<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>Societa | Stefano Cecere</title><link>https://stefanocecere.com/tag/societa/</link><atom:link href="https://stefanocecere.com/tag/societa/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description>Societa</description><generator>Hugo Blox Builder (https://hugoblox.com)</generator><language>it</language><lastBuildDate>Sat, 27 Apr 2024 00:00:00 +0000</lastBuildDate><image><url>https://stefanocecere.com/media/icon_hu99fd93e9d0016cd84f525f58a0223c71_354199_512x512_fill_lanczos_center_3.png</url><title>Societa</title><link>https://stefanocecere.com/tag/societa/</link></image><item><title>European AI act e redistribuzione della ricchezza</title><link>https://stefanocecere.com/post/european-ai-act-e-redistribuzione-della-ricchezza/</link><pubDate>Sat, 27 Apr 2024 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/european-ai-act-e-redistribuzione-della-ricchezza/</guid><description>&lt;p>Ho parlato recentemente di tecnologie, Intelligenza Artificiale, Speculazione Finanziaria e regolamentazione europea appena rilasciata dell’A.I. Act. Condivido qui alcuni appunti.&lt;/p>
&lt;h2 id="tecnologie">Tecnologie&lt;/h2>
&lt;p>Già nella prima metà del 1900 sapevamo di avere le tecnologie sufficienti per risolvere la maggior parte dei problemi del mondo, era questione di intenzione e distribuzione.&lt;br>
Oggi (2024) abbiamo tecnologie impressionanti, da far impallidire la rivoluzione industriale. E&amp;rsquo; cambiato tutto e sta per cambiare tutto. Ma con che regole e con quale obiettivo ci muoviamo?&lt;/p>
&lt;h2 id="ai-automazione-e-robots">AI, Automazione e robots&lt;/h2>
&lt;p>C’è chi prevede che entro 20 anni ci saranno 2 miliardi di robots sulla Terra, tutti dotati di un’intelligenza superiore a quella della maggioranza degli esseri umani (non entriamo nei dettagli ma ci basta accettare che già oggi ChatGPT 4 e affini superano i più importanti test di ammissione alle università).&lt;/p>
&lt;p>L’impatto sulla società e sul lavoro sarà devastante, in bene e in male, &lt;strong>se non sarà governato e non ci saranno regolamentazioni etiche ed economiche&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Dobbiamo evolvere il sistema economico che oggi prevede la concentrazione di potere e ricchezza nelle mani di una minoranza.&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;p>Alcuni tecnologi sono così preoccupati da prendere già in considerazione l’ipotesi di distruggere i data center, le centrali dei dati. sebbene forse sia già impossibile fermare questa tecnologia.&lt;/p>
&lt;h2 id="ai-act">AI Act&lt;/h2>
&lt;p>Dopo tre anni di iter burocratico, l&amp;rsquo;AI Act, la nuova legge europea sull&amp;rsquo;intelligenza artificiale, ha superato l&amp;rsquo;ultimo ostacolo la settimana scorsa con l&amp;rsquo;approvazione del Parlamento Europeo. Entrerà in vigore a maggio e i cittadini dell&amp;rsquo;UE inizieranno a vedere cambiamenti entro fine anno mentre le aziende avranno fino a tre anni per conformarsi.&lt;/p>
&lt;h3 id="1-alcuni-usi-dellai-saranno-vietati-questanno">1. Alcuni usi dell&amp;rsquo;AI saranno vietati quest&amp;rsquo;anno&lt;/h3>
&lt;p>L&amp;rsquo;Atto pone restrizioni su casi d&amp;rsquo;uso dell&amp;rsquo;AI che rappresentano un alto rischio per i diritti fondamentali delle persone, come in &lt;strong>sanità&lt;/strong>, &lt;strong>istruzione&lt;/strong> e sicurezza, che saranno vietati entro la fine dell&amp;rsquo;anno.&lt;br>
Include anche il divieto di usi considerati di &amp;ldquo;rischio inaccettabile&amp;rdquo;, come sistemi che impiegano tecniche subliminali o manipolative per distorcere il comportamento e compromettere la capacità di prendere decisioni informate, o che sfruttano persone vulnerabili.&lt;/p>
&lt;p>Sarà inoltre vietata la creazione di database di riconoscimento facciale tramite il setaccio di internet (caso emblematico quello di Clearview AI).&lt;/p>
&lt;h3 id="2-sarà-più-evidente-quando-si-interagisce-con-un-sistema-di-ai">2. Sarà più evidente quando si interagisce con un sistema di AI&lt;/h3>
&lt;p>Le aziende tecnologiche dovranno etichettare i deepfake e i contenuti generati dall&amp;rsquo;AI e segnalare in modo chiaro alle persone quando interagiscono con un chatbot o altro sistema artificiale.&lt;br>
Questa direttiva darà un impulso alla ricerca su watermarking (il contrassegne indelebile) e provenienza dei contenuti mostrati, e potrebbe essere utile alla lotta contro la disinformazione.&lt;/p>
&lt;h3 id="3-i-cittadini-potranno-lamentarsi-se-sono-stati-danneggiati-da-una-ai">3. I cittadini potranno lamentarsi se sono stati danneggiati da una AI&lt;/h3>
&lt;p>L&amp;rsquo;AI Act istituirà un nuovo Ufficio Europeo per coordinare la conformità, l&amp;rsquo;implementazione e l&amp;rsquo;applicazione della legge. Grazie all&amp;rsquo;AI Act, i cittadini dell&amp;rsquo;UE potranno presentare reclami su sistemi di AI quando sospettano di essere stati danneggiati e ricevere spiegazioni sul perché tali sistemi hanno preso determinate decisioni.&lt;/p>
&lt;h3 id="4-le-aziende-ai-dovranno-essere-più-trasparenti">4. Le aziende AI dovranno essere più trasparenti&lt;/h3>
&lt;p>La maggior parte degli usi dell&amp;rsquo;AI non richiederà la conformità con l&amp;rsquo;AI Act.&lt;/p>
&lt;p>Sono solo le aziende che sviluppano tecnologie in settori &amp;ldquo;ad alto rischio&amp;rdquo;, come le infrastrutture critiche o la sanità, che avranno nuovi obblighi quando questo Atto entrerà completamente in vigore tra tre anni.&lt;br>
Tra questi obblighi una migliore governance dei dati, garantendo la supervisione umana e valutando come questi sistemi influenzeranno i diritti delle persone.&lt;/p>
&lt;h2 id="cosa-fare-per-ridistribuire-ricchezza-in-questo-contesto">Cosa fare per ridistribuire ricchezza in questo contesto&lt;/h2>
&lt;h3 id="tassazione-sui-robot">Tassazione sui Robot&lt;/h3>
&lt;p>Alcuni economisti e politici propongono di introdurre una tassazione specifica sui robot che sostituiscono i lavoratori umani. Le entrate da queste tasse potrebbero essere utilizzate per finanziare programmi di welfare, formazione e ricollocazione professionale per i lavoratori colpiti dall&amp;rsquo;automazione.&lt;/p>
&lt;h3 id="reddito-di-base-universale-ubi">Reddito di Base Universale (UBI)&lt;/h3>
&lt;p>Fornirebbe a tutti i cittadini un reddito garantito, indipendentemente dal loro status lavorativo (vedi
&lt;a href="https://www.redditodibase.org" target="_blank">https://www.redditodibase.org&lt;/a>
).&lt;/p>
&lt;p>Oggi sappiamo che il lavoro non basta, ma nessuno deve rimanere senza sostegno.&lt;br>
Si può prevedere una misura universale tarata sulla soglia di povertà relativa di ciascun Paese Ue e finanziata in modo collettivo, da un bilancio comune europeo, ed alimentata da una tassa unica sul capitale. Si può prevedere una tassa unica ai Paesi UE (intorno al 24%)&lt;/p>
&lt;p>Lavoro e Impiego: casalinghe, volontari&amp;hellip; Occorre uscire da questa cultura consumistica e, al contrario, favorire le relazioni collaborative tra persone. Il reddito di base facilita l’auto realizzazione perché permette di aumentare la creatività, di dedicarsi alle attività importanti per ognuno di noi e per lo stesso sviluppo della società: la propria formazione, il volontariato, quelle con scopo sociale&lt;/p>
&lt;h3 id="condivisione-dei-profitti">Condivisione dei profitti&lt;/h3>
&lt;p>Le aziende potrebbero essere incoraggiate o obbligate a condividere una parte dei profitti ottenuti tramite l&amp;rsquo;automazione con i loro dipendenti. Questo potrebbe assumere la forma di bonus, azioni aziendali, o altri benefici economici.&lt;/p>
&lt;h3 id="fondi-sovrani-di-ricchezza">Fondi Sovrani di ricchezza&lt;/h3>
&lt;p>Alcuni paesi hanno istituito fondi sovrani che investono in varie asset class per generare rendite. I proventi di questi fondi potrebbero essere utilizzati per finanziare servizi pubblici o per fornire assistenza diretta ai cittadini, distribuendo così la ricchezza generata dall&amp;rsquo;automazione.&lt;/p>
&lt;h3 id="investimenti-in-educazione-e-formazione">Investimenti in Educazione e Formazione&lt;/h3>
&lt;p>Investire in sistemi educativi e in programmi di formazione può aiutare i lavoratori a sviluppare nuove competenze necessarie per l&amp;rsquo;economia digitale. Ciò contribuisce a ridurre la disoccupazione tecnologica e permetterebbe una maggiore partecipazione ai benefici dell&amp;rsquo;automazione.&lt;/p>
&lt;h3 id="legislazione-lavorativa-aggiornata">Legislazione lavorativa aggiornata&lt;/h3>
&lt;p>Aggiornare la legislazione sul lavoro per riflettere le nuove realtà del mercato del lavoro può aiutare a proteggere i lavoratori dall&amp;rsquo;instabilità. Questo potrebbe includere leggi migliori su sicurezza del lavoro, orari di lavoro e protezione in caso di licenziamento.&lt;/p>
&lt;h3 id="sviluppo-di-politiche-locali">Sviluppo di politiche locali&lt;/h3>
&lt;p>Le autorità locali possono giocare un ruolo chiave nello sviluppo di politiche che incentivino le aziende a reinvestire i guadagni dell&amp;rsquo;automazione nella comunità locale attraverso istruzione, infrastrutture e servizi sanitari.&lt;/p>
&lt;h2 id="pace-ed-educazione">Pace ed Educazione&lt;/h2>
&lt;p>Il multilateralismo è la soluzione più efficace per affrontare l’attuale contesto internazionale. In questa prospettiva dobbiamo rimanere aperti al dialogo con gli altri attori di rilievo globale, ribadendo a livello europeo il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.&lt;/p>
&lt;p>Maria Montessori diceva:&lt;/p>
&lt;blockquote>
&lt;p>Tutti parlano di pace ma nessuno educa alla pace. A questo mondo, si educa per la competizione, e la competizione è l&amp;rsquo;inizio di ogni guerra. Quando si educherà per la cooperazione e per offrirci l&amp;rsquo;un l&amp;rsquo;altro solidarietà, quel giorno si starà educando per la pace.&lt;/p>
&lt;/blockquote></description></item><item><title>Sentimenti virtuali cosa cambia?</title><link>https://stefanocecere.com/post/sentimenti-virtuali-cosa-cambia/</link><pubDate>Sun, 14 Apr 2024 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/sentimenti-virtuali-cosa-cambia/</guid><description>&lt;p>SENTIMENTI VIRTUALI: COSA CAMBIA?&lt;/p>
&lt;p>abbiamo tutti visto il film &amp;ldquo;Her&amp;rdquo;, dove si innamora chattando con questa A.I. vocale, sappiamo che milioni, forse miliardi, di persone intrattengono relazioni sentimentali online: dalla semplice chat alle piattaforme di video, dalle assistenti personali, ai videogiochi in realtà virtuale fino alle vere e proprie bambole più o meno robotiche.&lt;/p>
&lt;p>leggevo poco fa uno si scandalizzava che moltissimi video porno sono oggi creati con le AI, e al pubblico non interessa.&lt;/p>
&lt;p>sappiamo bene che il famoso test di Turing ormai è stato ampiamente superato dalle AI, ovvero, stando nel puro dominio digitale, le AI sono indistinguibili dagli esseri umani, almeno per la grandissima maggioranza dell&amp;rsquo;umanità, oggi. figuriamoci fra qualche anno.&lt;/p>
&lt;p>(e il test di Turing che si basa proprio sulla capacità di creare Deep Fake, è da un lato oggi inadeguato e dall&amp;rsquo;altro ha dato il gancio ai peggiori utilizzi delle AI, ne riparleremo)&lt;/p>
&lt;p>❓e la domanda che mi sorge è: MA COSA CAMBIA?&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>se milioni di persone si masturbano davanti ad un video sintetico rispetto uno reale.. cambia davvero?&lt;/li>
&lt;li>se milioni di persone possono intrattenere chiacchierate interessanti con persone artificiali anzichè reali, cosa ci preoccupa?&lt;/li>
&lt;li>se milioni di persone sole avessero in casa un &amp;ldquo;robot&amp;rdquo; che sembra umano, e parla e argomenta e intrattiene&amp;hellip; la riteniamo la fine dell&amp;rsquo;umanità o una nuova fase da esplorare?&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Da un certo punto di vista c&amp;rsquo;è da preoccuparsi per la fine della specie: la gente non fa più sesso riproduttivo e nel giro di 150 anni ciao ciao umani.&lt;/p>
&lt;p>Può rattristire il fatto che ci siamo ridotti così&amp;hellip; ma poi penso a quante persone sono sole o si sentono sole (a volte ci si sente sole anche avendo intorno persone non in sintonia).&lt;/p>
&lt;p>Poi penso a quanti miliardi di persone sono innamorate di immagini: dalla pop star a personaggi immaginari, dagli attori a presunti dei&amp;hellip; tutte situazioni molto &amp;ldquo;virtuali&amp;rdquo; senza alcuna possibilità di contatto diretto&amp;hellip;&lt;/p>
&lt;p>Ecco, sinceramente mi domando: cosa cambia e quanto dovremmo preoccuparci.&lt;/p></description></item><item><title>Solitudine a AI</title><link>https://stefanocecere.com/post/solitudine-a-ai/</link><pubDate>Mon, 08 Jan 2024 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/solitudine-a-ai/</guid><description>&lt;p>dati 2021, il 25% degli europei soffre di solitudine.&lt;/p>
&lt;p>contemporaneamente gli agenti artificiali di &amp;ldquo;compagnia&amp;rdquo; (vedi Replika) hanno iniziato ad avere milioni di utenti. sempre più persone si affidano alle AI dialoganti per avere compagnia e confidarsi.&lt;/p>
&lt;p>pensavo: la rivoluzione tecnologica delle AI è in corso, inevitabile e forse poco controllabile. però possiamo pensare a scenari di valido utilizzo per un impatto sociale positivo.&lt;/p>
&lt;p>bisogna iniziare ad immaginare come le nuove tecnologie possano realisticamente migliorare la vita della maggioranza delle persone.&lt;/p>
&lt;p>nel caso specifico: ok, usate pure a milioni i bot super simpatici/empatici/disponibili. ma se sotto sotto loro trovassero le migliori assonanze ed ad un certo punto si auto-sostituirebbero con un umano che risponde esattamente alla tua situazione? fino ad arrivare un giorno ad un ottimo Matchmaking e proporre la convivenza?&lt;/p>
&lt;p>è un esempio banale.. ma apre a molti scenari: iniziare a immaginare la nostra società COADIUVATA da un uso intelligente e positivo delle nuove tecnologie.&lt;/p></description></item><item><title>vivere in piazza</title><link>https://stefanocecere.com/post/vivere-in-piazza/</link><pubDate>Thu, 20 Oct 2022 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/vivere-in-piazza/</guid><description>&lt;p>Sotto quello zaionone di Deliveroo e dietro quell&amp;rsquo;inglese da pakistano c&amp;rsquo;è un ragazzo che era stato nell&amp;rsquo;esercito, che ha poi vissuto 6 anni in Grecia e ora a Firenze&amp;hellip; e conosce la politica internazionale e i temi delle sociologia e della violenza/nonviolenza come pochi. Nel 2010 ero stato ad Amritsar, sul confine Indo/Pakistano.. e conoscevo abbastanza bene la situazione, e se ne è accorto. Sostiene al massimo le nostre dimostrazioni, soprattutto se interessate a farsi sentire dalla gente e dai governi&amp;hellip; qui in Italia/Europa abbiamo la fortuna di poter dimostrare.&lt;/p>
&lt;p>Quei tre ragazzi si sono seduti di fianco alle nostre bandiere proprio perché gli piacevano. Quando spiego loro che la nostra pace la cerchiamo NON con l&amp;rsquo;invio di nuove armi e quindi con la sconfitta del nemico, ma con l&amp;rsquo;imporre un negoziato di Pace, si sentono molto più tranquillizzati. Poi parliamo dei ragazzi che hanno buttato il sugo sul vetro del Van Gogh (2 su 3 approvano l&amp;rsquo;idea delle necessità di visibilità radicale) mentre biasimano chi si mette a bloccare le strade con enorme disagio di noi poveretti che andiamo a lavorare. Forse domani passano. Di sicuro passano parola.&lt;/p>
&lt;p>Francesco è invece del Perù. E&amp;rsquo; qui da molti anni, ha studiato relazioni internazionali e conosce tutti i movimenti nonviolenti e pacifisti.. ma si illumina quando parliamo di Teologia della Liberazione e della relazione tra Chiesa, Pace, &amp;ldquo;guerra giusta&amp;rdquo;, Papa Francesco, Papa Wojtyła e la sua benedizione di Pinochet, i Sandinisti&amp;hellip; un ragazzo a cui non davi due lire.. ma poi ci parli e (se conosci di cosa stai parlando) si apre e poi ritorna dopo due giorni a continuare le chiacchiere e verrà domani.&lt;/p>
&lt;p>Ann invece è statunitense.. era nei movimenti femminili contro le armi nucleari negli anni &amp;lsquo;80. era pure stata a Mosca con una delegazione di 10 donne, incontrando pure Gorbachev.&lt;br>
Parliamo della storia della corsa all&amp;rsquo;atomica e dei trattati di non proliferazione, dell&amp;rsquo;attuale stato delle cose e del momento estremamente drammatico. Le racconto della nostra visita alla casa/museo/fondazione di Gorbachev e dell&amp;rsquo;incontro con il sindaco di Hiroshima, dei Majors for Peace e tanto altro&amp;hellip; ci sostiene.&lt;/p>
&lt;p>Cho (credo si scriva così) invece è coreana.. del sud ovviamente.. sua nonna ha vissuto la separazione e guerra della Corea del Sud e quella del Nord&amp;hellip; quando visitai quel fiume che le divideva, ancora presidiato dai militari, si capiva che sono questioni aperte&amp;hellip; la necessità di avere uno spirito che cerca la pace e la riconciliazione è essenziale.&lt;/p>
&lt;p>Helen è invece tedesca ma vive in Svezia. Parliamo di governi di destra, conservatori, di ritorno alle rigidità sui diritti sociali, la contrapposizione come metodologia. In Germania non è tutto oro, ma neanche in Svezia. Se ce la fa passa domani alla manifestazione.&lt;/p>
&lt;p>Lorenzo è il vicepresidente del comitato negozianti della strada. Già a febbraio avevano chiesto il permesso e poi comprato loro 50 bandiere della pace che con cui hanno &amp;ldquo;decorato&amp;rdquo; tutta la strada. Anche per loro è importante che noi siamo dal lato del pacifismo che cerca il negoziato e non il riarmo.&lt;/p>
&lt;p>Mario mi chiede se l&amp;rsquo;Italia ospita ancora le atomiche americane. Certo.. ricordi le tante manifestazioni 10 anni fa quando erano note solo a noi attivisti? Ora sono ufficialmente dichiarate, sempre nelle basi di Ghedi e Aviano.. ma sono &amp;ldquo;smontate&amp;rdquo;&amp;hellip; &amp;ldquo;ma saremmo in ogni caso dei bersagli, no?&amp;rdquo; &amp;ldquo;certo, rispondo. L&amp;rsquo;Italia ospita dozzine di basi militari americane, alcune NATO altre solo USA. Siamo un crocevia importantissimo.&lt;br>
E&amp;rsquo; preoccupato. Anche io.&lt;/p>
&lt;p>Elisabetta è sorpresa dalla parola Nonviolenza nel volantino. DI solito si parla solo di Pace. Certo: ma questa volta si parla apertamente e si deve prendere posizione su come cercarla, questa pace. C&amp;rsquo;è la strada della guerra (guerra santa, guerra giusta, missione di pace.. la chiamano in tanti modi), e quella del negoziato, della trattativa, delle pressioni nonviolente&amp;hellip; perché la violenza genera violenza. E&amp;rsquo; una legge ormai consolidata. Prende il volantino e lo conserverà.&lt;/p>
&lt;p>Queste sono alcune delle persone incontrate e con cui ho chiacchierato negli ultimi giorni. Incontri resi possibili solo grazie all&amp;rsquo;essere stato in piazza, visibile con un volantino in mano. Certo, bisogna avere gusto nello stare con gli altri, volerli conoscere, e magari avere quel un minimo di conoscenza delle lingue e sopratutto dei temi e della storia. Forse ci vuole proprio #passione.&lt;/p>
&lt;p>Se cerchiamo la gente, dobbiamo stare tra la gente. Cercare un linguaggio comune e scambiarsi le esperienze e gli studi fatti. Poi invitare a scambiarsi un contatto, magari invitare ad un&amp;rsquo;attività comune. E&amp;rsquo; una grande forma di empatia.&lt;/p>
&lt;p>E a me sinceramente tutto questo piace. Molto.&lt;br>
Ci vivrei un&amp;rsquo;ora al giorno, tutti i giorni, in piazza.&lt;/p></description></item><item><title>Adolescenza e società contemporanea: problemi educativi e possibili soluzioni</title><link>https://stefanocecere.com/post/adolescenza-societa-contemporanea/</link><pubDate>Fri, 25 Jun 2021 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/adolescenza-societa-contemporanea/</guid><description>&lt;p>Quella che segue è una elaborazione personale basata su alcuni studi e molte riflessioni, senza la pretesa di essere uno studio rigoroso e tantomeno completo.&lt;br>
Ho colto l&amp;rsquo;occasione di questo esame universitario per fare un mio punto sulla situazione dal punto di vista di educatore, di genitore e di cittadino terrestre.&lt;/p>
&lt;h2 id="introduzione">Introduzione&lt;/h2>
&lt;p>L&amp;rsquo;adolescenza è una fase dell&amp;rsquo;esistenza umana che ha delle caratteristiche precise comuni, intrinseche allo sviluppo fisico, psichico e di relazione con il mondo esterno.&lt;/p>
&lt;p>Negli ultimi cinquant&amp;rsquo;anni ci sono stati molti cambiamenti nella nostra società, nella famiglia, nella tecnologia, nelle città e nell&amp;rsquo;economia, risolvendo alcuni problemi e creandone di nuovi. Anche il mondo in cui si sviluppano gli adolescenti (le ragazze e i ragazzi dai 13 ai 17 anni) non è esente da nuovi problemi.&lt;/p>
&lt;p>Non mi concentrerò sui temi universali, quanto su quelli più inerenti ai cambiamenti e alle novità del momento attuale e più legati al mondo dell&amp;rsquo;educazione. Per farlo è però necessario uno sguardo che abbracci la complessità e la delicatezza della situazione, per questo accennerò anche a questioni più propriamente socio-pedagogiche.&lt;/p>
&lt;h2 id="cambiamenti">Cambiamenti&lt;/h2>
&lt;p>Dagli anni &amp;lsquo;70 sono avvenuti molti cambiamenti in diverse aree dello sviluppo adolescenziale.&lt;/p>
&lt;h3 id="famiglia-e-genitorialità">Famiglia e genitorialità&lt;/h3>
&lt;ul>
&lt;li>il passaggio da una &lt;strong>famiglia &amp;ldquo;normativa&amp;rdquo;&lt;/strong> che fa rispettare ad un figlio &amp;ldquo;oggetto&amp;rdquo;, spesso generato per necessità o casualità, delle norme prestabilite con due ruoli di madre e padre ben definiti e diversi, ad una &lt;strong>famiglia &amp;ldquo;affettiva&amp;rdquo;&lt;/strong> dove il figlio &amp;ldquo;desiderato&amp;rdquo; è considerato parte integrante di un progetto di vita e riceve la cura affettiva di entrambi i genitori in un nuovo rapporto e con ruoli meno definiti, sopratutto quello paterno.&lt;/li>
&lt;li>dalla famiglia tradizionale &amp;ldquo;papà lavoro - mamma casalinga&amp;rdquo; con molti figli e una grande casa con nonni e parenti intorno, si passa a &lt;strong>famiglie più destrutturate&lt;/strong>, mono-genitoriali, separate, con entrambi genitori lavoratori, figli unici, migrate in altre città.&lt;/li>
&lt;li>cambia la &lt;strong>formazione dei genitori&lt;/strong> che non possono più riprodurre i vecchi modelli, ma non ne conoscono di nuovi né è facile per loro individuare certezze pedagogiche.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h3 id="società-e-multiculturalità">Società e multiculturalità&lt;/h3>
&lt;p>La società è diventata &lt;strong>planetaria e multiculturale&lt;/strong>, con forti differenze economiche, educative, culturali e sociali.&lt;/p>
&lt;h3 id="spazi-urbani">Spazi urbani&lt;/h3>
&lt;p>E&amp;rsquo; continuata la migrazione dalle campagne alle città, ma i palazzi hanno perso i cortili, diventati parcheggi o giardini intoccabili.&lt;br>
Nonostante ci siano sempre più parchi e giardini per la libera aggregazione, hanno iniziato a scomparire le comunità educanti intorno alle famiglie, dagli oratori ai circoli ricreativi ai parenti stretti.&lt;/p>
&lt;h3 id="spazio-virtuale-e-social-networks">Spazio virtuale e social networks&lt;/h3>
&lt;p>Il mondo virtuale è diventato una &amp;ldquo;realtà&amp;rdquo; quotidiana, quasi una seconda casa per tutti gli adolescenti (soprattutto con la diffusione massiva degli smartphones dal 2010) e i social networks sono usati da più del 70% dei ragazzi. Aumento considerevole anche del tempo per i videogiochi multigiocatore online.&lt;/p>
&lt;h3 id="velocità-e-conoscenza">Velocità e conoscenza&lt;/h3>
&lt;p>Con tutta l&amp;rsquo;informazione, i media e la conoscenza su Internet, le mode e le idee si diffondono istantaneamente a tutti. Non c&amp;rsquo;è più il tempo della riflessione e della elaborazione personale.&lt;br>
I saperi tradizionali non servono più per inserirsi nel mondo del lavoro, salvo trovare lavori sottopagati e poco gratificanti, non ancora automatizzati perché costa più un robot che un umano, oppure vengono richieste altissime competenze creative e tecnologiche in competizione su tutto il pianeta.&lt;/p>
&lt;h3 id="politica-ambiente-e-futuro">Politica, ambiente e futuro&lt;/h3>
&lt;p>La politica ha perso il fascino dei valori, dell&amp;rsquo;esempio, delle grandi visioni. La distanza tra super ricchissimi e poveri continua ad aumentare e nonostante le apparenti preoccupazioni, il tema dell&amp;rsquo;ambiente e della sostenibilità delle politiche economiche è preoccupante e oscura il futuro, a cui solo pochi tecno-entusiasti guardano con ottimismo.&lt;br>
Si sta diffondendo il mito dello Spazio e della civiltà multi-planetaria, che da un lato entusiasma e dall&amp;rsquo;altro segna una visione pessimista per la Terra.&lt;/p>
&lt;h3 id="individualismo-e-consumismo">Individualismo e consumismo&lt;/h3>
&lt;p>Siamo ancora in una fase molto individualista, dove il motto è &amp;ldquo;ognuno pensi e salvi se stesso&amp;rdquo; e tutto gira intorno ai consumi e agli indici di produzione, alla ricerca di unicità e di protagonismo.&lt;/p>
&lt;h2 id="problematiche">Problematiche&lt;/h2>
&lt;h3 id="un-sistema-nervoso-debole">Un sistema nervoso debole&lt;/h3>
&lt;p>I dati sul consumo di psicofarmaci, antidepressivi, ansiolitici, anche tra i giovani, sono un segnale che conferma la realtà di una crescente fragilità del sistema psichico umano, non più in grado di adeguarsi o reggere il mondo esterno.&lt;/p>
&lt;h3 id="sviluppo-del-corpo">Sviluppo del corpo&lt;/h3>
&lt;p>L&amp;rsquo;adolescenza inizia con la pubertà, con lo sviluppo e cambiamento del corpo. Oggi sono cambiati drasticamente i modelli di bellezza, la velocità dei paragoni, la facilità di modificarsi (sia virtualmente che realmente).&lt;/p>
&lt;h3 id="ricerca-del-pericolo">Ricerca del pericolo&lt;/h3>
&lt;p>Insieme al corpo si scopre anche la mortalità del corpo, e la mancanza di una &amp;ldquo;cultura della morte&amp;rdquo; porta a cercare risposte e a reagire alla morte o all&amp;rsquo;accettazione della propria mortalità, magari con azioni potenzialmente pericolose o spaventose.&lt;/p>
&lt;h3 id="depressione-ansia-autolesionismo-e-suicidio">Depressione, ansia, autolesionismo e suicidio&lt;/h3>
&lt;p>La richiesta continua di risultati e di successo (a scuola come nello sport), il non accettare o non sentirsi bene con il proprio corpo, con gli altri, con la società, con la famiglia, porta a depressione, ansia, bassa autostima, abbandonandosi all&amp;rsquo;isolamento e alla solitudine.&lt;br>
Queste stati possono indurre comportamenti auto-lesionistici verso il proprio corpo, a &lt;strong>disturbi dell&amp;rsquo;alimentazione&lt;/strong> come la bulimia e l&amp;rsquo;anoressia. Aggravanti psico-sociali possono portare al suicidio.&lt;/p>
&lt;h3 id="fama">Fama&lt;/h3>
&lt;p>Tutto il sistema mediatico e sociale vive di &amp;ldquo;modelli altissimi&amp;rdquo; e di strumenti per dare la possibilità ad ognuno di raggiungerli attraverso la creatività, la fortuna, la stupidità, la sessualità, l&amp;rsquo;emulazione, le amicizie, il narcisismo, la competizione. Diventare &amp;ldquo;famosi&amp;rdquo; per 5 minuti è il nuovo desiderio di molti adolescenti.&lt;/p>
&lt;h3 id="attività-motorie-e-agonismo">Attività motorie e agonismo&lt;/h3>
&lt;p>Si è persa la dimensione del libero gioco motorio e fin dall&amp;rsquo;infanzia le attività &amp;ldquo;sportive&amp;rdquo; sono sempre più improntate sull&amp;rsquo;agonismo e sulla performance.&lt;br>
Questo ha notevoli effetti negativi anche neurologici, con addirittura una riduzione di tessuto neurale essenziale alla consapevolezza di sé stessi e del proprio corpo.&lt;/p>
&lt;h3 id="comunicazione">Comunicazione&lt;/h3>
&lt;p>La comunicazione è sempre più superficiale o pragmatica, retro-alimentando la difficoltà di sane discussioni sulla ricerca della verità, dell&amp;rsquo;intimità e del senso della vita.&lt;/p>
&lt;h3 id="dimensione-sacro-religiosa">Dimensione sacro-religiosa&lt;/h3>
&lt;p>C&amp;rsquo;è chi discute se era meglio una religiosità formale o il nulla attuale.&lt;br>
Fatto sta che la dimensione del sacro e della religione è sempre più assente dalla vita personale e sociale. Anche le pratiche di introspezione sono promosse più come tecniche di rilassamento fisico temporaneo che non come filosofia di vita e lavoro su se stessi.&lt;/p>
&lt;h3 id="bullismo-e-cyberbullismo">Bullismo e cyberbullismo&lt;/h3>
&lt;p>La convivenza di forti diversità e stati di debolezza psichica che richiedono compensazioni, portano al bullismo. E&amp;rsquo; in crescita anche nel mondo virtuale (cyberbullismo), amplificato dall&amp;rsquo;eventuale anonimia e rinforzato dalle maschere inibitorie della distanza.&lt;/p>
&lt;h3 id="dipendenza">Dipendenza&lt;/h3>
&lt;p>In 10 anni si sono diffuse oltre 600 nuove sostanze stupefacenti sintetiche e il consumo di droghe tra gli adolescenti è crescente.&lt;br>
Anche le tecnologie digitali e i videogiochi creano sempre più dipendenze (a volte intenzionate dai progettisti) e disturbi psicologici collaterali.&lt;/p>
&lt;h3 id="paranoie-e-paure">Paranoie e Paure&lt;/h3>
&lt;p>Sono ancora troppe le paranoie sull&amp;rsquo;incapacità dei ragazzi di sapersela cavare o le paure che succeda loro chissà cosa. Sembra quasi di vivere nella &amp;ldquo;società della paura&amp;rdquo; del mondo esterno con ragazzi di tredici anni ancora accompagnati in macchina ovunque.&lt;br>
Sono famosi i genitori &lt;em>ombrello&lt;/em> o &lt;em>elicottero&lt;/em>, i primi che proteggono da tutto e i secondi che si precipitano alla minima difficoltà. Tutto questo innesca senso di insicurezza e rifugio nei mondi virtuali.&lt;/p>
&lt;h3 id="guide">Guide&lt;/h3>
&lt;p>Se sono spariti i modelli sociali e i genitori non sono più in grado di fare da guida, queste vengono cercate altrove: influencers, youtubers, idoli vari, spesso catapultati alla celebrità per caso e senza alcun interesse e consapevolezza pedagogica.&lt;/p>
&lt;h3 id="pressioni-socio-culturali-scolastiche">Pressioni socio-culturali-scolastiche&lt;/h3>
&lt;p>La scuola che dà voti con comparazione ai decimali, la misurazione dell&amp;rsquo;altezza e peso, le aspettative e le ricompense in caso di eccellenza, sistemi di competitori che premiano i vincitori, sono tutte situazione che disorientano e condizionano molto, spingendo ulteriormente alla competizione o suo al suo rifiuto, all&amp;rsquo;omologazione o alla ribellione.&lt;/p>
&lt;p>Rimanendo nel mondo scolastico c&amp;rsquo;è anche da considerare il crescente scollamento tra le discipline insegnate e la realtà sociale e lavorativa. Per quanto le scuole si stiano aggiornando, c&amp;rsquo;è ancora un atteggiamento sanzionatorio verso gli errori, non si cura adeguatamente il tema della persuasione e della motivazione a studiare, si usano strumenti e linguaggi antichi, obsoleti, ci sono ancora molti pregiudizi.&lt;/p>
&lt;h2 id="alcune-soluzioni">Alcune soluzioni&lt;/h2>
&lt;p>Se c&amp;rsquo;è una cosa da tenere conto è che l&amp;rsquo;educazione non si può improvvisare, tanto nel mondo genitoriale quando scolastico.&lt;br>
Nei sistemi complessi e dinamici non c&amp;rsquo;è una soluzione precisa, ma il primo passo è iniziare a parlare apertamente dei problemi e sperimentare delle direzioni che riteniamo interessanti.&lt;/p>
&lt;h3 id="media-education">Media education&lt;/h3>
&lt;p>Internet e le tecnologie digitali non vanno colpevolizzate, ma studiate, comprese usate in modo consapevole e valorizzate. Anche i media, i social media e i videogiochi, tutte novità che se usate bene provvedono molti più vantaggi che svantaggi. I genitori devono fare il primo passo per indirizzare e saper controllare quando serve, e le scuole consigliare percorsi adeguati.&lt;/p>
&lt;h3 id="riconoscere-gli-errori">Riconoscere gli errori&lt;/h3>
&lt;p>Come educatori dobbiamo riconoscere alcuni errori comuni e cercare di non riprodurli:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>la punizione in caso di errore o disobbedienza&lt;/li>
&lt;li>il ricatto affettivo per ottenere qualcosa&lt;/li>
&lt;li>l&amp;rsquo;ipocrisia per manipolare o strumentalizzare&lt;/li>
&lt;li>tarpare le ali alla creatività o nuove idee&lt;/li>
&lt;li>rifiutare il confronto alla pari&lt;/li>
&lt;li>comparare sempre tutto con gli altri&lt;/li>
&lt;li>drammatizzare o banalizzare i problemi&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h3 id="accettazione-fiducia-e-sicurezza">Accettazione, fiducia e sicurezza&lt;/h3>
&lt;p>Innanzitutto arrivare ad una profonda accettazione della situazione, dei ragazzi e della loro diversità personale. Anche proclamare la propria ignoranza su alcune questioni può agevolare la fiducia reciproca.&lt;br>
Bisogna far sentire loro che ci fidiamo, che li capiamo e apprezziamo per come sono, incoraggiandoli a migliorare più che puntualizzarne errori e difetti.&lt;br>
Non trasmettere le nostre insicurezze, anzi cercare e infondere sicurezza nel mondo in cui viviamo, che per quanto possa sembrare pericoloso e instabile, è mille volte più sicuro e solidale di quello di un secolo fa.&lt;/p>
&lt;h3 id="dialogo">Dialogo&lt;/h3>
&lt;p>Imparare a dialogare su temi importanti, complessi, esistenziali, sociali, intellettuali, spirituali. Senza un atteggiamento da &amp;ldquo;maestro&amp;rdquo; ma con umile e sentito interesse a parlare ed ascoltare alla pari.&lt;/p>
&lt;h3 id="scuola">Scuola&lt;/h3>
&lt;p>La scuola è il primo e più importante luogo di socializzazione &amp;ldquo;controllato&amp;rdquo; e bisogna valorizzarla a tutti livelli.&lt;br>
Oltre alle questioni meramente didattiche e di sviluppo delle competenze trasversali, può dare avvio a meta-progetti che includano sia la messa in pratica delle conoscenze disciplinari che la necessità di lavorare in gruppo e risolvere problemi nuovi. La possibilità di avere sempre un tutor preparato a queste dinamiche permette di agevolare i processi (cosa non automatica negli spazi informali o progetti liberi).&lt;br>
Bisogna valorizzare più l&amp;rsquo;impegno e i progressi che non i risultati, senza medie aritmetiche, punizioni ingiustificate, competizioni di performance. Benvenga la sana e amichevole competizione.&lt;br>
Si dovrebbe instaurare un migliore rapporto collaborativo tra i ragazzi e tra gli insegnati e i genitori.&lt;br>
Sarebbe inoltre opportuno introdurre una minima formazione pedagogica e psicologica tra gli insegnanti (che dalla secondaria di primo grado non sono più requisiti) e anche qualche base tra i ragazzi e i genitori.&lt;/p>
&lt;h3 id="spazi-di-aggregazione-e-didattica-ludica">Spazi di aggregazione e didattica ludica&lt;/h3>
&lt;p>Cercare di promuovere i centri di quartiere, le ludoteche, gli spazi ricreativi, i circoli socio-culturali dove i ragazzi possano non solo ritrovarsi, ma studiare, giocare e creare insieme, magari con la disponibilità in loco di esperti in didattica ludica.&lt;br>
Sul tema ludico ci sarebbe da aprire un capitolo a sé, ma possiamo sintetizzarlo in &amp;ldquo;impariamo a giocare di più e meglio&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;h3 id="condivisione-e-altruismo">Condivisione e altruismo&lt;/h3>
&lt;p>Far capire il &amp;ldquo;circuito della condivisione&amp;rdquo; con cui si sviluppa la nostra società delle conoscenza. Più io condivido le mie virtù, le mie idee, i miei pensieri, più altri possono giovarne, crescere e condividere a loro volta.&lt;br>
Non temere di aiutare gli altri quando sono in difficoltà o commettono errori, anche quando non osano chiedere aiuto, uscendo da quell&amp;rsquo;atteggiamento individualista di &amp;ldquo;farsi solo i fatti propri&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;h3 id="figura-paterna">Figura paterna&lt;/h3>
&lt;p>E&amp;rsquo; importante lo sviluppo di una nuova figura paterna, un &amp;ldquo;papà 2.0&amp;rdquo; rinnovato per questa era, che la conosca e sappia garantire vicinanza emotiva, adeguatezza intellettuale e autorevolezza.&lt;/p>
&lt;h3 id="valorizzare-la-creatività">Valorizzare la creatività&lt;/h3>
&lt;p>Senza incoraggiare alla competitività e all&amp;rsquo;illusione del successo, anzi valorizzando i fallimenti, magari condividendo l&amp;rsquo;auto-ironia, cerchiamo di supportare l&amp;rsquo;immensa creatività dei ragazzi, dando loro spazi e libertà. Nessuno sa cosa troveremo in futuro, ma di certo saper osservare e creare è una virtù che ci servirà.&lt;/p>
&lt;p>Stefano Cecere&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;h2 id="bibliografia">Bibliografia&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>Bettelheim B., &lt;em>Un genitore quasi perfetto&lt;/em>, 1987&lt;/li>
&lt;li>Biondi G., &lt;em>La scuola dopo le nuove tecnologie&lt;/em>, 2007&lt;/li>
&lt;li>Cambi F., &lt;em>Pedagogia generale. Identità, percorsi, funzioni&lt;/em>, 2009&lt;/li>
&lt;li>Lancini M., &lt;em>Adolescenti navigati&lt;/em>, 2015&lt;/li>
&lt;li>Telefono Azzurro / DoxaKids, &lt;em>Osservatorio Adolescenti: pensieri, emozioni e comportamenti dei ragazzi di oggi&lt;/em>, 2014,
&lt;a href="https://azzurro.it/wp-content/uploads/2020/08/Doxa2014.pdf" target="_blank">https://azzurro.it/wp-content/uploads/2020/08/Doxa2014.pdf&lt;/a>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="sitografia">Sitografia&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>Generazioni Connesse -
&lt;a href="https://www.generazioniconnesse.it" target="_blank">https://www.generazioniconnesse.it&lt;/a>
&lt;/li>
&lt;li>Telefono Azzurro -
&lt;a href="https://azzurro.it" target="_blank">https://azzurro.it&lt;/a>
&lt;/li>
&lt;/ul></description></item><item><title>La società della conoscenza: definizione e impatto sul sistema educativo</title><link>https://stefanocecere.com/post/societa-della-conoscenza/</link><pubDate>Thu, 24 Jun 2021 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/societa-della-conoscenza/</guid><description>&lt;blockquote>
&lt;p>&amp;ldquo;I Neanderthal nelle loro caverne avevano le stesse risorse materiali che ci sono ora. L&amp;rsquo;unica differenza è la differente accumulazione di Conoscenza&amp;rdquo; (George Gilder)&lt;/p>
&lt;/blockquote>
&lt;h2 id="dallinformazione-alla-conoscenza">Dall&amp;rsquo;Informazione alla Conoscenza&lt;/h2>
&lt;p>Il &amp;ldquo;passaggio dall&amp;rsquo;atomo al bit&amp;rdquo; è stata la premessa della rivoluzione che stiamo vivendo, con questi importanti cambiamenti:&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>il bit si muove alla velocità della luce e si può duplicare all&amp;rsquo;infinito a costo zero&lt;/li>
&lt;li>con le infrastrutture e tecnologie attuali i flussi di dati sono, o lo saranno presto, accessibili da tutti e ovunque nel mondo&lt;/li>
&lt;li>il digitale può codificare tutto e può auto-elaborarsi&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;p>Partendo da queste considerazioni chiunque può fare paragoni con le ere precedenti e valutare i nuovi paradigmi: prendiamo ad esempio un libro, oggetto simbolo di archiviazione e trasmissione della conoscenza, che prima della stampa era riservato a pochissimi (conoscenza elitaria), con Gutenberg iniziò la democratizzazione del sapere perché la stampa permise di duplicare e distribuire la conoscenza, seppur con limiti fisici, economici e di linguaggio (conoscenza democratica), con la digitalizzazione un libro può essere regalato all&amp;rsquo;infinito in un istante a tutti gli abitanti del pianeta (conoscenza immanente).&lt;/p>
&lt;p>In pochi decenni siamo passati dall&amp;rsquo;Era Industriale all&amp;rsquo;Era dell&amp;rsquo;Informazione, e in pochi anni quest&amp;rsquo;ultima ha dato vita alla &amp;ldquo;Società della Conoscenza&amp;rdquo;, ovvero una società dove la conoscenza non è più pietrificata nelle cose, non è statica, ma è dinamica, cambia in continuazione.&lt;br>
Una società dove l&amp;rsquo;attività primaria è la creazione e la condivisione di contenuti multimediali da parte di tutti attraverso reti interattive, creando valore crescente con le proprie idee, media, contenuti, dati, organizzazione e sintesi.&lt;/p>
&lt;p>Se la società industriale usava macchine ed energia per trasformare materie prime in beni, e la società dell&amp;rsquo;informazione usava i computers per elaborare i dati e creare informazione, una società della Conoscenza usa l&amp;rsquo;intelligenza per elaborare l&amp;rsquo;informazione e sintetizzare Conoscenza di livello superiore.&lt;/p>
&lt;p>La ICT (Information and Communications Technology) è l&amp;rsquo;infrastruttura che connette le persone intorno alle idee, e non più intorno ai luoghi fisici. La conoscenza non è più un monolite in mano a pochi esperti o privilegiati, ma diventa granulare, accessibile a tutti, ognuno in grado di contribuire con piccoli elementi di conoscenza specifica.&lt;/p>
&lt;p>Tutto questo sta modificando alla radice e innovando la società, l&amp;rsquo;economia, la politica, la ricerca, la vita personale stessa.&lt;/p>
&lt;h2 id="automazione">Automazione&lt;/h2>
&lt;p>Un aspetto importante da considerare e che sta dando risultati sorprendenti, quanto inaspettati e potenzialmente preoccupanti, è quello dell&amp;rsquo;automazione.&lt;br>
Se nell&amp;rsquo;era dell&amp;rsquo;informazione i dati venivano analizzati da esseri umani o elaborati da algoritmi sotto il controllo umano ma la decisione finale era sempre di qualcuno, ora siamo riusciti a creare sistemi basati sulla cosiddetta Intelligenza Artificiale, il Machine Learning ad esempio, che lavorano nel puro dominio dei dati, dove gli umani creano solo nuovi algoritmi in grado di elaborare i dati in modo automatico se non addirittura automodificarsi, e diventano di fatto algoritmi decisionali.&lt;/p>
&lt;p>Possiamo vedere una sequenza di elaborazione e di sintesi a livelli sempre più raffinati, che parte dai Dati, da cui si ricava Informazione, da cui ricaviamo Conoscenza e infine, con una visione umana, otteniamo Saggezza.&lt;/p>
&lt;h2 id="organizzazioni">Organizzazioni&lt;/h2>
&lt;p>Le organizzazioni sono sempre state create intorno ad un valore o ad un progetto: dal denaro e dall&amp;rsquo;efficienza di produzione delle industrie alla gerarchia di ruoli delle aziende, dai territori della politica all&amp;rsquo;età e ai programmi delle scuole.&lt;br>
Ma cosa succede quando subentrano nuovi valori centrali quali la conoscenza, le idee, gli interessi, e non sono più un elemento statico?&lt;br>
Le nuove organizzazioni dovranno facilitare, ottimizzare il flusso della conoscenza, distribuirla e applicarla per prendere nuove decisioni e sopratutto muoversi su queste decisioni prese.&lt;br>
E&amp;rsquo; evidente che se la conoscenza non è più centralizzata, ma distribuita, sarà necessario che ogni &amp;ldquo;nodo&amp;rdquo;, ogni individuo, diventi parte attiva e pensante a tutti i livelli. Dovrà essere portatore non solo di conoscenza astratta e teorica, ma anche pratica, capaci di integrare e modificare.&lt;/p>
&lt;p>Ma un dubbio, un pericolo, si affaccia ora: questa &amp;ldquo;società della conoscenza&amp;rdquo; c&amp;rsquo;è già, si è data, e sta evolvendo. Alcuni di noi ne sono già parte attiva. Ma lo saremo mai tutti? Come non rischiare di rimanere &amp;ldquo;comparse&amp;rdquo;, attori inconsapevoli, se non addirittura sfruttati o resi inutili e disadattati?&lt;/p>
&lt;h2 id="educazione">Educazione&lt;/h2>
&lt;p>I tempi dell&amp;rsquo;evoluzione tecnologica sono ormai velocissimi anzi accelerano, mentre i tempi umani sono lenti, lentissimi, in confronto.&lt;/p>
&lt;p>Se vogliamo essere parte integrata e quindi attiva della nuova società, dobbiamo cambiare il nostro stile di vita: da un lato comprendere e accettare che non solo non ci sono più saperi assoluti, ma che la nostra vita è essa stessa una cellula interattiva di un sistema più ampio, dall&amp;rsquo;altro lato entrare nell&amp;rsquo;ottica che dobbiamo stare in uno stato di &amp;ldquo;apprendimento e adattamento permanente&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Uno atteggiamento già intuito e dichiarato quattrocento (400!) anni fa da Amos Comenio: &amp;ldquo;l’uomo inizia ad apprendere in tenera età e dovrebbe essere sempre pronto alla &lt;em>ricerca del sapere lungo tutta la vita&lt;/em>&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;p>Secondo l&amp;rsquo;UNESCO (che aveva già proclamato Comenio &amp;ldquo;padre della pedagogia&amp;rdquo;) le nuove generazioni hanno una condizione per potersi svilupparsi in modo sostenibile sia nel personale che nel sociale: che tutti imparino a &amp;ldquo;conoscere, a fare, a vivere insieme e ad essere&amp;rdquo;.&lt;/p>
&lt;ul>
&lt;li>&lt;strong>imparare a conoscere&lt;/strong>, acquisendo e sviluppando gli strumenti della comprensione, guardando al mondo in modo ampio e imparando ad imparare sempre e da ogni cosa, collegando i saperi, i valori, le persone.&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>imparare a fare&lt;/strong>, dando il proprio contributo nell&amp;rsquo;attuare, nel rendere praticate le soluzioni, a dare il proprio contributo per quanto piccolo alla comunità e cooperando per il bene comune.&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>imparare a convivere&lt;/strong>, sviluppando comprensione e rispetto per gli altri, per il pluralismo e reciproco e pacifico rispetto. Il valore aggiunto della società planetaria multiculturale è saper valorizzare le differenze.&lt;/li>
&lt;li>&lt;strong>imparare ad essere&lt;/strong>, partendo dall&amp;rsquo;introspezione e dalla consapevolezza del proprio sé e possibilità, oltreché responsabilità, di sviluppare le proprie virtù e vivere pienamente la vita.&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="praticamente">Praticamente&lt;/h2>
&lt;p>Se questi possono sembrare punti &amp;ldquo;teorici&amp;rdquo; o idealisti, l&amp;rsquo;ambito famigliare, scolastico e virtuale devono diventare palestre dove iniziare a mettersi in gioco.&lt;/p>
&lt;p>Innanzitutto emerge una nuova attenzione: non è tanto la conoscenza media propria dell&amp;rsquo;individuo che influisce, quanto il suo essere parte di una rete, saper beneficiare della conoscenza altrui e poter interagire apportando eventuale valore aggiunto.&lt;/p>
&lt;p>Non considerando qui per il momento i problemi di accesso e di traduzione, emerge il tema del sapere cercare, filtrare e sintetizzare la conoscenza disponibile; saper rielaborare, contestualizzare, aggiornare una soluzione; saper comunicare in forma multimediale o linguaggi nuovi; sapersi relazionare con persone e idee diverse e capirne l&amp;rsquo;essenza.&lt;/p>
&lt;p>Sembrerebbe palese che il modello scolastico maggioritario, per molti aspetti ancora improntato sul modello di ottocentesco, con cattedre e professori e programmi scolastici disciplinari, più improntati sul tema delle conoscenze che non delle compentenze, non sia proprio il migliore dei modelli possibili per affrontare il cambiamento in atto.&lt;/p>
&lt;p>Le scuole si stanno attrezzando, il cambiamento è in atto, sperimentando sempre più nuove idee e soluzioni, vedi le Avanguardie Educative Scolastiche&lt;sup id="fnref:1">&lt;a href="#fn:1" class="footnote-ref" role="doc-noteref">1&lt;/a>&lt;/sup>, ma serve più energia e coinvolgimento di tutti, non bastano pochi professori o dirigenti scolastici.&lt;/p>
&lt;p>I compiti non devono essere più solo dei &amp;ldquo;Learning Object&amp;rdquo;, ovvero piccoli mattoncini di conoscenza indipendenti, ma dovrebbero prevedere dei &amp;ldquo;meta progetti&amp;rdquo; il cui sviluppo implichi la relazione e messa in pratica di più conoscenze e competenze.&lt;/p>
&lt;p>Fondamentale l&amp;rsquo;allenarsi a lavorare in gruppo, affrontare le difficoltà e le dinamiche del lavoro di squadra.&lt;/p>
&lt;p>Molti videogiochi permettono di simulare situazioni realistiche, dal progettare, costruire e lanciare in orbita astronavi (Kerbal Space Academy) al ricostruire una versione 3D del proprio quartiere (Minecraft), e molti giochi da tavolo sono progettati con tematiche e meccaniche per analizzare sistemi complessi (Terraforming Mars) o gestire sottomarini in squadra (Captain Sonar).&lt;br>
Il mondo ludico è sicuramente una grande risorsa per imparare&lt;sup id="fnref:2">&lt;a href="#fn:2" class="footnote-ref" role="doc-noteref">2&lt;/a>&lt;/sup>.&lt;/p>
&lt;p>Chiunque usi il computer può iniziare a studiare e capire come condividere le proprie creazioni (con la piattaforma GitHub&lt;sup id="fnref:3">&lt;a href="#fn:3" class="footnote-ref" role="doc-noteref">3&lt;/a>&lt;/sup>, per esempio), ricevendo feedback e modifiche da parte di altri, e partecipando loro stessi a progetti open source.&lt;/p>
&lt;p>Molte piattaforme prevedono già la condivisione della propria creatività con altri (che sia un livello di Mario Maker o un modello 3D, una musica o una storia interattiva), e i social networks sono sempre più stimolatori per la creazione di nuovi contenuti multimediali (dai video di YouTube ai LifeHacks su TikTok, dalle discussioni politiche su Facebook ai progetti da stampare in 3D), aumentando quel livello di &amp;ldquo;creatività immanente&amp;rdquo; e condivisa con forme innovative e multiculturali che sono già il linguaggio della nuova società planetaria.&lt;/p>
&lt;h2 id="conclusione">Conclusione&lt;/h2>
&lt;p>Il tema è molto ampio quanto profondo e sta cambiando radicalmente lo scenario mondiale. Il potenziale innovativo è straordinario quanto lo sono le difficoltà di raggiungere e aiutare otto miliardi di persone.&lt;br>
Ma già il condividere queste riflessioni in modo pubblico e accessibile, è un passo dell&amp;rsquo;opera individuale e collettiva che dobbiamo intraprendere.&lt;/p>
&lt;p>Stefano Cecere&lt;/p>
&lt;h2 id="bibliografia">Bibliografia&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>Anichini A., La didattica del futuro, 2012&lt;/li>
&lt;li>Baricco A., The Game, 2018&lt;/li>
&lt;li>Biondi G., &lt;em>La scuola dopo le nuove tecnologie&lt;/em>, 2007&lt;/li>
&lt;li>Cambi F., &lt;em>Saperi e competenze&lt;/em>, 2004&lt;/li>
&lt;li>Lévy P., &lt;em>L&amp;rsquo;intelligenza collettiva. Per un&amp;rsquo;antropologia del ciberspazio&lt;/em>, 1996.&lt;/li>
&lt;li>Morin E., &lt;em>I sette saperi necessari all’educazione del futuro&lt;/em>, 2001.&lt;/li>
&lt;li>Rifkin J., The Zero Marginal Cost Society: The internet of things, the collaborative commons, and the eclipse of capitalism, 2014&lt;/li>
&lt;li>UNESCO world report on knowledge societies -
&lt;a href="https://www.unesco.org/new/en/communication-and-information/resources/publications-and-communication-materials/publications/full-list/towards-knowledge-societies-unesco-world-report/" target="_blank">https://www.unesco.org/new/en/communication-and-information/resources/publications-and-communication-materials/publications/full-list/towards-knowledge-societies-unesco-world-report/&lt;/a>
&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;h2 id="sitografia">Sitografia&lt;/h2>
&lt;ul>
&lt;li>UNESCO Institute for Lifelong Learning -
&lt;a href="https://uil.unesco.org" target="_blank">https://uil.unesco.org&lt;/a>
&lt;/li>
&lt;li>Free software foundation,
&lt;a href="https://www.fsf.org" target="_blank">https://www.fsf.org&lt;/a>
&lt;/li>
&lt;li>Creative Commons,
&lt;a href="https://creativecommons.org" target="_blank">https://creativecommons.org&lt;/a>
&lt;/li>
&lt;li>&lt;/li>
&lt;/ul>
&lt;div class="footnotes" role="doc-endnotes">
&lt;hr>
&lt;ol>
&lt;li id="fn:1">
&lt;p>
&lt;a href="http://innovazione.indire.it/avanguardieeducative/" target="_blank">http://innovazione.indire.it/avanguardieeducative/&lt;/a>
&amp;#160;&lt;a href="#fnref:1" class="footnote-backref" role="doc-backlink">&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li id="fn:2">
&lt;p>un mio progetto è il raccogliere giochi, videogiochi e attività STEM con valenza educativa e di sviluppo competenze.
&lt;a href="https://stefano.cecere.org/played/" target="_blank">https://stefano.cecere.org/played/&lt;/a>
&amp;#160;&lt;a href="#fnref:2" class="footnote-backref" role="doc-backlink">&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;li id="fn:3">
&lt;p>la piattaforma di sviluppo collaborativo
&lt;a href="https://github.com" target="_blank">https://github.com&lt;/a>
&amp;#160;&lt;a href="#fnref:3" class="footnote-backref" role="doc-backlink">&amp;#x21a9;&amp;#xfe0e;&lt;/a>&lt;/p>
&lt;/li>
&lt;/ol>
&lt;/div></description></item><item><title>Barbapapà 🌈💗</title><link>https://stefanocecere.com/post/barbapapa/</link><pubDate>Thu, 08 Apr 2021 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/barbapapa/</guid><description>&lt;p>Nel 1971, in Francia, nascevano i Barbapapà.&lt;/p>
&lt;p>Una famiglia multicolore, con una mamma tutta nera, figli tutti colorati e un papà tutto rosa, talmente rosa che i teorici della inesistente teoria del gender, al solo guardarlo, potrebbero avere un mancamento immediato.&lt;/p>
&lt;p>Una famiglia ecologista, rispettosa della natura e delle diversità, accogliente e così tanto gommosa da essere in grado di adattarsi a tutte le situazioni.&lt;/p>
&lt;p>Ma è mai possibile che un cartone animato di 50 anni sia più avanti di alcune migliaia di persone in carne ed ossa riunite a difesa di una cosiddetta famiglia &amp;rsquo;tradizionale'?&lt;/p></description></item><item><title>Ma che pianeta mi hai fatto?</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/11/ma-che-pianeta-mi-hai-fatto/</link><pubDate>Mon, 07 Nov 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/11/ma-che-pianeta-mi-hai-fatto/</guid><description>&lt;p>_erano mesi che non davo un occhio al blog di Beppe Grillo.. l&amp;rsquo;ho fatto poco fa (con il caffé in mano) dato che giornali e telegiornali sono inguardabili e volevo vedere cosa diceva di questi tempi.. ho trovato il seguente
&lt;a href="http://www.beppegrillo.it/2011/11/ma_che_pianeta_mi_hai_fatto/index.html" target="_blank">post&lt;/a>
molto simpatico e in tono _&lt;/p>
&lt;p>Ma che &lt;strong>pianeta&lt;/strong> mi hai fatto? Petrolio e carbone sono proibiti. Nei centri urbani non possono più circolare auto private. L&amp;rsquo;emissione di Co2 è punita con l&amp;rsquo;assistenza gratuita agli anziani. I tabaccai sono scomparsi, non fuma più nessuno. Non si trovano neppure le macchinette mangiasoldi nei bar. La più grande impresa del Paese produce &lt;strong>biciclette&lt;/strong>. La plastica appartiene al passato, chi la usa di nascosto è denunciato all&amp;rsquo;Autorità per il Bene Comune e condannato ai lavori socialmente utili. Le spiagge sono pubbliche, come i musei e i luoghi d&amp;rsquo;arte. I cacciatori fanno solo safari fotografici e ripongono nei nidi i piccoli caduti al suolo. Chi è sorpreso con un&amp;rsquo;arma è lasciato libero nei boschi e cacciato da personale specializzato con pallettoni a sale per un massimo di due ore. L&amp;rsquo;accesso alla&lt;strong>banda ultra larga&lt;/strong> è un diritto civile e il telelavoro è diffuso ovunque. I medici e gli avvocati sono categorie protette, come i panda. Le malattie ambientali sono infatti diminuite e il numero degli avvocati è stato ridotto per legge a un decimo, come altrove nel mondo, e la macchina della Giustizia ha ripreso finalmente a funzionare. L&amp;rsquo;INPS ha chiuso dopo una rivolta popolare che ha ridotto in macerie la sua sede e ora ognuno versa i contributi su un fondo privato. Gli ipermercati sono stati rasi al suolo per decreto. I beni alimentari prodotti e consumati a chilometro zero sono defiscalizzati. Le imprese di costruzioni sono state riconvertite a &lt;strong>imprese di decostruzione&lt;/strong>. Distruggono edifici e infrastrutture inutili o che danneggiano l&amp;rsquo;ambiente. La decostruzione è diventata in breve la seconda azienda del Paese dopo le biciclette e esporta il suo &amp;ldquo;&lt;em>know how&lt;/em>&amp;rdquo; in tutto il mondo e in particolare in Cina. Nei fiumi si fa il bagno la domenica da quando è stata introdotta la rieducazione forzata per inquinamento ambientale da scontarsi con la raccolta differenziata a vita. Non si possono possedere beni mobili e immobili superiori ai cinque milioni di euro, anche se molti vorrebbero abbassare la soglia. Ogni euro guadagnato in più va a favore della collettività. Chi si sottrae è rieducato alla comprensione della vita in appositi &lt;strong>centri yoga&lt;/strong>. La parola leader è diventata un insulto. Ognuno è responsabile di sé stesso e verso la società. Le decisioni pubbliche sono prese tutte a maggioranza, sia a livello locale che nazionale. I produttori di armi e di imballaggi hanno chiuso i battenti. La &lt;strong>Borsa&lt;/strong>, dopo il quasi azzeramento dei titoli, è stata chiusa per sempre e sostituita da un parco a tema sull&amp;rsquo;esplorazione dell&amp;rsquo;Universo. Anche i produttori di &lt;strong>cartelle per bambini&lt;/strong>, sostituite da e-book, sono falliti e i giornali si possono sfogliare nei musei tra lo stegosauro e l&amp;rsquo;archaeopteryx. In Val di Susa si fanno solo picnic. Gli inceneritori, spenti da tempo, sono diventati attrazioni per il &lt;strong>free climbing&lt;/strong> e la Salerno Reggio Calabria è finalmente finita e percorsa solo da auto elettriche. &lt;em>(fine della prima puntata)&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>scritto da
&lt;a href="http://www.beppegrillo.it/2011/11/ma_che_pianeta_mi_hai_fatto/index.html" target="_blank">beppegrillo.it&lt;/a>
&lt;/em>&lt;/p></description></item><item><title>Silo: sulla crisi</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/09/silo-sulla-crisi/</link><pubDate>Thu, 01 Sep 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/09/silo-sulla-crisi/</guid><description>&lt;p>&lt;em>amici.. trovo veramente opportuno la ripresentazione del libro &amp;ldquo;Lettere ai miei amici&amp;rdquo;, fatta da Silo nel 1994, che non solo già prevedeva lo scenario drammaticamente attuale, ma lo inquadrava introducendo punti di vista e possibili atteggiamenti di risposta quanto mai validi.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>se vi interessa leggere il libro in questione lo trovate in libreria /
&lt;a href="http://www.multimage.org/" target="_blank">www.multimage.org&lt;/a>
oppure scaricatelo gratuitamente da
&lt;a href="http://www.silo.net" target="_blank">www.silo.net&lt;/a>
&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>un abbraccio&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Presentazione del libro LETTERE AI MIEI AMICI&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>CENTRO CULTURALE ESTACION MAPOCHO, SANTIAGO DEL CILE, CILE&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>14 MAGGIO 1994&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Ringrazio le istituzioni che hanno organizzato questo Primo Incontro della Cultura Umanista per avermi cortesemente invitato a presentare qui l’edizione cilena del libro Lettere ai miei amici . Ringrazio Luis Felipe Garcia per quanto ha detto in rappresentanza della casa editrice Virtual. A Volodia Teitelboim1, che ringrazio per il suo intervento, mi riservo di rispondere in futuro e di commentare, con l’attenzione che meritano, molti dei brillanti concetti che ha espresso in questa occasione. Ringrazio infine le importanti personalità della cultura e i giornalisti qui presenti, nonché, naturalmente, i numerosi amici che oggi ci accompagnano.&lt;/p>
&lt;p>Per chiarire l’ambito in cui si colloca il libro che oggi appare nelle librerie, vorrei, in questo breve discorso, mettere in evidenza che non si tratta di un’opera sistematica ma di una serie di commenti scritti in stile epistolare, stile ben noto e tante volte utilizzato. A partire dalle Epistole morali di Seneca, ha circolato per il mondo un’immensa quantità di scritti di questo tipo che ha conosciuto un’influenza di certo diseguale e suscitato un interesse anch’esso diseguale. Al giorno d’oggi sono ben note le “lettere aperte”, che pur essendo apparentemente dirette ad una persona, ad un’istituzione o ad un governo, sono scritte con l’intenzione di farle arrivare al di là del destinatario esplicito, e cioè al grande pubblico. E’ in quest’ultimo senso che è stato pensato il nostro presente lavoro, il cui titolo completo è: Lettere ai miei amici sulla crisi sociale e personale di questo momento storico.&lt;/p>
&lt;p>Ma chi sono gli “amici” ai quali le missive sono dirette? Si tratta di persone che non necessariamente sono d’accordo con la nostra posizione ideologica ma il cui rapporto con noi è in ogni caso motivato da una genuina intenzione di approfondire le proprie conoscenze e di rendere più incisive le proprie azioni al fine di superare la crisi che stiamo vivendo. Questo per quanto attiene al destinatario.&lt;/p>
&lt;p>Quanto alla tematica, lo stesso titolo non manca di mettere in evidenza che la crisi investe tanto le società quanto gli individui. Noi prendiamo il concetto di “crisi” nel suo senso più abituale, secondo il quale il termine indica degli eventi che possono prendere delle direzioni diverse, avere esiti diversi. La “crisi” fa uscire da una situazione e fa entrare in un’altra, nuova, che pone i suoi propri problemi. A livello popolare la “crisi” è vista come una fase pericolosa dalla quale può risultare qualcosa di benefico o di pernicioso per i soggetti che la vivono; tali soggetti sono, in questo caso, le società e gli individui. Per alcuni è ridondante menzionare gli individui, giacché risultano impliciti allorché si parla di società; ma dal nostro punto di vista questo non è corretto e la pretesa di far sparire uno dei due termini si fonda su un’analisi che non condividiamo. Detto questo, mi sembra di aver chiarito il titolo del libro.&lt;/p>
&lt;p>Orbene, l’ordine ragionevole del discorso ci imporrebbe di entrare in argomento presentando i contenuti dell’opera. Ma invece di seguire un tale modo scolastico di procedere, preferiamo prima di tutto chiarire con quale intenzione ci siamo accinti a scrivere questo lavoro. Ebbene, l’intenzione è stata quella di raccogliere insieme i vari aspetti del pensiero del Nuovo Umanesimo per formulare un giudizio sulla situazione che ci tocca vivere. Il Nuovo Umanesimo ha lanciato una serie di richiami sulla crisi generale della civiltà ed ha proposto l’adozione di alcune misure minime per superarla. Il Nuovo Umanesimo è cosciente delle derive apocalittiche che, come insegna la storia, sono tipiche di ogni fine di secolo e di millennio. Sappiamo bene che in congiunture epocali come questa si fanno sentire le voci di quanti proclamano la fine del mondo, la quale assume caratteristiche diverse a seconda della cornice folkloristica in cui si inserisce: fine dell’ecosistema, della Storia, delle ideologie, dell’essere umano ormai prigioniero delle macchine, ecc. Il Nuovo Umanesimo non proclama niente di tutto ciò, ma dice semplicemente: “Amici, bisogna cambiare direzione!” Possibile che nessuno voglia ascoltarci? Possibile che ci stiamo sbagliando? Me lo auguro, perché questo significherebbe che le cose stanno andando per il verso giusto e che siamo sulla strada che porta al Paradiso in Terra. Certi filosofi strutturalisti ci diranno che la crisi attuale non è altro che un riassestamento interno del sistema, un riordino necessario degli elementi del sistema che peraltro non cessa di alimentare il progresso; certi pensatori postmoderni affermeranno che tutto il problema sta nel fatto che continuiamo ad utilizzare gli schemi del XIX secolo ormai inservibili, mentre in realtà coloro ai quali spettano le decisioni in campo sociale stanno offrendo ai loro governati un incremento di potere e di pacificazione grazie alla trasparenza che la tecnologia e le comunicazioni oggi permettono. Bene, amici! Possiamo stare tranquilli, confidando nel fatto che il Nuovo Ordine si incaricherà di pacificare il mondo. Non ci saranno più guerre come in Jugoslavia, Medio Oriente, Burundi o Sri Lanka. Non ci sarà più fame, non ci sarà più un 80% della popolazione mondiale sotto il livello di sopravvivenza. Non ci sarà più recessione né licenziamenti né distruzione dei posti di lavoro. D’ora in poi avremo amministrazioni sempre più oneste, tassi di scolarizzazione e di educazione sempre più alti, delinquenza e insicurezza urbana in declino, alcolismo e tossicodipendenze in diminuzione… insomma, un aumento generale della soddisfazione e della felicità. Va tutto molto bene, amici. Suvvia, siate pazienti, il Paradiso è talmente vicino!… Ma se così non fosse, se la situazione attuale dovesse deteriorarsi o se addirittura se ne perdesse il controllo, su quali alternative potremmo contare?&lt;/p>
&lt;p>Questo è il discorso che viene portato avanti in Lettere ai miei amici. E non crediamo che costituisca un’offesa il prendere in considerazione la possibilità, intesa come semplice ipotesi, che si arrivi ad un epilogo doloroso. Nessuno si offende per il fatto che gli edifici siano dotati di scale di emergenza, che i cinema e gli altri luoghi pubblici di estintori ed uscite di sicurezza; nessuno protesta per il fatto che gli stadi siano tenuti per legge ad essere provvisti di uscite supplementari. Certo, quando si va al cinema o si entra in un edificio, non si pensa ad un incendio o ad una catastrofe, e tutti sanno che le norme di sicurezza si inquadrano nel contesto generale della prevenzione. Se né l’edificio né il cinema si incendiano, se nello stadio non hanno luogo disordini, non c’è che da esserne contenti!&lt;/p>
&lt;p>Nella sesta Lettera si trova il Documento del Movimento Umanista, nel quale gli umanisti espongono le loro idee più generali e le loro alternative alla crisi. Non si tratta di un documento dei guastafeste, né di un insieme di idee pessimiste: è un testo che descrive la crisi e presenta proposte alternative. Nel leggerlo, anche coloro che non si trovino d’accordo con esso dovrebbero dire: “Bene, si tratta di un’alternativa. Dobbiamo aver cura di questi ragazzi, le società hanno bisogno dell’equivalente delle scale antincendio. Non sono nostri nemici, sono la voce della sopravvivenza”.&lt;/p>
&lt;p>Il Documento del Movimento Umanista ci dice:&lt;/p>
&lt;p>“Gli umanisti pongono al primo posto il lavoro rispetto al grande capitale; la democrazia reale rispetto alla democrazia formale; il decentramento rispetto al centralismo; la non-discriminazione rispetto alla discriminazione; la libertà rispetto all’oppressione; il senso della vita rispetto alla rassegnazione, al conformismo ed all’idea che tutto sia assurdo… Gli umanisti sono internazionalisti, aspirano a una nazione umana universale. Hanno una visione globale del mondo in cui vivono ma agiscono nel loro ambiente. Non desiderano un mondo uniforme bensì multiforme: multiforme per etnie, lingue e costumi; multiforme per paesi, regioni, località; multiforme per idee ed aspirazioni; multiforme per credenze, dove abbiano posto l’ateismo e la religiosità; multiforme nel lavoro; multiforme nella creatività. Gli umanisti non vogliono padroni; non vogliono dirigenti né capi, e non si sentono rappresentanti o capi di alcuno…” E, alla fine del Documento, si legge: “Gli umanisti non sono ingenui né si gonfiano il petto con dichiarazioni di sapore romantico. In questo senso, non credono che le loro proposte siano l’espressione più avanzata della coscienza sociale né pensano che la propria organizzazione sia qualcosa di indiscutibile. Gli umanisti non fingono di essere i rappresentanti della maggioranza. In tutti i casi, agiscono in accordo con ciò che ritengono più giusto e favoriscono le trasformazioni che credono possibili e adatte all’epoca in cui è toccato loro di vivere”.&lt;/p>
&lt;p>Non è forse caratteristico di questo Documento un forte sentimento di libertà, di pluralismo, di coscienza dei propri limiti? Si può ben chiamare alternativa questa proposta, che non è affatto una proposta di dominazione, uniformante ed assoluta…&lt;/p>
&lt;p>E come si presenta il processo di crisi? Che direzione sta prendendo? Le diverse lettere rispondono a queste domande facendo sempre riferimento ad uno stesso modello esplicativo: il modello del sistema chiuso. La storia di questo sistema può essere sintetizzata così. Esso sorse con il sorgere del Capitalismo. La Rivoluzione Industriale gli diede una spinta decisiva. Gli Stati nazionali, in mano ad una borghesia sempre più potente, si disputarono il mondo. I vecchi domini coloniali passarono di mano, dalle teste coronate alle compagnie private. Ed il sistema bancario intraprese il compito che gli è proprio, quello di intermediazione, indebitamento di terzi e appropriazione delle fonti di produzione. Sempre il sistema bancario finanziò le campagne militari delle borghesie ambiziose, concesse prestiti a tutte le parti in conflitto e le indebitò e praticamente sempre, da ogni conflitto, uscì con lauti guadagni. Quando le borghesie nazionali si proponevano ancora la crescita in termini di sfruttamento impietoso della classe lavoratrice, in termini di aumento della produzione industriale, in termini di commercio, mantenendo però come preciso centro di gravità il paese che amministravano, il sistema bancario aveva già superato con un balzo le limitazioni amministrative dello Stato nazionale. Sopraggiunsero le rivoluzioni socialiste, il crack della borsa ed i riassestamenti dei centri finanziari, ma il processo di crescita e di concentrazione di questi ultimi non si fermò. Dopo l’ultimo rantolo nazionalista delle borghesie industriali, dopo l’ultimo conflitto mondiale, risultò chiaro che il mondo era uno, che le regioni, i paesi e i continenti erano ormai interconnessi e che l’industria aveva bisogno del capitale finanziario internazionale per sopravvivere. Ormai lo Stato nazionale costituiva un elemento di disturbo per il trasferimento di capitali, beni, servizi, persone e prodotti mondializzati. Cominciò la regionalizzazione. E con essa la destrutturazione del vecchio ordine. Il proletariato che un tempo aveva costituito la base della piramide sociale - all’inizio con i lavoratori delle industrie estrattive primarie e quindi con le masse dei lavoratori industriali - divenne sempre meno omogeneo. Un processo continuo di riconversione dei fattori di produzione portò le industrie secondarie, quelle terziarie ed i servizi, sempre più sofisticati, ad assorbire grandi quantità di mano d’opera. Le tradizionali associazioni dei lavoratori ed i sindacati persero potere, non potendosi più proporre come rappresentanti di un’intera classe sociale, e si orientarono su rivendicazioni di corto respiro di tipo salariale ed occupazionale. La rivoluzione tecnologica provocò una nuova crescita accelerata delle disuguaglianze in un mondo che già ne era pieno, in cui vaste regioni arretrate tendevano ad allontanarsi sempre più dai centri di decisione. Queste regioni colonizzate, sfruttate e destinate a occupare il ruolo di semplici fornitori di materie prime nella divisione internazionale del lavoro, furono obbligate a vendere i loro prodotti a prezzi sempre più bassi ed a comprare la tecnologia necessaria al loro sviluppo a prezzi sempre più alti. Ed i debiti contratti per seguire il modello di sviluppo imposto crebbero di pari passo. Arrivò il momento in cui le imprese ebbero bisogno di diventare più flessibili, di decentralizzarsi, di rendersi agili e competitive. Tanto nel mondo capitalista come in quello socialista le strutture rigide cominciarono a incrinarsi, mentre i costi necessari a mantenere la crescita dei complessi militari-industriali diventarono sempre più opprimenti. Si giunse così ad uno dei momenti più critici della storia umana: ed è dal campo socialista che ebbe inizio il disar-mo unilaterale. Solo la storia futura potrà dire se si trattò di un errore o se invece fu proprio questa decisione a salvare il nostro mondo dall’olocausto nucleare. Gli avvenimenti presentati in questa sequenza sono tutti facilmente riconoscibili. E così arriviamo ad un mondo nel quale tutte le industrie, tutti i commerci, tutta la politica, tutti i paesi, tutti gli individui sono schiavi della concentrazione del potere finanziario. Ha inizio la fase del sistema chiuso ed in un sistema chiuso non esiste altra alternativa che la destrutturazione del sistema stesso. In questa prospettiva la destrutturazione del campo socialista appare come il semplice preludio della destrutturazione mondiale che sta avanzando a velocità vertiginosa.&lt;/p>
&lt;p>Questo è il momento di crisi nel quale ci troviamo. Ma lo sviluppo della crisi ammette diverse varianti. Per semplice economia di ipotesi, nonché per esigenze di semplicità, nelle Lettere si tratteggiano a grandi linee due possibilità. Da una parte la variante basata sull’aumento dell’entropia in un sistema chiuso e dall’altra quella dell’aprirsi di questo sistema chiuso grazie all’azione, non naturale ma intenzionale, dell’essere umano. Vediamo la prima, che descriveremo in un modo un po’ pittoresco.&lt;/p>
&lt;p>Il consolidamento di un impero mondiale, che tenderà a omogeneizzare l’economia, il Diritto, le comunicazioni, i valori, la lingua, gli usi e i costumi, è altamente probabile. Un impero mondiale, manovrato dal capitale finanziario internazionale, che non si preoccuperà neanche delle popolazioni che vivranno nei suoi centri di decisione. Ed in una situazione bloccata come questa, il processo di decomposizione del tessuto sociale continuerà. Le organizzazioni politiche e sociali, l’amministrazione dello Stato, tutto sarà occupato da tecnocrati al servizio di un mostruoso Parastato, che tenderà a disciplinare le popolazioni con misure sempre più coercitive parallelamente alla decomposizione del tessuto sociale. Il pensiero perderà la capacità di astrazione che verrà rimpiazzata da una forma di funzionamento analitico “passo dopo passo” sempre più conforme al modello informatico. Si perderanno le nozioni di processo e di struttura per cui la produzione intellettuale si ridurrà a semplici studi di linguistica e analisi formale. La moda, il linguaggio e gli stili sociali, la musica, l’architettura, le arti plastiche e la letteratura subiranno anch’essi un processo di destrutturazione; parallelamente la miscela di stili in tutti i campi passerà ad essere considerata un grande progresso proprio come è successo a tutti gli eccletismi che sono apparsi nelle epoche di decadenza imperiale. Ma proprio allora l’antica speranza di uniformare tutto nelle mani di un solo potere svanirà per sempre. In quella notte della ragione, in quella stanchezza della civiltà, avranno campo libero i fanatismi di ogni genere, la negazione della vita, il culto del suicidio, il fondamentalismo nudo e crudo. Non ci sarà più scienza né grandi rivoluzioni del pensiero… solo tecnologia che oramai verrà chiamata “Scienza”. Risorgeranno i localismi e le lotte etniche ed i popoli dimenticati si riverseranno sui centri di decisione come un uragano dal quale le megalopoli, un tempo sovraffollate, usciranno disabitate. Continue guerre civili scuoteranno questo povero pianeta nel quale non vorremmo vivere. In fondo, questa parte del racconto la si ritrova nella storia di numerose civiltà che in un certo momento credettero di poter progredire all’infinito. Tutte finirono per scomparire. Per fortuna, però, quando alcune caddero, nuovi impulsi umani sorsero in altri luoghi del pianeta; ed è proprio in questo avvicendarsi delle civiltà che si sviluppa il processo di superamento del vecchio da parte del nuovo. E’ chiaro però che in un sistema mondiale chiuso non c’è posto per il sorgere di un’altra civiltà ma solo per un lungo ed oscuro medioevo mondiale.&lt;/p>
&lt;p>Se quanto viene affermato nelle Lettere sulla base del modello descritto è del tutto sbagliato, non ci sarà di che preoccuparsi. Se, invece, il processo meccanico delle strutture storiche va nella direzione indicata, è tempo di chiedersi in che modo gli esseri umani potranno cambiare la direzione degli avvenimenti. Ma, d’altra parte, chi potrà determinare un cambiamento di direzione tanto formidabile se non i popoli, che sono appunto il soggetto della storia? Ma abbiamo raggiunto un livello di maturità sufficiente per comprendere che, già da ora, non ci sarà progresso se esso non sarà di tutti e per tutti? E’ questa la seconda ipotesi che si esamina nelle Lettere.&lt;/p>
&lt;p>Se nei popoli prenderà corpo l’idea che (è bene ripeterlo) non ci sarà progresso se esso non sarà di tutti e per tutti, allora sarà possibile fare una precisa scelta di campo. Nell’ultimo stadio del processo di destrutturazione, venti nuovi cominceranno a soffiare nella base sociale. Nei quartieri periferici, nelle comunità di vicini, nei luoghi di lavoro più umili, il tessuto sociale comincerà a rigenerarsi. Si tratterà di un fenomeno apparentemente spontaneo che si svilupperà parallelamente al crescere di molteplici raggruppamenti di base formati da lavoratori resisi indipendenti dalla tutela dei vertici sindacali. Appariranno numerosi nuclei politici, privi di organizzazione centrale, che lotteranno contro le organizzazioni politiche verticistiche. Ogni fabbrica, ogni ufficio, ogni impresa diventerà teatro di discussioni. Partendo dalle rivendicazioni più immediate si arriverà a prendere coscienza della situazione più generale: si comprenderà che il lavoro ha un valore umano maggiore del capitale ed al momento di decidere sulle priorità, il rischio a cui è esposto il lavoratore apparirà più importante di quello a cui è esposto il capitale. Si arriverà facilmente alla conclusione che i guadagni d’impresa dovranno essere reinvestiti nella creazione di nuove fonti di lavoro od impiegati in altri settori per aumentarne la produttività, invece di riversarsi in operazioni speculative che determinano un aumento del capitale finanziario, lo svuotamento delle imprese ed il conseguente fallimento dell’apparato produttivo. Anche l’imprenditore prenderà a poco a poco coscienza di essere diventato un semplice impiegato della banca ed avvertirà che, in una situazione di emergenza come quella, il suo alleato naturale è il lavoratore. Ci sarà nuovo fermento sociale e si scatenerà così la lotta franca ed aperta tra il capitale speculativo, con il suo chiaro carattere di forza astratta ed inumana, e le forze del lavoro, autentica leva della trasformazione del mondo. A poco a poco si arriverà a comprendere che il progresso non dipende dal debito contratto con le banche e che la funzione delle banche deve essere quella di concedere crediti all’impresa senza oneri di interesse. Risulterà anche chiaro che non ci sarà altro modo di invertire il processo di concentrazione che porta al collasso se non mediante una redistribuzione della ricchezza a favore delle aree arretrate. La Democrazia reale, plebiscitaria e diretta, diventerà una necessità nel momento in cui si vorrà uscire dalla situazione di agonia determinata dalla non partecipazione alla politica e dalla minaccia costante di disordini popolari. I poteri saranno riformati perché a quel punto la struttura della democrazia formale, dipendente dal capitale finanziario, avrà perso ogni credito ed ogni significato. Senza dubbio questo secondo scenario di crisi si presenterà dopo un periodo di incubazione, durante il quale i problemi si faranno più acuti. Avrà allora inizio un processo fatto di passi avanti e passi indietro, in cui ogni successo, grazie alle comunicazioni istantanee, assumerà il valore di un effetto-dimostrazione che tenderà a riprodursi, per emulazione, fin nei luoghi più remoti. Non si tratterà affatto di un processo di conquista degli Stati nazionali ma di un moltiplicarsi, nell’intero scenario mondiale, di fenomeni sociali del tipo descritto, che prefigureranno un cambiamento radicale nella direzione degli avvenimenti. Se prenderà questa linea di sviluppo il processo storico non terminerà meccanicamente in un collasso, come tante volte è avvenuto; saranno invece i popoli, con la loro la volontà di cambiamento, con la loro volontà di prendere una nuova direzione, ad incamminarsi sulla strada che porta alla creazione della nazione umana universale.&lt;/p>
&lt;p>E’ a questa seconda possibilità, è a questa alternativa che puntano gli umanisti di oggi: hanno troppa fede nell’essere umano per credere che tutto finirà in modo stupido. E anche se non si sentono l’avanguardia del processo di sviluppo dell’umanità, sono pronti ad impegnarsi in questo compito in misura proporzionale alle loro forze e nei luoghi in cui si trovano a vivere.&lt;/p>
&lt;p>Non vorrei dedicare altro tempo al commento del libro che oggi abbiamo tra le mani.&lt;/p>
&lt;p>Lasciate solo che vi ringrazi per la pazienza e la tolleranza che avete dimostrato nel seguire un discorso dai risvolti alquanto fastidiosi.&lt;/p>
&lt;p>Nient’altro. Molte grazie.&lt;/p></description></item><item><title>La Teoria del Divertimento</title><link>https://stefanocecere.com/post/2010/02/la-teoria-del-divertimento/</link><pubDate>Sat, 13 Feb 2010 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2010/02/la-teoria-del-divertimento/</guid><description>&lt;p>questo esperimento svedese (recentemente riprodotto anche a Milano) fa pensare, non è vero?&lt;/p></description></item></channel></rss>