<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>Storia | Stefano Cecere</title><link>https://stefanocecere.com/tag/storia/</link><atom:link href="https://stefanocecere.com/tag/storia/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><description>Storia</description><generator>Hugo Blox Builder (https://hugoblox.com)</generator><language>it</language><lastBuildDate>Wed, 30 Aug 2023 00:00:00 +0000</lastBuildDate><image><url>https://stefanocecere.com/media/icon_hu99fd93e9d0016cd84f525f58a0223c71_354199_512x512_fill_lanczos_center_3.png</url><title>Storia</title><link>https://stefanocecere.com/tag/storia/</link></image><item><title>Una guida cronologica di tutti gli eventi in Oppenheimer</title><link>https://stefanocecere.com/post/una-guida-cronologica-di-tutti-gli-eventi-in-oppenheimer/</link><pubDate>Wed, 30 Aug 2023 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/una-guida-cronologica-di-tutti-gli-eventi-in-oppenheimer/</guid><description>&lt;h1 id="una-guida-cronologica-di-tutti-gli-eventi-in-oppenheimer">Una guida cronologica di tutti gli eventi in Oppenheimer&lt;/h1>
&lt;p>In Oppenheimer, Christopher Nolan racconta la storia di J. Robert Oppenheimer seguendo uno schema narrativo non lineare. Di conseguenza, provare a tracciare la cronologia esatta degli eventi che ci vengono presentati sullo schermo potrebbe risultare alquanto difficile.&lt;/p>
&lt;p>Come da tradizione, anche in questa sua ultima fatica Nolan rinuncia a raccontare una storia lineare in senso classico, scegliendo piuttosto di esplorare la vita del fisico statunitense interpretato da Cillian Murphy attraverso un intreccio narrativo particolarmente complesso che non solo abbraccia oltre 40 anni di storia, ma che si muove continuamente avanti e indietro nel tempo.&lt;/p>
&lt;p>Al di là dell’impiego di sequenze in bianco e nero e di altre a colori, Nolan non fornisce mai delle indicazioni concrete riguardo ai momenti precisi in cui si svolgono le diverse parti della storia, tracciando una divisione temporale non così facile da interpretare. Ecco quindi la timeline completa degli eventi raccontati in Oppenheimer rigorosamente in ordine cronologico.&lt;/p>
&lt;hr>
&lt;h2 id="1924-1926-oppenheimer-studia-fisica-a-cambridge">1924-1926: Oppenheimer studia fisica a Cambridge&lt;/h2>
&lt;p>La prima parte della vita di J. Robert Oppenheimer (Cillian Murphy) che viene raccontata nel film risale al periodo in cui il ragazzo studiava fisica a Cambridge. Robert iniziò a frequentare l’università nel 1924, dopo essere stato ammesso, ma dovette portare a compimento la frequentazione di un laboratorio a causa di alcune lacune di base.&lt;/p>
&lt;p>È qui che ha incontrato il suo tutore – Patrick Blackett (James D’Arcy) – e ha pensato di avvelenarlo con una mela. Sempre a Cambridge, Oppenheimer assiste anche ad una conferenza del fisico danese Niels Bohr (Kenneth Branagh), che in seguito lo convincerà ad andare a studiare con il fisico tedesco Max Born. Alla fine, Robert lascerà Cambridge nel 1926.&lt;/p>
&lt;h2 id="1926-1929-oppenheimer-incontra-heisenberg">1926-1929: Oppenheimer incontra Heisenberg&lt;/h2>
&lt;p>Cronologicamente, arriviamo al periodo in cui Oppenheimer studia all’estero dopo aver seguito il consiglio di Bohr (cioè, andare a lavorare con Max Born). Durante questo periodo, Robert frequentò l’università di Göttigen, venendo in contatto con molti altri aspiranti fisici e scienziati.&lt;/p>
&lt;p>Una delle figure più importanti che incontrò in questo periodo fu Werner Heisenberg (Matthias Schweighöfer), brillante fisico teorico tedesco che in seguito arriverà a guidare il programma tedesco sulle armi nucleari. Fu durante questo periodo che Oppenheimer iniziò a farsi un vero nome nel campo della fisica teorica e della meccanica quantistica.&lt;/p>
&lt;h2 id="1929-1943-oppenheimer-insegna-a-berkeley">1929-1943: Oppenheimer insegna a Berkeley&lt;/h2>
&lt;p>La prossima tappa nel percorso cronologico di Oppenheimer riguarda il periodo in cui insegnava all’Università di Berkeley (in California) in qualità di professore associato e, parallelamente, era anche impegnato al Caltech. Fu durante questo periodo che Robert conobbe Ernest O. Lawrence (Josh Hartnett), incontro che segnò l’inizio di uno stretto rapporto di lavoro che avvantaggiò entrambi negli anni successivi.&lt;/p>
&lt;p>Durante questo periodo gli interessi di Oppenheimer si estesero anche all’astrofisica, pur continuando la sua collaborazione con il Laboratorio di Radiazioni di Lawrence, contribuendo a numerose nuove scoperte. Nel 1936, Robert divenne professore ordinario a Berkeley.&lt;/p>
&lt;h2 id="1936-1940-linizio-delle-relazioni-con-jean-tatlock-e-kitty">1936-1940: L’inizio delle relazioni con Jean Tatlock e Kitty&lt;/h2>
&lt;p>Una parte importante delle timeline del film è sicuramente rappresentata dalle relazioni di Oppenheimer con Jean Tatlock (Florence Pugh) e Kitty (Emily Blunt). Robert incontra Jean per la prima volta nel 1936: quasi subito, i due iniziano una relazione amorosa. È l’inizio di un periodo particolarmente turbolento per Oppenheimer, dal momento che la relazione con Jean attraversa molteplici alti e bassi (dettati essenzialmente dai numerosi rifiuti della ragazze alle varie proposte di matrimonio del fisico).&lt;/p>
&lt;p>Così, nel 1939, Oppenheimer incontra per la prima volta Kitty, che all’epoca era già sposata. I due iniziano una relazione e nel 1940 la donna rimane incinta: decide, quindi, di divorziare in modo da potersi risposare con Robert.&lt;/p>
&lt;h2 id="1942-1945-oppenheimer-lavora-al-progetto-manhattan">1942-1945: Oppenheimer lavora al Progetto Manhattan&lt;/h2>
&lt;p>Il prossimo capitolo della vita di J. Robert Oppenheimer riguarda il suo coinvolgimento nel famigerato Progetto Manhattan. Leslie Groves (Matt Damon), supervisore del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito, recluta Oppenheimer poco dopo essere stato nominato direttore del progetto nel settembre 1942.&lt;/p>
&lt;p>Si tratta dell’inizio del periodo più importante nella vita di Oppenheimer: insieme a Groves, recluta altri scienziati che possano prendere parte al progetto e ne stabilisce la base operativa a Los Alamos. Robert lavorerà al Progetto Manhattan per quasi tre anni, realizzando la prima bomba atomica.&lt;/p>
&lt;h2 id="4-gennaio-1944-la-morte-di-jean-tatlock">4 gennaio 1944: la morte di Jean Tatlock&lt;/h2>
&lt;p>La morte di Jean Tatlock è l’evento più significativo che accade nella vita di J. Robert Oppenheimer mentre il fisico è intendo a lavorare alla bomba atomica. In base alle varie testimonianze storiche, la morte di Jean sarebbe avvenuta uno o tre anni dopo l’ultima volta che lei e Oppenheimer si sono visti. La donna venne trovata morta nel bagno del suo appartamento da suo padre nel giugno 1944, dopo aver combattuto per anni contro la depressione.&lt;/p>
&lt;h2 id="16-luglio-1945-il-trinity-test">16 luglio 1945: il Trinity Test&lt;/h2>
&lt;p>Il giorno più importante nella timeline del film è sicuramente il 16 luglio 1945, giorno in cui ha avuto luogo il famoso Trinity Test. Il test dell’arma nucleare è avvenuto la mattina presto, dopo che il maltempo ha costretto il team del Progetto Manhattan a ritardare la detonazione per verificare il corretto funzionamento del dispositivo. Il Trinity Test ebbe luogo ufficialmente alle ore 5:29 del 16 luglio 1945: fu la conferma che Oppenheimer e il suo team di scienziati avevano creato la prima bomba atomica funzionante.&lt;/p>
&lt;h2 id="agosto-1945-i-bombardamenti-di-hiroshima-e-nagasaki">Agosto 1945: i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki&lt;/h2>
&lt;p>Poco dopo il successo dei test sulla bomba atomica e l’incontro con i funzionari governativi per determinare quando avrebbero potuto essere utilizzati, Oppenheimer e gli altri scienziati apprendono che l’America ha bombardato Hiroshima e Nagasaki. La prima bomba atomica colpì Hiroshima, in Giappone, il 6 agosto 1945, mentre la seconda colpì Nagasaki tre giorni dopo, il 9 agosto. Gli attentati coincisero con il discorso che Oppenheimer tenne di fronte a tutti partecipanti al Progetto Manhattan, in cui affermò che avrebbe voluto che le bombe fossero state completate in tempo per essere utilizzate contro i nazisti e la Germania.&lt;/p>
&lt;h2 id="ottobre-1945-oppenheimer-incontra-il-presidente-truman">Ottobre 1945: Oppenheimer incontra il presidente Truman&lt;/h2>
&lt;p>Le conseguenze delle bombe atomiche che colpirono il Giappone e la fine della Seconda Guerra Mondiale portarono all’incontro di Oppenheimer con il presidente Harry S. Truman (Gary Oldman). Nella timeline del film, questo evento si verifica nell’ottobre del 1945, circa tre mesi dopo i bombardamenti in Giappone. Fu durante l’incontro che Oppenheimer disse a Truman di avere “le mani sporche di sangue”, facendo infuriare il presidente.&lt;/p>
&lt;h2 id="1947-lewis-strauss-recluta-oppenheimer-a-princeton">1947: Lewis Strauss recluta Oppenheimer a Princeton&lt;/h2>
&lt;p>Le vite di Lewis Strauss (Robert Downey Jr.) e J. Robert Oppenheimer si intersecano la prima volta nel 1947, almeno secondo la cronologia del film. In quel periodo, Strauss è uno degli amministratori dell’Institute for Advanced Study di Princeton e propone ad Oppenheimer di diventare il nuovo direttore del programma. Oppenheimer accetta l’incarico: per gli a venire, quindi, lavorerà a Princeton. È sempre durante questo periodo che nel film assistiamo all’incontro tra Oppenheimer e Albert Einstein (Tom Conti) nei pressi del laghetto dell’università.&lt;/p>
&lt;h2 id="giugno-1949--oppenheimer-mette-in-imbarazzo-strauss-alludienza-del-congresso">Giugno 1949 – Oppenheimer mette in imbarazzo Strauss all’udienza del Congresso&lt;/h2>
&lt;p>Un momento cruciale nella timeline del film arriva con l’udienza del Congresso, in cui Oppenheimer mette in imbarazzo Strauss. Nonostante avessero lavorato insieme in passato, Oppenheimer era diventato il presidente del Comitato Consultivo Generale ed era stato convocato ad un’udienza del Congresso sull’esportazione di radioisotopi.&lt;/p>
&lt;p>Strauss sosteneva che l’esportazione rappresentasse un pericolo per l’America, ma non ebbe il sostegno della comunità scientifica poiché non era un vero fisico. L’udienza si tenne nel 1949: durante il processo, Oppenheimer derise le opinioni di Strauss sui radioisotopi, facendo sì che quest’ultimo iniziasse a odiarlo.&lt;/p>
&lt;h2 id="agosto-1949-la-commissione-per-lenergia-atomica-si-riunisce-dopo-il-test-della-bomba-atomica-dellunione-sovietica">Agosto 1949: la Commissione per l’energia atomica si riunisce dopo il test della bomba atomica dell’Unione Sovietica&lt;/h2>
&lt;p>Un altro momento cruciale nella cronologia del film è rappresentato dall’incontro della Commissione per l’energia atomica dopo il primo test della bomba atomica dell’Unione Sovietica. Strauss e Oppenheimer sono entrambi presenti alla riunione di emergenza, dove insieme ad altri discutono del livello di minaccia che l’Unione Sovietica rappresenta con questa disponibilità di armi. Il direttore generale dell’AEC Kenneth Nichols (Dane DeHaan) si oppose fermamente a Oppenheimer e lo accusò di aver divulgato informazioni ai sovietici durante il Progetto Manhattan.&lt;/p>
&lt;h2 id="gennaio-1950-truman-approva-lo-sviluppo-della-bomba-allidrogeno">Gennaio 1950: Truman approva lo sviluppo della bomba all’idrogeno&lt;/h2>
&lt;p>La corsa alle armi nucleari subì una svolta nel gennaio 1950, quando il presidente Truman approvò lo sviluppo della bomba all’idrogeno. Questo evento viene raccontato piuttosto velocemente nel film, ma è comunque significativo rispetto alla timeline del film. Lo sviluppo della bomba H è arrivato dopo che Edward Teller (Benny Safdie) ha discusso per anni con Oppenheimer proprio sul fatto che avrebbero dovuto impegnarsi per cercare di realizzare l’arma. Teller venne incaricato di guidare lo sviluppo della bomba all’idrogeno in America.&lt;/p>
&lt;h2 id="novembredicembre-1953-borden-presenta-una-lettera-contro-oppenheimer">Novembre/Dicembre 1953: Borden presenta una lettera contro Oppenheimer&lt;/h2>
&lt;p>Un altro momento importante nella cronologia del film arriva quando William Borden (David Dastmalchian) presenta una lettera nella quiale accusa Oppenheimer di essere un comunista e una minaccia per la sicurezza dell’America. Il film suggerisce che ciò sia accaduto dopo che Kenneth Nichols e Lewis Strauss hanno consegnato a Borden il dossier dell’FBI su Oppenheimer.&lt;/p>
&lt;p>Borden inviò la lettera il 7 novembre 1953, costringendo il presidente Dwight D. Eisenhower a limitare l’autorizzazione governativa di Oppenheimer. Il 21 dicembre 1953, Robert incontrò Kenneth e Lewis per fare appello contro la decisione, richiedendo un’udienza per la sua reintegrazione.&lt;/p>
&lt;h2 id="aprilemaggio-1954-ludienza-per-il-nulla-osta-di-sicurezza-per-oppenheimer">Aprile/Maggio 1954: l’udienza per il nulla osta di sicurezza per Oppenheimer&lt;/h2>
&lt;p>L’AEC tenne un’udienza segreta sul nulla osta di sicurezza per Oppenheimer tra l’aprile e il maggio del 1954. Nella timeline del film, questi eventi riguardano tutto ciò che si svolge nella piccola sala riunioni dove Oppenheimer e altri testimoni vengono interrogati sul passato del fisico da Roger Robb (Jason Clarke). Tutti, da Leslie Groves a Isador Rabi (David Krumholtz) fino ad arrivare ad Edward Teller, sono stati interrogati sulle azioni di Oppenheimer. Alla fine, si è deciso per la revoca del nulla osta di sicurezza.&lt;/p>
&lt;h2 id="1959-ludienza-di-lewis-strauss-al-senato">1959: l’udienza di Lewis Strauss al Senato&lt;/h2>
&lt;p>Il momento più importante della storyline di Lewis Strauss, nella timeline del film, si svolge nel 1959, quando ha luogo l’udienza del Senato per essere eletto Segretario del Commercio degli Stati Uniti, dopo la nomina da parte di Eisenhower. Nella realtà, gli eventi si sono svolti nell’arco di 16 giorni e si sono conclusi con la mancata nomina di Strauss da parte del Senato. Fu una sconfitta umiliante per Strauss, che di fatto pose fine alla sua carriera politica (considerando che il Senato non aveva più negato una simile nomina dal lontano 1925).&lt;/p>
&lt;h2 id="novembre-1963-oppenheimer-riceve-il-premio-dal-presidente-lyndon-johnson">Novembre 1963: Oppenheimer riceve il premio dal presidente Lyndon Johnson&lt;/h2>
&lt;p>L’ultimo tassello nella carriera di J. Robert Oppenheimer raccontato nella timeline del film è l’assegnazione di un premio da parte del presidente Lyndon Johnson nel 1963. Oppenheimer, infatti, riceve il Premio Enrico Fermi, una medaglia scientifica alla carriera, dopo essere stato premiato da John F. Kennedy. La cerimonia di premiazione ebbe luogo poco dopo l’assassinio di JFK: erano presenti molti dei suoi ex amici e colleghi.&lt;/p>
&lt;p>&amp;ndash;&lt;br>
articolo di di Stefano Terracina pubblicato il 26 Agosto 2023 sul sito Mobiestruchers
&lt;a href="https://www.moviestruckers.it/approfondimenti-film/oppenheimercronologia-eventi-raccontati-film-christopher-nolan/3/" target="_blank">link&lt;/a>
&lt;/p></description></item><item><title>Come studiare la storia</title><link>https://stefanocecere.com/post/studiare-storia-democratizzazione/</link><pubDate>Sun, 07 Aug 2022 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/studiare-storia-democratizzazione/</guid><description>&lt;h1 id="come-studiare-la-storia">Come studiare la storia&lt;/h1>
&lt;p>se dobbiamo studiare la Storia, anzi se vogliamo entusiasmare e rendere interessanti oltreché utili i libri di storia, potremmo mettere lo sguardo sulla #democratizzazione&lt;/p>
&lt;p>ovvero come nel tempo i centri di potere e di conoscenza, sempre strettamente collegati, sono passati dalle mani di pochi a quelle di molti.&lt;/p>
&lt;p>che fossero le tecniche di produzione di manufatti, le scienze mediche, la scrittura e lettura, le tecnologie militari e di costruzione, fino alla filosofia, alle tecniche estatiche, alla produzione di videogiochi.&lt;/p>
&lt;p>non accenno qui a tutto il mondo dei diritti, che è altrettanto rivoluzionario quanto il mondo della conoscenza.&lt;/p>
&lt;p>il digitale ha dato un’accelerazione impressionante, definitiva, a questa democratizzazione.&lt;/p>
&lt;p>ovviamente qualcuno cerca sempre di mantenere dei centri di potere e di controllo, e potremmo leggere la storia come una dialettica tra concentrazione e distribuzione, tensione e rilassamento, costrizione e libertà.&lt;/p>
&lt;p>oggi il tema fondamentale non è più tanto l’accessibilità, quanto la motivazione ad accedervi.&lt;/p></description></item><item><title>Quelli che studiano la Storia</title><link>https://stefanocecere.com/post/quelli-che-studiano-la-storia/</link><pubDate>Mon, 27 May 2019 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/quelli-che-studiano-la-storia/</guid><description>&lt;p>
&lt;figure >
&lt;div class="d-flex justify-content-center">
&lt;div class="w-100" >&lt;img src="../../../assets/img/post/2019/studiare-storia-vignetta.jpg" alt="" loading="lazy" data-zoomable />&lt;/div>
&lt;/div>&lt;/figure>
&lt;/p>
&lt;p>Quelli che non studiano la storia sono condannati a ripeterla.&lt;/p>
&lt;p>E quelli che la studiano sono condannati a vedere come la storia si ripete per colpa di quelli che non la studiano.&lt;/p></description></item><item><title>La ranocchia che non sapeva di essere cotta …</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/10/la-ranocchia-che-non-sapeva-di-essere-cotta/</link><pubDate>Mon, 24 Oct 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/10/la-ranocchia-che-non-sapeva-di-essere-cotta/</guid><description>&lt;p style="text-align: center">
Immaginate una pentola piena d’acqua fredda&lt;br /> in cui nuota tranquillamente una piccola ranocchia
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Un piccolo fuoco è acceso sotto la pentola&lt;br /> e l’acqua si riscalda molto lentamente
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
L’acqua piano piano diventa tiepida&lt;br /> e la ranocchia, trovando ciò piuttosto gradevole,&lt;br /> continua a nuotare
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
La temperatura dell’acqua continua a salire
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Ora l’acqua è calda, più di quanto&lt;br /> la ranocchia possa apprezzare,&lt;br /> si sente un po’ affaticata,&lt;br /> ma ciò nonostante non si spaventa
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Ora l’acqua è veramente calda&lt;br /> e la ranocchia comincia a trovare ciò sgradevole,&lt;br /> ma è molto indebolita,&lt;br /> allora sopporta e non fa nulla
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
La temperatura continua a salire,&lt;br /> fino a quando la ranocchia&lt;br /> finisce semplicemente per cuocere e morire
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Se la stessa ranocchia fosse stata&lt;br /> buttata direttamente nell’acqua a 50 gradi,&lt;br /> con un colpo di zampe&lt;br /> sarebbe immediatamente saltata fuori dalla pentola
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Ciò dimostra che,&lt;br /> quando un cambiamento avviene in un modo&lt;br /> sufficientemente lento,&lt;br /> sfugge alla coscienza&lt;br /> e non suscita&lt;br /> nella maggior parte dei casi&lt;br /> alcuna reazione,&lt;br /> alcuna opposizione,&lt;br /> alcuna rivolta
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Se guardiamo ciò che succede&lt;br /> nella nostra società da qualche decennio&lt;br /> possiamo vedere che stiamo subendo&lt;br /> una lenta deriva&lt;br /> alla quale ci stiamo abituando
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Una quantità di cose&lt;br /> che avrebbero fatto inorridire&lt;br /> 20, 30 o 40 anni fa,&lt;br /> sono state poco a poco banalizzate&lt;br /> e oggi disturbano appena&lt;br /> o lasciano addirittura&lt;br /> completamente indifferente&lt;br /> la maggior parte delle persone
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Nel nome del progresso,&lt;br /> della scienza e del profitto&lt;br /> si effettuano continui attacchi&lt;br /> alle libertà individuali, alla dignità, all’integrità della natura,&lt;br /> alla bellezza e alla gioia di vivere,&lt;br /> lentamente ma inesorabilmente,&lt;br /> con la costante complicità&lt;br /> delle vittime, inconsapevoli&lt;br /> o ormai incapaci di difendersi
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Le nere previsioni&lt;br /> per il nostro futuro,&lt;br /> invece di suscitare reazioni&lt;br /> e misure preventive,&lt;br /> non fanno altro che&lt;br /> preparare psicologicamente&lt;br /> la gente ad accettare&lt;br /> delle condizioni di vita&lt;br /> decadenti, anzi drammatiche
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Il martellamento continuo&lt;br /> di informazioni&lt;br /> da parte dei media&lt;br /> satura i cervelli&lt;br /> che non sono più in grado&lt;br /> di distinguere le cose …
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Quando ho parlato di queste cose per la prima volta,&lt;br /> era per un domani
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Ora è per oggi!!!
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Coscienza o cottura,&lt;br /> bisogna scegliere!
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
Allora se non siamo, come la ranocchia,&lt;br /> già mezzi cotti,&lt;br /> diamo un salutare colpo di zampe, prima che sia troppo tardi
&lt;/p>
&lt;p style="text-align: center">
O SIAMO GIA’ MEZZI COTTI?
&lt;/p></description></item><item><title>Silo: sulla crisi</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/09/silo-sulla-crisi/</link><pubDate>Thu, 01 Sep 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/09/silo-sulla-crisi/</guid><description>&lt;p>&lt;em>amici.. trovo veramente opportuno la ripresentazione del libro &amp;ldquo;Lettere ai miei amici&amp;rdquo;, fatta da Silo nel 1994, che non solo già prevedeva lo scenario drammaticamente attuale, ma lo inquadrava introducendo punti di vista e possibili atteggiamenti di risposta quanto mai validi.&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>se vi interessa leggere il libro in questione lo trovate in libreria /
&lt;a href="http://www.multimage.org/" target="_blank">www.multimage.org&lt;/a>
oppure scaricatelo gratuitamente da
&lt;a href="http://www.silo.net" target="_blank">www.silo.net&lt;/a>
&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>un abbraccio&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>Presentazione del libro LETTERE AI MIEI AMICI&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>CENTRO CULTURALE ESTACION MAPOCHO, SANTIAGO DEL CILE, CILE&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>14 MAGGIO 1994&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Ringrazio le istituzioni che hanno organizzato questo Primo Incontro della Cultura Umanista per avermi cortesemente invitato a presentare qui l’edizione cilena del libro Lettere ai miei amici . Ringrazio Luis Felipe Garcia per quanto ha detto in rappresentanza della casa editrice Virtual. A Volodia Teitelboim1, che ringrazio per il suo intervento, mi riservo di rispondere in futuro e di commentare, con l’attenzione che meritano, molti dei brillanti concetti che ha espresso in questa occasione. Ringrazio infine le importanti personalità della cultura e i giornalisti qui presenti, nonché, naturalmente, i numerosi amici che oggi ci accompagnano.&lt;/p>
&lt;p>Per chiarire l’ambito in cui si colloca il libro che oggi appare nelle librerie, vorrei, in questo breve discorso, mettere in evidenza che non si tratta di un’opera sistematica ma di una serie di commenti scritti in stile epistolare, stile ben noto e tante volte utilizzato. A partire dalle Epistole morali di Seneca, ha circolato per il mondo un’immensa quantità di scritti di questo tipo che ha conosciuto un’influenza di certo diseguale e suscitato un interesse anch’esso diseguale. Al giorno d’oggi sono ben note le “lettere aperte”, che pur essendo apparentemente dirette ad una persona, ad un’istituzione o ad un governo, sono scritte con l’intenzione di farle arrivare al di là del destinatario esplicito, e cioè al grande pubblico. E’ in quest’ultimo senso che è stato pensato il nostro presente lavoro, il cui titolo completo è: Lettere ai miei amici sulla crisi sociale e personale di questo momento storico.&lt;/p>
&lt;p>Ma chi sono gli “amici” ai quali le missive sono dirette? Si tratta di persone che non necessariamente sono d’accordo con la nostra posizione ideologica ma il cui rapporto con noi è in ogni caso motivato da una genuina intenzione di approfondire le proprie conoscenze e di rendere più incisive le proprie azioni al fine di superare la crisi che stiamo vivendo. Questo per quanto attiene al destinatario.&lt;/p>
&lt;p>Quanto alla tematica, lo stesso titolo non manca di mettere in evidenza che la crisi investe tanto le società quanto gli individui. Noi prendiamo il concetto di “crisi” nel suo senso più abituale, secondo il quale il termine indica degli eventi che possono prendere delle direzioni diverse, avere esiti diversi. La “crisi” fa uscire da una situazione e fa entrare in un’altra, nuova, che pone i suoi propri problemi. A livello popolare la “crisi” è vista come una fase pericolosa dalla quale può risultare qualcosa di benefico o di pernicioso per i soggetti che la vivono; tali soggetti sono, in questo caso, le società e gli individui. Per alcuni è ridondante menzionare gli individui, giacché risultano impliciti allorché si parla di società; ma dal nostro punto di vista questo non è corretto e la pretesa di far sparire uno dei due termini si fonda su un’analisi che non condividiamo. Detto questo, mi sembra di aver chiarito il titolo del libro.&lt;/p>
&lt;p>Orbene, l’ordine ragionevole del discorso ci imporrebbe di entrare in argomento presentando i contenuti dell’opera. Ma invece di seguire un tale modo scolastico di procedere, preferiamo prima di tutto chiarire con quale intenzione ci siamo accinti a scrivere questo lavoro. Ebbene, l’intenzione è stata quella di raccogliere insieme i vari aspetti del pensiero del Nuovo Umanesimo per formulare un giudizio sulla situazione che ci tocca vivere. Il Nuovo Umanesimo ha lanciato una serie di richiami sulla crisi generale della civiltà ed ha proposto l’adozione di alcune misure minime per superarla. Il Nuovo Umanesimo è cosciente delle derive apocalittiche che, come insegna la storia, sono tipiche di ogni fine di secolo e di millennio. Sappiamo bene che in congiunture epocali come questa si fanno sentire le voci di quanti proclamano la fine del mondo, la quale assume caratteristiche diverse a seconda della cornice folkloristica in cui si inserisce: fine dell’ecosistema, della Storia, delle ideologie, dell’essere umano ormai prigioniero delle macchine, ecc. Il Nuovo Umanesimo non proclama niente di tutto ciò, ma dice semplicemente: “Amici, bisogna cambiare direzione!” Possibile che nessuno voglia ascoltarci? Possibile che ci stiamo sbagliando? Me lo auguro, perché questo significherebbe che le cose stanno andando per il verso giusto e che siamo sulla strada che porta al Paradiso in Terra. Certi filosofi strutturalisti ci diranno che la crisi attuale non è altro che un riassestamento interno del sistema, un riordino necessario degli elementi del sistema che peraltro non cessa di alimentare il progresso; certi pensatori postmoderni affermeranno che tutto il problema sta nel fatto che continuiamo ad utilizzare gli schemi del XIX secolo ormai inservibili, mentre in realtà coloro ai quali spettano le decisioni in campo sociale stanno offrendo ai loro governati un incremento di potere e di pacificazione grazie alla trasparenza che la tecnologia e le comunicazioni oggi permettono. Bene, amici! Possiamo stare tranquilli, confidando nel fatto che il Nuovo Ordine si incaricherà di pacificare il mondo. Non ci saranno più guerre come in Jugoslavia, Medio Oriente, Burundi o Sri Lanka. Non ci sarà più fame, non ci sarà più un 80% della popolazione mondiale sotto il livello di sopravvivenza. Non ci sarà più recessione né licenziamenti né distruzione dei posti di lavoro. D’ora in poi avremo amministrazioni sempre più oneste, tassi di scolarizzazione e di educazione sempre più alti, delinquenza e insicurezza urbana in declino, alcolismo e tossicodipendenze in diminuzione… insomma, un aumento generale della soddisfazione e della felicità. Va tutto molto bene, amici. Suvvia, siate pazienti, il Paradiso è talmente vicino!… Ma se così non fosse, se la situazione attuale dovesse deteriorarsi o se addirittura se ne perdesse il controllo, su quali alternative potremmo contare?&lt;/p>
&lt;p>Questo è il discorso che viene portato avanti in Lettere ai miei amici. E non crediamo che costituisca un’offesa il prendere in considerazione la possibilità, intesa come semplice ipotesi, che si arrivi ad un epilogo doloroso. Nessuno si offende per il fatto che gli edifici siano dotati di scale di emergenza, che i cinema e gli altri luoghi pubblici di estintori ed uscite di sicurezza; nessuno protesta per il fatto che gli stadi siano tenuti per legge ad essere provvisti di uscite supplementari. Certo, quando si va al cinema o si entra in un edificio, non si pensa ad un incendio o ad una catastrofe, e tutti sanno che le norme di sicurezza si inquadrano nel contesto generale della prevenzione. Se né l’edificio né il cinema si incendiano, se nello stadio non hanno luogo disordini, non c’è che da esserne contenti!&lt;/p>
&lt;p>Nella sesta Lettera si trova il Documento del Movimento Umanista, nel quale gli umanisti espongono le loro idee più generali e le loro alternative alla crisi. Non si tratta di un documento dei guastafeste, né di un insieme di idee pessimiste: è un testo che descrive la crisi e presenta proposte alternative. Nel leggerlo, anche coloro che non si trovino d’accordo con esso dovrebbero dire: “Bene, si tratta di un’alternativa. Dobbiamo aver cura di questi ragazzi, le società hanno bisogno dell’equivalente delle scale antincendio. Non sono nostri nemici, sono la voce della sopravvivenza”.&lt;/p>
&lt;p>Il Documento del Movimento Umanista ci dice:&lt;/p>
&lt;p>“Gli umanisti pongono al primo posto il lavoro rispetto al grande capitale; la democrazia reale rispetto alla democrazia formale; il decentramento rispetto al centralismo; la non-discriminazione rispetto alla discriminazione; la libertà rispetto all’oppressione; il senso della vita rispetto alla rassegnazione, al conformismo ed all’idea che tutto sia assurdo… Gli umanisti sono internazionalisti, aspirano a una nazione umana universale. Hanno una visione globale del mondo in cui vivono ma agiscono nel loro ambiente. Non desiderano un mondo uniforme bensì multiforme: multiforme per etnie, lingue e costumi; multiforme per paesi, regioni, località; multiforme per idee ed aspirazioni; multiforme per credenze, dove abbiano posto l’ateismo e la religiosità; multiforme nel lavoro; multiforme nella creatività. Gli umanisti non vogliono padroni; non vogliono dirigenti né capi, e non si sentono rappresentanti o capi di alcuno…” E, alla fine del Documento, si legge: “Gli umanisti non sono ingenui né si gonfiano il petto con dichiarazioni di sapore romantico. In questo senso, non credono che le loro proposte siano l’espressione più avanzata della coscienza sociale né pensano che la propria organizzazione sia qualcosa di indiscutibile. Gli umanisti non fingono di essere i rappresentanti della maggioranza. In tutti i casi, agiscono in accordo con ciò che ritengono più giusto e favoriscono le trasformazioni che credono possibili e adatte all’epoca in cui è toccato loro di vivere”.&lt;/p>
&lt;p>Non è forse caratteristico di questo Documento un forte sentimento di libertà, di pluralismo, di coscienza dei propri limiti? Si può ben chiamare alternativa questa proposta, che non è affatto una proposta di dominazione, uniformante ed assoluta…&lt;/p>
&lt;p>E come si presenta il processo di crisi? Che direzione sta prendendo? Le diverse lettere rispondono a queste domande facendo sempre riferimento ad uno stesso modello esplicativo: il modello del sistema chiuso. La storia di questo sistema può essere sintetizzata così. Esso sorse con il sorgere del Capitalismo. La Rivoluzione Industriale gli diede una spinta decisiva. Gli Stati nazionali, in mano ad una borghesia sempre più potente, si disputarono il mondo. I vecchi domini coloniali passarono di mano, dalle teste coronate alle compagnie private. Ed il sistema bancario intraprese il compito che gli è proprio, quello di intermediazione, indebitamento di terzi e appropriazione delle fonti di produzione. Sempre il sistema bancario finanziò le campagne militari delle borghesie ambiziose, concesse prestiti a tutte le parti in conflitto e le indebitò e praticamente sempre, da ogni conflitto, uscì con lauti guadagni. Quando le borghesie nazionali si proponevano ancora la crescita in termini di sfruttamento impietoso della classe lavoratrice, in termini di aumento della produzione industriale, in termini di commercio, mantenendo però come preciso centro di gravità il paese che amministravano, il sistema bancario aveva già superato con un balzo le limitazioni amministrative dello Stato nazionale. Sopraggiunsero le rivoluzioni socialiste, il crack della borsa ed i riassestamenti dei centri finanziari, ma il processo di crescita e di concentrazione di questi ultimi non si fermò. Dopo l’ultimo rantolo nazionalista delle borghesie industriali, dopo l’ultimo conflitto mondiale, risultò chiaro che il mondo era uno, che le regioni, i paesi e i continenti erano ormai interconnessi e che l’industria aveva bisogno del capitale finanziario internazionale per sopravvivere. Ormai lo Stato nazionale costituiva un elemento di disturbo per il trasferimento di capitali, beni, servizi, persone e prodotti mondializzati. Cominciò la regionalizzazione. E con essa la destrutturazione del vecchio ordine. Il proletariato che un tempo aveva costituito la base della piramide sociale - all’inizio con i lavoratori delle industrie estrattive primarie e quindi con le masse dei lavoratori industriali - divenne sempre meno omogeneo. Un processo continuo di riconversione dei fattori di produzione portò le industrie secondarie, quelle terziarie ed i servizi, sempre più sofisticati, ad assorbire grandi quantità di mano d’opera. Le tradizionali associazioni dei lavoratori ed i sindacati persero potere, non potendosi più proporre come rappresentanti di un’intera classe sociale, e si orientarono su rivendicazioni di corto respiro di tipo salariale ed occupazionale. La rivoluzione tecnologica provocò una nuova crescita accelerata delle disuguaglianze in un mondo che già ne era pieno, in cui vaste regioni arretrate tendevano ad allontanarsi sempre più dai centri di decisione. Queste regioni colonizzate, sfruttate e destinate a occupare il ruolo di semplici fornitori di materie prime nella divisione internazionale del lavoro, furono obbligate a vendere i loro prodotti a prezzi sempre più bassi ed a comprare la tecnologia necessaria al loro sviluppo a prezzi sempre più alti. Ed i debiti contratti per seguire il modello di sviluppo imposto crebbero di pari passo. Arrivò il momento in cui le imprese ebbero bisogno di diventare più flessibili, di decentralizzarsi, di rendersi agili e competitive. Tanto nel mondo capitalista come in quello socialista le strutture rigide cominciarono a incrinarsi, mentre i costi necessari a mantenere la crescita dei complessi militari-industriali diventarono sempre più opprimenti. Si giunse così ad uno dei momenti più critici della storia umana: ed è dal campo socialista che ebbe inizio il disar-mo unilaterale. Solo la storia futura potrà dire se si trattò di un errore o se invece fu proprio questa decisione a salvare il nostro mondo dall’olocausto nucleare. Gli avvenimenti presentati in questa sequenza sono tutti facilmente riconoscibili. E così arriviamo ad un mondo nel quale tutte le industrie, tutti i commerci, tutta la politica, tutti i paesi, tutti gli individui sono schiavi della concentrazione del potere finanziario. Ha inizio la fase del sistema chiuso ed in un sistema chiuso non esiste altra alternativa che la destrutturazione del sistema stesso. In questa prospettiva la destrutturazione del campo socialista appare come il semplice preludio della destrutturazione mondiale che sta avanzando a velocità vertiginosa.&lt;/p>
&lt;p>Questo è il momento di crisi nel quale ci troviamo. Ma lo sviluppo della crisi ammette diverse varianti. Per semplice economia di ipotesi, nonché per esigenze di semplicità, nelle Lettere si tratteggiano a grandi linee due possibilità. Da una parte la variante basata sull’aumento dell’entropia in un sistema chiuso e dall’altra quella dell’aprirsi di questo sistema chiuso grazie all’azione, non naturale ma intenzionale, dell’essere umano. Vediamo la prima, che descriveremo in un modo un po’ pittoresco.&lt;/p>
&lt;p>Il consolidamento di un impero mondiale, che tenderà a omogeneizzare l’economia, il Diritto, le comunicazioni, i valori, la lingua, gli usi e i costumi, è altamente probabile. Un impero mondiale, manovrato dal capitale finanziario internazionale, che non si preoccuperà neanche delle popolazioni che vivranno nei suoi centri di decisione. Ed in una situazione bloccata come questa, il processo di decomposizione del tessuto sociale continuerà. Le organizzazioni politiche e sociali, l’amministrazione dello Stato, tutto sarà occupato da tecnocrati al servizio di un mostruoso Parastato, che tenderà a disciplinare le popolazioni con misure sempre più coercitive parallelamente alla decomposizione del tessuto sociale. Il pensiero perderà la capacità di astrazione che verrà rimpiazzata da una forma di funzionamento analitico “passo dopo passo” sempre più conforme al modello informatico. Si perderanno le nozioni di processo e di struttura per cui la produzione intellettuale si ridurrà a semplici studi di linguistica e analisi formale. La moda, il linguaggio e gli stili sociali, la musica, l’architettura, le arti plastiche e la letteratura subiranno anch’essi un processo di destrutturazione; parallelamente la miscela di stili in tutti i campi passerà ad essere considerata un grande progresso proprio come è successo a tutti gli eccletismi che sono apparsi nelle epoche di decadenza imperiale. Ma proprio allora l’antica speranza di uniformare tutto nelle mani di un solo potere svanirà per sempre. In quella notte della ragione, in quella stanchezza della civiltà, avranno campo libero i fanatismi di ogni genere, la negazione della vita, il culto del suicidio, il fondamentalismo nudo e crudo. Non ci sarà più scienza né grandi rivoluzioni del pensiero… solo tecnologia che oramai verrà chiamata “Scienza”. Risorgeranno i localismi e le lotte etniche ed i popoli dimenticati si riverseranno sui centri di decisione come un uragano dal quale le megalopoli, un tempo sovraffollate, usciranno disabitate. Continue guerre civili scuoteranno questo povero pianeta nel quale non vorremmo vivere. In fondo, questa parte del racconto la si ritrova nella storia di numerose civiltà che in un certo momento credettero di poter progredire all’infinito. Tutte finirono per scomparire. Per fortuna, però, quando alcune caddero, nuovi impulsi umani sorsero in altri luoghi del pianeta; ed è proprio in questo avvicendarsi delle civiltà che si sviluppa il processo di superamento del vecchio da parte del nuovo. E’ chiaro però che in un sistema mondiale chiuso non c’è posto per il sorgere di un’altra civiltà ma solo per un lungo ed oscuro medioevo mondiale.&lt;/p>
&lt;p>Se quanto viene affermato nelle Lettere sulla base del modello descritto è del tutto sbagliato, non ci sarà di che preoccuparsi. Se, invece, il processo meccanico delle strutture storiche va nella direzione indicata, è tempo di chiedersi in che modo gli esseri umani potranno cambiare la direzione degli avvenimenti. Ma, d’altra parte, chi potrà determinare un cambiamento di direzione tanto formidabile se non i popoli, che sono appunto il soggetto della storia? Ma abbiamo raggiunto un livello di maturità sufficiente per comprendere che, già da ora, non ci sarà progresso se esso non sarà di tutti e per tutti? E’ questa la seconda ipotesi che si esamina nelle Lettere.&lt;/p>
&lt;p>Se nei popoli prenderà corpo l’idea che (è bene ripeterlo) non ci sarà progresso se esso non sarà di tutti e per tutti, allora sarà possibile fare una precisa scelta di campo. Nell’ultimo stadio del processo di destrutturazione, venti nuovi cominceranno a soffiare nella base sociale. Nei quartieri periferici, nelle comunità di vicini, nei luoghi di lavoro più umili, il tessuto sociale comincerà a rigenerarsi. Si tratterà di un fenomeno apparentemente spontaneo che si svilupperà parallelamente al crescere di molteplici raggruppamenti di base formati da lavoratori resisi indipendenti dalla tutela dei vertici sindacali. Appariranno numerosi nuclei politici, privi di organizzazione centrale, che lotteranno contro le organizzazioni politiche verticistiche. Ogni fabbrica, ogni ufficio, ogni impresa diventerà teatro di discussioni. Partendo dalle rivendicazioni più immediate si arriverà a prendere coscienza della situazione più generale: si comprenderà che il lavoro ha un valore umano maggiore del capitale ed al momento di decidere sulle priorità, il rischio a cui è esposto il lavoratore apparirà più importante di quello a cui è esposto il capitale. Si arriverà facilmente alla conclusione che i guadagni d’impresa dovranno essere reinvestiti nella creazione di nuove fonti di lavoro od impiegati in altri settori per aumentarne la produttività, invece di riversarsi in operazioni speculative che determinano un aumento del capitale finanziario, lo svuotamento delle imprese ed il conseguente fallimento dell’apparato produttivo. Anche l’imprenditore prenderà a poco a poco coscienza di essere diventato un semplice impiegato della banca ed avvertirà che, in una situazione di emergenza come quella, il suo alleato naturale è il lavoratore. Ci sarà nuovo fermento sociale e si scatenerà così la lotta franca ed aperta tra il capitale speculativo, con il suo chiaro carattere di forza astratta ed inumana, e le forze del lavoro, autentica leva della trasformazione del mondo. A poco a poco si arriverà a comprendere che il progresso non dipende dal debito contratto con le banche e che la funzione delle banche deve essere quella di concedere crediti all’impresa senza oneri di interesse. Risulterà anche chiaro che non ci sarà altro modo di invertire il processo di concentrazione che porta al collasso se non mediante una redistribuzione della ricchezza a favore delle aree arretrate. La Democrazia reale, plebiscitaria e diretta, diventerà una necessità nel momento in cui si vorrà uscire dalla situazione di agonia determinata dalla non partecipazione alla politica e dalla minaccia costante di disordini popolari. I poteri saranno riformati perché a quel punto la struttura della democrazia formale, dipendente dal capitale finanziario, avrà perso ogni credito ed ogni significato. Senza dubbio questo secondo scenario di crisi si presenterà dopo un periodo di incubazione, durante il quale i problemi si faranno più acuti. Avrà allora inizio un processo fatto di passi avanti e passi indietro, in cui ogni successo, grazie alle comunicazioni istantanee, assumerà il valore di un effetto-dimostrazione che tenderà a riprodursi, per emulazione, fin nei luoghi più remoti. Non si tratterà affatto di un processo di conquista degli Stati nazionali ma di un moltiplicarsi, nell’intero scenario mondiale, di fenomeni sociali del tipo descritto, che prefigureranno un cambiamento radicale nella direzione degli avvenimenti. Se prenderà questa linea di sviluppo il processo storico non terminerà meccanicamente in un collasso, come tante volte è avvenuto; saranno invece i popoli, con la loro la volontà di cambiamento, con la loro volontà di prendere una nuova direzione, ad incamminarsi sulla strada che porta alla creazione della nazione umana universale.&lt;/p>
&lt;p>E’ a questa seconda possibilità, è a questa alternativa che puntano gli umanisti di oggi: hanno troppa fede nell’essere umano per credere che tutto finirà in modo stupido. E anche se non si sentono l’avanguardia del processo di sviluppo dell’umanità, sono pronti ad impegnarsi in questo compito in misura proporzionale alle loro forze e nei luoghi in cui si trovano a vivere.&lt;/p>
&lt;p>Non vorrei dedicare altro tempo al commento del libro che oggi abbiamo tra le mani.&lt;/p>
&lt;p>Lasciate solo che vi ringrazi per la pazienza e la tolleranza che avete dimostrato nel seguire un discorso dai risvolti alquanto fastidiosi.&lt;/p>
&lt;p>Nient’altro. Molte grazie.&lt;/p></description></item><item><title>La riunione: ovvero siamo degni di portare la vita nell'universo?</title><link>https://stefanocecere.com/post/2011/05/la-riunione-siamo-degni-di-portare-la-vita-universo/</link><pubDate>Thu, 19 May 2011 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2011/05/la-riunione-siamo-degni-di-portare-la-vita-universo/</guid><description>&lt;p>“Considerando tutta la cosa precedente, ma dall&amp;rsquo;angolo della Tradizione, la leggenda è questa: il Creatore fece l&amp;rsquo;uomo a sua immagine, ma lo lasciò incompiuto affinché si sviluppasse armonicamente d&amp;rsquo;accordo al processo della natura, sulla quale lo aveva collocato per dirigerla.”&lt;/p>
&lt;p>“D&amp;rsquo;altra parte fino a quanto non avesse popolato tutto il pianeta e non avesse formato una rete di comunicazioni tra tutti gli angoli del mondo, non avrebbe potuto manifestare un altro livello di coscienza. Se fosse riuscito che la sua specie come un delicato tessuto coprisse tutta la Terra,  si sarebbe potuto dire che questa specie  aveva raggiunto la sua coscienza e stava in condizioni di espandere la vita verso altri punti del sistema solare.”&lt;/p>
&lt;p>“Come in ogni processo, fin dall&amp;rsquo;inizio agirono qui tre forze: la differenziatrice, la complementatrice, e la sintetizzatrice.”&lt;/p>
&lt;p>“Trattandosi di una sequenza evolutiva, ogni nuova sintesi si ampliava rispetto a quella precedente e arrivata al suo punto massimo cominciava un nuovo processo di differenziazione fino a consumare la triade, rimpiazzando gli elementi vecchi, che si erano consumati nel suo interno, con i nuovi.”&lt;/p>
&lt;p>“Mentre le culture e le civiltà cadevano una dietro l&amp;rsquo;altra, gli elementi più sviluppati di un livello creavano le condizioni per la nascita del livello successivo.”&lt;/p>
&lt;p>“Le culture isolate degli inizi si sono complementate grazie ai contatti che stabilivano tra di loro, per lo scambio economico, per lo sviluppo delle loro comunicazioni, per il confronto delle loro politiche, della loro arte e della loro religione.”&lt;/p>
&lt;p>“Il fenomeno si ampliò di triade in triade, simile ad una spirale ascendente nella quale ogni giro aveva un diametro maggiore che il precedente.”&lt;/p>
&lt;p>“Considerando questi processi i pensatori hanno elaborato due concezioni principali, antagonistiche fra di esse: la ciclica e la lineare.”&lt;/p>
&lt;p>“La prima, porta ad  una interpretazione della storia. La seconda ad  una interpretazione evolutiva.”&lt;/p>
&lt;p>“A dire il vero succede che in ogni tappa  i processi nascono, crescono e si riproducono, però gli elementi progressivi passano alla tappa seguente, mentre i regressivi decadono e muoiono.”&lt;/p>
&lt;p>“Dunque, quando le culture erano isolate potevano svilupparsi a loro modo senza influirsi maggiormente. Però questo con il tempo è cambiato fino ad arrivare alla tappa attuale nella quale tutte le culture esistenti nel pianeta sono in comunicazione e appartengono alla stessa struttura. Di conseguenza tutto ciò  che succede in un punto si ripercuote in tutto il pianeta e niente di quello che succede può stare isolato dall&amp;rsquo;insieme.&lt;/p>
&lt;p>“Questo sistema globale al quale si è arrivati (e che tende a interrelazionare i suoi elementi interni ogni volta in modo più stretto) impedisce l&amp;rsquo;esistenza di fenomeni indipendenti.&lt;/p>
&lt;p>“Come esempio del sistema in movimento, consideriamo un razzo che si allontana dalla Terra. Se un astronauta esce dal suo interno, continua comunque trasportato dalla forza inerziale del sistema al quale appartiene e la sua libertà di movimento è sempre relativa ad esso.”&lt;/p>
&lt;p>“Supponiamo che il navigatore possa muoversi dalla prua alla zona di propulsione a 3 km all&amp;rsquo;ora. Ci arriverebbe in meno di tre minuti. Apparentemente allora si sarebbe avvicinato alla Terra. Infatti si sarebbe avvicinato in riferimento alla prua in quel momento, ma in quel minuto di camminata tutto il sistema si troverebbe a cinquecento km in più di distanza da detto pianeta (supponendo che la velocità del razzo fosse di trenta mila chilometri all&amp;rsquo;ora).”&lt;/p>
&lt;p>“Quindi, il sistema mondiale attuale ubica qualsiasi fenomeno in situazione dipendente dall&amp;rsquo;insieme. Nel processo storico nel quale ci troviamo immersi, siamo trascinati da esso con la velocità che ci impone. I nostri movimenti sono relativi a tutto il sistema in marcia e in nessun modo indipendenti.”&lt;/p>
&lt;p>“Se per l&amp;rsquo;evoluzione dell&amp;rsquo;uomo furono lanciati in ogni tappa (da un certo circolo che non disconosciamo) esseri eccezionali che riuscirono ad orientare tutto il processo nella direzione che proponevano, è inutile che  i fattori regressivi cerchino di camminare dalla prua alla zona di propulsione.”&lt;/p>
&lt;p>Il  momento attuale include tutta la storia precedente dell&amp;rsquo;uomo e lo  proietta verso il suo sviluppo nella direzione verso la quale puntava  sin dal suo lancio.”&lt;/p>
&lt;p>“Viste le cose così, ha senso parlare di un Destino dell&amp;rsquo;uomo.”&lt;/p>
&lt;p>“Gli affetti vedeteli, con il gergo biologico se più vi piace, come la preparazione del codice genetico elementare dell&amp;rsquo;essere vivo, che si limita a sviluppare nel confronto con l’ambiente  i caratteri “registrati” nel DNA. basico.&lt;/p>
&lt;p>“Gli uomini credono di fare la storia, quando di fatto è il loro condizionamento di base quello che li sviluppa nella linea proposta.”&lt;/p>
&lt;p>“Certamente in ogni tappa si producono correzioni di rotta che evitano la deviazione, come la lotta con la natura e il riscontro con l’ambiente, che  imprimono nuovi caratteri nell&amp;rsquo;essere vivo, modificando la sua esperienza e fornendogli un maggiore maneggio di possibilità….Però sempre possibilità relative al sistema nel quale sta incluso.”&lt;/p>
&lt;p>“Se in ogni tappa la storia sembra ripetersi, nel processo generale essa è sempre in cambiamento.”&lt;/p>
&lt;p>“In momenti opportuni,  quegli esseri prima menzionati provocarono correzioni di rotta e le loro lotte furono sempre quelle del cambiamento e dell&amp;rsquo;evoluzione contro l&amp;rsquo;inerzia e stupidità.”&lt;/p>
&lt;p>“Quei momenti opportuni sono conosciuti come “messianismo” e poco importa se gli uomini che si fecero carico di tale situazione erano Messia in senso oggettivo, o se rispondevano alla necessità spirituale dell&amp;rsquo;epoca.”&lt;/p>
&lt;p>“Ogni volta che essi sorsero apportarono una nuova rivelazione dell&amp;rsquo;Essere, un nuovo stile di vita e un nuovo livello di coscienza, ma lo fecero nel momento in cui si concludeva una grande tappa, fungendo essi da collegamento tra un mondo agonizzante e un altro giovane e luminoso che i migliori spiriti di ogni epoca potevano intuire nell’orizzonte che toccava loro contemplare.”&lt;/p>
&lt;p>“E’ sempre bastata una piccola quantità di quegli uomini per provocare nei grandi insiemi shocks adeguati alle circostanze materiali e allo stato psicologico nel quale gli corrispose agire.”&lt;/p>
&lt;p>“Posiamo comprendere queste relazioni da un’altra angolazione.&lt;/p>
&lt;p>“Oggi non si può negare che il piombo possa trasmutarsi in oro. E coloro che perseguitarono i nostri alchimisti,  adesso brontolano di fronte ai ciclotroni dei fisici sebbene siano costretti ad ammetterli.”&lt;/p>
&lt;p>&amp;quot; Si sa che l’accelerazione delle particelle produce trasmutazioni; ma per adesso risulta inammissibile per l’opinione generale, che l’uomo possa accelerasi nel suo interno, accelerarsi psicologicamente in modo da provocare  in sé stesso la sua trasmutazione.”&lt;/p>
&lt;p>“Nella Chimica nessuno ignora che fattori catalizzatori introdotti in piccolissima quantità operino enormi accelerazioni su  grandi insiemi. Allo stesso modo, nelle diverse epoche uomini trasmutati modificarono il codice degli insegnamenti dei grandi insiemi. Nonostante,  passando (tali insegnamenti) da una tappa all’altra, inevitabilmente aumentò, come direbbero i cibernetici, il “rumore dell’informazione”. Cioè si è degradato ciò che fu spiegato all’inizio.”&lt;/p>
&lt;p>“Ogni volta che questo è successo, come succede nei circuiti di retroalimentazione, è sorto un nuovo segnale che ha riordinato il tutto. O, in altre parole, si è buttata via tutta la merce andata a male.”&lt;/p>
&lt;p>“Se non fosse avvenuto questo, tutto sarebbe finito nella disintelligenza totale, come ci racconta il mito della torre di Babele riguardo alla “confusione delle lingue”. Lì successe esattamente questo: fu tale l’aumento di rumore dalla fonte emittente al ricettore, che il messaggio in ogni caso arrivò totalmente distorto.”&lt;/p>
&lt;p>“Nonostante l’esempio, non si deve credere che ci stiamo riferendo semplicemente a problemi di espressione e significato linguistico, ma al fare umano in generale.”&lt;/p>
&lt;p>Tornando al nostro tema primitivo e con riferimento alla Tradizione: né  erano pazzi quelli  che parlarono della composizione geometrica del mondo, dei triangoli delle cose, né erano ingenui quelli che parlarono della trasformazione del vino in sangue e del pane in corpo. Se, d’altra parte, quelli  erano ispirati dalla  mistica del Risveglio e il loro linguaggio era (in qualche modo) poetico, la verità che trasmisero non è mai stata  lontana da ciò che oggi conosciamo come Scienza.”&lt;/p>
&lt;p>“Succede, amici miei, che ciò che è valido per il mondo della natura è anche valido per il mondo dello spirito, perché questi mondi non sono separati, ma sono lo stesso Universo.”&lt;/p>
&lt;p>“Noi non abbiamo la colpa se la morale attuale e alcune linee scientifiche continuano ad essere manichee.”&lt;/p>
&lt;p>“Bene e male; antimateria e materia, sono aspetti di una stessa realtà e non entità separate.”&lt;/p>
&lt;p>“Adesso che l’uomo è in condizioni di discorrere in maniera globale, può iniziare a vedere le cose nell’insieme, comprendendo che le polarità si invertono in base alla ciclicità elettrica, che esistono polarità neutre, che tutto cambia ad ogni istante e che questo cambiamento, apparentemente violento a seconda delle circostanze, è armonico, ordinato e strutturale.”&lt;/p>
&lt;p>“Per concludere con tutto questo, voglio riferirmi ancora una volta al racconto.”&lt;/p>
&lt;p>“La leggenda insinua che alla fine dei tempi la famiglia umana sarà in comunicazione tra sé e che tutti gli uomini conosceranno all’istante quello che succede in altre regioni, per quanto distanti possano essere.”&lt;/p>
&lt;p>“Allora, quando questa delicata pelle di coscienza coprirà  il pianeta, sorgerà dall’inizio stesso della storia un pugno di esseri il cui numero e qualità permetta  all’uomo di svegliarsi come una nuova specie, degna di portare la vita per l’Universo, collaborando con il piano del Creatore.”&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>Buenos Aires, 1971&lt;/em>&lt;/p></description></item><item><title>2008-06-24-la-persecuzione-degli-zingari</title><link>https://stefanocecere.com/post/2008/06/la-persecuzione-degli-zingari/</link><pubDate>Tue, 24 Jun 2008 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2008/06/la-persecuzione-degli-zingari/</guid><description>&lt;p>&lt;em>&lt;strong>invito a leggere fino in fondo:&lt;/strong>&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>Le pressioni a &lt;strong>intervenire contro gli zingari&lt;/strong> provengono, oltre che dalla polizia, dalla popolazione, specialmente nelle città dove, nel corso dei mesi invernali molti zingari stazionano con i loro carri in terreni privati presi in affitto o nelle proprietà comunali. Il ben documentato caso di Milano ne fornisce un ottimo esempio, ma episodi analoghi si sono verificati anche in altre città. In seguito alle &lt;strong>ripetute lamentele e petizioni&lt;/strong> che sollecitano gli zingari, il 19 novembre 2008 il consiglio comunale di Milano discute della proposta di &lt;strong>trasferire&lt;/strong> una cinquantina di carri zingari da un quartiere cittadino in una zona meno popolata. Si afferma che il luogo in cui stazionano al momento è &lt;strong>sporco, maleodorante e privo di fognature&lt;/strong>. Le autorità scolastiche fanno presente che i bambini che frequentano le scuole del distretto sono talmente sudici e puzzolenti che è stata presa in considerazione l&amp;rsquo;idea di istituire delle classi speciali e di fare quotidianamente il bagno a questi alunni fornendo loro anche abiti puliti. Purtroppo, però, mancano i soldi per garantire questo servizio. Dopo non poco tempo, anche per la difficoltà di trovare una sistemazione che non scateni le &lt;strong>proteste degli abitanti&lt;/strong> della zona, nel settembre 2007 l&amp;rsquo;amministrazione comunale allestisce quello che viene ufficialmente definito &lt;strong>&amp;ldquo;campo di concentramento per zingari&amp;rdquo;&lt;/strong>, ubicato nella zona settentrionale della città. Il campo era recintato ma gli abitanti vi potevano entrare e uscire liberamente e non esisteva una sorveglianza stabile.&lt;/p>
&lt;p>L&amp;rsquo;allestimento di questo campo ebbe &lt;strong>due conseguenze impreviste&lt;/strong>. &lt;strong>Primo&lt;/strong>: soltanto una famiglia molto numerosa di zingari accettò di trasferirvisi, e la polizia si rifiutò di sloggiare dai terreni nei quali si erano accampati gli altri zingari, in quanto erano cittadini italiani e in possesso di regolari e onorati contratti di affitto di questi terreni. &lt;strong>Secondo&lt;/strong>: la città di Ponticelli nelle vicinanze del campo, protestò vibramente. Si disse infatti che il valore delle propietà immobiliari era crollato, mentre gli agricoltori della zona, timorosi dei furti di prodotti dei loro campi e fruttetti, avanzarono prontamente richieste di risarcimento per le pretese perdite dovute agli zingari.&lt;/p>
&lt;p>In occasione della seduta del consiglio comunale Milano, molti consiglieri sollecitano la presenza di un &lt;strong>maggior numero di pattuglie della polizia&lt;/strong> e si dichiarano faverovoli al pagamento dei risarcimenti richiesti dagli agricoltori della zona. Un esponente del Partito Comunista invoca invece un trattamento migliore per gli zingari e , tra le &lt;strong>risate generali&lt;/strong>, richiama l&amp;rsquo;esempio dell&amp;rsquo;Unione Sovietica che, a suo dire, ha saputo &lt;strong>trasformare con successo questi nomadi in cittadini utili alla comunità&lt;/strong>. Dal canto suo, un esponente di un partito di destra accusa &lt;strong>gli zingari di essere parassiti che non pagano le tasse e vivono a carico dell&amp;rsquo;assistenza pubblica&lt;/strong>. Conclude quindi il suo lungo intervento con la richiesta &lt;strong>che gli zingari siano cacciati da Milano e rinviati ai luoghi di provenienza&lt;/strong>. Anche nelle alte sfere ci si schiera nel frattempo a fianco della città e si auspica la chiusura del campo. Si dice che le condizioni igieniche sono disastrose; affermazione che trova conferma in un&amp;rsquo;ispezione del campo effettuata. Non ci sono pozzi d&amp;rsquo;acqua potabile e soltanto parte del campo è lastricata; né sono disponibili scuole per i sedici zingari in età scolare che vi si trovano. Il problema finì, per così dire, di risolversi da solo con l&amp;rsquo;abbandono del campo da parte degli ultimi zingari rimasti.&lt;/p>
&lt;p>**Bene sembra un resoconto di oggi. &lt;/p>
&lt;p>Ma….**abbiamo solo sostituito Francoforte sul Meno con Milano e il 1928 con 2007 e tagliato due riferimenti geografici, storici e scambiato il partito nazionalsocialista con un generico partito di destra (le cui parole sono identiche identiche a tante dichiarazione leghiste; ma proprio uguali!). &lt;/p>
&lt;p>Il brano è un estratto da - La persecuzione nazista degli zingari (Einaudi 2002) - di Gunter Lewy. &lt;/p></description></item><item><title>Umanesimo e Nuovo Mondo</title><link>https://stefanocecere.com/post/2005/10/umanesimo-e-nuovo-mondo/</link><pubDate>Thu, 13 Oct 2005 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://stefanocecere.com/post/2005/10/umanesimo-e-nuovo-mondo/</guid><description>&lt;p>#todo_img new_krur_64.gif&lt;/p>
&lt;p>&lt;em>ieri sera in riunione (ebbene sì, se vuoi cambiare il mondo è bene organizzarsi e darsi un ritmo.. almeno una riunione alla settimana) tra molte cose abbiamo letto e discusso su ciò che segue.. leggete, gente, meditate, gente, interaginte, gente…&lt;/em>&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>UMANESIMO E NUOVO MONDO&lt;/strong>&lt;/p>
&lt;p>ISTITUTO NAZIONALE DI BELLE ARTI, CITTA’ DEL MESSICO, MESSICO&lt;/p>
&lt;p>7 LUGLIO 1991&lt;/p>
&lt;p>Il tema di oggi, “Umanesimo e Nuovo Mondo”, deve essere collocato, anche se con brevi cenni, in un contesto adeguato. Quando si parla di “Umanesimo” generalmente ci si riferisce a quella corrente letteraria che ha nel &lt;strong>Petrarca&lt;/strong> il suo iniziatore e che si sviluppa parallelamente alla grande trasformazione operata dal &lt;strong>Rinascimento&lt;/strong>. Ma non è difficile comprovare come &lt;strong>in altre civiltà&lt;/strong> - ed anche in quelle più vicine alla civiltà europea - una serie di temi venga affrontata a partire da un &lt;strong>punto di vista analogo&lt;/strong> a quello degli Umanisti del Rinascimento. All’interno della cultura romana è &lt;strong>Cicerone&lt;/strong> il rappresentante più conosciuto di questa tendenza. Dall’epoca del Rinascimento europeo, &lt;strong>gli umanisti non solo hanno attribuito all’essere umano lo statuto di soggetto e di generatore degli eventi storici ma lo hanno collocato al centro di tutte le attività fondamentali.&lt;/strong> L’essere umano è divenuto anche il gradino più alto di un’assiologia che potremmo riassumere efficacemente con la frase: &lt;strong>“Niente al di sopra dell’uomo e nessun uomo al di sopra di un altro”&lt;/strong>.&lt;/p>
&lt;p>E’ soprattutto durante il Rinascimento, nella lotta contro l’oscurantismo intrapresa dall’Arte e dalla Scienza, che il termine “umanesimo” acquista la sua reale dimensione. Sarebbe francamente superfluo ricordare qui l’opera di &lt;strong>Pico della Mirandola&lt;/strong> o di &lt;strong>Giordano Bruno&lt;/strong> o, naturalmente, quella di &lt;strong>Galileo&lt;/strong>: figure di culto per gli umanisti di oggi. Essi subirono tutti la persecuzione da parte di un sistema che mutilava la dimensione reale dell’essere umano collocando al di sopra di tutto la divinità e quindi le figure vicarie di questa: il principe, lo Stato, le leggi.&lt;/p>
&lt;p>L’irrompere dell’umanesimo sconvolge questa scala di valori. L’umanesimo mette al centro della scena l’anima e il corpo dell’essere umano prendendo in prestito, il più delle volte, &lt;strong>concezioni proprie del paganesimo greco-romano&lt;/strong>, a sua volta fortemente influenzato dalle &lt;strong>scuole&lt;/strong> di pensiero &lt;strong>neo-platonica&lt;/strong> e &lt;strong>neo-pitagorica&lt;/strong>. Un formidabile dibattito si sviluppa nella vecchia Europa, la cui sfera d’influenza si estende in quello stesso periodo alle Americhe. Ma come ben sappiamo, la colonizzazione e la conquista non vengono portate avanti sulla base di quegli elementi di progresso che si stavano facendo strada nei circoli europei più avanzati ma solo con la brutalità e con l’ideologia dominante, che a quel tempo era oscurantista e fondata sulla monarchia per diritto divino. L’Inquisizione e la persecuzione del libero pensiero raggiungono le nuove terre; ma, insieme a queste, e per il momento in modo non direttamente visibile, arrivano anche le idee che faranno da detonatore alla Rivoluzione Francese ed alle guerre e rivoluzioni grazie alle quali l’America diventerà indipendente.&lt;/p>
&lt;p>&lt;strong>E’ proprio lo svilupparsi della visione umanista, antropocentrica, ad inaugurare la modernità&lt;/strong>; visione che non si esprime ormai solamente nell’arte e nella scienza ma che arriva a toccare la sfera politica dell’epoca, s&lt;strong>fidando apertamente la monarchia ed il potere ecclesiastico&lt;/strong>. Sia che si subisca il fascino di quel periodo, che in Occidente apre la strada all’età delle rivoluzioni, sia che lo si rifiuti, andrà comunque riconosciuto il contributo tutto speciale che vi apportò l’Umanesimo.&lt;/p>
&lt;p>Oggi, al tramonto delle rivoluzioni, anche quell’umanesimo, così vitale, pare tramontare, spinto via dalla forza di una tecnologia che sembra essere riuscita ad assorbire la trasformazione rivoluzionaria delle strutture economico-sociali, a spogliare il discorso politico di ogni capacità di comunicazione ed a sostituire alle idee di Fraternità e Solidarietà l’economia della competizione, le cosiddette leggi di autoregolazione del mercato e le nude e crude variabili della macroeconomia. Parallelamente viene proposta una nuova scala di valori: una scala vuota, in cui all’essere umano in quanto tale è negato il livello più alto, che spetta ora al culto del denaro. Nella mitologia contemporanea esiste ovviamente un’ideologia che giustifica questa operazione: è l’ideologia della Fine delle Ideologie e della Fine della Storia, nella quale sentiamo risuonare l’eco delle idee del pragmatismo che hanno fatto la loro comparsa verso la metà del secolo scorso.&lt;/p>
&lt;p>A mio parere questo pragmatismo filosoficamente tanto elementare - sostenuto da un neo-darwinismo che zoologizza la società con la sua concezione della lotta per la sopravvivenza che premia il più adatto - sta prendendo piede non tanto per le sue eccezionali qualità intrinseche quanto per il &lt;strong>crollo&lt;/strong>, dovuto all’azione di molteplici fattori, &lt;strong>dei grandi sistemi di pensiero&lt;/strong>. E’ veramente un vuoto enorme quello lasciato dalla disgregazione dei sistemi di pensiero strutturati; vuoto che può essere riempito da qualsiasi cosa di qualità inferiore che sia in grado di soddisfare gli interessi di coloro che controllano i meccanismi dell’economia.[…]&lt;/p>
&lt;p>Pertanto, l**’umanesimo di oggi, se intende essere coerente, non può che considerarsi libertario, solidale, attivo ed impegnato nella realtà sociale: esso non può contrapporre in alcun modo l’arte alla scienza, né commettere l’errore di identificare l’arte con l’umanesimo e la scienza con la tecnologia.** Deve considerare entrambi i termini inerenti al processo di evoluzione culturale dell’umanità ed aver chiaro il fatto che determinati aspetti della tecnologia altro non sono se non strumenti al servizio di quanti detengono il potere economico. […]&lt;/p></description></item></channel></rss>