<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>Coscienza | Stefano Cecere</title><link>https://stefanocecere.com/tag/coscienza/</link><atom:link href="https://stefanocecere.com/tag/coscienza/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description>Coscienza</description><generator>Hugo Blox Builder (https://hugoblox.com)</generator><language>it</language><lastBuildDate>Mon, 08 Aug 2022 00:00:00 +0000</lastBuildDate><image><url>https://stefanocecere.com/media/icon_hu99fd93e9d0016cd84f525f58a0223c71_354199_512x512_fill_lanczos_center_3.png</url><title>Coscienza</title><link>https://stefanocecere.com/tag/coscienza/</link></image><item><title>Stati di Coscienza Alterati e VR</title><link>https://stefanocecere.com/post/stati-coscienza-alterati-vr/</link><pubDate>Mon, 08 Aug 2022 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/stati-coscienza-alterati-vr/</guid><description>&lt;h1 id="stati-di-coscienza-alterati-e-vr">Stati di Coscienza Alterati e VR&lt;/h1>
&lt;p>scendendo la montagna accennavo agli stati alterati di #coscienza e alle varie tecniche con cui avvicinarsi.&lt;/p>
&lt;p>non mi aspetto che i tredicenni abbiano già cercato qualcosa in merito (ricordo che in terza media avevo già libri in merito, ma io non faccio testo), generalmente entro i vent&amp;rsquo;anni si fa qualche esperienza più o meno casuale (solitamente con alcool o droghe) e qualcuno potrebbe fare qualche domanda per capire&amp;hellip; è tutta roba nel cervello? esistono dimensioni trascendentali? cosa accomuna gli sciamani asiatici a quelli americani agli oracoli greci? e quando ti capita tra le mani lo Sciamanesimo e le Tecniche dell&amp;rsquo;Estasi o i librini dell&amp;rsquo;Hofmann potrebbe aprirsi un mondo di ricerca&lt;/p>
&lt;p>capire cosa fanno i Dervisci quando ruotano o cosa succede a Bukowski in Hair quando mangia lo zuccherino, provare una camera di soppressione sensoriale (tutti l&amp;rsquo;abbiamo riscoperta con Stranger Things.. ma l&amp;rsquo;avete mai provata veramente?) o come agisce l&amp;rsquo;alcool, credo debba fare parte della cultura base minima per vivere in società. altrimenti si vive tutto &amp;ldquo;da fuori&amp;rdquo;, esternamente. e poi ti ritrovi a fare terrorismo politico contro la cannabis e vivi le religioni come dogmi di facciata o di convenienza.&lt;/p>
&lt;p>venendo al punto di questo post, ispirato da questo articolo su Technology Review (una rivista abbastanza importante, per chi non la conoscesse) ripenso all&amp;rsquo;utilizzo della Realtà Virtuale e di alcune esperienze che essa permette di vivere, vicine a quelle sperimentabili della ricerca della trascendenza, con o senza artifizi esterni, quali ad esempio le droghe allucinogene.&lt;/p>
&lt;p>nelle mie lezioni sulla #VR uso e consiglio un libro, opensource, che analizza in profondità tutto l&amp;rsquo;aspetto psicofisico in gioco con il &amp;ldquo;sabotaggio sensoriale&amp;rdquo; creato ad hoc dai designer e sviluppatori.&lt;/p>
&lt;p>rilancio qui alcun paragrafi e il link al libro per gli interessati:
&lt;a href="https://cecere.xyz/studio/res/vr-book/" target="_blank">https://cecere.xyz/studio/res/vr-book/&lt;/a>
&lt;/p>
&lt;p>intanto ricordiamoci che ognuno ha vissuto esperienze a volte indicibili, a volte interessanti per dare una direzione alla propria vita.&lt;/p>
&lt;p>PS: meglio specificare che sono astemio da vent&amp;rsquo;anni e non faccio uso di alcun tipo di droga&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;p>Ref:&lt;br>
&lt;a href="https://www.technologyreview.com/2022/08/06/1056727/vr-virtual-reality-psychedelics-transcendence/" target="_blank">https://www.technologyreview.com/2022/08/06/1056727/vr-virtual-reality-psychedelics-transcendence/&lt;/a>
&lt;/p></description></item><item><title>L'evoluzione dalla tortura</title><link>https://stefanocecere.com/post/2012/02/evoluzione-dalla-tortura/</link><pubDate>Wed, 22 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2012/02/evoluzione-dalla-tortura/</guid><description>&lt;p>Si potrebbe pensare che un certo tipo di essere umano, quando vuole una cosa se ne appropri in modo diretto: la prende. se questa cosa fosse per caso in possesso o protetta da qualcosa o qualcun altro, se si sentisse più forte dell&amp;rsquo;avversario (o non fosse in grado di calcolare il rischio), userebbe la forza.&lt;/p>
&lt;p>La meccanica dell&amp;rsquo;appropriazione e dell&amp;rsquo;accumulo è molto radicata, e la coscienza molto brava a creare giustificazioni per porre l&amp;rsquo;&amp;ldquo;altro&amp;rdquo; in piano minore: è più brutto. è più povero. è meno intelligente. è arrivato dopo. non mi serve. sporca. mi fa paura. è vecchio. è giovane. è diverso. non crede nel mio Dio (OMMIODIO!)&lt;/p>
&lt;p>A voler percorrere la nostra storia recente.. diciamo gli ultimi 8000 anni, non dovrebbe essere difficile che questi comportamenti sono stati molto.. sperimentati.&lt;/p>
&lt;p>E se tanto ci sentiamo progrediti oggi, non dimenticherei che il progresso tecnologico e sociale ci ha recentemente portato a ingannare i propri popoli per sterminare con la pressione di un pulsante altri milioni di persone.&lt;/p>
&lt;p>Ma nel voler stare in temi di attualità, non sta sorgendo il sospetto un po&amp;rsquo; diffuso che qualcuno stia manipolando/pilotando/sfruttando queste varie &amp;ldquo;crisi&amp;rdquo; economiche e finanziarie per distruggere interi paesi, innescando dei processi di impoverimento o costrizioni che, se non uccidono direttamente nessuno, vedremo quanto dolore creeranno nei prossimi lustri. (giusto ad esempio quanti NON sapevano che il nostro &amp;ldquo;innocuo&amp;rdquo; embargo all&amp;rsquo;Iraq aveva causato circa un milione di morti, sopratutto bambini? questo senza ancora sganciare una sola bomba)&lt;/p>
&lt;p>Non vorrei qui destabilizzare troppo gli animi ingenui né infuocare quelli già accesi, quindi tralasciamo la questione dell&amp;rsquo;INTENZIONALITÀ&amp;rsquo; di tutte queste faccende.&lt;/p>
&lt;p>MA se ci fosse una soluzione che non richiederebbe &amp;ldquo;lacrime e sangue&amp;rdquo; da parte di nessuno.. almeno non da parte dei poveracci che già non s&amp;rsquo;hà più sangue già…&lt;/p>
&lt;p>Qualcosa del tipo: il paese non ha soldi per pagare le scuole, gli infermieri, le strutture vitali e necessarie per una vita dignitosa dei suoi abitanti?&lt;/p>
&lt;p>Dal 1971 il denaro è svincolato dall&amp;rsquo;oro (ovvero non dobbiamo più avere un equivalente in oro della carta stampata): possiamo quindi stampare quanti soldi vogliamo e accreditare tutti i lavoratori che ne hanno bisogno.&lt;/p>
&lt;p>Ora e subito.&lt;/p>
&lt;p>Dico davvero: si potrebbe farlo.&lt;/p>
&lt;p>A volerlo.&lt;/p>
&lt;p>Certo in Italia abbiamo un piccolo problema .. tecnico: da quando siamo entrati nell&amp;rsquo;Euro non possiamo più stampare denaro (l&amp;rsquo;Italia non è più un paese sovrano)&lt;/p>
&lt;p>Quindi che si fa?&lt;/p>
&lt;p>Potresti stare qui a discutere con me che non è vero non è possibile.&lt;/p>
&lt;p>Oppure se fosse possibile, peggioreremmo la situazione a causa dell&amp;rsquo;inflazione.&lt;/p>
&lt;p>Infatti nessuno dei grandi statisti / economisti / tecnici / guru che stanno cercando disperatamente di salvarci la vita ne ha mai accennato, quindi sarà sicuramente un&amp;rsquo;eresia da ignoranti.&lt;/p>
&lt;p>Oppure…&lt;/p>
&lt;p>Beh il quadro è tracciato. se vuoi ci ritroviamo questo finesettimana a Rimini, con cinque economisti di levatura internazionale e non è uno scherzo, a studiare questo nuovo modello economico che potrebbe davvero salvarci la vita se non nostra quantomeno dei nostri figli. e magari ridare un soffio di speranza ala vita delle nostre Democrazie.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;evento è il
&lt;a href="http://democraziammt.info/" target="_blank">Summit sulla Modern Monetary Theory ( MMT )&lt;/a>
&lt;/p>
&lt;p>Sarà in inglese (ma con traduzioni professionali in simultanea) costa 40 euro (ma se sei studente entri gratis).&lt;/p>
&lt;p>Saremo in diverse centinaia (speriamo migliaia). Sembra sia stato snobbato dai politici, economisti, giornalisti e sindacati (in effetti sanno già tutto.. qui mica si ha tempo di studiare.. bisogna far cassa e in fretta)&lt;/p>
&lt;p>Una considerazione personale finale: la violenza che è in atto a tutte le latitudini, sopratutto sulla gente più povera e debole, è di una misura impressionante. Siamo così assuefatti o sconnessi che non la si vede più. ma se la senti, e vedi il dolore che stanno perpetrando, è difficile stare inermi.&lt;/p>
&lt;p>E poi comunque ( a meno di vivere migliaia di anni 😉 alla fine si muore tutti, e i soldi non ce li si porta mica nella tomba.&lt;/p>
&lt;p>E lì ciò che conta solamente è la direzione mentale e ciò che di valido e di proporzionata alle proprie possibilità si è fatto in vita.&lt;/p>
&lt;p>Niente di più o niente di meno. Almeno mi piace credere così.&lt;/p>
&lt;p>Baci!&lt;/p></description></item><item><title>La ranocchia che non sapeva di essere cotta …</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/10/la-ranocchia-che-non-sapeva-di-essere-cotta/</link><pubDate>Mon, 24 Oct 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/10/la-ranocchia-che-non-sapeva-di-essere-cotta/</guid><description>&lt;p style="text-align: center">
Immaginate una pentola piena d’acqua fredda&lt;br /> in cui nuota tranquillamente una piccola ranocchia
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Un piccolo fuoco è acceso sotto la pentola&lt;br /> e l’acqua si riscalda molto lentamente
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
L’acqua piano piano diventa tiepida&lt;br /> e la ranocchia, trovando ciò piuttosto gradevole,&lt;br /> continua a nuotare
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
La temperatura dell’acqua continua a salire
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Ora l’acqua è calda, più di quanto&lt;br /> la ranocchia possa apprezzare,&lt;br /> si sente un po’ affaticata,&lt;br /> ma ciò nonostante non si spaventa
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Ora l’acqua è veramente calda&lt;br /> e la ranocchia comincia a trovare ciò sgradevole,&lt;br /> ma è molto indebolita,&lt;br /> allora sopporta e non fa nulla
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
La temperatura continua a salire,&lt;br /> fino a quando la ranocchia&lt;br /> finisce semplicemente per cuocere e morire
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Se la stessa ranocchia fosse stata&lt;br /> buttata direttamente nell’acqua a 50 gradi,&lt;br /> con un colpo di zampe&lt;br /> sarebbe immediatamente saltata fuori dalla pentola
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Ciò dimostra che,&lt;br /> quando un cambiamento avviene in un modo&lt;br /> sufficientemente lento,&lt;br /> sfugge alla coscienza&lt;br /> e non suscita&lt;br /> nella maggior parte dei casi&lt;br /> alcuna reazione,&lt;br /> alcuna opposizione,&lt;br /> alcuna rivolta
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Se guardiamo ciò che succede&lt;br /> nella nostra società da qualche decennio&lt;br /> possiamo vedere che stiamo subendo&lt;br /> una lenta deriva&lt;br /> alla quale ci stiamo abituando
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Una quantità di cose&lt;br /> che avrebbero fatto inorridire&lt;br /> 20, 30 o 40 anni fa,&lt;br /> sono state poco a poco banalizzate&lt;br /> e oggi disturbano appena&lt;br /> o lasciano addirittura&lt;br /> completamente indifferente&lt;br /> la maggior parte delle persone
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Nel nome del progresso,&lt;br /> della scienza e del profitto&lt;br /> si effettuano continui attacchi&lt;br /> alle libertà individuali, alla dignità, all’integrità della natura,&lt;br /> alla bellezza e alla gioia di vivere,&lt;br /> lentamente ma inesorabilmente,&lt;br /> con la costante complicità&lt;br /> delle vittime, inconsapevoli&lt;br /> o ormai incapaci di difendersi
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Le nere previsioni&lt;br /> per il nostro futuro,&lt;br /> invece di suscitare reazioni&lt;br /> e misure preventive,&lt;br /> non fanno altro che&lt;br /> preparare psicologicamente&lt;br /> la gente ad accettare&lt;br /> delle condizioni di vita&lt;br /> decadenti, anzi drammatiche
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Il martellamento continuo&lt;br /> di informazioni&lt;br /> da parte dei media&lt;br /> satura i cervelli&lt;br /> che non sono più in grado&lt;br /> di distinguere le cose …
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Quando ho parlato di queste cose per la prima volta,&lt;br /> era per un domani
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Ora è per oggi!!!
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Coscienza o cottura,&lt;br /> bisogna scegliere!
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Allora se non siamo, come la ranocchia,&lt;br /> già mezzi cotti,&lt;br /> diamo un salutare colpo di zampe, prima che sia troppo tardi
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
O SIAMO GIA’ MEZZI COTTI?
&lt;/p></description></item><item><title>La memoria della neve</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/09/la-memoria-della-neve/</link><pubDate>Wed, 28 Sep 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/09/la-memoria-della-neve/</guid><description>&lt;p>Quando gli occhi percepiscono dei segnali, nel nostro caso onde elettromagnetiche con frequenza di vibrazione compresa in un minuscola band, detta del &amp;ldquo;visibile&amp;rdquo;, questi vengono codificati e inviati al cervello che provvede, in modo per fortuna automatico!, a comparararli in continuazione con i contenuti delle memoria.&lt;/p>
&lt;p>È così che possiamo riconoscere paesaggi, oggetti e persone. se non avessimo memoria tutto sarebbe percepito come per la prima volta, e non riconosceremmo nulla.&lt;/p>
&lt;p>Ebbene cosa successe ad un certo punto?&lt;/p>
&lt;p>Che guardando fuori dal finestrino del velivolo percepii un grande piano bianco variegato.&lt;/p>
&lt;p>Se non avessi avuto la consapevolezza di stare a diecimila metri di altezza in un velivolo pressurizzato e climatizzato, avrei avuto difficoltà a capire cosa stessi vedendo.&lt;/p>
&lt;p>Poteva essere una distesa di neve. oppure una valle di zucchero filato, o la schiena di una pecora gigantissima. Questo la memoria da &amp;ldquo;abitante sulla superficie terrestre&amp;rdquo; mi proponeva.&lt;/p>
&lt;p>Ma sapendo la mia posizione rispetto al mondo esterno, e con arti deduttive, decisi che non stavo sognando e che quelle erano delle simpatiche nuvole, ovvero agglomerati di vapore acqueo e altre sostanze volatili, che il vento e la pressione avevano messo lì così. Quasi fosse solo per farmi giocare con i meccanismi della coscienza.&lt;/p>
&lt;p>
&lt;a href="http://stefanocecere.com/wp-content/uploads/sites/3/2011/09/20110927-183850.jpg" target="_blank">&lt;img src="http://stefanocecere.com/wp-content/uploads/sites/3/2011/09/20110927-183850.jpg" alt="20110927-183850.jpg" class="alignnone size-full" />&lt;/a>
&lt;/p></description></item><item><title>Silo: sulla crisi</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/09/silo-sulla-crisi/</link><pubDate>Thu, 01 Sep 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/09/silo-sulla-crisi/</guid><description>&lt;p>&lt;em>amici.. trovo veramente opportuno la ripresentazione del libro &amp;ldquo;Lettere ai miei amici&amp;rdquo;, fatta da Silo nel 1994, che non solo già prevedeva lo scenario drammaticamente attuale, ma lo inquadrava introducendo punti di vista e possibili atteggiamenti di risposta quanto mai validi.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>se vi interessa leggere il libro in questione lo trovate in libreria /
&lt;a href="http://www.multimage.org/" target="_blank">www.multimage.org&lt;/a>
oppure scaricatelo gratuitamente da
&lt;a href="http://www.silo.net" target="_blank">www.silo.net&lt;/a>
&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>un abbraccio&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Presentazione del libro LETTERE AI MIEI AMICI&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>CENTRO CULTURALE ESTACION MAPOCHO, SANTIAGO DEL CILE, CILE&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>14 MAGGIO 1994&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Ringrazio le istituzioni che hanno organizzato questo Primo Incontro della Cultura Umanista per avermi cortesemente invitato a presentare qui l’edizione cilena del libro Lettere ai miei amici . Ringrazio Luis Felipe Garcia per quanto ha detto in rappresentanza della casa editrice Virtual. A Volodia Teitelboim1, che ringrazio per il suo intervento, mi riservo di rispondere in futuro e di commentare, con l’attenzione che meritano, molti dei brillanti concetti che ha espresso in questa occasione. Ringrazio infine le importanti personalità della cultura e i giornalisti qui presenti, nonché, naturalmente, i numerosi amici che oggi ci accompagnano.&lt;/p>
&lt;p>Per chiarire l’ambito in cui si colloca il libro che oggi appare nelle librerie, vorrei, in questo breve discorso, mettere in evidenza che non si tratta di un’opera sistematica ma di una serie di commenti scritti in stile epistolare, stile ben noto e tante volte utilizzato. A partire dalle Epistole morali di Seneca, ha circolato per il mondo un’immensa quantità di scritti di questo tipo che ha conosciuto un’influenza di certo diseguale e suscitato un interesse anch’esso diseguale. Al giorno d’oggi sono ben note le “lettere aperte”, che pur essendo apparentemente dirette ad una persona, ad un’istituzione o ad un governo, sono scritte con l’intenzione di farle arrivare al di là del destinatario esplicito, e cioè al grande pubblico. E’ in quest’ultimo senso che è stato pensato il nostro presente lavoro, il cui titolo completo è: Lettere ai miei amici sulla crisi sociale e personale di questo momento storico.&lt;/p>
&lt;p>Ma chi sono gli “amici” ai quali le missive sono dirette? Si tratta di persone che non necessariamente sono d’accordo con la nostra posizione ideologica ma il cui rapporto con noi è in ogni caso motivato da una genuina intenzione di approfondire le proprie conoscenze e di rendere più incisive le proprie azioni al fine di superare la crisi che stiamo vivendo. Questo per quanto attiene al destinatario.&lt;/p>
&lt;p>Quanto alla tematica, lo stesso titolo non manca di mettere in evidenza che la crisi investe tanto le società quanto gli individui. Noi prendiamo il concetto di “crisi” nel suo senso più abituale, secondo il quale il termine indica degli eventi che possono prendere delle direzioni diverse, avere esiti diversi. La “crisi” fa uscire da una situazione e fa entrare in un’altra, nuova, che pone i suoi propri problemi. A livello popolare la “crisi” è vista come una fase pericolosa dalla quale può risultare qualcosa di benefico o di pernicioso per i soggetti che la vivono; tali soggetti sono, in questo caso, le società e gli individui. Per alcuni è ridondante menzionare gli individui, giacché risultano impliciti allorché si parla di società; ma dal nostro punto di vista questo non è corretto e la pretesa di far sparire uno dei due termini si fonda su un’analisi che non condividiamo. Detto questo, mi sembra di aver chiarito il titolo del libro.&lt;/p>
&lt;p>Orbene, l’ordine ragionevole del discorso ci imporrebbe di entrare in argomento presentando i contenuti dell’opera. Ma invece di seguire un tale modo scolastico di procedere, preferiamo prima di tutto chiarire con quale intenzione ci siamo accinti a scrivere questo lavoro. Ebbene, l’intenzione è stata quella di raccogliere insieme i vari aspetti del pensiero del Nuovo Umanesimo per formulare un giudizio sulla situazione che ci tocca vivere. Il Nuovo Umanesimo ha lanciato una serie di richiami sulla crisi generale della civiltà ed ha proposto l’adozione di alcune misure minime per superarla. Il Nuovo Umanesimo è cosciente delle derive apocalittiche che, come insegna la storia, sono tipiche di ogni fine di secolo e di millennio. Sappiamo bene che in congiunture epocali come questa si fanno sentire le voci di quanti proclamano la fine del mondo, la quale assume caratteristiche diverse a seconda della cornice folkloristica in cui si inserisce: fine dell’ecosistema, della Storia, delle ideologie, dell’essere umano ormai prigioniero delle macchine, ecc. Il Nuovo Umanesimo non proclama niente di tutto ciò, ma dice semplicemente: “Amici, bisogna cambiare direzione!” Possibile che nessuno voglia ascoltarci? Possibile che ci stiamo sbagliando? Me lo auguro, perché questo significherebbe che le cose stanno andando per il verso giusto e che siamo sulla strada che porta al Paradiso in Terra. Certi filosofi strutturalisti ci diranno che la crisi attuale non è altro che un riassestamento interno del sistema, un riordino necessario degli elementi del sistema che peraltro non cessa di alimentare il progresso; certi pensatori postmoderni affermeranno che tutto il problema sta nel fatto che continuiamo ad utilizzare gli schemi del XIX secolo ormai inservibili, mentre in realtà coloro ai quali spettano le decisioni in campo sociale stanno offrendo ai loro governati un incremento di potere e di pacificazione grazie alla trasparenza che la tecnologia e le comunicazioni oggi permettono. Bene, amici! Possiamo stare tranquilli, confidando nel fatto che il Nuovo Ordine si incaricherà di pacificare il mondo. Non ci saranno più guerre come in Jugoslavia, Medio Oriente, Burundi o Sri Lanka. Non ci sarà più fame, non ci sarà più un 80% della popolazione mondiale sotto il livello di sopravvivenza. Non ci sarà più recessione né licenziamenti né distruzione dei posti di lavoro. D’ora in poi avremo amministrazioni sempre più oneste, tassi di scolarizzazione e di educazione sempre più alti, delinquenza e insicurezza urbana in declino, alcolismo e tossicodipendenze in diminuzione… insomma, un aumento generale della soddisfazione e della felicità. Va tutto molto bene, amici. Suvvia, siate pazienti, il Paradiso è talmente vicino!… Ma se così non fosse, se la situazione attuale dovesse deteriorarsi o se addirittura se ne perdesse il controllo, su quali alternative potremmo contare?&lt;/p>
&lt;p>Questo è il discorso che viene portato avanti in Lettere ai miei amici. E non crediamo che costituisca un’offesa il prendere in considerazione la possibilità, intesa come semplice ipotesi, che si arrivi ad un epilogo doloroso. Nessuno si offende per il fatto che gli edifici siano dotati di scale di emergenza, che i cinema e gli altri luoghi pubblici di estintori ed uscite di sicurezza; nessuno protesta per il fatto che gli stadi siano tenuti per legge ad essere provvisti di uscite supplementari. Certo, quando si va al cinema o si entra in un edificio, non si pensa ad un incendio o ad una catastrofe, e tutti sanno che le norme di sicurezza si inquadrano nel contesto generale della prevenzione. Se né l’edificio né il cinema si incendiano, se nello stadio non hanno luogo disordini, non c’è che da esserne contenti!&lt;/p>
&lt;p>Nella sesta Lettera si trova il Documento del Movimento Umanista, nel quale gli umanisti espongono le loro idee più generali e le loro alternative alla crisi. Non si tratta di un documento dei guastafeste, né di un insieme di idee pessimiste: è un testo che descrive la crisi e presenta proposte alternative. Nel leggerlo, anche coloro che non si trovino d’accordo con esso dovrebbero dire: “Bene, si tratta di un’alternativa. Dobbiamo aver cura di questi ragazzi, le società hanno bisogno dell’equivalente delle scale antincendio. Non sono nostri nemici, sono la voce della sopravvivenza”.&lt;/p>
&lt;p>Il Documento del Movimento Umanista ci dice:&lt;/p>
&lt;p>“Gli umanisti pongono al primo posto il lavoro rispetto al grande capitale; la democrazia reale rispetto alla democrazia formale; il decentramento rispetto al centralismo; la non-discriminazione rispetto alla discriminazione; la libertà rispetto all’oppressione; il senso della vita rispetto alla rassegnazione, al conformismo ed all’idea che tutto sia assurdo… Gli umanisti sono internazionalisti, aspirano a una nazione umana universale. Hanno una visione globale del mondo in cui vivono ma agiscono nel loro ambiente. Non desiderano un mondo uniforme bensì multiforme: multiforme per etnie, lingue e costumi; multiforme per paesi, regioni, località; multiforme per idee ed aspirazioni; multiforme per credenze, dove abbiano posto l’ateismo e la religiosità; multiforme nel lavoro; multiforme nella creatività. Gli umanisti non vogliono padroni; non vogliono dirigenti né capi, e non si sentono rappresentanti o capi di alcuno…” E, alla fine del Documento, si legge: “Gli umanisti non sono ingenui né si gonfiano il petto con dichiarazioni di sapore romantico. In questo senso, non credono che le loro proposte siano l’espressione più avanzata della coscienza sociale né pensano che la propria organizzazione sia qualcosa di indiscutibile. Gli umanisti non fingono di essere i rappresentanti della maggioranza. In tutti i casi, agiscono in accordo con ciò che ritengono più giusto e favoriscono le trasformazioni che credono possibili e adatte all’epoca in cui è toccato loro di vivere”.&lt;/p>
&lt;p>Non è forse caratteristico di questo Documento un forte sentimento di libertà, di pluralismo, di coscienza dei propri limiti? Si può ben chiamare alternativa questa proposta, che non è affatto una proposta di dominazione, uniformante ed assoluta…&lt;/p>
&lt;p>E come si presenta il processo di crisi? Che direzione sta prendendo? Le diverse lettere rispondono a queste domande facendo sempre riferimento ad uno stesso modello esplicativo: il modello del sistema chiuso. La storia di questo sistema può essere sintetizzata così. Esso sorse con il sorgere del Capitalismo. La Rivoluzione Industriale gli diede una spinta decisiva. Gli Stati nazionali, in mano ad una borghesia sempre più potente, si disputarono il mondo. I vecchi domini coloniali passarono di mano, dalle teste coronate alle compagnie private. Ed il sistema bancario intraprese il compito che gli è proprio, quello di intermediazione, indebitamento di terzi e appropriazione delle fonti di produzione. Sempre il sistema bancario finanziò le campagne militari delle borghesie ambiziose, concesse prestiti a tutte le parti in conflitto e le indebitò e praticamente sempre, da ogni conflitto, uscì con lauti guadagni. Quando le borghesie nazionali si proponevano ancora la crescita in termini di sfruttamento impietoso della classe lavoratrice, in termini di aumento della produzione industriale, in termini di commercio, mantenendo però come preciso centro di gravità il paese che amministravano, il sistema bancario aveva già superato con un balzo le limitazioni amministrative dello Stato nazionale. Sopraggiunsero le rivoluzioni socialiste, il crack della borsa ed i riassestamenti dei centri finanziari, ma il processo di crescita e di concentrazione di questi ultimi non si fermò. Dopo l’ultimo rantolo nazionalista delle borghesie industriali, dopo l’ultimo conflitto mondiale, risultò chiaro che il mondo era uno, che le regioni, i paesi e i continenti erano ormai interconnessi e che l’industria aveva bisogno del capitale finanziario internazionale per sopravvivere. Ormai lo Stato nazionale costituiva un elemento di disturbo per il trasferimento di capitali, beni, servizi, persone e prodotti mondializzati. Cominciò la regionalizzazione. E con essa la destrutturazione del vecchio ordine. Il proletariato che un tempo aveva costituito la base della piramide sociale - all’inizio con i lavoratori delle industrie estrattive primarie e quindi con le masse dei lavoratori industriali - divenne sempre meno omogeneo. Un processo continuo di riconversione dei fattori di produzione portò le industrie secondarie, quelle terziarie ed i servizi, sempre più sofisticati, ad assorbire grandi quantità di mano d’opera. Le tradizionali associazioni dei lavoratori ed i sindacati persero potere, non potendosi più proporre come rappresentanti di un’intera classe sociale, e si orientarono su rivendicazioni di corto respiro di tipo salariale ed occupazionale. La rivoluzione tecnologica provocò una nuova crescita accelerata delle disuguaglianze in un mondo che già ne era pieno, in cui vaste regioni arretrate tendevano ad allontanarsi sempre più dai centri di decisione. Queste regioni colonizzate, sfruttate e destinate a occupare il ruolo di semplici fornitori di materie prime nella divisione internazionale del lavoro, furono obbligate a vendere i loro prodotti a prezzi sempre più bassi ed a comprare la tecnologia necessaria al loro sviluppo a prezzi sempre più alti. Ed i debiti contratti per seguire il modello di sviluppo imposto crebbero di pari passo. Arrivò il momento in cui le imprese ebbero bisogno di diventare più flessibili, di decentralizzarsi, di rendersi agili e competitive. Tanto nel mondo capitalista come in quello socialista le strutture rigide cominciarono a incrinarsi, mentre i costi necessari a mantenere la crescita dei complessi militari-industriali diventarono sempre più opprimenti. Si giunse così ad uno dei momenti più critici della storia umana: ed è dal campo socialista che ebbe inizio il disar-mo unilaterale. Solo la storia futura potrà dire se si trattò di un errore o se invece fu proprio questa decisione a salvare il nostro mondo dall’olocausto nucleare. Gli avvenimenti presentati in questa sequenza sono tutti facilmente riconoscibili. E così arriviamo ad un mondo nel quale tutte le industrie, tutti i commerci, tutta la politica, tutti i paesi, tutti gli individui sono schiavi della concentrazione del potere finanziario. Ha inizio la fase del sistema chiuso ed in un sistema chiuso non esiste altra alternativa che la destrutturazione del sistema stesso. In questa prospettiva la destrutturazione del campo socialista appare come il semplice preludio della destrutturazione mondiale che sta avanzando a velocità vertiginosa.&lt;/p>
&lt;p>Questo è il momento di crisi nel quale ci troviamo. Ma lo sviluppo della crisi ammette diverse varianti. Per semplice economia di ipotesi, nonché per esigenze di semplicità, nelle Lettere si tratteggiano a grandi linee due possibilità. Da una parte la variante basata sull’aumento dell’entropia in un sistema chiuso e dall’altra quella dell’aprirsi di questo sistema chiuso grazie all’azione, non naturale ma intenzionale, dell’essere umano. Vediamo la prima, che descriveremo in un modo un po’ pittoresco.&lt;/p>
&lt;p>Il consolidamento di un impero mondiale, che tenderà a omogeneizzare l’economia, il Diritto, le comunicazioni, i valori, la lingua, gli usi e i costumi, è altamente probabile. Un impero mondiale, manovrato dal capitale finanziario internazionale, che non si preoccuperà neanche delle popolazioni che vivranno nei suoi centri di decisione. Ed in una situazione bloccata come questa, il processo di decomposizione del tessuto sociale continuerà. Le organizzazioni politiche e sociali, l’amministrazione dello Stato, tutto sarà occupato da tecnocrati al servizio di un mostruoso Parastato, che tenderà a disciplinare le popolazioni con misure sempre più coercitive parallelamente alla decomposizione del tessuto sociale. Il pensiero perderà la capacità di astrazione che verrà rimpiazzata da una forma di funzionamento analitico “passo dopo passo” sempre più conforme al modello informatico. Si perderanno le nozioni di processo e di struttura per cui la produzione intellettuale si ridurrà a semplici studi di linguistica e analisi formale. La moda, il linguaggio e gli stili sociali, la musica, l’architettura, le arti plastiche e la letteratura subiranno anch’essi un processo di destrutturazione; parallelamente la miscela di stili in tutti i campi passerà ad essere considerata un grande progresso proprio come è successo a tutti gli eccletismi che sono apparsi nelle epoche di decadenza imperiale. Ma proprio allora l’antica speranza di uniformare tutto nelle mani di un solo potere svanirà per sempre. In quella notte della ragione, in quella stanchezza della civiltà, avranno campo libero i fanatismi di ogni genere, la negazione della vita, il culto del suicidio, il fondamentalismo nudo e crudo. Non ci sarà più scienza né grandi rivoluzioni del pensiero… solo tecnologia che oramai verrà chiamata “Scienza”. Risorgeranno i localismi e le lotte etniche ed i popoli dimenticati si riverseranno sui centri di decisione come un uragano dal quale le megalopoli, un tempo sovraffollate, usciranno disabitate. Continue guerre civili scuoteranno questo povero pianeta nel quale non vorremmo vivere. In fondo, questa parte del racconto la si ritrova nella storia di numerose civiltà che in un certo momento credettero di poter progredire all’infinito. Tutte finirono per scomparire. Per fortuna, però, quando alcune caddero, nuovi impulsi umani sorsero in altri luoghi del pianeta; ed è proprio in questo avvicendarsi delle civiltà che si sviluppa il processo di superamento del vecchio da parte del nuovo. E’ chiaro però che in un sistema mondiale chiuso non c’è posto per il sorgere di un’altra civiltà ma solo per un lungo ed oscuro medioevo mondiale.&lt;/p>
&lt;p>Se quanto viene affermato nelle Lettere sulla base del modello descritto è del tutto sbagliato, non ci sarà di che preoccuparsi. Se, invece, il processo meccanico delle strutture storiche va nella direzione indicata, è tempo di chiedersi in che modo gli esseri umani potranno cambiare la direzione degli avvenimenti. Ma, d’altra parte, chi potrà determinare un cambiamento di direzione tanto formidabile se non i popoli, che sono appunto il soggetto della storia? Ma abbiamo raggiunto un livello di maturità sufficiente per comprendere che, già da ora, non ci sarà progresso se esso non sarà di tutti e per tutti? E’ questa la seconda ipotesi che si esamina nelle Lettere.&lt;/p>
&lt;p>Se nei popoli prenderà corpo l’idea che (è bene ripeterlo) non ci sarà progresso se esso non sarà di tutti e per tutti, allora sarà possibile fare una precisa scelta di campo. Nell’ultimo stadio del processo di destrutturazione, venti nuovi cominceranno a soffiare nella base sociale. Nei quartieri periferici, nelle comunità di vicini, nei luoghi di lavoro più umili, il tessuto sociale comincerà a rigenerarsi. Si tratterà di un fenomeno apparentemente spontaneo che si svilupperà parallelamente al crescere di molteplici raggruppamenti di base formati da lavoratori resisi indipendenti dalla tutela dei vertici sindacali. Appariranno numerosi nuclei politici, privi di organizzazione centrale, che lotteranno contro le organizzazioni politiche verticistiche. Ogni fabbrica, ogni ufficio, ogni impresa diventerà teatro di discussioni. Partendo dalle rivendicazioni più immediate si arriverà a prendere coscienza della situazione più generale: si comprenderà che il lavoro ha un valore umano maggiore del capitale ed al momento di decidere sulle priorità, il rischio a cui è esposto il lavoratore apparirà più importante di quello a cui è esposto il capitale. Si arriverà facilmente alla conclusione che i guadagni d’impresa dovranno essere reinvestiti nella creazione di nuove fonti di lavoro od impiegati in altri settori per aumentarne la produttività, invece di riversarsi in operazioni speculative che determinano un aumento del capitale finanziario, lo svuotamento delle imprese ed il conseguente fallimento dell’apparato produttivo. Anche l’imprenditore prenderà a poco a poco coscienza di essere diventato un semplice impiegato della banca ed avvertirà che, in una situazione di emergenza come quella, il suo alleato naturale è il lavoratore. Ci sarà nuovo fermento sociale e si scatenerà così la lotta franca ed aperta tra il capitale speculativo, con il suo chiaro carattere di forza astratta ed inumana, e le forze del lavoro, autentica leva della trasformazione del mondo. A poco a poco si arriverà a comprendere che il progresso non dipende dal debito contratto con le banche e che la funzione delle banche deve essere quella di concedere crediti all’impresa senza oneri di interesse. Risulterà anche chiaro che non ci sarà altro modo di invertire il processo di concentrazione che porta al collasso se non mediante una redistribuzione della ricchezza a favore delle aree arretrate. La Democrazia reale, plebiscitaria e diretta, diventerà una necessità nel momento in cui si vorrà uscire dalla situazione di agonia determinata dalla non partecipazione alla politica e dalla minaccia costante di disordini popolari. I poteri saranno riformati perché a quel punto la struttura della democrazia formale, dipendente dal capitale finanziario, avrà perso ogni credito ed ogni significato. Senza dubbio questo secondo scenario di crisi si presenterà dopo un periodo di incubazione, durante il quale i problemi si faranno più acuti. Avrà allora inizio un processo fatto di passi avanti e passi indietro, in cui ogni successo, grazie alle comunicazioni istantanee, assumerà il valore di un effetto-dimostrazione che tenderà a riprodursi, per emulazione, fin nei luoghi più remoti. Non si tratterà affatto di un processo di conquista degli Stati nazionali ma di un moltiplicarsi, nell’intero scenario mondiale, di fenomeni sociali del tipo descritto, che prefigureranno un cambiamento radicale nella direzione degli avvenimenti. Se prenderà questa linea di sviluppo il processo storico non terminerà meccanicamente in un collasso, come tante volte è avvenuto; saranno invece i popoli, con la loro la volontà di cambiamento, con la loro volontà di prendere una nuova direzione, ad incamminarsi sulla strada che porta alla creazione della nazione umana universale.&lt;/p>
&lt;p>E’ a questa seconda possibilità, è a questa alternativa che puntano gli umanisti di oggi: hanno troppa fede nell’essere umano per credere che tutto finirà in modo stupido. E anche se non si sentono l’avanguardia del processo di sviluppo dell’umanità, sono pronti ad impegnarsi in questo compito in misura proporzionale alle loro forze e nei luoghi in cui si trovano a vivere.&lt;/p>
&lt;p>Non vorrei dedicare altro tempo al commento del libro che oggi abbiamo tra le mani.&lt;/p>
&lt;p>Lasciate solo che vi ringrazi per la pazienza e la tolleranza che avete dimostrato nel seguire un discorso dai risvolti alquanto fastidiosi.&lt;/p>
&lt;p>Nient’altro. Molte grazie.&lt;/p></description></item><item><title>Alla ricerca del silenzio</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/05/alla-ricerca-del-silenzio/</link><pubDate>Thu, 26 May 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/05/alla-ricerca-del-silenzio/</guid><description>&lt;p>senza silenzio, non saremmo in grado di ascoltare i segnali più sottili.. quelli che vengono dalla profondità dell&amp;rsquo;Universo e dalla profondità della nostra Coscienza.&lt;/p>
&lt;p>
&lt;a href="https://www.ted.com/talks/anil_ananthaswamy_what_it_takes_to_do_extreme_astrophysics" target="_blank">https://www.ted.com/talks/anil_ananthaswamy_what_it_takes_to_do_extreme_astrophysics&lt;/a>
&lt;/p>
&lt;iframe src="https://embed.ted.com/talks/anil_ananthaswamy_what_it_takes_to_do_extreme_astrophysics" width="854" height="480" style="position:absolute;left:0;top:0;width:100%;height:100%" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen>&lt;/iframe></description></item><item><title>La riunione: ovvero siamo degni di portare la vita nell'universo?</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/05/la-riunione-siamo-degni-di-portare-la-vita-universo/</link><pubDate>Thu, 19 May 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/05/la-riunione-siamo-degni-di-portare-la-vita-universo/</guid><description>&lt;p>“Considerando tutta la cosa precedente, ma dall&amp;rsquo;angolo della Tradizione, la leggenda è questa: il Creatore fece l&amp;rsquo;uomo a sua immagine, ma lo lasciò incompiuto affinché si sviluppasse armonicamente d&amp;rsquo;accordo al processo della natura, sulla quale lo aveva collocato per dirigerla.”&lt;/p>
&lt;p>“D&amp;rsquo;altra parte fino a quanto non avesse popolato tutto il pianeta e non avesse formato una rete di comunicazioni tra tutti gli angoli del mondo, non avrebbe potuto manifestare un altro livello di coscienza. Se fosse riuscito che la sua specie come un delicato tessuto coprisse tutta la Terra,  si sarebbe potuto dire che questa specie  aveva raggiunto la sua coscienza e stava in condizioni di espandere la vita verso altri punti del sistema solare.”&lt;/p>
&lt;p>“Come in ogni processo, fin dall&amp;rsquo;inizio agirono qui tre forze: la differenziatrice, la complementatrice, e la sintetizzatrice.”&lt;/p>
&lt;p>“Trattandosi di una sequenza evolutiva, ogni nuova sintesi si ampliava rispetto a quella precedente e arrivata al suo punto massimo cominciava un nuovo processo di differenziazione fino a consumare la triade, rimpiazzando gli elementi vecchi, che si erano consumati nel suo interno, con i nuovi.”&lt;/p>
&lt;p>“Mentre le culture e le civiltà cadevano una dietro l&amp;rsquo;altra, gli elementi più sviluppati di un livello creavano le condizioni per la nascita del livello successivo.”&lt;/p>
&lt;p>“Le culture isolate degli inizi si sono complementate grazie ai contatti che stabilivano tra di loro, per lo scambio economico, per lo sviluppo delle loro comunicazioni, per il confronto delle loro politiche, della loro arte e della loro religione.”&lt;/p>
&lt;p>“Il fenomeno si ampliò di triade in triade, simile ad una spirale ascendente nella quale ogni giro aveva un diametro maggiore che il precedente.”&lt;/p>
&lt;p>“Considerando questi processi i pensatori hanno elaborato due concezioni principali, antagonistiche fra di esse: la ciclica e la lineare.”&lt;/p>
&lt;p>“La prima, porta ad  una interpretazione della storia. La seconda ad  una interpretazione evolutiva.”&lt;/p>
&lt;p>“A dire il vero succede che in ogni tappa  i processi nascono, crescono e si riproducono, però gli elementi progressivi passano alla tappa seguente, mentre i regressivi decadono e muoiono.”&lt;/p>
&lt;p>“Dunque, quando le culture erano isolate potevano svilupparsi a loro modo senza influirsi maggiormente. Però questo con il tempo è cambiato fino ad arrivare alla tappa attuale nella quale tutte le culture esistenti nel pianeta sono in comunicazione e appartengono alla stessa struttura. Di conseguenza tutto ciò  che succede in un punto si ripercuote in tutto il pianeta e niente di quello che succede può stare isolato dall&amp;rsquo;insieme.&lt;/p>
&lt;p>“Questo sistema globale al quale si è arrivati (e che tende a interrelazionare i suoi elementi interni ogni volta in modo più stretto) impedisce l&amp;rsquo;esistenza di fenomeni indipendenti.&lt;/p>
&lt;p>“Come esempio del sistema in movimento, consideriamo un razzo che si allontana dalla Terra. Se un astronauta esce dal suo interno, continua comunque trasportato dalla forza inerziale del sistema al quale appartiene e la sua libertà di movimento è sempre relativa ad esso.”&lt;/p>
&lt;p>“Supponiamo che il navigatore possa muoversi dalla prua alla zona di propulsione a 3 km all&amp;rsquo;ora. Ci arriverebbe in meno di tre minuti. Apparentemente allora si sarebbe avvicinato alla Terra. Infatti si sarebbe avvicinato in riferimento alla prua in quel momento, ma in quel minuto di camminata tutto il sistema si troverebbe a cinquecento km in più di distanza da detto pianeta (supponendo che la velocità del razzo fosse di trenta mila chilometri all&amp;rsquo;ora).”&lt;/p>
&lt;p>“Quindi, il sistema mondiale attuale ubica qualsiasi fenomeno in situazione dipendente dall&amp;rsquo;insieme. Nel processo storico nel quale ci troviamo immersi, siamo trascinati da esso con la velocità che ci impone. I nostri movimenti sono relativi a tutto il sistema in marcia e in nessun modo indipendenti.”&lt;/p>
&lt;p>“Se per l&amp;rsquo;evoluzione dell&amp;rsquo;uomo furono lanciati in ogni tappa (da un certo circolo che non disconosciamo) esseri eccezionali che riuscirono ad orientare tutto il processo nella direzione che proponevano, è inutile che  i fattori regressivi cerchino di camminare dalla prua alla zona di propulsione.”&lt;/p>
&lt;p>Il  momento attuale include tutta la storia precedente dell&amp;rsquo;uomo e lo  proietta verso il suo sviluppo nella direzione verso la quale puntava  sin dal suo lancio.”&lt;/p>
&lt;p>“Viste le cose così, ha senso parlare di un Destino dell&amp;rsquo;uomo.”&lt;/p>
&lt;p>“Gli affetti vedeteli, con il gergo biologico se più vi piace, come la preparazione del codice genetico elementare dell&amp;rsquo;essere vivo, che si limita a sviluppare nel confronto con l’ambiente  i caratteri “registrati” nel DNA. basico.&lt;/p>
&lt;p>“Gli uomini credono di fare la storia, quando di fatto è il loro condizionamento di base quello che li sviluppa nella linea proposta.”&lt;/p>
&lt;p>“Certamente in ogni tappa si producono correzioni di rotta che evitano la deviazione, come la lotta con la natura e il riscontro con l’ambiente, che  imprimono nuovi caratteri nell&amp;rsquo;essere vivo, modificando la sua esperienza e fornendogli un maggiore maneggio di possibilità….Però sempre possibilità relative al sistema nel quale sta incluso.”&lt;/p>
&lt;p>“Se in ogni tappa la storia sembra ripetersi, nel processo generale essa è sempre in cambiamento.”&lt;/p>
&lt;p>“In momenti opportuni,  quegli esseri prima menzionati provocarono correzioni di rotta e le loro lotte furono sempre quelle del cambiamento e dell&amp;rsquo;evoluzione contro l&amp;rsquo;inerzia e stupidità.”&lt;/p>
&lt;p>“Quei momenti opportuni sono conosciuti come “messianismo” e poco importa se gli uomini che si fecero carico di tale situazione erano Messia in senso oggettivo, o se rispondevano alla necessità spirituale dell&amp;rsquo;epoca.”&lt;/p>
&lt;p>“Ogni volta che essi sorsero apportarono una nuova rivelazione dell&amp;rsquo;Essere, un nuovo stile di vita e un nuovo livello di coscienza, ma lo fecero nel momento in cui si concludeva una grande tappa, fungendo essi da collegamento tra un mondo agonizzante e un altro giovane e luminoso che i migliori spiriti di ogni epoca potevano intuire nell’orizzonte che toccava loro contemplare.”&lt;/p>
&lt;p>“E’ sempre bastata una piccola quantità di quegli uomini per provocare nei grandi insiemi shocks adeguati alle circostanze materiali e allo stato psicologico nel quale gli corrispose agire.”&lt;/p>
&lt;p>“Posiamo comprendere queste relazioni da un’altra angolazione.&lt;/p>
&lt;p>“Oggi non si può negare che il piombo possa trasmutarsi in oro. E coloro che perseguitarono i nostri alchimisti,  adesso brontolano di fronte ai ciclotroni dei fisici sebbene siano costretti ad ammetterli.”&lt;/p>
&lt;p>&amp;quot; Si sa che l’accelerazione delle particelle produce trasmutazioni; ma per adesso risulta inammissibile per l’opinione generale, che l’uomo possa accelerasi nel suo interno, accelerarsi psicologicamente in modo da provocare  in sé stesso la sua trasmutazione.”&lt;/p>
&lt;p>“Nella Chimica nessuno ignora che fattori catalizzatori introdotti in piccolissima quantità operino enormi accelerazioni su  grandi insiemi. Allo stesso modo, nelle diverse epoche uomini trasmutati modificarono il codice degli insegnamenti dei grandi insiemi. Nonostante,  passando (tali insegnamenti) da una tappa all’altra, inevitabilmente aumentò, come direbbero i cibernetici, il “rumore dell’informazione”. Cioè si è degradato ciò che fu spiegato all’inizio.”&lt;/p>
&lt;p>“Ogni volta che questo è successo, come succede nei circuiti di retroalimentazione, è sorto un nuovo segnale che ha riordinato il tutto. O, in altre parole, si è buttata via tutta la merce andata a male.”&lt;/p>
&lt;p>“Se non fosse avvenuto questo, tutto sarebbe finito nella disintelligenza totale, come ci racconta il mito della torre di Babele riguardo alla “confusione delle lingue”. Lì successe esattamente questo: fu tale l’aumento di rumore dalla fonte emittente al ricettore, che il messaggio in ogni caso arrivò totalmente distorto.”&lt;/p>
&lt;p>“Nonostante l’esempio, non si deve credere che ci stiamo riferendo semplicemente a problemi di espressione e significato linguistico, ma al fare umano in generale.”&lt;/p>
&lt;p>Tornando al nostro tema primitivo e con riferimento alla Tradizione: né  erano pazzi quelli  che parlarono della composizione geometrica del mondo, dei triangoli delle cose, né erano ingenui quelli che parlarono della trasformazione del vino in sangue e del pane in corpo. Se, d’altra parte, quelli  erano ispirati dalla  mistica del Risveglio e il loro linguaggio era (in qualche modo) poetico, la verità che trasmisero non è mai stata  lontana da ciò che oggi conosciamo come Scienza.”&lt;/p>
&lt;p>“Succede, amici miei, che ciò che è valido per il mondo della natura è anche valido per il mondo dello spirito, perché questi mondi non sono separati, ma sono lo stesso Universo.”&lt;/p>
&lt;p>“Noi non abbiamo la colpa se la morale attuale e alcune linee scientifiche continuano ad essere manichee.”&lt;/p>
&lt;p>“Bene e male; antimateria e materia, sono aspetti di una stessa realtà e non entità separate.”&lt;/p>
&lt;p>“Adesso che l’uomo è in condizioni di discorrere in maniera globale, può iniziare a vedere le cose nell’insieme, comprendendo che le polarità si invertono in base alla ciclicità elettrica, che esistono polarità neutre, che tutto cambia ad ogni istante e che questo cambiamento, apparentemente violento a seconda delle circostanze, è armonico, ordinato e strutturale.”&lt;/p>
&lt;p>“Per concludere con tutto questo, voglio riferirmi ancora una volta al racconto.”&lt;/p>
&lt;p>“La leggenda insinua che alla fine dei tempi la famiglia umana sarà in comunicazione tra sé e che tutti gli uomini conosceranno all’istante quello che succede in altre regioni, per quanto distanti possano essere.”&lt;/p>
&lt;p>“Allora, quando questa delicata pelle di coscienza coprirà  il pianeta, sorgerà dall’inizio stesso della storia un pugno di esseri il cui numero e qualità permetta  all’uomo di svegliarsi come una nuova specie, degna di portare la vita per l’Universo, collaborando con il piano del Creatore.”&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Buenos Aires, 1971&lt;/em>&lt;/p></description></item><item><title>il mondo gira come vuoi tu!</title><link>https://stefanocecere.com/post/2009/04/il-mondo-gira-come-vuoi-tu/</link><pubDate>Tue, 07 Apr 2009 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2009/04/il-mondo-gira-come-vuoi-tu/</guid><description>&lt;p>ora dimmi la verità: come vedi che stanno girando le cose? come sta andando il mondo?&lt;/p>
&lt;p>molto sta nel tuo occhio.. o ancora meglio: nel modo in cui la coscienza interpreta i segnali del tuo occhio.&lt;/p>
&lt;p>guarda la danzatrice qui sotto. in che senso sta ruotando? chiedi in giro ai tuoi amici e colleghi.. rimarrai sorpreso!&lt;/p>
&lt;img class="aligncenter size-full wp-image-1638" title="illusione_ottica_danzatrice" src="http://stefanocecere.com/wp-content/uploads/sites/3/2009/04/illusione_ottica_danzatrice.gif" alt="illusione_ottica_danzatrice" width="300" height="400" />
&lt;p>suggerimento: se non vedi nulla di anomalo.. prova a concentrarti solo sull&amp;rsquo;ombra.. e poi torna sulla figura&lt;/p></description></item><item><title>lucidamente</title><link>https://stefanocecere.com/post/2005/03/lucidamente/</link><pubDate>Thu, 24 Mar 2005 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2005/03/lucidamente/</guid><description>&lt;p>cenando con Pablo, era uscito il tema della &amp;ldquo;lucidità mentale&amp;rdquo;, del livello attenzionale, della diffusione e dell&amp;rsquo;uso delle droghe…&lt;/p>
&lt;p>mi sono ricordato quel video che avevamo fatto, ormai diversi anni fa, per &lt;strong>arancio.tv&lt;/strong>…&lt;/p>
&lt;p>ah, eccolo qui:
&lt;a href="http://www.clum.net/md/Articolo58.html" target="_blank">http://www.clum.net/md/Articolo58.html&lt;/a>
&lt;/p>
&lt;p>in riunione stasera l&amp;rsquo;abbiamo quindi visto, e ne abbiamo parlato un po&amp;rsquo;…&lt;/p>
&lt;p>io penso che una personale constatazione delle propria capacità di fare attenzione, e il personale desiderio di essere meno compulsivi, più rilassati, più attenti.. di essere più lucidi, insomma, alzando un poco il livello di coscienza,&lt;/p>
&lt;p>insomma avere il coraggio di mettersi un po&amp;rsquo; in discussione e volersi migliorare,&lt;/p>
&lt;p>tutto questo sarebbe davvero un gran bel passo…&lt;/p>
&lt;p>ne gioirebbe la nostra vita, ma anche quella degli altri…&lt;/p></description></item></channel></rss>