame sono generazioni differenti o rappresentanti di epoche diverse che coesistono in uno stesso spazio! E se può sembrare che si stia parlando di nemici, devo mettere in chiaro che simili abissi si aprono già tra coloro che paiono avere gli stessi interessi.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non si tocca mai un oggetto nello stesso modo né si ha mai una stessa intenzione due volte. E ciò che credo di percepire come intenzione altrui è solo una distanza che interpreto in modo sempre diverso. Così il paesaggio umano, che ha come nota distintiva l’intenzione, fa risaltare il senso di estraniazione che molti in passato hanno riconosciuto ma che hanno interpretato come il prodotto delle condizioni oggettive di una società non solidale che espropriava ed esiliava la coscienza. E costoro, per aver dato una valutazione errata dell’essenza dell’intenzione umana, hanno dovuto riconoscere che la società da loro costruita con tanti sforzi aveva creato un abisso tra le generazioni e si era alienata sempre di più con l’accelerarsi della trasformazione del suo paesaggio umano. Ma altre società, organizzate in base a modelli del tutto differenti hanno ricevuto un identico contraccolpo: questo dimostra che i problemi fondamentali dell’essere umano devono essere risolti avendo come punto di riferimento l’intenzione che trascende l’oggetto e di cui l’oggetto sociale è solo la dimora. Non diversamente, tutta la natura, compreso il corpo umano, deve essere intesa come dimora dell’intenzione trasformatrice.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>La percezione del paesaggio umano è verifica di me stesso e coinvolgimento emotivo, è qualcosa che mi nega o mi lancia in avanti. E a partire dal mio “oggi”, mettendo insieme i ricordi, sono risucchiato dall’intenzione verso il futuro. Si tratta di un futuro che condiziona l’oggi, di un’immagine, di un sentimento confuso o voluto, di un fare scelto od imposto che segna anche il mio passato, perché cambia ciò che considero essere stato il mio passato.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="vi-leducazione">VI. L’EDUCAZIONE&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>La percezione del paesaggio esterno e l’agire in tale paesaggio mettono in gioco sia il corpo sia un modo emotivo di stare nel mondo. Ovviamente mettono in gioco anche la visione stessa della realtà, come ho osservato altrove. Per questo credo che educare consista principalmente nel rendere le nuove generazioni capaci di una visione non ingenua della realtà, nel senso che il loro sguardo consideri il mondo non come una presunta realtà obiettiva in sé, ma come un oggetto di trasformazione sul quale l’essere umano applica la propria azione. Qui non sto parlando dell’informazione riguardo al mondo, quanto piuttosto dell’esercizio intellettuale di una particolare visione dei paesaggi, priva di pregiudizi, e di un’attenta pratica del proprio sguardo. Un’educazione elementare deve mirare allo sviluppo di un modo di pensare basato sulla coerenza. Qui non si sta parlando di conoscenza in senso stretto, ma del contatto con la propria esperienza del pensare.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>In secondo luogo, l’educazione dovrà stimolare la sensibilità e facilitare lo sviluppo emotivo. Per questo, al momento di pianificare una formazione integrale, bisognerà tenere presente l’esercizio della rappresentazione e dell’espressione, insieme allo sviluppo della capacità di padroneggiare l’armonia e il ritmo. Ma quanto detto non ha lo scopo di mettere a punto procedimenti atti a “creare” talenti artistici; la sua intenzione sta piuttosto nel far sì che gli individui stabiliscano un contatto emotivo con se stessi e con gli altri, senza la confusione a cui porta un’educazione basata sulla separatezza e l’inibizione.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>In terzo luogo, si dovrà ricorrere a qualche pratica che metta in gioco tutte le risorse corporee in modo armonico; ma una disciplina di questo tipo somiglia più ad una ginnastica portata avanti con arte che ad uno sport, poiché lo sport non forma in modo integrale ma unilaterale. Il punto chiave, infatti, sta nel prendere contatto con il proprio corpo e nel governarlo con scioltezza. Per questo lo sport non dovrà essere considerato un’attività formativa; sarà però importante coltivarlo se la disciplina suddetta ne costituisse la base.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Fin qui ho parlato dell’educazione, considerandola dal punto di vista delle attività formative per l’essere umano nel suo paesaggio umano, ma non ho parlato dell’informazione che ha a che vedere con la conoscenza, con l’assimilazione di dati grazie allo studio ed alla pratica intesa come forma di studio.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="vii-la-storia">VII. LA STORIA&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Risulterà inutile spiegare il processo storico come la manifestazione sempre più piena dell’intenzionalità umana che lotta per vincere il dolore (fisico) e la sofferenza (mentale), se si continuerà a pensare tale processo utilizzando uno sguardo esterno. Su questa linea, alcuni cercheranno di svelare le leggi intime dell’accadere umano partendo dalla materia, altri partendo dallo spirito, altri ancora partendo dalla ragione intesa in un certo modo; ma in tutti i casi il meccanismo interno cercato sarà sempre visto ‘“dal di fuori” dell’uomo.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Di certo, si continuerà ad intendere il processo storico come lo sviluppo di una forma che, in definitiva, non sarà altro che la forma mentale di coloro che vedono le cose in quel determinato modo. E non importa a quale tipo di dogma si faccia ricorso, perché, nel fondo, saranno sempre le cose che si vogliono vedere a suggerire l’adesione ad un tale dogma.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="viii-le-ideologie">VIII. LE IDEOLOGIE&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>In un determinato momento storico, le ideologie hanno avuto grande seguito perché hanno mostrato di svolgere in modo utile il compito di dare orientamento all’azione e di interpretare il mondo individuale e sociale; in seguito, però, sono state sostituite da altri modi di pensare il cui massimo successo è stato quello di apparire come la realtà stessa, la più concreta e immediata, esente da qualsiasi “ideologia”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Così, gli opportunisti, che in altri tempi erano tali per aver tradito qualsiasi forma d’impegno, sono ricomparsi nell’epoca della crisi delle ideologie definendosi “pragmatici” o “realisti”, senza minimamente comprendere da dove derivassero tali parole. In ogni caso, hanno esibito con totale mancanza di pudore le loro false schematizzazioni a cui hanno attribuito il massimo grado di “sviluppo” dell’intelligenza e della virtù.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Con l’accelerarsi della trasformazione sociale, le generazioni più recenti si sono separate le une dalle altre molto più velocemente delle precedenti, perché il paesaggio umano nel quale dovevano agire si era maggiormente allontanato dal paesaggio umano nel quale si erano formate. In questo modo sono rimaste prive di qualsiasi teoria e di qualsiasi modello di comportamento. Hanno dovuto, perciò, dare risposte sempre più rapide ed improvvisate, che finivano per diventare “congiunturali” e specifiche per quanto riguardava l’applicazione dell’azione; tramontava così qualunque idea di processo e qualunque nozione di storicità mentre parallelamente cresceva uno sguardo analitico e frammentario.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>I pragmatici, con il loro cinismo, hanno dimostrato, anche se vergognandosene, di essere i nipoti dei laboriosi costruttori di “coscienze infelici”, ed i figli di coloro che avevano denunciato le ideologie come “mascheramento” della realtà. Per questo, in ogni forma di pragmatismo rimane l’impronta dell’assolutismo tipico di una tale famiglia. Così, li abbiamo sentiti dire: “Bisogna attenersi alla realtà, non a teorie”. Ma un tale atteggiamento ha creato loro innumerevoli difficoltà quando sono emerse correnti irrazionaliste che, a loro volta, hanno affermato: “Bisogna attenersi alla nostra realtà, non alle vostre teorie”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="ix-la-violenza">IX. LA VIOLENZA&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Quando si parla di metodologia di azione in riferimento alla lotta politica e sociale si allude spesso al tema della violenza. Ma vi sono questioni preliminari a cui questo tema non è estraneo.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Fin quando l’essere umano non avrà costruito una società pienamente umana, cioè una società nella quale il potere sarà detenuto dalla totalità sociale e non da una parte di questa (con la sottomissione e la reificazione dell’insieme), qualunque attività sociale si realizzerà sotto il segno della violenza. Perciò, quando si parla di violenza bisogna chiamare in causa il mondo istituito; e se a questo mondo si oppone una lotta non violenta, si deve mettere in evidenza, in primo luogo, che un atteggiamento non violento è tale perché non tollera la violenza. Quindi il punto non sta nel giustificare un determinato tipo di lotta, ma nel definire le condizioni di violenza che questo sistema inumano impone.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>D’altra parte, confondere non violenza con pacifismo porta ad innumerevoli errori. Mentre la non violenza non ha bisogno di giustificazione in quanto metodologia d’azione, il pacifismo ha bisogno di stabilire quali fatti possono avvicinare od allontanare la pace, intesa come stato di non belligeranza, e di dare ad essi il giusto peso. Per questo il pacifismo tende ad occuparsi di un tema come quello del disarmo ed a farlo diventare la priorità essenziale di una società, quando in realtà la corsa agli armamenti costituisce un caso di minaccia di violenza fisica che deriva dal potere istituito da una minoranza che manipola lo Stato. Sia chiaro, il tema del disarmo è d’importanza capitale; ma il pacifismo, che si appella all’urgenza di questo problema, non potrà modificare il contesto della violenza neanche se le sue richieste venissero accolte, e di certo, non potrà arrivare a formulare, se non artificiosamente, alcun discorso di trasformazione della struttura sociale. E’ anche chiaro che esistono differenti modelli di pacifismo e differenti basi teoriche all’interno di tale corrente, ma in tutti i casi essa non è in grado di presentare una proposta di portata più vasta. Se disponesse di una visione del mondo di più ampio respiro, saremmo sicuramente in presenza di una dottrina che include il pacifismo. In tal caso dovremmo discutere i fondamenti di tale dottrina prima di accettare o rifiutare il pacifismo che da essa deriva.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="x-la-legge">X. LA LEGGE&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>“Il diritto del singolo termina dove comincia il diritto degli altri”, dunque “il diritto degli altri termina dove comincia quello del singolo”. Ma poiché l’enfasi viene posta sulla prima e non sulla seconda frase, tutto fa sospettare che i sostenitori di tale affermazione interpretino se stessi come “gli altri”, ossia come i rappresentanti degli altri, come i rappresentanti di un sistema stabilito che si dà per giustificato.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non sono mancati coloro che hanno fatto derivare la legge da una ipotetica “natura” umana, ma poiché di questo abbiamo già discusso, qui non diremo niente di più.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>La gente pratica non si è persa in teorizzazioni ma ha dichiarato che la legge è necessaria per la convivenza sociale. Si è anche affermato che la legge viene fatta per difendere gli interessi di coloro che la impongono.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Sembra proprio che sia la situazione di potere già esistente ad instaurare una determinata legge, la quale a sua volta legalizza il potere. Pertanto il tema centrale è quello del potere inteso come imposizione di un’intenzione, accettata o meno. Si dice che la forza non genera diritti ma questo è un controsenso che può avere un minimo di valore solo se si pensa alla forza in termini di brutalità fisica; in ogni caso, poi, la forza (economica, politica ecc.) non ha bisogno di mettersi in mostra per far sentire la sua presenza ed imporre rispetto. D’altra parte anche la forza fisica (per esempio quella delle armi), espressa come cruda minaccia, impone delle situazioni che poi verranno giustificate a livello legale. E non dobbiamo ignorare che l’uso delle armi contro qualcuno dipende dall’intenzione umana e non da un diritto.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Chi viola una legge nega una situazione imposta nel presente ed espone la propria temporalità (il proprio futuro) alle decisioni altrui. Ma è chiaro che il “presente” in cui la legge entra in vigore affonda le sue radici nel passato. Il costume, la morale, la religione od il consenso sociale sono le fonti abitualmente invocate per giustificare l’esistenza della legge. Ciascuna di esse, a sua volta, dipende dal potere che l’ha imposta. E tali fonti vengono messe in discussione quando il potere che le ha originate è tanto decaduto o si è tanto trasformato che il mantenimento del precedente ordine giuridico si scontra con “ ciò che è ragionevole”, con “il senso comune” ecc. Quando il legislatore cambia una legge o quando un insieme di rappresentanti del popolo cambia la Costituzione di un paese, non c’è violazione apparente della legge perché costoro non risultano esposti alle decisioni altrui dato che hanno in mano il potere od agiscono come rappresentanti di un potere; situazioni come queste mostrano chiaramente che è il potere a generare diritti ed obblighi e non il contrario.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>I Diritti Umani non hanno la vigenza universale che sarebbe desiderabile perché non dipendono dal potere universale dell’essere umano ma dal potere di una parte sul tutto; e se le più elementari rivendicazioni della libertà di disporre del proprio corpo sono calpestate in tutte le latitudini, possiamo solo parlare di aspirazioni che dovranno trasformarsi in diritti. I Diritti Umani non appartengono al passato, stanno nel futuro attraendo l’intenzionalità, alimentando una lotta che si ravviva ad ogni nuova violazione del destino dell’uomo. Pertanto, qualunque rivendicazione di tali diritti è sempre valida giacché mostra che gli attuali poteri non sono onnipotenti e che non controllano il futuro.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xi-lo-stato">XI. LO STATO&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>E’ stato detto che la nazione è un’entità giuridica formata dall’insieme degli abitanti di un paese retto da uno stesso governo. In seguito, l’idea è stata estesa al territorio del paese. Ma in verità una nazione può esistere per millenni senza essere retta da uno stesso governo, senza essere inclusa in uno stesso territorio e senza essere giuridicamente riconosciuta da alcuno Stato. Ciò che definisce una nazione è il riconoscimento reciproco che vincola quanti si identificano in valori simili ed aspirano ad un futuro comune e questo non ha niente a che vedere né con la razza né con la lingua né con la storia intesa come “lungo percorso temporale che parte da un passato mitico”. Una nazione può formarsi oggi, crescere in futuro o scomparire domani ed anche incorporare altri insiemi nel proprio progetto. In questo senso si può parlare della formazione di una nazione umana che non si è ancora consolidata come tale e che ha conosciuto innumerevoli persecuzioni e fallimenti&amp;hellip; e soprattutto ha subito il fallimento del suo paesaggio futuro.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Lo Stato, che ha a che vedere con determinate forme di governo giuridicamente regolate, si attribuisce stranamente la capacità di formare nazionalità e di essere esso stesso la nazione. Questa recente finzione, la finzione degli Stati nazionali, si sta scontrando con la rapida trasformazione del paesaggio umano. Per questo i poteri che hanno dato vita allo Stato attuale affidandogli dei semplici attributi di intermediazione si trovano nella necessità di liberarsi di un apparato ormai superato che apparentemente concentra in sé il potere di una nazione.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>I “poteri” dello Stato non sono i poteri reali che generano diritti ed obblighi ed a cui spetta amministrare o eseguire determinati compiti. E’ successo, piuttosto, che l’apparato statale, aumentando il proprio carattere monopolistico e diventando stabilmente il bottino di guerra di fazioni in lotta, è arrivato ad ostacolare la libertà d’azione dei poteri reali e anche a frenare l’attività del popolo, a unico vantaggio di una burocrazia sempre meno al passo con i tempi. Per questo la forma attuale di Stato non conviene a nessuno, tranne che agli elementi più retrogradi di una società. Il punto è che al progressivo decentramento ed alla progressiva diminuzione del potere statale deve corrispondere la crescita del potere della totalità sociale. Una forma di governo autogestita e controllata in modo solidale dal popolo, che non sottostia al paternalismo di una fazione, sarà l’unica a garantire che il grottesco Stato attuale non venga sostituito dal potere senza freni di quegli stessi interessi che un tempo gli hanno dato origine e che oggi lottano per eliminarlo.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ed un popolo in grado di aumentare il proprio potere reale (non intermediato dallo Stato o dal potere di minoranze) si troverà nella condizione migliore per proiettarsi nel futuro come avanguardia della nazione umana universale.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Non si deve credere che l’unione artificiale di paesi all’interno di entità sovranazionali aumenterà il potere di decisione dei loro rispettivi popoli, proprio come non lo hanno aumentato gli imperi quando hanno annesso territori e nazioni sotto un dominio omogeneo nell’interesse di una parte.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Anche se l’unità regionale, con la messa in comune di ricchezze (o povertà), fosse un’aspettativa dei popoli in dialettica con poteri extraregionali ed anche se da tali unioni derivassero provvisoriamente dei benefici, non per questo verrebbe a soluzione il problema fondamentale, quello di una società pienamente umana. E qualunque tipo di società che non sia pienamente umana si troverà esposto alle trappole (ed alle catastrofi) derivanti dalla subordinazione delle proprie decisioni agli interessi di parte.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Se, come risultato di un’unione regionale, emergesse un mostruoso Superstato od il dominio senza freni dei vecchi interessi (ora totalmente omogeneizzati) che imponesse con strumenti sofisticati il proprio potere alla totalità sociale, scoppierebbero innumerevoli conflitti che metterebbero in pericolo la base stessa di tali unioni, per cui le forze centrifughe acquisterebbero una forza devastante. Se, al contrario, il potere di decisione del popolo crescesse, l’integrazione tra le diverse comunità verrebbe a costituire l’avanguardia del processo di formazione della nazione umana.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xii-la-religione">XII. LA RELIGIONE&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Ciò che si dice delle cose e dei fatti non sono né le cose né i fatti ma “raffigurazioni” di questi, le quali hanno in comune con questi una certa struttura. E’ grazie a tale struttura comune che si può parlare delle cose e dei fatti. Ma non si può parlare di tale struttura nel modo in cui si parla delle cose, perché si tratta della struttura di ciò che si dice (così come della struttura delle cose e dei fatti). Seguendo la stessa logica, il linguaggio può mostrare ma non dire quando si riferisce a ciò che “include” tutto (anche il linguaggio stesso). Questo è il caso di “Dio”.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Di Dio si sono dette cose differenti, che però risultano del tutto insensate appena ci si rende conto di ciò che si dice, di ciò che si pretende di dire.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Di Dio non si può dire niente. Si può solo parlare di ciò che è stato detto di Dio. Sono molte le cose dette su di lui e molto ciò che si può dire su di esse, senza per questo approfondire il tema di Dio per ciò che concerne Dio stesso.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Lasciando da parte questi scioglilingua, diciamo che le religioni possono essere di profondo interesse solo se intendono mostrare Dio e non parlare di lui.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ma le religioni mostrano ciò che esiste nei loro rispettivi paesaggi. Quindi una religione non è né vera né falsa, dato che il suo valore non è logico. Il suo valore sta nel tipo di esperienza interna che suscita, nell’accordo, a livello di paesaggi, fra ciò che vuole mostrare e ciò che effettivamente viene mostrato.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>La letteratura religiosa è abitualmente legata a paesaggi esterni ed umani, ed a questo non sfuggono le caratteristiche e gli attributi degli dèi. Ciononostante, la letteratura religiosa può sopravvivere alla trasformazione dei propri paesaggi esterni ed umani e passare ad altre culture. Questo non deve stupire, giacché anche altre forme letterarie (non religiose) possono suscitare interesse e viva emozione in altre epoche, molto distanti dalla propria. Neanche la sua permanenza nel tempo ci dice molto sulla “verità” di un culto, giacché formalità legali e cerimonie sociali passano di cultura in cultura e continuano ad essere osservate anche quando il loro significato originario non è più compreso.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Poiché le religioni irrompono in un paesaggio umano ed in un tempo storico, si suole dire che Dio si “rivela” all’uomo. Ma qualcosa deve essere accaduto nel paesaggio interno dell’essere umano perché tale rivelazione potesse essere accettata in quel dato momento storico. Una simile trasformazione è stata generalmente interpretata “ fuori” dell’uomo, cioè la sua radice è stata collocata nel mondo esterno o nel mondo sociale. Per certi aspetti questa interpretazione è stata fruttifera ma, per quanto riguarda la comprensione del fenomeno religioso dal punto di vista dell’esperienza interna, essa ha prodotto un arretramento.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ma le stesse religioni si sono presentate come “esternità” ed in questo modo hanno preparato il campo al quel genere di interpretazioni.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Quando parlo di “religione esterna” non mi sto riferendo alla proiezione di immagini psicologiche su icone, pitture, statue, costruzioni, reliquie (proprie della percezione visiva). Non sto neppure parlando di proiezioni su cantici ed orazioni (proprie della percezione uditiva) o su gesti, posizioni ed orientamenti del corpo in determinate direzioni (propri della percezione cinestetica e cenestesica). Ed infine non definisco esterna una religione perché possiede libri sacri o sacramenti, o perché ad una liturgia somma una chiesa, un’organizzazione, delle date per il culto, o perché richiede ai credenti un certo stato fisico od una certa età per svolgere determinate pratiche. No, la battaglia mondana che i seguaci dell’una o dell’altra religione combattono tra loro, lanciandosi reciprocamente accuse di idolatria - di diversa gravità a seconda del tipo di immagine preferenziale che utilizzano -, non costituisce la sostanza del problema (mostra soltanto la totale ignoranza psicologica dei contendenti).&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Chiamo “religione esterna” qualunque religione che pretenda di parlare di Dio e della volontà di Dio invece di parlare della religiosità e dell’esperienza intima dell’essere umano. E anche l’utilizzo di un culto esteriore avrebbe senso se con le sue pratiche i credenti svegliassero in sé (mostrassero) la presenza di Dio.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ma il fatto che le religioni siano state fino a oggi religioni esterne è legato al paesaggio umano nel quale sono sorte e si sono sviluppate. La nascita di una religione interna è possibile come è possibile la conversione delle religioni (ammesso che sopravvivano) alla religiosità interna. Ma ciò potrà accadere nella misura in cui il paesaggio interno risulterà in grado di accettare una nuova rivelazione. Cosa, questa, che si incomincia a cogliere in quelle società il cui paesaggio umano sta subendo trasformazioni tanto profonde che la necessità di riferimenti interni si fa ogni giorno più imperiosa.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Niente di quanto è stato detto sulle religioni può oggi ritenersi valido, perché tanto coloro che le hanno appoggiate quanto coloro che le hanno criticate hanno perduto da tempo la percezione della trasformazione interna dell’essere umano. Quanti pensavano che le religioni addormentassero l’attività politica o sociale, si scontrano oggi con il potente impulso che esse danno in questi campi. Quanti immaginavano che tendessero ad imporre il loro messaggio, oggi trovano che tale messaggio è cambiato. Quanti le ritenevano immortali oggi dubitano della loro eternità e quanti ipotizzavano la loro scomparsa a breve termine assistono con sorpresa all’irruzione di forme mistiche manifeste o larvate.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Ed in questo campo sono davvero pochi quelli che intuiscono ciò che prepara il futuro, perché sono davvero pochi quelli che si dedicano al compito di comprendere in che direzione avanza l’intenzionalità umana che necessariamente trascende l’individuo. Se l’uomo vuole che qualcosa di nuovo si “mostri” è perché ciò che tende a “mostrarsi” sta già operando nel suo paesaggio interno. Ma non è pretendendo di essere il rappresentante di un dio che l’uomo diventa, nel suo vissuto interno, la dimora od il paesaggio di uno sguardo (di un’intenzione) trascendente.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h3 id="xiii-i-cammini-aperti">XIII. I CAMMINI APERTI&lt;/h3>
&lt;ol>
&lt;li>
&lt;p>Ed il lavoro, il denaro, l’amore, la morte e tanti altri aspetti del paesaggio umano appena toccati in queste riflessioni? Che dire di essi? Chiunque può dare una risposta, purché utilizzi questo modo di affrontare i temi, purché colleghi, cioè, sguardi e paesaggi e comprenda che i paesaggi cambiano gli sguardi.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li>
&lt;p>Da quanto detto, risulta che non è necessario parlare di nuove cose se c’è qualcuno che può affrontarle nel modo fin qui usato da noi, perché quel qualcuno potrebbe parlarne proprio come lo faremmo noi. Se poi parlassimo di cose che non interessano nessuno od utilizzassimo una forma di espressione che non permettesse di svelarle, sarebbe insensato continuare a parlare agli altri.&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;h2 id="note-a-umanizzare-la-terra">NOTE A UMANIZZARE LA TERRA&lt;/h2>
&lt;h3 id="lo-sguardo-interno-1">Lo sguardo interno&lt;/h3>
&lt;p>Lo sguardo interno è diviso in venti capitoli, ciascuno dei quali è diviso in paragrafi numerati.&lt;br>
Per quanto riguarda i contenuti, il libro è articolato nel modo seguente:&lt;br>
A. I primi due capitoli sono introduttivi e presentano l’intenzione di chi spiega, l’atteggiamento di chi ascolta e il modo in cui si intende portare avanti il rapporto tra autore e lettore.&lt;br>
B. I capitoli dal III al XII trattano le tematiche più generali che sono spiegate in dieci “giorni” di riflessione.&lt;br>
C. Con il capitolo XIII si conclude l’esposizione generale e si passa all’esame dei comportamenti e degli atteggiamenti che si assumono di fronte alla vita.&lt;br>
D. I capitoli seguenti prendono in esame il lavoro interno.&lt;/p>
&lt;p>L’ordine dei temi è il seguente:&lt;br>
I. LA MEDITAZIONE - L’oggetto del libro: la trasformazione del non-senso in senso.&lt;br>
II. DISPOSIZIONE PER COMPRENDERE - L’atteggiamento mentale richiesto per comprendere i temi esposti.&lt;br>
III. IL NON-SENSO - Il senso della vita e la morte.&lt;br>
IV. LA DIPENDENZA - L’azione esercitata dall’ambiente sull’essere umano.&lt;br>
V. SOSPETTO DEL SENSO - Alcuni fenomeni mentali non abituali.&lt;br>
VI. SOGNO E RISVEGLIO - I diversi livelli di coscienza e la percezione della realtà (sonno, dormiveglia, veglia con divagazioni e veglia piena). Sensi esterni, interni e memoria.&lt;br>
VII. PRESENZA DELLA FORZA - Ascesa della comprensione nello stato di veglia. Energia o forza che circola nel corpo in cui si trova radicata.&lt;br>
VIII. CONTROLLO DELLA FORZA - Lo stato profondo e quello superficiale dell’energia vengono associati ai livelli di coscienza.&lt;br>
IX. MANIFESTAZIONI DELL’ENERGIA - Il controllo e la perdita del controllo dell’energia.&lt;br>
X. EVIDENZA DEL SENSO - Contraddizione interna, unità e continuità.&lt;br>
XI. IL CENTRO LUMINOSO - L’energia e il suo legame con l’allegorizzazione interna del “centro luminoso”. I fenomeni di integrazione interna “ascendono verso la luce”. La dissoluzione interna viene sperimentata come “allontanamento dalla luce”.&lt;br>
XII. LE SCOPERTE - Circolazione dell’energia. Livelli di coscienza. Natura della Forza rappresentata come “luce”. Esempi che illustrano questi temi.&lt;br>
XIII. I PRINCIPI - I principi intesi come punti di riferimento utili per il conseguimento dell’unità interna.&lt;br>
XIV. LA GUIDA DEL CAMMINO INTERNO - Rappresentazione dei fenomeni che accompagnano le due direzioni di “discesa” ed “ascesa”.&lt;br>
XV. L’ESPERIENZA DI PACE E IL PASSAGGIO DELLA FORZA - Procedimenti.&lt;br>
XVI. PROIEZIONE DELLA FORZA - Senso della “proiezione”.&lt;br>
XVII. PERDITA E REPRESSIONE DELLA FORZA - Scariche energetiche. Il sesso come centro produttore dell’energia.&lt;br>
XVIII. AZIONE E REAZIONE DELLA FORZA - Associazione tra rappresentazioni e cariche emotive. L’evocazione di un’immagine legata a degli stati emotivi suscita (restituisce) nuovamente gli stati emotivi associati. Il “ringraziamento”, inteso come una tecnica di associazione tra immagini e stati emotivi utilizzabile nella vita quotidiana.&lt;br>
XIX. GLI STATI INTERNI - Si prendono in esame le situazioni mentali in cui si verrà a trovare chi si dedica al lavoro interno.&lt;br>
XX. LA REALTA’ INTERIORE - I processi mentali legati a rappresentazioni allegoriche del mondo esterno.&lt;/p>
&lt;h3 id="il-paesaggio-interno-1">Il paesaggio interno&lt;/h3>
&lt;p>Il paesaggio interno è diviso in diciotto capitoli, ciascuno dei quali è diviso in paragrafi numerati.&lt;br>
Per quanto riguarda i contenuti, il libro è articolato nel modo seguente:&lt;br>
A. I primi due capitoli sono introduttivi e presentano al lettore alcune domande: gli si chiede se è felice od infelice e quali sono i suoi interessi nella vita.&lt;br>
B. Dal capitolo III al VI vengono studiati i diversi tipi di paesaggio (esterno, umano e interno) e le loro interazioni.&lt;br>
C. Il capitolo VII affronta i temi del dolore, della sofferenza e del senso della vita. Tali temi, insieme a quello relativo alla validità dell’azione nel mondo, saranno presenti fino al capitolo XIII.&lt;br>
D. Nei capitoli dal XIV al XVIII appare in primo piano la tematica relativa alla direzione delle azioni umane ed ai motivi che determinano tale direzione; parallelamente, viene avanzata la proposta di dare un diverso senso alla propria vita.&lt;/p>
&lt;p>L’ordine dei temi è il seguente:&lt;br>
I. LA DOMANDA - Si porta avanti una ricerca sulla felicità e sulla sofferenza. Si propone una direzione per superare la sofferenza.&lt;br>
II. LA REALTA’ - Si mette in discussione la natura del “reale”, mostrando che quanto viene percepito risulta sempre vincolato alla conformazione dell’essere umano.&lt;br>
III. IL PAESAGGIO ESTERNO - Si mette in evidenza il fatto che il paesaggio esterno muta in funzione di ciò che accade all’interno di chi lo percepisce.&lt;br>
IV. IL PAESAGGIO UMANO - Si descrive il paesaggio umano chiamando in causa l’interiorità del soggetto; non si riconosce agli attuali partiti o fazioni il diritto di esigere risposte sui problemi individuali e sociali nei termini da loro stessi utilizzati. Si sostiene la necessità di definire chiaramente l’azione nel mondo umano.&lt;br>
V. IL PAESAGGIO INTERNO - Si spiega che le credenze costituiscono la base delle azioni umane. Ma si mette anche in evidenza il fatto che il paesaggio interno non è solo un campo di credenze ma anche un campo di ricordi, percezioni ed immagini. Si chiarisce che il paesaggio interno e quello esterno sono termini correlati che conformano una struttura e che possono essere alternativamente presi come atto o come oggetto.&lt;br>
VI. CENTRO E RIFLESSO - Si mostra la possibilità di portarsi al centro del proprio paesaggio interno, centro del quale qualsiasi direzione scelta costituisce un riflesso. Inoltre si chiarisce come la via dell’apprendimento passi attraverso il fare e non attraverso la contemplazione.&lt;br>
VII. DOLORE, SOFFERENZA E SENSO DELLA VITA - Si analizzano le differenze tra dolore fisico e sofferenza mentale. Nella frase “Umanizzare la Terra” si pone la chiave del senso della vita, facendo risaltare la supremazia del futuro sugli altri tempi della coscienza.&lt;br>
VIII. IL CAVALIERE E LA SUA OMBRA - Rispetto ai precedenti, questo capitolo è caratterizzato da un radicale cambiamento di stile. Si torna comunque sul problema dei tempi nella vita umana, nei quali si cerca la radice del ricordo, della percezione e dell’immaginazione. Queste tre vie vengono poi considerate come “le tre vie della sofferenza” a misura che la contraddizione inverte i tempi della coscienza.&lt;br>
IX. CONTRADDIZIONE E UNITA’ - Prosegue l’esposizione del gioco dei tempi. Si mettono in evidenza le differenze esistenti tra i problemi quotidiani o difficoltà, e la contraddizione. Si descrivono le caratteristiche che definiscono quest’ultima. Si presentano alcune proposte di cambiamento riguardo all’organizzazione del paesaggio interno.&lt;br>
X. L’AZIONE VALIDA - Si spiega che la sofferenza è generata non solo dalla contraddizione ma da qualunque inversione della corrente crescente della vita. Si mette in evidenza l’importanza dell’“azione valida”, intesa come azione unitiva capace di vincere la contraddizione. Questo capitolo porta avanti una critica velata dei fondamenti della morale ai quali contesta di non essere stati elaborati in base alla necessità di dare unità all’essere umano e fornisce dei punti di riferimento utili a vincere la contraddizione e la sofferenza.&lt;br>
XI. PROIEZIONE DEL PAESAGGIO INTERNO - Si mette in evidenza il fatto che le azioni contraddittorie e quelle unitive risultano determinanti per il futuro tanto del soggetto che di coloro con i quali questi è in contatto. In questo senso, la contraddizione individuale “contamina” gli altri; parimenti l’unità di un individuo produce effetti positivi sugli altri.&lt;br>
XII. COMPENSAZIONE, RIFLESSO E FUTURO - in questo capitolo riappare l’antica discussione tra determinismo e libertà. Si passa rapidamente in rassegna la meccanica degli atti, considerati od all’interno di un gioco di compensazioni o come riflesso del paesaggio esterno; si prende in esame anche l’incidente inteso come fenomeno che può invalidare completamente un progetto umano. Infine, si dà risalto al fatto che la vita cerca una crescita senza limiti, superando condizioni apparentemente determinanti.&lt;br>
XIII. I “SENSI PROVVISORI” - Si delinea una dialettica tra “sensi provvisori” e “senso della vita”. Si colloca in cima alla scala dei valori l’affermazione della vita e si suggerisce che la ribellione contro la morte costituisce il motore di ogni progresso.&lt;br>
XIV. LA FEDE - Si descrive l’immediata impressione di sospetto che si prova nell’ascoltare la parola “fede”. Si analizzano le differenze tra fede ingenua, fede fanatica e fede al servizio della vita. Si attribuisce alla fede un’importanza speciale, trattandosi dell’energia che alimenta l’entusiasmo vitale.&lt;br>
XV. DARE E RICEVERE - Si sostiene che l’atto del dare (a differenza di quello del ricevere, che è centripeto e muore nel soggetto) apre il futuro e che ogni azione valida è basata su questo tipo di atto. La direzione di una vita contraddittoria può essere modificata proprio grazie al dare.&lt;br>
XVI. I MODELLI DI VITA - Si presentano i “modelli” come immagini che motivano le attività nel mondo esterno. Si descrivono le trasformazioni che tali immagini subiscono con il mutare del paesaggio interno.&lt;br>
XVII. LA GUIDA INTERNA - Si trasmette l’idea che nel paesaggio interno esistono modelli che costituiscono degli esempi di condotta per il soggetto. Tali modelli possono essere definiti come “guide interne”.&lt;br>
XVIII. IL CAMBIAMENTO - Si studia la possibilità di trasformare volontariamente il comportamento umano.&lt;/p>
&lt;h3 id="il-paesaggio-umano-1">Il paesaggio umano&lt;/h3>
&lt;p>Il paesaggio umano è diviso in tredici capitoli, ciascuno dei quali è diviso in paragrafi numerati.&lt;br>
Per quanto riguarda i contenuti, il libro è articolato nel modo seguente:&lt;br>
A. I primi cinque capitoli sono dedicati a chiarire il significato del paesaggio umano ed il significato dello sguardo che ad esso si riferisce.&lt;br>
B. I sette capitoli seguenti analizzano diverse questioni che si presentano nel paesaggio umano.&lt;br>
C. Nel capitolo XIII, quando tale analisi è ormai conclusa, si invita il lettore a continuare lo studio, occupandosi di alcuni temi importanti che quest’opera non ha preso in esame.&lt;/p>
&lt;p>L’ordine dei temi è il seguente:&lt;br>
I. I PAESAGGI E GLI SGUARDI - Si analizzano le differenze fra paesaggio interno, esterno ed umano. Iniziano le distinzioni fra i differenti tipi di “sguardo”.&lt;br>
II. L’UMANO E LO SGUARDO ESTERNO - Si prende in esame quanto è stato detto sull’essere umano utilizzando uno “sguardo esterno”.&lt;br>
III. IL CORPO UMANO COME OGGETTO DELL’INTENZIONE - L’intenzionalità ed il controllo del proprio corpo senza intermediazioni. L’oggettivazione del corpo dell’altro e lo “svuotamento” della sua soggettività.&lt;br>
IV.MEMORIA E PAESAGGIO UMANO - La non coincidenza fra il paesaggio umano percepito nel presente ed il paesaggio umano relativo al tempo di formazione di colui che percepisce.&lt;br>
V. LA DISTANZA CHE IL PAESAGGIO UMANO IMPONE - Le distanze fra il paesaggio umano percepito e il paesaggio umano rappresentato non sono date solo da una differenza di tempo, ma dai modi di stare nel mondo che sono funzione dell’emozione e del corpo.&lt;br>
VI. L’EDUCAZIONE - Si sostiene che un’educazione integrale debba preoccuparsi di sviluppare un pensiero coerente, inteso come contatto con i propri vissuti del pensare; che debba facilitare la sensibilità e lo sviluppo emotivo, intesi come contatto con se stessi e con gli altri; e che non debba scartare pratiche che mettano in gioco tutte le risorse corporee. Si traccia una linea di demarcazione fra l’educazione intesa come formazione e l’informazione intesa come assimilazione di dati attraverso lo studio e la pratica, che è anch’essa una forma di studio.&lt;br>
VII. LA STORIA - Fino ad oggi la storia è stata vista “dal di fuori”, senza prendere in considerazione l’intenzionalità umana.&lt;br>
VIII. LE IDEOLOGIE - Nell’epoca di crisi delle ideologie sorgono falsi schematismi che pretendono di rappresentare la realtà così com’è. E’ il caso del cosiddetto “pragmatismo”.&lt;br>
IX. LA VIOLENZA - La non violenza come metodologia di lotta politica e sociale non ha bisogno di giustificazioni. E’ un sistema in cui domina la violenza ad aver bisogno di giustificazioni per imporsi. Inoltre si analizzano le differenze fra pacifismo e non violenza.&lt;br>
X. LA LEGGE - Si parla dell’origine della legge e del tema del potere inteso come premessa di ogni diritto.&lt;br>
XI. LO STATO - Lo Stato come apparato avente la funzione di intermediazione tra il potere reale di una parte della società e la totalità sociale.&lt;br>
XII. LA RELIGIONE - Le religioni intese come “esteriorità” dato che vogliono parlare di Dio e non dell’esperienza interiore di Dio nell’essere umano.&lt;br>
XIII. I CAMMINI APERTI - Conclusione del libro e invito al lettore a studiare e sviluppare temi importanti del paesaggio umano che non sono stati trattati in quest’opera.&lt;/p></description></item><item><title>12 Principi dell'Azione Valida</title><link>https://stefanocecere.com/post/12-principi-dellazione-valida/</link><pubDate>Sat, 11 Oct 1980 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/12-principi-dellazione-valida/</guid><description>&lt;h1 id="12-principi-dellazione-valida">12 Principi dell&amp;rsquo;Azione Valida&lt;/h1>
&lt;ol>
&lt;li>Andare contro l’evoluzione delle cose è andare contro se stessi.&lt;/li>
&lt;li>Quando forzi qualcosa per raggiungere un fine, produci il contrario.&lt;/li>
&lt;li>Non opporti ad una grande forza. Retrocedi finché non si indebolisce; allora avanza con risolutezza.&lt;/li>
&lt;li>Le cose stanno bene quando vanno insieme, non quando vanno separate.&lt;/li>
&lt;li>Se per te stanno bene il giorno e la notte, l’estate e l’inverno, hai superato le contraddizioni.&lt;/li>
&lt;li>Se persegui il piacere, ti incateni alla sofferenza. Ma se non danneggi la tua salute, godi senza inibizioni quando si presenta l’opportunità.&lt;/li>
&lt;li>Se persegui un fine, ti incateni. Se tutto ciò che fai, lo fai come un fine in se stesso, ti liberi.&lt;/li>
&lt;li>Farai sparire i tuoi conflitti quando li avrai compresi nella loro radice ultima, non quando li vorrai risolvere.&lt;/li>
&lt;li>Quando danneggi gli altri, ti incateni. Ma se non danneggi nessuno puoi fare quello che vuoi con libertà.&lt;/li>
&lt;li>Quando tratti gli altri come vuoi essere trattato, ti liberi.&lt;/li>
&lt;li>Non importa da che parte ti abbiano messo gli eventi, ciò che importa è che tu comprenda di non aver scelto nessuna parte.&lt;/li>
&lt;li>Gli atti contraddittori e quelli unitivi si accumulano in te. Se ripeti i tuoi atti di unità interna, niente ti potrà fermare.&lt;/li>
&lt;/ol></description></item><item><title>Il Volontario</title><link>https://stefanocecere.com/post/il-volontario/</link><pubDate>Sat, 11 Oct 1980 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/il-volontario/</guid><description>&lt;h1 id="il-volontario">Il Volontario&lt;/h1>
&lt;blockquote>
&lt;p>Città del Messico&lt;br>
11 ottobre 1980&lt;br>
Commento durante una pausa di un gruppo di studio&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Sembra che molte persone che lavorano nel nostro Movimento abbiano, per così dire, dei precedenti, nel senso che hanno alle spalle esperienze di volontariato di vario genere (non di volontarismo, che è ben altra cosa). In effetti sembra esserci tra di noi una grande quantità di assistenti sociali, di infermiere, di maestri, cioè di persone che, pur svolgendo un’attività remunerata, non paiono sentirsi veramente ricompensate dal denaro che ricevono per il loro lavoro. Indubbiamente, se venissero pagate male, protesterebbero più di altre per essere pagate meglio; ma la spinta che sta alla base delle loro attività non si ferma in loro stesse ma va oltre, va verso gli altri; solo in un secondo momento, per via dei problemi quotidiani che tutti conosciamo, apparirà il bisogno di essere pagate. Questo, d’altra parte, è naturale, dato che non camperanno certo d’aria! Ma che cosa vogliono dirci queste persone che, per quanto mal pagate, continuano a dedicarsi all’insegnamento? E queste altre che lavorano come assistenti sociali, che se la passano organizzando attività da cui nessuno sa che cosa ricaveranno? Pare proprio che nel nostro Movimento ci siano tantissime persone che provengono da esperienze di questo genere&amp;hellip; C’è quello che ha organizzato un circolo di quartiere, quell’altro che da ragazzo ha messo in piedi non so che associazione&amp;hellip; Sono proprio persone di questo tipo che, una volta entratevi, si dedicano in prima persona a far funzionare il nostro Movimento, ad organizzarne le attività. Per altri non è così: arrivano tra noi in altre condizioni, cercando altre cose; presto però comprendono il significato del nostro lavoro e finiscono anch’essi per attivarsi. Dunque sono molti quelli che si mettono in cammino con noi ricavando un senso dal nostro lavoro e trovandovi una giustificazione interiore. Certo, all’inizio si muovono secondo le tendenze che già avevano e facendo ricorso all’esperienza acquisita in precedenza in altri campi. Si tratta di un fatto ben osservabile, gli esempi non mancano. Non so come stiano le cose qui in Messico ma in tutte le altre parti del mondo sono tantissimi gli amici che rispondono a queste caratteristiche e nelle cui biografie troviamo precedenti di volontariato; e sono proprio essi, in genere, a dare impulso alle varie attività del nostro Movimento.&lt;/p>
&lt;p>Ma com’è possibile che esistano persone che agiscono disinteressatamente, senza curarsi di un rendimento immediato delle loro azioni? Di che fenomeno si tratta? Cosa c’è nella loro testa che li fa agire in un modo tanto strano? Dal punto di vista di una società consumistica, infatti, questo è un comportamento atipico. Chiunque sia nato in una struttura sociale consumistica, chiunque vi sia stato educato, chiunque vi sia cresciuto subendone l’influenza e la propaganda, tenderà necessariamente a vedere il mondo in termini di nutrimento personale. Cercherò di spiegarmi meglio. Io sono un consumatore, pertanto devo ingoiare tutto: sono una sorta di ventre immenso che dev’essere riempito; nella mia testa non passa, nella maniera più assoluta, l’idea che da me qualcosa debba uscire. Anzi, mi dico il contrario: “Quello che esce da me è già tanto e mi dà diritto ai beni che consumo: o forse non lavoro già tante ore in ufficio? Forse non dò in cambio il mio tempo che dovrebbe essere dedicato esclusivamente al consumo? Forse non pago già abbastanza con il tempo in cui sono obbligato a smettere di consumare per lavorare per il sistema?” La domanda, effettivamente, è ben posta. Chi se la pone dà ore di lavoro, ore-uomo, in cambio di una remunerazione. Non è vero? Però, dove cade l’accento in questo discorso? Chi ragiona in questi termini non pone l’accento sull’attività che svolge nel mondo: anzi, considera tale attività un male necessario affinché il punto finale di tutto questo circuito sia lui stesso. Così sono organizzati tutti i sistemi, qualunque sia il loro segno politico. Al loro centro c’è sempre lo stessa cosa: consumare.&lt;/p>
&lt;p>E così la gente diventa nevrotica. Ma è logico che lo diventi. Esistono due circuiti, uno d’entrata ed uno d’uscita: se quello d’uscita si blocca, necessariamente sorgeranno dei problemi. Ma ormai praticamente tutti sono caduti in questa trappola del ricevere; e proprio perché l’ideologia del ricevere si è estesa dappertutto, non si riesce più a capire come possano esistere delle persone che fanno delle cose senza ricevere nulla in cambio. Dal punto di vista dell’ideologia del consumismo si tratta di un comportamento che desta profondo sospetto. Perché mai qualcuno dovrebbe darsi da fare senza essere adeguatamente remunerato? In realtà un tale sospetto denota una pessima conoscenza dell’essere umano: infatti chi lo nutre ha compreso il significato dell’utilità del proprio fare solo in termini di denaro e non sa che esso può avere un’utilità vitale, un’utilità psicologica. A questo proposito ricordatevi che non mancano persone che hanno raggiunto un elevato livello di vita (con i problemi del lavoro, della salute, della vecchiaia o della pensione risolti) e che nonostante questo finiscono per buttarsi dalla finestra oppure passano tutto il loro tempo ubriache o drogate, oppure ammazzano il vicino di casa.&lt;/p>
&lt;p>Noi pubblicamente rivendichiamo qualcosa di disprezzato. Rivendichiamo persone come il pompiere volontario che di notte si precipita fuori dal letto perché non lontano c’è una casa in preda alle fiamme. Il pompiere volontario che rapidamente si infila i vestiti, si mette l’elmetto, esce di corsa, va a spegnere l’incendio; e quando torna a casa (alle sei del mattino: pieno di fuliggine, bruciacchiato, ferito) magari trova la sua mogliettina adorata che gli scaraventa i piatti in faccia urlando: “Quanto ti pagano per tutto questo? Arriverai tardi al lavoro, ti farai licenziare e la nostra famiglia andrà a rotoli per colpa delle tue stranezze!” E quando cammina per strada, lo segnano a dito dicendo di lui: “Sì, quello è il pompiere volontario”. Una specie di idiota a paragone degli altri che sono così soddisfatti di se stessi che magari un giorno si buttano dalla finestra. Normalmente i pompieri volontari non si buttano dalla finestra. Con questo intendo dire che essi, a modo loro, empiricamente, hanno trovato nel mondo un punto di applicazione della loro energia. Ma non solo hanno imparato a scaricare catarticamente tale energia impegnandosi in determinate attività (cosa che fanno anche gli altri, con lo sport, i comportamenti violenti o con moltissime altre operazioni), hanno anche imparato a fare qualcosa di infinitamente più importante: dare un significato proprio, interiore, al mondo. Essi, cioè, svolgono in forma empirica quelle operazioni che noi chiamiamo “trasferenziali”. Con la loro attività portano nel mondo dei contenuti interiori che essi stessi hanno creato, invece di rispondere agli stimoli in modo convenzionale. C’è una grande differenza tra chi è obbligato a fare determinate cose per le quali in seguito verrà pagato e chi si esprime nel mondo esterno plasmandovi volontariamente contenuti interiori che forse non sono del tutto chiari nemmeno a lui stesso; contenuti che a volte tenta di esprimere con parole come “solidarietà”, senza intendere però quale sia il profondo significato di questa parola. Direi di più: questo povero volontario (che ogni volta che torna a casa viene ricevuto a piatti in faccia e messo in ridicolo) finirà per convincersi di essere davvero una specie di stupido e si dirà: “Lo sapevo, a me succede sempre così”. Per non parlare poi del caso in cui, invece che di un volontario, si tratti di una volontaria: caso che, in questa società, risulta tuttora molto più grave.&lt;/p>
&lt;p>Di questo passo i volontari finiscono per sentirsi umiliati e così il sistema prima o poi riesce ad inghiottirli; ma questo succede perché nessuno ha spiegato loro come stiano le cose. Essi sanno di essere diversi dagli altri ma non riescono a darsi una spiegazione di quel che fanno. Infatti se li prendiamo da parte e chiediamo loro: “Allora, spiegateci un po’ che cosa ci guadagnate”, iniziano a balbettare ed a scrollare le spalle avviliti, come se avessero qualcosa di vergognoso da nascondere. Nessuno ha chiarito loro le idee, nessuno li ha forniti degli strumenti necessari per spiegare a se stessi e agli altri la ragione per la quale offrono al mondo l’enorme potenziale di cui dispongono senza aspettare alcun compenso per sé. Il che, evidentemente, è davvero straordinario.&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Silo - Discorsi - Opere Complete Vol 1 - Ed. Multimage&lt;/em>&lt;/p></description></item></channel></rss>